a BOLLETTINO t* t DEL Laboratorio di Zooloi(ia Generale e Asraria DELLA R. Scuola Superiore d'Ao ricoltura in Portici Volume I (con 5 Tavole doppie e 234 figure nel testo) PORTICI PREMIATO STAB. TIP. E. DELLA TOKRE 1907 BOLLETTINO DEL Laboratorio di Zoologia Generale e Agraria DELLA R. Scuola Superiore d'Agricoltura in Portici (Volume I ) PORTICI PREMIATO STAB. TIP. VESUVIANO di E. Della Torre i^o'i xiyx^k^ FILIPPO SILVESTRI NUOVA CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA dell' ANAJAPYX VESICULOSUS Silv. (Thysanura) Nel febbraio del 1903 rieercando nei dintorni di Portiei |)ic- coli Artropodi viventi ad una profondità più o meno grande nel terreno, ebbi la fortuna di raeeogliere 'due esemplari di un pic- colo Tisanuro, che non esitai a riconoscere per un Projapygidac appartenente ad un genere nuovo, al quale detti'il nome di Anajcqyyx. Descrissi questo genere con la specie tipica Anajapyx rei^icuìosus negli Ann. R. Scuola Superiore Agricoltura in Portici Voi, V. e della sua anatomia interna rilevai la forma dell' intestino ed in parte quella del sistema tracheale. Nell'aprile dello stesso anno avendomi il Prof. Monticelli of- ferto di ripubblicare nell'Annuario del Mus. Zool. d. R. Università di Napoli (1) la descrizione ùqW Anajapyx resiculosns volentieri aderii a tale proposta tanto più che avendo potuto raccogliere al cuni altri individui della stessa specie, mi era possibile comple- tare le notizie anatomiche intorno al sistema tracheale e aggiun- gere quelle sul sistema nervoso. Accennai anche al sistema geni- tale, basandomi sopra la dissezione di una femmina, ma avendo ora raccolto un materiale abbastanza abbondante e fatte nume- rose dissezioni e sezioni, ho constatato che la forma dell' ovario non è come avevo creduto allora. Col materiale, che ho a mia disposizione attualmente, potrò condurre a termine un lavoro abbastanza completo sull'anatomia di questo interessantissimo Tisanuro, ma solo tra qualche tempo. Perciò non potendo essere imminente la pubblicazione di tutto il (1) Nuova Serie Voi. I, N. 7. lavoro siüVAnajapi/x tanto più che desidero aggiungervi 1' ana- tomia di alti"i Tisanuri, credo opportuno pubblicare ancora la de- scrizione dell' Anajapyoc vesiculosus e alcune annotazioni preli- minari sull'anatomia, accom- pagnate da figure , special- mente perchè ilDr.K. Verhoeff senza aver visto alcun esem- plare dell' Aììajajìi/x vesiculo- sus e senza aver tenuto debito conto dei caratteri anatomici esterni ed interni da me in- dicati per tale specie e che differiscono immensamente da quelli del genere Japyx, con la solita leggerezza e presun- zione ha sentenziato: « Diese Familie (Prqjapygidae : Pro- jap yx e Anajapjx) existirt meiner Ueherzeugung nach gar nicht, sondern es handelt sich um die jüngsten Lar- venformen von Japyx (1). Aggiungo qui che io conosco giovani Japyx appena nati e che non hanno nulla a che fare con VAnajajìyx. GrEN. Aiiajapyx Silv. (Fig. 1-) Caput depressum, subo- vale , parum longius quam latius (in parte postica), antice quam postice parum minus latum. Antennae basi inter sese valde approximatne in arti- culis 5", G", 7", 8", 9", 10", 12'\ congruentor supra setis sonsoriis 1, 2, 2, 2, 1, 2, 1, in articulis fV et G" subtus seta singula sensoria auctis Fig. 1. Ancijapi/x vesiculosus (molto ingi'andilo) (1) Nova Ada. AWi. Kais. Loop-Caiol. Ak. LXXXI, N. 5, p. 273. Articoli 60 e 7o di una antenna visti dalla faccia dorsale: ss setole sensitive, so sensillo obconico del 7» atticolo. et articulo 7" (Fig. 2) supra etiam sensillo pyriformi badio, pa- ,, riiiìi quam duplo long'iore quam latiore, in- structo. Odili nulli. Labrum sat magnum, subquadratum, mar- gine antico vix rotundato et utrinque infra dentibus 7-8 instructum. Mandibulae (Fig. 3) intei'nae basi fere usque ad angulum posticum lateralem capitis pertinentes, paullulum arcuatae, apice aliquan- tum compresso, parum attenuato et parum ar- cuato, in dente plus minusve acuto terminato et dentibus 2-3 aliis instructo, parum ante apicem interne lamina parva (Fig. 3 Id) in margine 6-7 dentata auctae Maxillae internae, praeter apicem om- nino obtectae, lobo interno in dentibus duo- bus acuti s, parum arcuatis, quorum alter quam alter parum longior est, terminato et interne in processu antico (Fig. 4 /') parum arcuato quam dens apicalis brevier parum breviore dentibus 10-12 longis obtusis et in processu postico (Fig. 4 l'^) ante ipsum processum dictum dentibus 12-13 longis ar- matae; lobi externi palpo (Fig. 5) uniarticu- lato, setis nonnuUis aneto. Labium (Fig. 6) mento (M) trapezoidali setis quatuor instructo, lobo externo labiali (lì) magno a parte basali palpigera band distincto, margine antico aliquantum rotun- dato , serie setarum brevium in margine antico, setis duabus brevibus pone margi- nem anticum et setis duabus aliis, quarum altera altera longior est, aneto, palpo (pm) minimo ut tubercolo setas minimas cylin- dricas 4-5 et setam brevissimam gerente manifesto, lobo interno (Fig. 6 le) perparvo a lobo externo (//) non bene distincto et in processum subconicum brevem setam api- calem et setam basalem gereutem producto. Thorax (Fig. 9) latitudine quam pars postica capitis parum Fig .'J Mandibola: da dente apicale, Id laminadentata, t»H muscolo G - minor, longitudine quam abdomen magis quam duplo brevìor, praescuto mesonoti et metanoti distincto, praethorax quam me- sothorax brevior et angustior, Abdomen (Fig. 1) segmentis undecim (praeter valvulas ana- les) compositum, quorum decim bene distincti, undecimus (Fig. 10) fere om- nimo obtectus. Segmentum primum quam secundum parum brevius, seg- menta 2-7 inter sese subaequalia , segmentum 8''™ (Fig. 7) quam 9"'" fere duplo longius et quam septimum fere duplo brevius , segmentum decimum (Fig. 7 A) quam nonum parum longius. Urosterna 1-7 (Fig. 8) stylis (.s) sat longis, sat crassis subconicis instructa; urosternum primum praeter stylos, ad latus internum eorumdem, processi- bus duobus (Fig. 9 et 12 ß pa) in basi giobosis et in apice attenuatis compo- siti s instructum ; urosterna 2-7 vesi- culis duabus (Fig. 8 r) sat magnis ai- latus internum stylorum etiam instrueta. Cerci (Fig. 1 B et 10) breves, robusti, articulati, apice tubo clid tìneo terminati , per quem substantia , glan- dulis duabus posticis elaborata, exit. . Valvulas anales manifestae (Fig. 7); la- mina^ supraanalis (Is) triangularis , laminae adanales (la) parvae, oblongae. Stigmata novem in parte antica laterali mesothoracis, in parte antica latercili meta- thoracis et in parte postica laterali segmen- torum abdominaliuni 1-7 sita. Ganglia abdominalia (Fig. 12 L') 7, quorum septimum ce- teris majus. Intestinum medium (Fig. 12 ^l ////) perbreve, eadem longitu- dine quam segmenta 5 - 7 simili sumpta. Tubi malpighiani (Fig. 12 A bn) (5, brevissimi. Organa genitalia foeminca (Fig, 12 (', o?;' - or-) utrimque ova- riolis duobus, masculina (Fig. 12 lì, /' - /') testibus utrimque duobus Lobo interno mascellare: eia dente apicale, V processo anteriore, l' pro- cesso posteriore. ä^ Palpo mascellare. quorum alter cxternus quam alter longior. Organa genitalia externa (Fig. 12 B j^g.) a papilla pei'parva semiovali indicata. Animale ula parva. Obs. Genus hoc a genere Projapi/oc praesentia vesicula- rum abdominalium, forma labii, numero et dispositione sensillo- rum antennarum distinctissi- mum. Species tjpica: Auajapyx vesiculosus Silv. Parvus, albus, gracilis hir- tellus. Antennae (Fig. 1) 21-23 articulatae. Tergitum decimum postice medium rotundatim pa- rum productum. Cei'ci 7 articulati. Long. corp. mm. 2, lat. 0.2; long, antenn. 0.5, long, cercorum 0.2, long, styli septimi 0,03. Habitat in humo profunde infossus. Patria : Italia ad Portici (Napoli). Il capo è provvisto di piccole setole molto sparse e di quattro setole intere, lunghe, delle quali due sono situate nella regione sublaterale della fronte alquanto dietro la base delle antenne; e due nella parte occipitale laterale. Sopra il labbro stanno pure alcune setole corte. Le antenne hanno il secondo articolo un poco più lungo del primo e quasi il doppio più lungo del terzo, e tutti gli altri ar- ticoli dal terzo al penultimo quasi uguali fra di loro e fornito ciascuno di alcuni peli brevi ed alcuni lunghi disposti in due serie, avvicinati fra di loro; negli articoli dell'estremità delle an- tenne, dal IT*^ all'ultimo i peli sono più corti e più numerosi. Oltre i peli accennati le antenne de\VAnajapt/x sono provviste di spe- ciali sensilli, dei quali il più caratteristico" é quello (Fig. 2 .sr) si- tuato nella parte mediana superiore del settimo articolo e che ha Fìg. e. Capo e parte anteriore del protorace visti dalla parte ventrale: L labbro superiore, li lobi esterni e le lobi interni del labbro infe- riore, iJm palpo labiale, jU mento dei labbro inferiore, G gene,pr protorace, /base della zampa del io paio. la forma di una pera di color ferrugineo con il peduncolo impian- tato in una fossetta simile a quella dei sensilli uditivi (Fig. 2 ss), che sono provvisti di una setola sottile e brevissimamente piu- mata. I sensilli uditivi con setola sono nel- VAnajapyx 11 situati nella parte superiore delle antenne e così distribuiti: 1 sul quinto articolo , 2 sul sesto, 2 sul settimo , 2 sul- l'ottavo, 1 sul nono, 2 sul decimo ed 1 sul dodicesimo; nella par- te inferiore delle an- tenne se ne trovano due di tali sensilli, situati 1 sul sesto ed 1 sul settimo articolo. Il protorace (Fig. 9) è circa la metà più corto del mesotorace ed ha il margine anteriore del pronoto leggermente arcuato e il posteriore quasi rettilineo. La superfìcie del pronoto è fornita di poche setole brevi e di otto lunghe, seghettate in un lato , delle quali due submediane an- teriori, due latei-aliantei'iori, due, più lunghe e robuste delle altre, su])laterali anteriori e due sub- mediane posteriori. Il mesonoto ed il metanoto (Fig. 9) hanno poche setole brevi, sparse e ciascuno sedici lunghe setole, seghettate in un lato, delle quali due anteriori e due i)oste- riori subniediane, du(i anteriori e due posteriori sublatefali più hniglie delle submediane, due an- teriori un poco più avvicinate ai lati che le sublaterali, sei late- Paiie pos!eriore dell' addome daU" 8" segmonlo : A dal dorso e con la base dei ceiri, n dal venire con i cerei in- teri: VIII-XI segmenti addominali, Is lamina sopranale, la lamine ad.inali, pn papilla genitale del maschio, e cerei. \!V^4-ttt[^^ ■ V. Fìg. f^. Uroslernite del segmento 5f' addominale : 6- stili, V vescicola retrattile. - 9 rali (due anteriori, due mediane, due posteriori) più lunghe e ro- buste delle altre e situate più o meno obliquamente rispetto all'asse sagittale del corpo. Ciascun tergite addominale è fornito di poche setole brevi e di 12 setole lunghe seghettate, delle quali due anteriori e due posteriori submedia- ne, due anteriori e due posteriori sublate^ali e due anteriori e due posteriori laterali, si- tuate più meno o- bliquamente rispetto all'asse sagittale del corpo. Sui tergiti ot- tavo e nono mancano le setole sublaterali e laterali anteriori. Il tergite decimo (Fig. 10) si prolunga un poco in dietro in forma di semicerchio ed è for- nito di qualche setola breve e di otto lun- ghe , delle quali due più lunghe delle altre e seghettate , situate nella parte mediana del tergite , e sei di- sposte lungo il mar- gine posteriore, delle IPìg. o. C;ipo, torace e primo segmento addominale A dal ven- tre, B dal dorso : L labbro, A antenne, jidi palpo mascellare, li lobo labiale esterno, le lobo labiale interno, pi palpo labiale, G gene, »ì mento del labbro inferiore, .v' a' primo e secondo stigmi torarici, sab^ primo stigma addominale, Pr pronoto, Ms mesonoto, Mt metanolo, pins presculo del mcsonoto , pint presculo del metanoli) , Ah' primo seg- mento addominale, I -HI parte prossimale delle zampe. quali due corte mediane, due submediane più lunghe e due corte sublaterali. Nella parte interna del mesosterno e del inetasterno si not- tano le apofisi a forca come nel ProjapyXj mentre in quella del prosterno 1' apofisi è rettilinea. Le zampe sono brevi , con le anche e i troncateri brevis- - 10 — simi, il leinorc un poco più lungo della tibia, che è a sua volta più lungo del tarso. Questo è terminato da due unghie robuste, acute, arcuate, tra di loro poco disuguali ed è provvisto, oltre che di corti peli, di due serie dì setole corte situate sulla faccia nife- riore. La tibia è fornita di tre ro- buste setole nella parte inferiore di- stale, oltre ad al- cune piccole se- tole sparse, come si trovano anche sugli altri articoli. Il processo del primo urosternite (Fig. 9 .1), situato a lato interno degli stili , è fornito di tre o quattro se- tole brevi sulla parte globosa e di una piccola setola all'apice. Gli stili (Fig. Fisr- it>. g ^-j vanno aumen- Eslrerailà dell'addome dal decimo segmento : X decimo uro- taudo UU pOCO per tereite, XI undecirco m-otergite , te lamina sopraanale , e cerei. , , i , • lunghezza dal pri- mo urosternite al settimo e sono terminati da tre lunghe setole, delle quali una apicale e due subapicali. I cerei (Fig. 10) sono composti di 7 articoli, il cui diametro va diminuendo di mano in mano che dalla base si procede verso l'apice. Questo è costituito da un tubo chitinoso , attraverso il quale esce la sostanza segregata dalle due ghiandole posteriori, simili ed omologhe a quelle del Projcipìjx. Ciascuno articolo dei cerei dal 3^ al 5'' è provvisto di due serie di setole , delle quali quelle della serie distale sono più lunghe e robuste delle prossi- mali. Ogni articolo presenta un anello dopo la serie prossimale di setole, anello però costituito da un leggero infossamento della cuticola e non indicante il limite di un altro articolo. 11 - Note (li ÀDatomìa interna ) ? rO: Sisfema tracheale (Fig. 11). — h'Aìiajap'jx possiede nove stig-- mi, dei quali il primo maggiore degli altri , situati nella parte anteriore e laterale del mesotorace , il secondo nella parte pure anteriore laterale del metatorace, e gli altri sette nella parte laterale subposteriore dei primi sette segmenti addominali. Abbiamo pei'ciò che gii stigmi nell' Anaja'pyx sono uguali per numero e per posizione a quelli del Pai'ajayx Silv. e corrispon- denti ai nove del Projapyoc, che suc- cedono al primo situato al lato ante- riore del protorace. Nel Jap'jx esi- stono 11 stigmi, dei quali il primo ed il terzo si devono forse ritenere omo- loghi al lo e 2'^ dell' Anajapij 00. Le trachee sono provviste di un' anastomosi longitudinale, cioè, il ramo posteriore proveniente dal pri- mo stigma si anastomizza con l'an- teriore, che procede dal secondo stig- ma e cosi via di seguito fino al set- timo segmento addominale. Manca nella parte posteriore del corpo l'ana- stomosi trasversale, che si osserva ne- gli Japijgidae, ma esiste un'anastomosi trasversale venti-ale per ogni segmento addominale, «.^le è provvisto di stigmi, una anastomosi trasversale , dorsale nella parte posteriore del protorace e due anastomosi trasversali dirette (cioè senza ramo intermedio ) tra i rami longitudinali, che congiungono il pri- mo stigma al secondo e questo al terzo. I rami longitudinali del mesotorace e del metatorace sono ventrali e le due loro anastomosi trasversali corrispondono una alla parte posteriore del mesotorace, l'altra a quella del metatorace. Fi^. 11. Capo, torace e primi tre segmenti addominali dal ventre mostranti il sistema tracheale: sV-sV stigmi 10-50, jis stili, j'O. processi subcoxali. Le tra- chee, che hanno una posizione ventrale sono rappresentate in nero , quelle che hanno una posizione dorsale con tratti punteggiati. - 12 - Dal primo stigma parte un tronco tracheale, che a breve di- stanza si divide in due rami, uno dei quali fornisce una trachea per il protorace ed una che nella parte distale si ramifica per il capo; l'altro ramo che nasce presso lo stigma, molto più piccolo dell'altro, si divide a breve distanza in due rami secondarli, uno dei quali, si dirige libero al capo e l'altro si divide ancora in due rami. Di questi uno si dirige all'innanzi e forma una breve ana- stomosi longitudinale con un ramo laterale interno del tronco tracheale maggiore del primo stigma, l'altro all'indìetro formando l'anastomosi longitudinale tra il primo e il secondo stigma. La anastomosi trasversale del protorace cade appunto nella parte mediana delle due anastomosi longitudinali protoraciche. Da ciascuno stigma addominale parte un tronco tracheale, che dà un ramo ventrale, che forma l'anastomosi ti'asversale, ed un ramo dorsale, che forma quella longitudinale. Dal ramo ven- trale nascono due piccole trachee, che si dirigono all'innanzi e dal ramo dorsale una diretta verso la parte mediana. Intesi ino. — (Fig. 12 A) Assai caratteristico dell' intestino (Ìq\- V Anajapyx è l'enorme sviluppo dell'intestino anteriore. Questo si estende dalla cavità boccale alla parte posteriore del quarto seg- mento addominale, mentre l'intestino medio occupa in lunghezza solo i segmenti quinto, sesto e settimo. Nel genere Projapux, secondo quanto ho osservato io stesso, l'intestino anteriore e medio è sviluppato come nell' Anajapyx. Negli Jap i/gi ciac invece l'intestino anteriore giunge solo fino alla parte anteriore del metatorace. Fra tutti i Tisanuri è nella Nicolctia e nella Trinemophora che si osserva un grande sviluppo dell'in- testino anteriore ed una riduzione di quello medio. (ihiandole cefaliche o anteriori. (Fig. 12 ^1). Ne esistono ben distinte due paia, uno (r/') situato ai lati ventrali del capo e sboccante alla base della glossa, l' altro {g"-) costituito da due ghiandole fabulose estendentisi con la parte secernente dalla parte anteriore del mesotorace alla parte mediana del pi'oto- race e sboccanti forse nella cavità boccale suU'epifaringe, dico forse, perchè non mi è stato possibile per la sua sottigliezza se- guire con sicurezza lo sbocco di tali ghiandole. Tabi imilpighiani. — (Fig. 12 ,1, t,n). Sono sei, cortissimi Sistema nervoso. — (Fig. 12 lì). Il ganglio sopraesofageo è molto sviluppato, come pure il sottoesofageo, il quale ultimo giunge in dietro a cojìrii-e in parte anche il j)rimo ganglio toracico. — 13 - I gang'lii toracici sono tre e situati ciascuno nella parte an- teriore del segmento rispettivo. .3^-: Qb F'igr. 13. Anajnpyx visto dal ventre : A mostrante il sistema digerente, le {ghiandole preanali, e le ghiandole cefaliche, B il sistema nervoso e l'apparato genitale maschile, C l'apparato ge- nitale femminile: es esofago, (';/( intestino medio, tm tubi raalpighiani; Gl ghiandole prea- nali, e cerei, (/" ghiandole cefaliche dei 2" paio, g' gliiandole cefaliche del primo paio, (if ganglio sopraesofageo, gse ganglio sottoesofageo, gt^-iif gangli! toracici, r/« '.'/"' g'innl'i addominali, V-i' testicoli, pj? papilla genitale maschile, oi-'-or' ovarii, r*' sperniateca, u va- gina, tv ovidutto, lis siili, pa processo subcoxale del primo urosternite, ve vescicola retrat- tile, I-III parte prossimale delle zampe, sn st' io e 2o stigma. I ganglii addominali iga^-ga') sono sette, dei quali i primi sei occupano in lunghezza circa la metà dei segmenti 1-G ed il settimo, pure in lunghezza, tutto il settimo segmento essendo circa il doppio più lungo dei precedenti. - li - Organi genitali tnascìiili. — rFig'. 12 i?). L'apparato genitale maseliile si compone in ciascun lato di due testicoli, il primo dei quali ò molto più sviluppato del secondo, e si estende dalla parte anteriore del quarto segmento all'anteriore del sesto, ed il secondo giace tutto nel sesto segmento. Il canale deferente dietro al mar- gine posteriore del sesto segmento si divide in due rami, che si ricongiungono nella parte posteriore del settimo segmento, e nella parte anteriore dell'ottavo segmento il deferente di sinistra si u- nisce a quello di destra per foi'mare il canale eiaculatore comune, che sbocca all'esterno attraverso un foro circolare, che si apre sulla breve papilla {"pg), situata nella parte posteriore dell'ottavo segmento. Organi genitali feìnvninili. - ;Fig. 12 C). Sono costituiti in ciascun lato da un ovidutto (/«) e due ovarioli {ov', ov'-), il primo dei quali si estende dalla parte anteriore del quarto segmento ad- dominale alla anteriore del quinto ed il secondo dalla parte po- steriore del quinto alla posteriore del sesto. I dite, ovidutti confluiscono nella vagina verso la parte me- diana dell'ottavo segmento. Nella parte posteriore della vagina si trova una piccola spermateca (r.s). Gli organi genitali femminili esterni sono rappresentati da una breve papilla, che posterior- mente è divisa in due lobi. Importanza fllogeiietìca deWAnaJaj))/^' Nella mia nota « Circa alcuni caratteri morfologici del Pj'o- japyx e loro importanza fologenetica (1) » misi in evidenza come il Projapyx si potesse ritenere l'insetto più primitivo fino allora conosciuto per il numero degli stigmi, la presenza di due stili e due appendici cilindriche (organi subcoxali) al primo urosternite e per la. presenza di due ghiandole preanali, sboccanti attraverso i cerei e omologhe a quelle dei Si/mphila e dei Dijjìopoda (1). 1j' Anajapyx oltre a tali caratteri (eccetto lo stigma protora- cico) possiede vescicole ventrali estroflessibili nei segmenti addo- (1) Boll. Soc. ent. italiana. Voi. 33, 1902, pp. 204-212. (1) Cfr. Silvestri, F. Diplopoda Voi. I, in Acari Mir. et Scorpiones liiicnsqne in Ital a rcpcria. l'orlici 1003. — 15 — minali dal secondo al settimo compreso. Quindi possiamo conclu- dere che VAnajapijx è ancora più primitivo del Projajìijx e che esso si avvicina più d'ogni altro insetto finora conosciuto a quello primitivo, che dovette essersi evoluto dai progenotori dei Progo- neata [Sijìiiphila e Diplopoda) e dal quale avrebbero tratto ori- gine i Tisanuri. Infatti le vescicole ventrali sono juire un carat- tere primitivo, comune ad alcuni Tisanuri, ai Simfili, ai Diplopodi {Colobogìiatha, Limacomoi-plia, Caeloclieta) e ad alcuni Aracnidi Pedipalpi Amblypigii e Palpigradi {PJin/nicus, alcune specie di Koenenia). h'Anajapi/x presenta maravigliosamente in se riuniti caratteri di Sinfilo e di Diplopodo (ghiandole preanali e vescicole ventrali) caratteri di Campodeidae (appendici subcoxali a lato interno de- gli stili nel primo urosternite, forma del labbro inferiore e degli stili, che però in Cainpodea esistono solo negli urosterniti 2-7), caratteri di Japiigidae (presenza di stili anche al jìrimo uroster- nite, forma delle mascelle, numero di stigmi uguale a quello del genere Pcwajapyx , ed anastomosi longitudinali del sistema tra- cheale) ed infine caratteri di Lepìsìnatidae (anastomosi longitu- dinali e ventrali del sistema tracheale e grande sviluppo deirin- testino anteriore). Estratto dacfli Annali della H. Scuola Superiore d'AyricoUura in l'orfici Voi. VI— 10 Febbraio 1905. FILIPPO SILVESTRI Contribuzioni alla conoscenza biologica DEGLI IMENOTTERI PARASSITI I Biologia del Litomastix truncatellus (Daini.) (2* Nota preliminare) We want facts, not inferences, obser- vations, not theories, for a long- time to come. Natural Science, 1896. Ho già pubblicato in novembre dell' anno testé decorso una nota preliminare ') sullo sviluppo del Litomastix truncatellus (Daini.), però, siccome per la brevità del testo e la mancanza delle figure non possono essere ben compresi in tutta la loro reale im- portanza i fatti da me scoperti e che mi sembrano di grandissimo interesse non solo per la biologia speciale degli Imenotteri paras- siti, ma anche per la biologia generale, ho creduto opportuno pub- blicare una seconda nota preliminare per esporre più diffusamente i risultati delle mie ricerche ed illustrarli con un buon numero di figure. Nella nota definitiva su tale argomento non avrò molti altri fatti da aggiungere, perchè le mie ricerche possono considerarsi completate , ma li illustrerò con maggior numero di figure e li confronterò con quelli già noti e quelli, che risulteranno da altre ricerche, alle quali io stesso attendo. 1. — Note biografiche Il Litomastix truncatellus (Daini.) Thoms. (Fig. 1) depone le uova nelle uova di Plusia gamma L. e di altre specie di Più sìa. *) ') Un nuovo interessantissimo caso di germinogonia (poliembrionia specifica) in un Imenottero parassita endofago con particolare destino dei globuli polari e dimor- fismo larvale. — Eendic. R. Accad Lincei ser. 5% voi XIV, pp. hM - 542 19 nov. 1905. •) Il Litomastix truncatellus (DdXm.) Thoius. (= Copidosoma truncatellum (Dalm.) Mayr) secondo il Dr. G. Mayr, che ha scritto una monografìa degli Encyrtidae europei Bollettino del Lab. di Zoolog. Gen. e Agr. 2 — d8 Appena gii adulti di esso vengono alla luce , se femine hanno le uova pronte per essere depositate, se maschi belli e formati gli spermatozoi. Le feminé subito o no l'accoppiamento sono atte a deporre le uova , che con o senza fecondazione possono svilup- parsi nel mezzo particolare alla loro specie. L'accoppiamento, quando per la presenza di individui dei due sessi può aver luogo, dura per ciascuna femina pochi secondi. I maschi come freccie si pre- cipitano sulle femine intro- ducendo il pene nella vulva e rapidamente abbandonata la femina del primo amplesso passano ad una seconda e così via chi sa per quante volte . Certo si è che se le femine in presenza dei ma- schi sono poche, finiscono per essere da quelli uccise per r eccesso delle copule , alle quali sembra che esse non possano sottrarsi. Tenendo in un tubo femine e facendovi entrare maschi , se questi sono numerosi, si vede spesso salire sopra un maschio in copula un secondo maschio, e poi un terzo e perfino un quarto, che tentano di scacciarsi l'un l'altro per l'am- bito possesso della femina. Tutto ciò è affare di pochi secondi, perchè il primo maschio soddisfatto il suo istinto si stacca dalla femmina per andare a cercarne rapido un'altra, mentre al suo posto passa subito il più svelto degli altri maschi contendenti. Le femine, ripeto, fecondate o no sono atte alla deposizione delle uova e appena si accorgono della presenza di uova di Plmia si avvicinano ad esse, le tastano con rapide vibrazioni delle an- tenne, salgono sopra di un uovo e poggiando su di esso le zampe A B Fig. 1 . Due Litomastix nell'atto di (leporre un uovo nel- l'uovo di Plifsia : A dal dorso, B di fianco (molto inopranditi) '). CVerh. zool. bot. Ges. Wien XXV, pag. 739; sarebbe stato ricordato parassita delle se- guenti specie di lepidotteri: Zeuzera aesculi L., Aijrotis famosa Hb., Hadena polyodon L., Leucania albipuncta Fbr., Plmia concha Fbr , P. moneta Fbr., P. festucae L., P. jota L. Catocala electa Bkh., Eupithecia absynthiata CI. ') Il Lìtomastix truncatellus con le ali misura in lunghezza mm. 1.90 e senza ali mm 1,40 in larghezza mm. 55. L'uovo di Plusia ha un diametro di 0,640 mm. — 49 - posteriori e le mediane mentre tengono le zampe anteriori sulla fog-lia su altro uovo, se ve ne sono immediatamente innanzi a quello scelto, e le antenne piegate in basso, incurvano un poco al- l'in giù ed all'innanzi l'addome, appuntano l'ovopositore sul guscio dell'uovo e ridistendono in dietro l'addome Fig, 1). In tale posizione premono sul chorion l'acuto ovopositore, che non indugia a pene- trare nell'uovo e ad affondarvisi del tutto. Con le zampe ferme nei punti sopra indicati, il flagello delle antenne ripiegato in basso ed un po' in dietro, le ali chiuse, l'ovopositore conficcato nell'uovo gli insettucci restano quasi immobìli per 60 o 90 secondi , o un minuto in estate ed anche due in inverno , trascorsi i quali ri- traggono l'ovopositore, girano un poco intorno e passano sopra un altro uovo pei" ripetere le suesposta operazione. Quante uova sia capace di deporre una femmina non ho potuto determinare, ma a calcolarlo dal numero di uova contenute nei tubi ovarici , non credo che vada oltre quaranta o cinquanta. Vidi una femina deporre 4 volte di seguito sopra 4 uova diverse. Ge- neralmente sullo stesso uovo una femina sale a deporre 1' uovo una volta , ma ho visto anche in qualche caso tornare a de- porvi una seconda. Se due uova si trovano vicine, una stessa fe- mina dopo la deposizione in uno può passare sull'altro e poi di nuovo sul primo, di modo che è lecito dedurre che esse non ri- conoscono o non sfuggono affatto uova , nelle quali siano state già deposte altre uova. In una sola deposizione una femmina di Litomastix lascia un uovo nell'uovo di Plima. Le femmine depongono nelle uova di Pliisia sopra qualunque corpo si trovino esse attaccate o semplicemente posate, cosi le ho viste deporre anche in uova giacenti sopra il fondo di un vaso di vetro dopo di essere state staccate da una foglia. Quando le femine si trovano sopra una foglia, che porta attac- cate uova di Plusia, sono molto mansuete ed una volta che ab- biano raggiunto le uova stesse non se ne lasciano allontanare che a forza. Mentre poi hanno l'ovopositore conficcato nell'uovo, bisogna fare addirittura violenza per toglierle dall'uovo stesso e alle volte accade che si stacchi anche l'uovo di Plasia senza che esse per questo r abbandonino prima di avere dato completa soddisfazione al loro istinto. Si possono lasciare all'aperto foglie con uova di Plusia e femmine di Litoìiiastix con sicurezza che molti individui anche dopo varie ore staranno sulle stesse foglie. - 20 - Gii adulti sono molto agili nel moto e tenuti in vasi di vetro si vedono camminare rapidi per molte ore della giornata , l'ima- nendo termi o poco attivi e vicini gli uni agli altri soltanto dalle undici circa alla sera. Toccati scattano e vanno a posarsi a poca distanza per lo più da due a dieci centimetri. I Litomastix si cibano volentieri di sostanze zuccherine, mercè le quali li ho tenuti in vita per quindici giorni dal 20 Settembre al 5 Ottobre ; durante l'estate mi morirono sempre dopo pochi giorni (3-8). Intorno a tutti i particolari dello sviluppo delle uova di Li- toìnastix truncatellus tratto nel capitolo seguente , qui mi limi- terò a riassumere ciò , che interessa conoscere per la vita della specie in discorso. Un uovo di PI N sia che sia stato inquinato da una femmina di Litomastix non è rifiutato punto, come ho già detto, da altre fem- mine, ma invece prediletto, almeno sembra, non meno di quelle intatte, cosicché uno stesso uovo può ricevere un numero di uova del parassita variabile assai col numero di parassiti presenti e tale numero può essere tale, che impedisca 1' ulteriore sviluppo dell'uovo di Plusia e quindi la nascita della larva di questa, mo rendo così ospite ed ospitatore. In natura questo fatto non sarà troppo frequente, poiché é grande sempre lo spazio in cui uova di Plusia e Litomastix vengono a trovarsi , ma quando aci'-ade un grande sviluppo del parassita favorito da cause favorevoli certo si è che può accadere in natura ciò, che in laboratorio ho potuto varie volte constatare. II periodo larvale delle Plusie parassitizzate dura in estate e principio di autunno 17 a 18 giorni (larve nate il 25 Giugno tes- serono il bozzolo il giorno 11 Luglio, nate il 21 Settembre tesserono il bozzolo V8 Ottobre), mentre quello delle larve sane 15 a 16. La larva di Plasia parassitizzata nel maggiore suo sviluppo misura in lunghezza 37 a 40 millimetri ed in larghezza massima mm. 6,5-7,5, mentre quella sana è lunga soltanto 25-30 mm. e 4,5-5 larga. Dal giorno in cui la larva parassitizzata costruisce il bozzolo a quello in cui vengono fuori gii adulti del parassita, decorrono 7 ad 8 giorni, cosicché essendo in estate al massimo di tre giorni lo sviluppo dell'uovo nell'uovo di Plasia e di 8 giorni quello nel bozzolo, in 29 giorni si compie tutto il ciclo di sviluppo del Lito- mastix truncatellus. Oj In Novembre lo sviluppo del [Jfontastix avviene molto più lentamente che in estate. Dal momento della formazione del boz- zolo della larva parassitizzata alla nascita degli adulti decorrono da 25-28 giorni. Lo sviluppo nell'uovo della Plusia è cosi lento che dopo 2-3 ore soltanto si ha il P nucleo di segmentazione, dopo 22 ore uno stadio corrispondente a quello di 6 ore in estate. Nei mesi d'inverno lo sviluppo del Litornastix è ancora più lento, ma sempre tanto lento quanto quello della Plasia, di modo che ad una generazione della Plusia ne corrisponde una del Litornastix, come nelle altre stagioni. Quando la larva di Plusia parassitizzata tesse il bozzolo le larve dell'endofago, che si trasformeranno in adulti, hanno le di- mensioni di millimetri 1,6—1,8 per 0,40. Il bozzolo, che tesse la larva parassitizzata, è simile a quello della larva sana. Terminato il bozzolo la larva di Plusia ormai ripiena di larve del parassita resta un poco di tempo come immobile e fissata alla parete che aveva scelto per costruirvi il riparo serico , ma ben presto i suoi interni abitatori ci- bandosi di tutti i suoi organi la riducono ad un semplice sacco formato dallo strato superficiale della chitina , che riveste il suo corpo e che essi rigonfiano e fog- giano nelle guise più svariate. In questo stadio la spoglia larvale in farcita di larve dell'endofago resta mummificata e si presenta sotto la forma di una S, o di C o di U od in altre guise le più svariate (Fig.2); se però si toglie la larva dal boz- zolo prima che i parassiti ne ab- biano divorato tutto l'interno e si dispone sopra un piano orizzontale, allora i-esta diritta senza ripiegamenti di sorta o piegata ad angolo retto. Sotto la cuticola della larva mummificata appaiono in forma di corpicciuoli ovali lunghi un millimetro e mezzo e larghi poco più di mezzo millimetro i puparii dei parassiti , derivati dalla cuticola di ciascuna larva staccatasi nella muta precedente la trasformazione in ninfa. Fig.3 Due larvo di Plusia ridotte alla parte esoscheletriea e riempite di puparii del Litoinasti.r (ingrandite circa un terzo). — "25 — La maggior parte delle volte i parassiti sono in numero tale da riempire completamente e distendere fortemente il dermasclie- letro larvale, accade però di rado che riempiano soltanto metà di detta spoglia. Il numero di parassiti, che si può sviluppare da una larva parassiti zzata è variabile avendone contati 1320, 1370, 1508, 1656, 1789 , 2000 , 2320, ma in media si può ritenere che il loro nu- mero varia fra 1000 e 2000. Grli individui di una stessa larva sono per lo più tutti dello stesso sesso, essendo poco frequenti i casi in cui da una larva parassitizzata si ottengono maschi e femmine. Su 35 larve paras- sitizzate io ne contai 4 contenenti soltanto temine, 30 soltanto maschi ed 1 maschi e temine; più tardi su 10 larve 3 contenenti femine, 5 maschi e 2 maschi e femine. In Novembre di 105 larve parassitizzate 53 erano con femine e 62 con maschi. Si vede per- tanto che la proporzione tra maschi e femine è molto variabile. 2. — Sviluppo del Litomastix nell'uovo di Plusia Uovo oyarlco L' uovo completamente sviluppato (Fig. 1) ') ha la forma di un fiasco col collo circa tanto lungo quanto il ventre, o di questo più corto, e misura di regola [ji 150 in lunghezza e [x 40 nell'asse maggiore trasversale, però talora presenta dimensioni un poco maggiori e con frequenza anche minori fino a metà; è circondato da un sottilissimo chorion, il quale all'apice anteriore dell' uovo, cioè del collo, sì introflette formando una specie di imbuto, che ritengo sia il micropilo. Sotto il chorion sta una membrana infi- nitamente sottile che è la membrana vitellina, la quale appare evidente solo quando resta per l'azione di varii reagenti distac- cata dall'ooplasma. L' ooplasma esaminato a fresco nella soluzione fisiologica di cloruro di sodio si presenta omogeneamente e finamente granuloso con piccole sfere di grasso sparse per la massa di esso. La vescicola germinativa nelle uova di femmine adulte ancora racchiuse nella larva ospitatrice, come in quelle arretrate nello ') Le figiu'e citate con cifre in carattere ordinario sono quelle delle tavole, e le figure citato con cifre jji carattere grassetto sono quelle intercalate nel testo. _ 23 sviluppo di femmine adulte libere (Fig. 3 .1 e B) è sferica, prov- vista, di una membrana di rivestimento molto evidente e nell'in- terno di un reticolo di linina e cromatina e di due nucleoli, dei quali uno, nucleolo di cromatina, si trova ora in mezzo all'altro nucleolo che è plasmatico (Fig. 3 A), ora al di fuori di esso (Fig. 3 B); in alcuni casi si osservano nella vescicola germinativa - V A e B sezioni ìli due uova di Litomastix non completamente sviluppate in corrispon- denza alla veseieola g'erminativa, C sezione della parte anteriore di un uovo di L/to- itiusli.c a completo sviluppo : r veseieola germinativa, n nucleolo plasmatico, '■ nucleolo di cromatina (in C tutta la cromatina dell'uovo). due o tre piccoli nucleoli sferici di cromatina. In preparati fìssati con sublimato acetico e coloriti con 1' ematossilina ferrica il nu- cleolo di cromatina resta tinto in nero, mentre il vero nucleolo in un grigio poco più intenso di quello dell'ooplasma. In uova completamente sviluppate (Fig. 3 C e Fig. 1, 3; la vescicola germinativa ha perduto la membrana e la cromatina si è aftatto separata dal nucleolo. Questo in tale stadio (Fig. 1 e 3 n) é situato nel terzo posteriore dell' uovo, è sferico, di e. 7 [x di diametro ed appare costituito di una massa variamente vacuoliz- zata, molto cromofila, che con l' ematossilina ferrica si colora poco più intensamente dell'ooplasma, colla miscela Ehrlich-Biondi- Heidenhain in rosso. Il nucleo di cromatina (Fig. 3 Ce Fig. 1,3 f) e sempre situato a tale stadio nella parte anteriore dell'uovo, nel collo, ed è co- stituito di due masse di cromatina disposte molto avvicinate fra di loro in modo da formare un rettangolo, il cui asse longitudi- nale misura ji 4 ed il trasversale [i 2. Attorno ad esso si nota un alone poco esteso. In questo stadio di sviluppo l'uovo può essere deposto sia da femmine partenogenetiche che da femmine fecondate. Deposizione dell'uovo Nelle note biografiche ho descritto il modo, in cui la femmi- na depone l'uovo nell'uovo di Plnsia, qui debbo notare che tale deposizione può avvenire a qualsiasi periodo dello sviluppo del- l' uovo di Plasia e che pertanto quan- do si effettua in uo- va, che contengo- no embrioni già con la sierosa, am- nios e intestino bel- li e formati (Fig. 4) può accadere che l'uovo del Litoiua- stix venga deposi tato nel tuorlo fuori dell' embrione op- pure neir intestino ed in ambedue tali casi esso va distrut- to. In qualsiasi altra parte dell' embrio- ne l'uovo viene de- posto, esso procede Sezione sagittale di un uovo di Plusia : a amnios, C i-liorion. ncllO SVÌluPPO CO- .s sierosa, o uovo di Litomüsllc. Sono pure uova di quest" ultima ' specie i corpicciuoli coloriti in nero che si vedono nell'eiiibrionc ^^^ apprCSSO dC- (li Plusia. scrivo Maturazione dell'uovo Fig. 4 Uova partenogenetiche. — Appena deposto l'uovo l'ooplasma, che occupava il collo dell'uovo stesso, si ritira verso la parte più allargata, trasportando seco il nucleo oltre la base del collo, che diventa polo anteriore dell'uovo dopo la deposizione. Dell'oopla- sma del collo resta prima una porzione più o meno ridotta in guisa di appendice del resto dell'uovo, appendice, che poscia scompare riassorbita dal rimanente ooplasma, Il chorion dell'uovo nel tuorlo dell'uovo dì Plusia (Fig, 2) si ri- gonfia e, ritiratasi la parte ooplasmatiea dal collo , si ripiega su sé stesso restando così fino a segmentazione molto avanzata. Il nucleo di cromatina si arrotonda prima , si scinde poi in cromosomi e passa a formare il primo fuso direzionale (Fig. 4 e). Questo fuso rispetto all'asse principale dell'uovo ha una posizione più meno obbliqua, rarissimamente parallela e si trova nella parte anteriore dell'uovo più innanzi del nucleolo, rarissimamente giunge alla parte mediana dell'uovo. Il nucleolo (Fig. 4 e 5 7i) conserva in questo stadio la sua individualità e struttura e sì trova quasi sempre nella parte po- steriore dell'uovo, più raramente nella anteriore. Nello spazio di 15 minuti ') dalla deposizione si è formato il primo fuso direzionale ed in eguale spazio di tempo dopo lo stadio di anafasi (Fig. 6 e 8) ^) si hanno separati fra di loro il 1" globulo polare e il nucleo dell'ovocite di 2" ordine (Fig. 9 a ed e). Il 1' globulo polare si trova verso la parte anteriore dell'uovo presso la periferia ma non va a raggiungere questa, il nucleo dell'ovocite di 2" ordine per lo più poco si discosta dal primo globulo polare. Nel periodo di metafasi il primo fuso direzionale si presenta tronco alle due estremità e all'equatore ha i cromosomi appaiati in forma di 8. Forma caratteristica di fuso sprovvisto di centro- somi. Nell'anafasi non si ha nulla dì particolare. Il nucleo del primo globulo polare e il nucleo dell'ovocite di 2^ ordine separatisi fra di loro passano ad uno stadio di anafasi direttamente, almeno io non ho potuto osservare uno stadio di pro- fasi, né di metafasi. Nella Fig. IO ^ e & é rappresentato uno di questi stadii in cui ambedue detti nuclei sono appunto allo stadio di anafasi. La distanza tra le due masse di cromosomi, che derivano dal primo globulo polare, é sempre pìccola, mentre é più o meno grande tra quelle *) In questa e in tutte le altre indicazioni del tempo, a cui corrisponde un certo stadio di sviluppo del Litomastix dalla deposizione, mi riferisco sempre allo sviluppo durante i mesi estivi, poiché in autunno ed in inverno, come ho detto nelle note bio- grafiche, lo sviluppo del Litomastix diventa sempre più lento col diminuire della tem- peratura. *) La Fig. 8 ed altre citate in seguito appartengono a uova fecondate, però nelle uova partenogenetiche avvenendo la maturazione in modo perfettamente identico, per non accrescere il numero delle figure, in questa nota ho tralasciato quelle delle uova partenogenetiche simili alle figure delle uova fecondate. - 26 - due ilei nucleo dell'ovocite, per modo che il fuso di quest'ultimo è sempre più o meno allung-ato. Come ho già notato innanzi, il 1" globulo polare resta nella parte anteriore dell'uovo, né da questa si allontanano i due nuclei, che ne derivano. Il nucleo dell' ovocite di 2" ordine (Fig. 10 b) si allontana un poco dalla parte anteriore dell'uovo, ma, disponendosi poi nella divisione più o meno parallelamente all' asse longitudinale del- l' uovo , dei due nuclei, da esso derivanti, l'anteriore viene a tro- varsi avvicinato molto al polo anteriore dell' uovo ed il poste- riore alla parte mediana. Qualche volta però il nucleo dell' ovo- cite si allontana dal polo anteriore più del consueto e può il suo fuso avere una disposizione trasversale rispetto all'asse longitudi- nale dell'uovo. Le varie grandezze dei nuclei quali appariscono nelle figure sono tali in realtà rispetto al punto di osservazione, ma non cor- rispondono del tutto a differenze reali di grandezza dei nuclei stessi. Questi devono essere costituiti tutti di un numero uguale di cro- mosomi, perciò non molto diversi fra di loro per dimensioni. Dalla divisione del primo globulo polare derivano due nuclei fra di loro molto avvicinati (Fig. 11 a' e a^), da quella dell'ovocite di 2° ordine un nucleo (Fig. 11 b^), che si avvicina al nucleo poste- riore del 1" globulo polare, ed un altro (Fig. 11 b'-) che tende verso la parte posteriore dell'uovo ad avvicinarsi più o meno al nucleolo (Fig. 8-11 /?.), che si mantiene di forma e dimensioni uguali a quelle, che aveva nell'uovo poco prima della deposizione. In tale stadio di sviluppo dell'uovo partenogenetico corrispon- dente a 45 minuti dalla deposizione, si ha pertanto: l'' tre masse di cromatina più o meno avvicinate fra di loro nel polo anteriore dell'uovo e che sono derivate dalla divisione del primo globulo polare e dal secondo globulo polare , 2 ' un nucleolo nella parte mediana o posteriore , 3° una massa di cromatina, poco disco- sta dal nucleolo, che è il pronucleo femminile. Questo diven- tato autonomo , i suoi cromosomi si uniscono prima insieme per prendere l'aspetto di una massa cromatinica quasi compatta circondata da un alone di ooplasma più chiaro del resto. Da questo stadio però ben presto il pronucleo femminile passa a quello di telofasi completa, in cui acquista una forma sferica, si circonda di una membrana , mentre la cromatina si scinde in microsomi di- sposti in un distintissimo reticolo. - '21 Il proniicleo femminile cosi aatonomo e completo si trova sempre nella parte posteriore dell' uovo più o meno avvicinato al nucleolo plasmatico. Le masse cromatiniche dei tre globuli polari (Fig. 14 a\ a^, d^) si sono frattanto avvicinate ancora di più tra di loro, ma si sono mantenute abbastanza distinte, potendosi con sicurezza riconoscere le parti di ciascuna. L'uovo raggiunge questo stadio nello spazio di circa un' ora dalla deposizione. Uoüa fecondate. — In queste uova il processo di maturazione è identico a quello delle uova partenogenetiche. Fecondazione Lo spermatozoo appena penetrato nell'uovo (Fig. 7 n) appare per la sua testa fortemente tingibile con tutti i colori cromatinofili a forma di serpentello misurante in lunghezza (x 4,80 ed in lar- ghezza jji 1 ripiegato un poco ad S. Esso si porta poscia (Fig. 8 s) in dietro verso il nucleolo plasmatico girando su sé stesso di 90" e nella parte posteriore dell'uovo si raccoglie in una massa croma- tinica quasi sferica (Fig. 9-11 s), la quale verso i tre quarti d'ora dalla deposizione dell'uovo comincia a disgregarsi per formare dopo una diecina di minuti un pronucleo maschile completo (Fig. 12 s), con membrana e reticolo, che si avvicina al pronucleo femminile (Fig. 12-13 ò^), si addossa ad esso (Fig. 13 s) e con esso si con- fonde per formare il primo nucleo di segmentazione. Segmentazione dell'uovo Tanto nel caso in cui l'uovo sia stato fecondato come in quello in cui non lo sia stato, il suo sviluppo ulteriore si compie in modo identico, perciò quanto da ora in appresso espongo si riferisce tanto ad uova partenogenetiche che ad uova fecondate. Prima divisione di segmentazione. — Il primo nucleo di seg- mentazione (Fig. 14 iV), sia derivato dal pronucleo femminile o dall'unione di questo con quello maschile, si trova sempre nella parte posteriore dell' uovo e dopo un'ora dalla deposizione del- l'uovo stesso è allo stadio di profasi. Da questo stadio passa a quello di metafasi (Fig. 15 N) con il fuso disposto in posizione orizzontale o un poco obliqua rispetto cill'iisse longitudinale del- — 5enni liberi di Litomastix eireondati dalla proria nieml)rana nueleata. germinigene tutte o in gran parte diventano affatto libere fra di loro e dagli elementi della larva ospite e si spargono trasportate dal plasma sanguigno nelle più svariate regioni del corpo : se ne vedono nell'estremo cefalico come in quello caudale (Fig. 5), nelle zampe , dovunque insomma esistono cavità bagnate dal plasma sanguigno, - 38 - Le masse monembrionali secondarie restano per lo più al posto, che occupavano ed insieme ad esse per qualche tempo possono restare piccole porzioni di masse germinigene, che con- tinueranno pure a produrre altre masse, che o diventeranno tutte libere o resteranno in parte in sito. Quale sia il numero delle masse germinigene nel momento, in cui si separano tra di loro e passano libere nella cavità del corpo, non si può determinare con sicurezza, ma si può appros- simativamente ritenere di 200-300. La loro torma (Fig. 41) è va- riabile essendovene di quelle sferiche, ellittiche o a contorni irre- golari e pure variabile è la loro dimensione potendo essere di [j, 7 a 45 nel diametro o nell'asse maggiore. Per struttura sono tutte fon- damentalmente uguali fra di loro essendo costituite ancora di una membrana nucleata esterna e di un numero di cellule variabile a seconda la grandezza di ciascuna massa. Si hanno masse ger- minigene, che ormai chiamerò più brevemente gei' mi, costituite da una membrana nucleata esterna e da un certo numero di cel- lule fra di loro uguali e disposte senza ordine (Fig. 41 g), altre (Fig. 41 b-d) con una o poche cellule centrali un poco maggiori e a protoplasma meno tingibile di quelle, che le circondano in imico strato oltre la membrana esterna ; altre inline (Fig. 41 a) che sono le minori, sono composte soltanto di o-4 cellule o poche più circondate dalla membrana nucleata. Alcuni germi (Fig. 51 e) non sono semplici ma composti di due o tre. Questi germi liberi nella cavità del corpo si addossano spe- cialmente ai rami tracheali ed in modo più particolare a quelli del primo e nono stigma e vengono avvicinati da uno o più ele- menti liberi del tessuto adiposo (Fig. 41 e, f), i quali moltiplican- dosi li circondano. In tal modo al sesto giorno delhi vita larvale i germi sono già in buona parte fìssi nel tussuto adiposo della larva ospite specialmente nel torace e nella parte posteriore del- l'addome, nelle quali essendo le corrispondenti [)arti dell' intestino assottigliate si ha un maggiore sviluppo del tessuto adiposo. Dal 5" al 7° giorno dalla nascita della larva la maggior parte dei germi del Litomastix continuano a moltiplicarsi nei loro ele- menti e a formare germi simili in numero, che non si può sta- bilire, ma che per molti sembra non essere superiore di due a quattro trovandosi spesso germi appaiati o strettamente uniti in quattro, e per alcuni anche maggiore fino ad otto, avendo io tra- — 39 - _-d vato un gruppo di germi, strettamente uniti costituiti da un nu- mero tale di essi. Nel 7 ed 8" giorno della vita della larva ospite i germi (Fig. 6 e Fig. 42) sono divenuti tutti fissi in mezzo al tessuto adi- poso, che si è enormemente accre- sciuto. Qualche germe può trovarsi però anche in mezzo a gruppi di eno- citi addirittura quasi incastrato in un enocito od anche in ghiandole unicellulari della muta. Essi o sono isolati o più spesso costituenti dei gruppi di germi, a contatto fra di loro, di numero assai variabile. Da tale periodo ogni germe pro- cede oltre nel suo sviluppo dando origine ad un embrione di larva ses- suata. La forma dei germi è sferica e la loro struttura in questo stadio è sempre molto semplice e cioè consi- stente di una membrana nucleata e di un numero minoi-e o maggiore di cellule a secondo la grandezza del germe da essa circondata, e distribuite senz'ordine in guisa da po- tersi dire formanti una vera morula. Le masse monembrionali, già differenziate come tali nei primi giorni della vita della larva di Plusia, sono al V giorno trasfor- mate in larve asessuate, menti'e quelle, che si sono differenziate posteriormente dalle masse germinigene, presentano la struttura già ricordata per le altre. Neil' 8° e 9' giorno dalla nascita della larva ospite i germi continuando a crescere per moltijìlicazione dei loro elementi nel luogo, in cui sono fissi, essendo sempre circondati dalla membrana nucleata addossata ora strettamente al tessuto adiposo ad altro elemento, in cui essi si trovano, cominciano a pi'e- sentare differenziata alla periferia del cumulo di cellule (Fig. 43), già costituenti la morula, uno strato di cellule, il quale verso il nono o decimo giorno della vita della larva di Plusia si stacca per delaminazione dalle altre cellule e si addossa alla membrana esterna nucleata, Cosi a tale stadio (^Fig. 44) un germe, che or^ Fig. 6 Parte di una sezione trasversale del- l 'addome di una larva di Plusia: e eu- tieola, ex tessuto adijioso, / ipoderma della larva di Plusiu. G }?erme di Li- foìiuintij- eireondato dalla membrana imeleata «. 40 si può chiamare embrione, è costituito da una membrana esterna nucleata derivata dalla membrana nucleata , che già circondava nell'uovo la massa germinigena, derivata a sua volta dall' ooplasma e nuclei polari, e da uno strato di cellule formanti un involucro interno addossato all'esterno ed affatto separato dal cumulo di cellule interne, ossia delle cellule embrionali che formeranno insieme la larva sessuata. Quando varii germi sono fra di loro strettamente uniti a formare un gruppo, se sono derivati per moltiplicazione di uno di essi, tutto il gruppo è circondato da una membrana nu- cleata esterna continua all' intorno, che manda sepimenti interni tra un germe e l' altro, se invece si tratta di germi divenuti solamente contigui (Fig. 47) ciascuno ha anche l'involucro esterno affatto separato da quello degli altri. Le cellule em- brionali a tale perio- do costituiscono una massa di forma sferi- ca prima e poi più o meno ellittica (Fig. 45) di 60-70 \i. nell'as- se maggiore e sono fra di loro uguali per dimensioni ed aspetto e disposte senza un ordine evidente. Osservando a fre- sco pezzi di tessuto adiposo (Fig. 40) di larve di Plusia a tale periodo di sviluppo ben parassitizzate ap- paiono quasi comple- tamente ripieni di em- brioni sessuati e con. ;■. 7 (')• Le trachee si Fìg. 7 Un pezzo di tessuto adiposo della larva di Plusia conte- nente molti g-ormi sessuati e e due larve asessuato t?', t trachea (esaminato a fresco). tenenti anche qualche larva asessuata (Fi; vedono variamente ramificate tra gli embrioni. Nel 9« e W giorno gli embrioni (Fig. 46 e 48) diventano reniformi presentando una profonda insenatura al dorso tra la parte posteriore cefalica ed il primo segmento, e le cellule di ciascun embi'ione, che sono di molto aumentate in numero, si di- — It - spongono in modo da formare un foglietto ectodermico pliiristra- titìcato eccetto in tutta la parte dorsale dei segmenti dal primo all'ultimo, dove è costituito da un sottilissimo strato, e da una massa centrale di cellule, che non appaiono ancora ben diffe- renziate. Nel 10" ed 11" giorno compare lo stomodeo e, mentre questo si accresce, si vede differenziare un gruppo di cellule, che di- ventano maggiori delle altre e che costituiranno l'intestino medio formandosi in mezzo ad esse una cavità per schizia. Tra l'inte- stino medio e l'ectoderma sono numerose cellule che si possono considerare mesodermiche e che daranno oiigine al tessuto adi- poso, tessuto muscolare, sistema circolatorio, globuli sanguigni, e posteriormente non tardano a differenziarsi, come un gruppo di cellule più o meno sferico, le cellule germinali. Nei giorni seguenti, dodicesimo e tredicesimo (Fig. 52) dalla nascita della larva di Plitski, si formano il proctodeo, i tubi malpighiani, si differenzia il sistema nervoso e nella parte dor- sale, corrispondente ancora alla parte concava dell'embrione, ap- pariscono i segmenti sotto forma di lunghe e strettissime estro- tlessioni ectodermiche in numero di dodici, l'ultima delle quali molto sviluppata è rivolta in alto ed all'innanzi fino all' 8** seg- mento. In questo stadio l' embrione misura nell' asse longitudi- nale [i 230, in quello dorso- ventrale [i 186 e in quello laterale jx 150; per diventare larva adulta l'embrione, non hanno che a cre- scere e differenziarsi gii organi e tessuti ormai tutti formati o accennati. Fino a questo stadio gli embrioni (Fig. 47-48) sono ancora fissi e circondati dai due involucri : esterno ed interno (Fig. 49). Lo stadio successivo è caretterizzato da un grande allunga- mento dell' embrione in modo che la parte dorsale diventa con- vessa e la ventrale leggermente concava. Contemporaneamente gli embrioni diventano liberi tra di loro e dal tessuto adiposo o dagli altri elementi in cui erano fissi e cominciano a nutrirsi del plasma sanguigno, in cui vengono a trovai si immersi circondati ora soltanto dall' involucro interno molto assottigliato, poiché l'e- sterno, nel divenir libero l'embrione ormai trasformato in giovane larva, si è enormente assottigliato e quindi scomparso. Sotto l'unico involucro, che tutt'ora ha la larva e che corri- sponde all'interno degli stadii anteriori, si vedono immediatamente sopra l'ipoderma della stessa due sottili strati di chitina (Fig.53)- - 42 - Verso il dieciasettessimo o diciottesimo giorno dalla sua na- scita la larva di Plasia parassizizzata comincia a tessere il boz- zolo e le larve del Litomastix continuano libere nella cavità del corpo a cibarsi del plasma nutritivo della larva ospitatrice. Que- sta, compiuto il bozzolo, si apparecchia a trasformarsi in ninfa co- minciando l'istolisi delle parti che devono scomparire nell'adulto e dare origine ad altre, ma sottraendo rapidamente le larve di Litomastix il mateiiale nutritivo non permettono ad essa la for- mazione dei nuovi organi. Le larve endofaghe assorbono il plasma nutritivo della larva di Plusia finché ve n'é a sufficienza per il loro appetito e sono frattanto sempre circondate dall'involucro embrionale interno, che si é enormemente assottigliato (Fig. 54), ma ben presto man cando ad esse il materiale nutritivo rompono detto involucro e aiutate probabilmente dall'azione dilaniatrice delle larve asessuate e da quella digerente delle ghiandole anteriori, disfanno ben pre- sto nello spazio di un paio di giorni tutti i tessuti interni della larva ospite, con i quali fanno l'ultimo ed abbondante pasto. Le larve di Litomastix mangiano -^ tutto il contenuto della larva eccettuate / le parti chitinose delle trachee e dissol- vono con l'azione del loro succo salivale persino la maggior parte del rivestimen- to chitinoso del corpo di esse, lascian- \^ '{ \ do soltanto lo strato superficiale (Fig. 8). ^ In questo stadio, che corrisponde, | sempre in estate, al ventesimo giorno circa dalla nascita della larva ospite, le ng. s larve del Litomastix sono aumentate sezioni lougitiidinaii deiiji eutii-oia talmente di volume da riempire tutto ^;''f' '' '^!"^ ^^'''^''' '^' ^^"''" ■' '* "" ^' ^ (li larva da un giorno nel bozzolo, C lo spazio, che resta chiuso dallo strato di lawa distrutta in tutti gU organi superficiale della chitina, che rivestiva *"^''™' ''''"■ ''"'^'^ '" TMomastix. il corpo della larva di Plasia, e vengono a contatto le une colle altre per mezzo delle proprie spoglie larvali, le quali ri- maste in un ambiente asciutto, induriscono e formano, insieme alle parti chitinose delle trachee della larva ospite, intorno al corpo di ciascuna una specie di pupario, nel quale si trasformano in breve in ninfe e queste in cincpie o sei giorni in adulti, che abbandoneranno la spoglia della vittima maturi e quindi pronti a infettare altre uova eli Plasia, come nelle note biografiche ho detto, ^•, - 43 - 4. — Caratteri della larva sessuata La larva sessuata del Litoniastix truncatellus (Dalm.) (Fig. 9) completamente sviluppata ha una lunghezza di millimetri 1,60 ad 1,80 ed una larghezza massima di 0,50-0,60, è bian- castra, nuda, un poco fusiforme corrispondendo la sua massima larghezza verso il terzo segmento addominale, posteriormente è un poco più assotti- gliata che anteriormente. É composta oltre che del capo di 18 segmenti, dei quali il dodicesimo è molto più allungato dei precedenti ed il tredice- simo molto più corto. Il capo (Fig. 10) è breve circa tanto largo quanto lungo, meno largo del primo segmento toracico, so- pra convesso, sotto pianeggiante. È sfornito affatto di antenne ed ha l'apertura boccale molto piccola, nella cavità Fig. 9. Larva sessuata di LiloiiiastìX (molto ingraiidita). Internamente boccale, ha due mandibole corte, leggermente curve, terminate in punta ed al- quanto distanti fra di loro. Il torace è un poco più corto della metà dell'addo- me e non presenta nulla di particolare. L'addome è costituito di 10 segmenti distinti, il nono dei quali è più lungo degli antecedenti ed il de- cimo è cortissimo, spesso malagevole a vedersi. Nelle giovani larve il decimo seg- mento è più sviluppato al lato dorsale che al ventrale e sorpassa quest'ultimo di circa |x 100, però nelle larve mature è appena più lungo della parte ventrale. Nelle larve mature sono evidenti sotto la cuticola i dischi immaginali delle a^tenne, delle zampe, delle ali e delle appendici genitali, - / Vìe. 10 Capo (li l.ii-\a sessuata di Litoixaslir >■ iiaitc del 10 sci;:iii('iito toi-acico visto dalla taccia >-ciitralc : J disco iniiiiatcinalc del |0 paio di zampe, .l/iiiaiidibolc, (I aper- tura boccale, S ghiandole auteriori. - il - Tegumento. — Tutto il corpo e rivestito da una sottilissima cuticula' liscia. L" ipoderma è costituito da un sottile strato di cel- lule avente uno spessore di circa 2 [a noi ]nuiti dove non ha t'ormato dischi immaginali. Shterna )-espi)-alorio. — Le larve di Lifoìiuisfi.v hanno 9 stigmi, che si aprono ai lati dei segmenti 2 — 10. Dall'apertura stigma- tica parte un breve tubo tracheale che sbocca nel tronco cominie. che percorre i lati del corpo e che anteriormente e posteriormente si riunisce a quello del lato opposto formando un circuito chiuso: dalla base di tali tubi tracheali, che derivano dagli stigmi, e dal tronco laterale nascono poi rami tracheali, parte dei quali va al dorso formando anastomosi trasversali, e parte al ventre, come mostrano le figure. Shfer/Ki neì-i'oso. — Il ganglio sopraesofageo è ben svilup- pato diviso in due lobi; il sottoesofageo è circa il doppio più svi- luppato di quello del primo segmento. La catena ventrale del to- race e dell'addome osservata dal ventj'e si presenta come una tascia continua terminante posteriormente nel 7. ' segmento addo- minale e non avente ganglii e commissure distinte. In sezione sagittale presenta piccoli rigonfiamenti corrispondenti alla porzione gangliare specialmente nel torace e nella parte anteriore dell'ad- dome, nella posteriore di questo si })resenta quasi dello stesso spessore, ma dalla distribuzione delle cellule nervose si riconosce in modo molto evidente che tutta la catena è composta di ti'C- dici ganglii. Al termine della catena gangliare parte un sottile prolungamento nervoso , che si vede facilmente fino al penultimo segmento. Siste tua digerente (Fig. 11). — L' intestino anteriore ha una faringe ben sviluppata con muscolatura circolare intrinseca e muscoli dilatatori, che sono inseriti sulla volta del capo. L'esofago è brevissimo cominciando già dalla parte posteriore del protorace l'intestino medio. Questo è un enorme sacco largo poco meno del corpo stesso e si estende posteriormente fino all'S" segmento ad- dominale. L' intestino posteriore è congiunto al medio, ma con esso ancora non comunica e decorre formando una leggera curva. GJiiandole (interiori (Plg. 11 n). — Le ghiandole anteriori cefaliche o salivali sono due, tubulose, e sboccano in un breve condotto conume nella parte mediana ventrale della bocca. Esse non decoiTono in linea retta ma in corrispondenza al 2" o 3" se- gmento addominale si ripiegano in avanti fino al metatorace e poi tornano a discendere indietro fino al 7" segmento addo- minale. Tabi mal'pighiani (Fig. 11 T). — Sono due, dei quali il destro presso lo sbocco dell' intestino posteriore si ripiega in basso e .A va in dietro a terminare quasi nella estremità posteriore del corpo, il sinistro invece si diri- ge air innanzi e termina pres- so il primo segmento addomi- nale. Sistema circolatorio. — È rappresentato dal solito vaso dorsale ben visibile anterior- mente tin sotto il ganglio sopra- esofageo. Sistema genitale (Fig.ll Ti. Nella larva matura il testicolo e l'ovario hanno la forma di un pistillo con la parte più al- largata corrispondente al polo anteriore che giunge fino al 5'^ o 6" segmento addominale, e la più assottigliata continuantesi nel gonodotto che giunge ai dischi immaginali delle appen- dici genitali, che corrispondono alle parti submediane ventrali del nono segmento addomi- nale. Sistema muscolare, tessu- to adiposo, globuli sanguigni come di solito in altre larve di Imenotteri parassiti endo- taci. Fie. 11 Larva sessuata ili Litoiiiasli.r con s'H or;;ani visti per trasparenza: A tliseo ininias"iiialc dcllf antenne, a >ì b dischi imniaK'Hii'' «ielle ali, /•.' sancii io sopraesotag-eo, G parte s'<'i"iiii"(^llnl(' adipose, / intestino, S s'hiandole anteriori. — 49 — Sistema genilal<\ sistema respiratorio, sistema circoial,orio e tabi malpighiani mancano affatto a questa forma larvale ases- suata del Litomastix. Tessuto adiposo (Fig-. 13 B e Fig-. 51 a). — Questo è rap- presentato da cellule più o meno sferiche aventi il diametro di circa 10 pL e non formanti un vero tessuto, ma conservantesi libere aggruppate in numero più o meno grande specialmente dietro r intestino medio. Destino e funzione delle larve asessuate Le larve asessuate, come risulta da quanto ho innanzi detto, non si sviluppano tutte contemporaneamente, ma in epoche di- verse, corrispondenti specialmente allo sviluppo dell'uovo di Li- tomastix nell'uovo di Plusia e a quello nella larva della stessa dei giorni primo ad ottavo. La larva asessuata derivata dalla massa monembrionale pri- mitiva diventa libera già al secondo o terzo giorno di vita della larva di Plusia, quelle derivate dalle masse monembrionali se- condarie alla distanza di 4-5 giorni in cui si sono differenziate come tali. Cosi al nono e decimo giorno dalla nascita della larva ospite si trovano già libere in buon numero dette larve asessuate ed altre lo divengono di mano in mano fin verso il dodicesimo giorno dalla nascita delle larve di Plusia, poiché dopo la for- mazione dei germi sessuati non si ha più diffenziazione di altre masse monembrionali. Tali larve si è visto che non hanno sistema genitale, né si- stemi circolatorio e respiratorio, né tubi malpighiani ed hanno invece un corpo molto sottile, agile, rivestito di resistente cuti- cola, un capo armato di forti mandibole uncinate ed un intestino ben sviluppato con ghiandole anteriori pure bene sviluppate. Esse non cambiano mai la loro struttura interna, non si trasformano in insetti adulti, restano perciò sempre larve asessuate e tali si ritrovano anche quando gli organi interni della larva di Plusia sono ormai ridotti ad una poltiglia in mezzo alla quale si muo- vono esse insieme alle larve sessuate. Queste però fanno un abbondante pasto per trasformarsi in ninfe e quindi in adulte, esse invece, le larve asessuate, vanno tutte distrutte. A che cosa dunque servono queste larve asessuate di struttura così singolare, anzi unica tra tutte le larve di insetti conosciute? BullaUino del Lab. di Zouloy. Oen. e Agi'. 4 ^ ào - Non potendosi osservare nell'interno della larva di Plusta ciò, che le larve asessuate libere fanno, é d'uopo ricorrere alla loro struttura per conoscere con qualche fondamento qual' é la loro funzione. La prima idea che si affaccia alla mente nel con- siderare tali larve si è che esse siano forme abortive senza spe- ciale funzione e destinate quindi a perire, però tenendo presente lo sviluppo delle mandibole e del sistema scheletrico, muscolare e digerente a me sembra più naturale ammettere che potendo esse coU'esilità ed agilità del corpo penetrare molto facilmente tra gli organi della larva ospite e con le forti mandibole essendo adattissime a dilaniarli, abbiano appunto una funzione dilaniatrice degli organi della larva di Plusia negli ultimi giorni, in cui tali organi devono servire al nutrimento delle larve sessuate. Avrem- mo pertanto un dimorfismo larvale nel Litomastix paragonabile al polimorfismo degli insetti sociali cioè per me nel meraviglioso sviluppo di quest'imenottero parassita endofago insieme al grande perfezionamento rispetto al parassitismo della specie raggiunto con la formazione di un migliaio di individui da un uovo si è ottenuto anche un dimorfismo larvale utile alla specie stessa. Se tali larve asessuate si dovessero considerare soltanto come forme abortive, sarebbe inesplicabile il perfezionamento del si- stema scheletrico, muscolare, digerente e specialmente il grande sviluppo delle mandibole, nonché la durata della vita loro, che si protrae fino allo sviluppo quasi completo delle larve sessuate. Ora viene spontanea un'altra domanda: come si sono potute formare larve complete per alcuni sistemi organici e affatto prive di altri, specialmente di quello genitale ? La risposta è basata su fatti soltanto in parte, nel resto è ipotetica. Nell'uovo del Litomastix completamente sviluppato si é visto che il nucleolo plasmatico é affatto separato dalla cromatina del nucleo macula germinativa e che esso passa intero ad una cel- lula delle prime quattro cellule di segmentazione e quindi alle due cellule figlie di tale cellula privilegiata e così di seguito. Io non ho potuto seguire tutta la filiazione delle cellule nate da questa cellula, che eredita il nucleolo e non do quindi per dimostrato quanto appresso dico, ma ritengo fino a prova con- traria che la cellula col nucleolo sia una cellula genitale e le altre cellule somatiche. Da tale cellula genitale io credo derivino tutte le cellule maggiori, meno tingibili, delle masse germinigene, e dalle cellule somatiche le altre minori e più tingibili e per questo — 51 — dette da me più spesso scure, come le altre chiare. Si è purè visto che la massa germinigena é appunto composta di cellule chiare e cellule scure, mentre la massa monembrionale solo di cellule scure, quindi per me in quest'ultima si troverebbero sol- tanto cellule somatiche, nella germinigena cellule somatiche e cellule genitali, onde dalla prima si svilupperebbe una larva ases- suata cioè priva di organi genitali, dalla massa germinigena trar- rebbero origine germi sessuati e masse monembrionali secondarie. In quest'ultimo caso sarebbe spiegabile ancora la formazione delle masse monembrionali, e quindi delle larve asessuate, ritenendo le cellule oscure per somatiche e le cellule chiare per genitali, poiché nei varii strozzamenti, che il complesso della massa ger- minigena primitiva subisce, alcuni comprendono realmente cellule chiare e cellule scure, altri soltanto cellule scure. 6. — Numero delle larve sessuate ed asessuate di Lltomastix in una larva di Plusia In una larva di Plusia essendo possibile lo sviluppo di un uovo di LitomastioG come quello di alcune uova (di quante non è ancora accertato) e siccome ciascun uovo dà origine ad un certo numero delle une e delle altre, cosi il loro numero varia in ra- gione diretta del numero delle uova di Litoìnastix deposte nel- l'uovo di Plusia. Il numero delle larve sessuate corrisponde a quello degli adulti, che contati risultarono per varie larve di 1320, 1370, 1508, 1656, 1780, 2000, 2320, ma in media si può ritenere di 1000 a 2000 ^). Da una larva parassitizzata una sola volta io ebbi 972 adulti e da altre tre 1053, 1068, 1121. Le larve asessuate sono state da me contate in due larve: in una parassitizzata una sola volta ne riscontrai un centinaio; in un'altra, in cui le larve sessuate erano circa 1700, ne contai 220. Qualunque sia il numero delle larve di Litornastix contenute in una larva di Plusia j quelle non solo riempiono lo spazio lasciato 1) Howard {Pr. U. S. Nat. Mas. XIV, p. 582) afferma che da una larva di Plusia brassicae furono ottenuti sopra a 2500 individui di Litornastix truncatellus; anche il Giard {Ann. Soc. ent. France 1898, pp. 127-129) scrisse di avere contati quasi 3000 individui dello stesso parassita usciti pure da una spoglia di larva di Plìista. - 52 ~ vuoto dagli organi di Plusia da esse distrutti, ma raggiunto il loro massimo sviluppo distendono la cuticola larvale completa- mente, dando aspetti svariatissimi nella forma all'involucro chiti- noso, che già appartenne alla larva di Phisia, come si è detto innanzi. 7. — Determinazione del sesso nel Litomastix Gli individui di Lifomastix, che si sviluppano in una stessa larva appartengono per lo più tutti ad un sesso , ma in alcuni casi parte di essi sono di sesso maschile e parte di sesso femmi- nile. Su 45 larve parassitizzate nate in estate nel laboratorio 7 contenevano soltanto femmine, 35 soltanto maschi e o maschi e femmine, un' altra volta su 10 larve 3 contenevano femmine, 5 maschi e 2 maschi e femmine. In novembre di 105 larve paras- sitizzate raccolte in campagna 53 erano con femmine e 52 con maschi. Ho fatto degli esperimenti per verificare da quale fattore di- pende in questo Imenottero la determinazione del sesso, ed ho potuto rilevare che da uova partenogenetiche si ottengono sol- tanto maschi; perciò la fecondazione e quella che determina il sesso femminile. Come si è visto nel paragrafo sulla maturazione, tanto le uova partenogenetiche che quelle fecondate emettono due globuli polari, in ambedue il primo si divide in due, e i tre nuclei cosi ottenuti si riuniscono insieme a tormarne uno, che dà origine ai nuclei polari. In questo caso resta pertanto accertato che il pro- nucleo femminile da solo è capace di svilupparsi e di dare ori- gine a individui di sesso maschile e che esso coniugato col pro- nucleo maschile produce soltanto femmine. 8. — Riassunto sullo sviluppo del Litomastix Riassumendo brevemente quanto risulta dalle mie l'icerchc intorno allo sviluppo del Litomastix truìicatellus (Dalm.) si ha: che in questa specie da un uovo hanno origine circa un mi- gliaio di larve sessuate che si trasformeranno in adulti (maschili se l'uovo è partenogenetico, femminili se è fecondato) e un certo numero di larve asessuate le quali periscono senza essersi ul- teriormente sviluppate ; - 53 - che pertanto nello sviluppo del Litomastix truncateUus ha luogo un processo di germinogonia (poliembrionia specifica) ; che tale processo di germinogonia é aifatto diverso da quelli fatti conoscere dal Marcimi *) per 1' Encyrtus fuscicollis e per il Polygnoius minutus (Lind.j e si effettua nel modo seguente: il primo nucleo di segmentazione derivato dalla fusione del pronucleo maschile e femminile, o semplicemente da quest'ultimo, dividen- dosi per mitosi dà origine a due nuclei di segmentazione e con- temporaneamente la metà posteriore dell'ooplasma si segmenta in due porzioni corrispondenti ai due nuclei cioè in due cellule, mentre la metà, circa, anteriore dell' ooplasma resta indivisa e contiene un nucleo (nucleo polare) derivato dalla fusione dei due nuclei figli del 1" globulo polare col 2" globulo polare. Così l'uovo resta diviso in due parti una anteriore chiamata da me regione polare ed una posteriore costituita da due cellule di segmenta- zione, chiamata regione embrionale. Proseguendo lo sviluppo, la regione embrionale, sempre per moltiplicazione indiretta dei nuclei delle cellule, che la compon- gono, viene ad essere formata di circa 160 cellule disposte in due o tre piani. Frattanto la regione polare, rimanendo sempre in- divisa coU'ooplasma, si è arricchita di un gran numero di nuclei nati per divisione indiretta da quello polare ed ha a poco a poco circondata a guisa di fascia tutta la massa embrionale. In seguito nella massa embrionale si differenziano due sorta di cellule, maggiori le une e meno tingibili, quindi dette breve- mente chiare, minori le altre e più tingibili e dette scure. Le cellule maggiori frammischiate alle minori si sviluppano special- mente in direzione della regione polare e crescendo di numero formano come una massa ben distinta per la sua struttura dalla parte posteriore della regione embrionale. Continuando a crescere, la parte anteriore della regione em- brionale si differenzia sempre più dalla parte posteriore e comincia da questa ad essere separata anche per uno strozzamento, il quale divenendo sempre maggiore finisce per separare completamente la parte anteriore della regione embrionale dalla posteriore per modo che si vengono ad avere due masse affatto separate fra di loro e distinte pure per la loro struttura, poiché l'anteriore é co- ') Arch. Zool. exp. et gen. (4) li, pp. 257-335, pi. IX -XIII (1904). -so- stituita di cellule chiare e scure, la posteriore solo di cellule scure. Da questo momento la parte anteriore della regione em- brionale è da me chiamata massa germinigena, la posteriore massa monembriotiale. Questa si trasforma rapidamente in una larva asessuata, quella continua invece a crescere nei suoi ele- menti in mezzo al tessuto* adiposo della larva ospite. E dapprima si allunga, poi presenta strozzamenti varii in numero e a varie distanze, strozzamenti dai quali finisce per essere divisa in masse minori di due sorta: le une costituite soltanto di cellule scure si trasformeranno direttamente ciascuna in una larva asessuata e quindi sono dette masse monembrionali secondarie, le altre com- poste di cellule scure e cellule chiare daranno ancora origine ad altre masse monembrionali ed ai germi sessuati e perciò vengono dette masse gerrninigene secondarie. Queste coll'aumentare di nu- mero dei loro elementi aumentano anche di volume e verso il 3' 4" giorno dalla nascita della larva ospite costituiscono un complesso germinigeno misurante in lunghezza |x 500, in larghezza [JL 120 e composto di 200 a 300 masse germinigene secondarie e da alcune masse monembrionali secondarie. Quando per il suo grande sviluppo tale complesso non può più essere contenuto dal tessuto adiposo della larva ospite, si sfa- scia e le masse germinigene vanno nella cavità del corpo della larva ospite spargendosi, trasportate dal plasma sanguigno, per tutte le parti e dividendosi per continuati strozzamenti anche in masse minori. In un giorno o due circa vengono tali masse libere circon- date da elementi liberi del tessuto adiposo o esse ad esso si ad- dossano, sicché vengono ad essere circondate dalle cellule adipose, subendo ancora le maggiori di esse, che possono considerarsi come germi composti, strozzamenti che le dividono in germi sessuati semplici e masse monembrionali. Con tale processo di sviluppo si può ritenere che da un uovo in media si originano un migliaio di germi sessuati e un centi- naio o più di masse monembrionali. I germi sessuati, circondati da una membrana nucleata de- rivata dall'ooplasma e nuclei polari e poscia da un altro involucro interno derivato per deliminazione dalla morula embrionale sono immersi nel tessuto adiposo della larva ospite e si nutrono del plasma nutritivo della stessa. In pochi giorni ciascun germe si differenzia in un embrione e quindi in una larva sessuata, che si I - 55 - trasformerà in ninfa e questa in individuo alato, mentre, come ho più volte detto, le masse monembrionali danno origine ciascuna ad una larva asessuata destinata a perire come tale dopo di avere forse aiutato le larve sessuate a distruggere gli organi interni della larva ospite. 9. — Considerazioni generali Nella memoria definitiva sulla biologia del Litomastix, che sarà pubblicata quando avrò compiuto anche nuove ricerche su altre specie di Imenotteri a sviluppo monembrionale e poliembrio- nale, tratterò della poliembrionia in genere e di altre questioni ad essa annessa, ora voglio soltanto richiamare particolarmente l'attenzione sopra qualcuno dei fatti nuovi esposti nelle pagine precedenti. Macula germinativa o nucleolo dell'uovo Nell'uovo del Litontasfix allo stadio di ovocite di primo or- dine la macula germinativa o nucleolo è affatto separata e lon- tana dalla cromatina del nucleo e si è visto che tale nucleolo passa intero ad una cellula delle prime quattro di segmentazione. Una simile separazione e permanenza per qualche tempo del nucleolo dell'uovo era stata indicata per le uova di Meduse, d'Ì- rudinei, di Myzostoma, di Araneidi e Gasteropodi , però fino ad ora nessun Autore l'aveva rilevata in uova di Insetti. Io dubito molto che specialmente gli Autori, che hanno studiato uova di Imenotteri parassiti, abbiano considerata per vescicola germinativa ciò, che in realtà è soltanto nucleolo. Tornerò su questo punto a proposito della struttura dell'ovocite di primo ordine di specie del genere Ageniaspis ed altri. Destino dei globuli polari dell'uovo di Litomastix Il destino dei globuli polari del Litomastix è in realtà molto singolare. Fino ad ora non sono stati fatti conoscere casi simili per nessuna specie di insetti non solo, ma nemmeno per altri a- nimali. I globuli polari sono generalmente ritenuti quali uova abor- tive, le quali per mancanza di plasma nutritivo non vanno innan^ji - 5r. - nello sviluppo. È pure ritenuto che negli Insetti i globuli polari restano spesso, se non sempre, nell'uovo e che possono unirsi fra di lorOj però tutti gli autori ammettono che essi non hanno un ulteriore particolare ufficio, eccetto nei casi, in cui il secondo globulo polare si riunisce al pronucleo femminile e eccetto anche quel particolare destino che è ammesso dal Petrunkewitsch per i globuli polari dell'uovo dell'ape non fecondato. La formazione e destino dei globuli polari negli imenotteri parassiti non sono stati fino ad ora studiati da alcun Autore, ma sono stati descritti involucri embrionali, che io credo si debbono riferire ad una parte dell'ooplasma dell'uovo contenente i nuclei dei globuli polari : cosi il paranucleo che forma il trophaninios trovato dal Marchal \\q\V Agenias'pis fuscicollis % probabilmente deriva dall'unione dei globuli polari ed il plasma nutritivo dal- l'ooplasma dell'uovo che non ha partecipato alla segmentazione. Lo stesso Autore nel suo lavoro : « Les Cecidotuyies des cet'eales et leurs parasites » ^) descrive e figura un embrione (Tav. V, fig. 37) di una specie indeterminata di Imenottero parassita cir- condato da una massa protoplasmatica contenente uno o due o tre grossi nuclei ; io credo che tale involucro derivi pure dall'oopla- sma e nuclei polari. Altrettanto è probabile per la così detta mem- brana ammiotica trovata dal (lanin a circondare gli embrioni di Platygaster. Ora che nel Litomastix è stato da me accertato il destino così singolare dei globuli polari, si troverà in molti altri insetti, specialmente parassiti endofagi, qualche cosa di simile. All' infuori degli insetti io ritengo molto probabile che si deb- bano considerare come globuli polari le cosi dette cellule vitello- fage delle uova dei Cestodi. Non ostante il particolare destino dei globuli polari nel Lito- mastix ed uno simile probabile in altre specie di Imenotteri pa- rassiti ed in qualche altro gruppo, il significato generale dei glo- buli polari io credo debba restare quale è fino ad oggi, però si deve ritenere che i globuli polari in condizioni speciali hanno assunto una funzione di protezione e nutrizione dell' embrione dello stesso uovo. Si ha cioè un altro fatto che dimostra come la ') Op. cit. p. 276, 288. ') Ann. Soc. ent. Fraiice LXVI p. 9ti pi. ò liy. 37. - 57 -^ natura anziehe lasciar perdere del materiale quando ha bisogno di formare organi nuovi, utilizza quello che ha a sua disposizione e che in altre condizioni avrebbe lasciato al suo destino. È inso- somma una nuova funzione assunta dai globuli polari , funzione sviluppatasi come adattamento alla vita parassitaria. Larve asessuate Uno dei fatti più interessanti, che è stato da me scoperto nello sviluppo del Litomastix , certamente è quello dell'origine di larve di due sorta da uno stesso uovo, larve sessuate e larve asessuate. Le prime sono larve normali di Imenotteri parassiti, le seconde invece costituiscono una forma larvale non mai riscontrata per Imenottero alcuno, né per altro insetto, né per altro animale qualsiasi La mancanza assoluta di organi genitali, compreso qualsiasi accenno di cellule genitali, é un carattere tale, che fa spiccare in tutta la sua singolarità tale forma di larva. L'esistenza di queste larve asessuate ci dimostra come sia possibile lo sviluppo di un organismo senza che siano in esso rappresentate le cellule germinali e offre un valido appoggio alla teoria della selezione. I fautori di quest'ultima dottrina da Darwin in poi sogliono citare come uno dei fatti più provanti in appoggio di essa e per negare la trasmissione di caratteri ac- quisiti l'esistenza di individui neutri nelle società di Termiti, Api, Vespe e Formiche, individui che, secondo essi, non prendendo parte alla riproduzione non possono trasmettere ai discendenti le loro qualità, che si devono pertanto riferire a variazioni blastogene del plasma germinale degli individui generanti. Queste afferma- zioni non hanno però valore assoluto perché gli individui neutri delle società animali citate hanno gli organi genitali e questi in condizioni speciali possono svilupparsi completamente come negli individui normalmente riproduttori. Nelle Api sono state trovate operaie ovifìcatrici, altrettanto nelle Vespe, nelle Formiche e nelle Termiti ed in queste anche soldati con organi genitali completa- mente sviluppati, perciò non si può escludere del tutto la tra- smissione dei caratteri acquisiti da tali individui neutri. Nel caso delle larve asessuate di Litomastix resta assoluta- mente esclusa la possibilità in esse di riproduzione, poiché man- cano di cellule genitali e periscono anche senza prima riprodursi in alcun modo agamicamente. Perciò la loro comparsa è dovuta — 58 - a variazioni blastogene del plasma germinale delle cellule em- brionali, variazione avvenuta sotto 1' influenza di cause esterne che hanno agito durante lo sviluppo. E volendo rintracciare la possibile origine di tali larve asessuate possiamo ritenere che sia stato utile per la specie avere un certo numero di individui più specialmente adatti a penetrare negli organi della larva ospite e dilaniarli e che comparsi essi una prima volta nello sviluppo di un uovo, avente la proprietà nel plasma germinale di reagire in quel dato modo sotto l'azione degli elementi dell'ambiente, in cui trovavasi, tale proprietà sarebbe stata trasmessa a tutti i discen- denti di tale uovo ed in seguito sopravvivendo in ogni genera- zione sempre i più adatti a condurre vita parassitaria e perciò a produrre larve di due sorta, si sarebbe giunti allo stato attuale. 10. — Conclusioni Credo opportuno riassumere in quest'ultimo paragrafo i ri- sultati delle mie ricerche. 1.^ Il Litomastix trancatellus depone le uova nelle uova di Plusia. 2.'^ La larva di Plusia parassitizzata dal Litoinastix vive in estate tre o quattro giorni più della larva sana e raggiunge dimensioni maggiori di questa. 3.° Ad ogni generazione di Plusia gamma corrisponde una generazione di Litomastix Iruncatellus. 4." L'uovo di Litomastix truncatellus completamente svi- luppato allo stadio di ovocite di 1" ordine ha la cromatina del nucleo affatto separata e lontana dal nucleolo. 5." Il nucleolo dell'uovo si trasmette intero ad una cellula delle prime quattro di segmentazione e da essa alle due cellule figlie e via di seguito. 6.° La maturazione dell'uovo è identica nelle uova partege- netiche e nelle uova fecondate. In ambedue i casi si formano due globuli polari che restano nella parte anteriore dell'uovo; il 1*" si divide in due, ma poi questi due si riuniscono tra di loro e col secondo globulo polare a formare un nucleo, che ho chiama- to polare per la sua origine. 7." Dell'ooplasma dell'uovo soltanto la metà posteriore, o poco più, forma cellule embrionali con una segmentazione totale. - 59 - uguale; la. metà o terza parte anteriore non partecipa alla for- mazione delle cellule embrioniali, resta sempre indiviso e costi- tuisce intorno alle stesse un involucro che diventa l' involucro esterno dell'embrione. 8." Il nucleo polare moltiplicandosi per mitosi dà origine ad un gran numero di nuclei, che restano immersi nell'ooplasma polare. y." Nello sviluppo dell'uovo di Lilomastix si ha un pro- cesso di germinogonia o poliembrionia specifica affatto diverso da quelli fatti conoscere dal Marchal per VEncyrtus fuscicollis e per il Polygnotus niimitus. IO.** Da un uovo di Litomastix si originano circa un mi- gliaio di larve sessuate e qualche centinaio o più di larve asessua- te. Le prime si trasformano in adulti, le seconde vanno distrutte servendo forse d'aiuto alle larve sessuate nel dilaniare gli orga- ni interni della larva ospite. 11." Le larve asessuate sono notevoli per la loro forma, per la struttura dell'esoscheletro e per la mancanza del sistema circolatorio, del sistema respiratorio, dei tubi malpighiani e so- pratutto del sistema genitale. 12." Ciascun embrione di larva sessuata o di larva ases- suata è circondato da due involucri, dei quali l'esterno deriva dall'ooplasma e nuclei polari, l' interno da uno strato di cellule staccatosi per delaminazione dalla morula embrionale. 13.° Il pronucleo femminile è capace da solo di sviluppar- si dando origine soltanto a maschi. 14.** La fecondazione dell'uovo nel Litomastix determina il sesso femminile. - 60 - SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE Le figure sono state disegnate tutte con la camera lucida Abbe-Apäthy applicata al uìicroscopio Koristka con l'oculare 4 compensatore e l'obbiettivo semiapocromatico ad immersione omogenea '/is e tubo chiiiso; sono state per la maggior parte riprodotte in zinco nelle stesse dimensioni ottenute con l'indicato ingrandimento, in caso diverso è indicata la riduzione approssi- mativa rispetto a dette dimensioni. Le figure 1-30 rappresentano uova intere viste per tras})arenza, le altre sezioni, come sarà indicato a suo luog'o. Tav. I. (Fig. 1-13) Fig. 1. — Uovo completamente sviluppato estratto dall'ovario : e nucleo di cromatina dell' ovocite di 1° ordine , d chorion , m micropilo, n nucleolo plasmatico (Ridotto a metà). » 2. — Uovo deposto da pochi minuti (circa 15) ^): e nucleo in metafasi^ d chorion, m micropilo, n nucleolo pla- smatico (Ridotto a metà). » 3. — Uovo appena deposto *) : e nucleo di cromatina, n nucleolo pla- smatico. » 4. — Uovo deposto da pochi minuti: e primo fuso direzionale, n nucleolo. » 5. — » » » » e piastra equatoriale del primo fuso direzionale, n nucleolo. » 6. — Uovo deposto da circa 20 minuti : e nucleo dell' ovocite di 1° or- dine allo stadio di anafasi, n nucleolo. » 7. — Uovo appena deposto : e nucleo dell' ovocite di 1" ordiiu', n nu- cleo plasmatico, s spermatozoo. » 8. — Uovo deposto da circa 20 minuti : e nucleo dell'ovocite di 1" ordine allo stadio di anafasi, n nucleolo, s spermatozoo» » 9. — Uovo deposto da circa mezz' ora : (t \° globiüo polare, e nucleo dell'ovocite di 2" ordine, n nucleolo, .s nucleo spermatico ') In questa ed in tiiltt' le altre indicazioni del t<'nipii, a cni ciniisiiondc un ccito stadio di sviluppo del LitomdKti.c dalla deposizione, mi riteriseo sc^nlpl•e allo svilu])po durante i mesi estivi, poiché in autunno ed in inverno, come ho detto nelle not^^ bio^ratìehe, lo sviluppo del LitomasiLc diventa sempre jiiù lento eoi l'abbassarsi della temperatura. *) In questa fìfjura e in tutte le altre soguenti di uova, si è sempre omesso il chorion, Uovo deposto s'intende sempre deposto nell'uovo dj Plusia. — (il — 10. — TTovn deposto da circa mezz'ora : h nucleo dell'ovocitc di 2" ordine allo stadio di anafasi, e 1" g'iolnilo polare allo stadio di anaf'asi, ìì nucleolo, .s nucleo spermatico. 11. — Uovo deposto da circa 45 minuti : a' e a'^ nuclei derivati dalla divisione del 1° globulo polare, ft' 2' globulo polare, ö^ pronucleo femminile, s pronucleo maschile. 12. — Uovo deposto da circa 45 minuti : spiegazione delle lettere come nella flg'ura precedente. 13. — Uovo deposto da circa 45 minuti : spiegazione delle lettere come nella figura 11 . Tav. II. (Fig. 14-23) 14. — Uovo deposto da circa un' ora : a'' e a' nuclei derivati dalla diW- sione del 1" globulo polare, a^ 2° globulo polare, X])rimo nucleo di segmentazione, n nucleolo. 15. — Uovo deposto da circa un'ora : a' e o- nuclei derivati dalla divi- sione del 1*^ globulo polare, ft' 2" globulo jiolare, N primo fuso di segmentazione, it niicleolo. IG. — Uovo deposto da circa un'ora e mezza: JV' e N'' nuclei delle prime due cellule di segmentazione, n nucleolo, p nucleo polare. 17. — Uovo deposto da circa due ore : spieg'azione delle lettere come nella figura precedente. 18 — Uovo deposto da circa due ore e nu>zza : N^ - N*' nuclei delle prime quattro cellule di segmentazione, n nucleolo, p nucleo polare. 19. — Uovo deposto da circa due oi-e e tre quarti : iV una delle (juattro celliile embrionali, alla (juale è passato tutto il nucleolo plasma- tico e con il nucleo in metafasi, mentre le altre tre cellule em- brionali sono allo stadio di anafasi, ^j nucleo polare 20. ') — Uovo deposto da circa tre ore con la parte embrionale divisa in 8 cellule, delle quali le due JV" e N^ hanno attorno al nucleo come una cuffia costituita dalla sostanza del nucleolo plasmatico; p^ ep^ nuclei polari immersi nella parte polare dell'uovo indivisa. 21. — Uovo deposto da circa quattro ore : p i due nuclei polari allo stadio di anafasi incipiente; delle 8 cellule della parte embrionale 6 hanno i nuclei in metafasi e 2 con il protaplasma ripieno di sostanza nucleolare con i nuclei in riposo. 22. — Uovo deposto da circa (quattro ore e mezzo : 2^ i due nuclei i)olari allo stadio di anafasi, come quelli di 6 delle 8 cellule embrio- nali ; i nuclei delle due cellule con la sostanza nucleolare si trovano ancora allo stadio di riposo. ') In questa e nelle fig-nre seg'uenti i nuc-lei delle eelhile del piano interiore sono coioiiti meno intensamente di quelli delle cellule del piano superiore e i eontoml delle prime o sono coloriti meno intens.imente come nella Fig. 20 o puntegrgiati come nella Fig. 22. — 65 - i^ig'. 23. — Uovo deposto da circa cinque ore : in alto a destra le due celhile embrionali con la sostanza nucleolare aventi il nucleo in meta- fasi ed una cellula embrionale delle altre dodici senza detta sostanza e con il nucleo in riposo, per mostrare la diversa struttura del loro protoplasma. Nell'uovo la parte polare contiene 4 nuclei e la parte em- brionale è divisa in 14 cellule, perchè le due contenenti la so- stanza nucleolare hanno i nuclei allo stadio di metafasi, mentre nelle altre é già avvenuta la divisione ed i nuclei delle cellule figlie sono allo stadio di riposo. Tav. III. (Fig. 24-33) Fig. 24. — Uovo deposto da circa sei oi'e : la regione polare F contiene 8 nu- clei, la regione embrionale è composta di 25 cellule con i nu''lei allo stato di riposo, eccetto uno che è in metafasi. » 25. — Uovo deposto da circa sei ore : la l'egione polare P contiene 16 nuclei e la regione embrionale è composta di 20 cellule, delle quali 9 hanno il nucleo in metafasi e le altre in riposo. » 26. — Uovo deposto da circa sei ore : la regione polare P contiene 8 nuclei e la parte embrionale è composta di 23 cellule con i nuclei in riposo. » 27. — Uovo deposto da circa sei ore : la regione polare contiene 16 nu- clei e la regione embrionale è composta di 25 cellule con i nuclei in riposo. » 28. — Uovo deposto da circa sei ore : la regione polare P contiene 16 nuclei e la regione embrionale, nella parte anteriore laterale cir- condata dalla polare, è composta di 20 cellule , delle quali 8 hanno i nuclei allo stadio di riposo e le altre a quello di anafasi. » 29. — Uovo deposto da circa sei ore : la regione polare contiene 16 nu- clei e la regione embrionale completamente circondata dalla polare è composta di 20 cellule, delle quali le 4 figlie delle due cellule, che hanno ereditato la sostanza nucleolare e che sono disegnate anche nella struttura protoplasmatica, sono allo stadio di anafasi incipiente e le altre hanno i nuclei a vario stadio di sviluppo. » 30. — Uovo deposto da circa sette ore : la regione polare P contiene 32 nuclei (30 ben visibili e disegnati nella figura) e la regione embrionale è composta di 30 cellule, delle quali 29 con nuclei in riposo ed una in anafasi. » 31, — Sezione ottica di un uovo deposto da circa (juattordici ore : E re- gione embrionale, P regione polare. » 32. — Sezione ottica di un uovo deposto da circa quattordici ore : E re- gione embrionale, P regione polare. » 33. — Sezione ottica di un uovo deposto da circa ventidue ore : P re- gione polare, G cellule maggiori e 7?^ cellule minori della re- gione embrionale. - 63 -- Tav. IV. {Fig. 3 4 - .t ) Fig-. 34. — Sezione ottica di mi uovo deposto da circa ventotto ore: G massa germinigena, che é ancora unita alla massa monembrionale M, r membrana nucleata di rivestimento. » • 35. — Sezione ottica di un uovo deposto da circa ventinove oi-e: supe- riormente la massa germinigena già separata dalla massa mo- nembrionale, che si trova inferiormente, /• membrana nucleata di rivestimento. » 36. — Porzione di membrana nucleata di rivestimento osservata di faccia: n nucleo. » 37. — Sezione ottica di una massa germinigena a ventinove ore dalla deposizione: a cellule chiare, h cellule scure, r membrana nucleata di rivestimento. » 38. — Sezione ottica di una massa germinigena a (juaranta ore circa dalla deposizione: lettere come nella figura precedente. » 39 — Sezione longitudinale di un complesso di masse germinigene secon- darie e monembrionali a due giorni di vita della larva di Plusia: CA tessuto adiposo della larva ospite, cm^ massa monembrionale secondaria, ce cellula chiara di una massa germinigena secon- daria-, cp involucro esterno delle masse monembrionali e ger- minigene, Cft cellule scure delle masse germinigene secondarie, im^ involucro interno delle masse monembrionali secondarie, m^ morula embrionale delle masse monembrionali secondarie. » 40. — Sezione ottica di un pezzo di tessuto adiposo di larva di Plusia contenente un gran numero di embiioni sessuati di Litomastix: a tessuto adiposo della larva ospite, e embrioni, t trachea della larva ospite. Tav. V. (Fig-. 4 1-56) Fig. 41. — Germi di Litomastix liberi nella cavità del corpo della larva di Plusia: a, b, d, g gei'mi semplici circondati dalla membrana nucleata propria, e e f germi semplici circondati della mem- brana nucleata propria e e con una giovane cellula adiposa, f con varie cellule giovani adipose esternamente alla membra, e germe composto. » 42. — Sezione di una massa adiposa di larva di Plusia contenente germi sessweiti di Litomastix circondati dalla membrana nucleata propria: 1-4 germi sezicninti nella parte mediana, 5 germe sezionato tan- genzialmente . » 43. — Sezione mediana di gei'me sessuato di Litomastix: a membrana nucleata esterna, b strato esterno delle cellule embrionali, che costituirà più tardi l'involucro interno dell'embi-ione, E cellule embrionali . » 44. — '■ Sezione mediana di morula embrionale di Litomastix E, circondata dai due involucri bea. » 45. — Sezione mediana di morula embrionale di Litomastix all'O." giorno di vita della larva ospite: E cellule embrionali, a involucro esterno, b involucro interno. — U - Fig. 46. — Sezione mediana di un emlurione sessuato di Litomastix allo stadio più o meno reniforme: a involucro esterno, b involucro interno. » 47. — Sezione trasversale di un cumulo di embrioni sessuati di Litomastix col tessuto adiposo della larva: a involucro esterno, b involucro interno degli embrioni, che essendo stati rappresentati a piccolo ingrandimento sono indicati con una massa uniformemente colo- rata, CA tessuto adiposo della larva ospite. » 48. — Otto embrioni sessuati di Litomafitix allo stadio reniforme osser- vati in toto. » 49. — Sezione trasversale di una parte dei due involucri embrionali. » 5r>. — Embrione in avanzato stadio di sviluppo di lai va asessuata di Lito- mastix: a involucri embrionali, b cuticula, d ipoderma, e muscoli, f intestino medio, g intestino posteriore, o a])ertura boccale, n sistema nervoso ventrale. » 51 . — Sezione trasversale di una larva asessuata di Litomastix verso il 2.° segmento addominale: a cellule adipose, b involucro interno embrionale (l'esterno è ormai scomparso), e cuticula, i ipoderma, in intestino medio, 7n muscoli, n catena nervosa ventrale, s ghian- dole anteriori o cefaliche. » 52. — Sezione sagittale mediana di un embrione sessuato di Litomastix: a cellule adipose, e ganglio sopraesofageo, / ipoderma, m tubo raalpighiano, ìiie cellule muscolari, j) proctodeo, s intestino medio, S stomodeo. » 53. — Poco più di una metà di una sezione trasversale di una larva ses- suata di Litomastix in corrispondenza al metatorace ancora cir- condata dall'involucro embrionale intei'no: a disco immaginale dell'ala posteriore, b involucro interno embrionale ( 1' esterno è scomparso), e' e e' primo e secondo strato di cuticola, ca cellule adipose, ff ghiandole anteriori, i ipoderma, in intestino medio, m cellule muscolari, ìi catena nervosa ventrale, v vaso dorsale. » 54. — Parte di una sezione trasversale di larva di Phifiia da un giorno nel bozzolo: p ed e rispettivamente plasma e globuli sanguigni di Plusia, Ö e &' involucro embrionale interno di due larve di Litomastix, c',c^ e c^,c* primo e secondo strato di cuticola di quest'ultime larve, ^' e i' ipoderma delle stesse larve. » 55. — Parte di una sezione di larva di Plusio da due giorni nel bozzolo: p plasma della larva di Plusia derivante dal disfacimento di tutti gli organi dovuto all'azione delle larve di Litomastix: c^,c^ e c^,c* primo e secondo strato di cuticola di due larve di Litomastix, i e ^' ipoderma delle stesse larve. » 5G. — Parte di una sezione di larva di Plusia da (quattro giorni nel boz- zolo e ridotto alla sola cuticola; s parete del pupario delle larve di Litomastix formata dalle« vecchie cuticole delle larve stesse, e e e' ciiticola di due larve di Litomastix, i e /' ipoderma di tali larve. 'T^ \ ■d '-SÄ-. ' If. ÄCv^v'i'W; \ .■'■^. Tav. I. / ■ / / ^"-\ -c # a \ I- ■«/ ( Tav. ML ^ (J ^ ^'^^- ^' 9 (3 ^ ^X\ ^ »4 Tav IV. -CS >z ^^^ %f 4 "> ^7»'i v- ^X' Tav. V. .^.y <:; A,^ GUSTAVO LEONARDI DUE NUOVE SPECIE DI COCCINIGLIE 1 — Aonidia pinicola n. sp. Femmina — Corpo ovale rotondato coi segmenti non bene distinti. Pig'idio stretto , di forma pentagonale , provvisto di tre o quattro paia di palette coniche e piuttosto piccole. Di que- ste palette quelle del paio mediano e del secondo paio sono le meglio sviluppate ; il quarto paio, d' ordinario, è pure presente, ma sempre più o meno rudimentale. Dette palette sono distribuite lungo l'orlo libei'o del segmento anale a notevole distanza l'una dall'altra. Sul contorno del pigidio si osservano, inoltre, buon nu- mero di peli semplici tra i quali quelli pian- tati al lato dorsale so- no i più lunghi e ro- busti. Superfìcie ven- trale del pigidio per- corsa da un discreto numero di ben marcate striature che, partendo da diversi punti del- l' orlo libero del seg- mento, si dirigono più o meno verso il centro della superficie del pre- detto segmento. Stigmi anteriori con un gruppo di 2-o dischi. Apertura anale e sessuale disposte quasi alla stessa altezza. Colore del corpo negli esemplari essiccati giallo pallido. Lunghezza del corpo 1150 [i circa. Fig. 1. Pio'idìo (li ftMnniina adultsi di Ann'xìiu p'mirola. Bollettino del Lab. di Zoolog. Gen. e Agr. - 66 - Pollicolo femrainile più o meno rotondeggiante , molto con- vesso, coll'esuvia larvale piccola, giallo pallida un po' eccentrica. Esuvia ninfale delle dimensioni del follicolo , nerastra. Tessuto sericeo che riveste completamente 1' esuvia ninfale senza , però, estendersi coi suoi margini al di là di essa, consistente e d'un gri- gio sporco; velo ventrale abbastanza robusto, bianco. Colore del follicolo grigio sporco. Lunghezza del follicolo 1200-1250 [x. circa. Habit. Sul Pinus sylvestris a Valencia (Spagna). Oss. Ho trovato questa bella specie sui ramoscelli di Pino, ospitanti la Leiicaspis Loewi , inviatimi dal Sig. V. Guillem del giardino botanico dell'università di Valencia. (Spagna). 2 — Leucaspis affinis n. sp. Femmina allungata, leggermente piriforme, coi segmenti del corpo distinti, ma lateralmente non protesi in lobi. IMargine libero dei segmenti minutamente crenulato e sprovvisto di appendici. Pigidio largo, col margine libero rotondato . nettamente distinto dal preanale. Orlo del pigidio provvisto di due paia di palette di sviluppo pressoché eguale, coniche e coi margini laterali integri: in taluni esemplari , qualche volta , si riscontra anche un terzo paio di palette le quali, però, sono sempre di sviluppo minore e vengono a trovarsi situate a metà circa del tratto di orlo libero che va dalla palette del secondo paio al segmento preanale. Oltre queste appendici il pigidio porta, ancora, un numero considerevole di pettini semplici o dentellati all'apice e di lunghezza notevol- mente variabile da individuo ad individuo. Di tali pettini se ne contano due tra le palette mediane, due tra ciascuna di queste e la paletta del II paio e 20 all'incirca da ciascun lato, distribuiti, abbastanza uniformemente, sul rimanente orlo libero del segmento. Quanto ai peli semplici essi sono presso a poco nel solito numero ed anche qui i dorsali, in confronto dei ventrali, sono i più lun- ghi e robusti ; altri minuti peli semplici , con distribuzione uni- forme, notansi verso il mezzo dell'area dorsale del pigidio. Dischi ciripari perivulvari in cinque gruppi abbastanza bene 11 separati tra loro e costituiti, più o meno, secondo la formola: is - 15 . 11-11 Apertura anale disposta all'altezza del gruppo di dischi ciripari impari; apertura sessuale situata più all'indietro dei dischi ciri- pari posteriori. Altri dischi ciripari in numero di 2 si osservano - 67 - sui lobi laterali del segmento preanale e su quelli a questo seg- mento precedente. vStigmi anteriori con un gruppo di 3-4 dischi ciripari; stigmi posteriori senza dischi ciripari. Di fianco agli Cfg. 2. Pigidio di femmina adulta di Leucaspis afpnis. stigmi cefalici, ad una certa distanza , verso il margine laterale del corpo, si notano le aperture di un gruppo di grosse ghiandole sericipare , tale gruppo consta di circa 16 ghiandole. Colore del corpo giallastro. Lunghezza del corpo 900^. Follicolo fennninìle mitiliforme. Velo sericeo bianchissimo, abbastanza robusto e che riveste completamente le esuvie. Esuvia larvale giallo pallida, apicale e colla porzione cefalotoracica, come si osserva nella L. 'pini, che facilmente si stacca dalla restante parte. Esuvia ninfale lageniforme e del solito colore. Lunghezza del follicolo 2400|ji,. Follicolo maschile allungato, un poco convesso, con Tesuvia larvale apicale giallo pallida; colore del follicolo bianco niveo. Lunghezza del follicolo 2100|x. circa. Habit. Sul Pinus sylvestris a Nancy (Francia) Oss. Ebbi gli esemplari di questa specie dalla cortesia del Sig. Henry di Nancy. Questa specie, per il complesso della sua fisionomia e per riguardo all'armatura del pigidio, che poco si differenzia da quello della Leucaspis pini Hai't., rassomiglia grandemente a detta specie dalla quale, però, riesce distinta pei seguenti caratteri, cioè ; pel numero delle paia di palette che, ordinariamente, sono due anziché tre paia; pel minor numero di dischi ciripari stigmatici e per minor numero di quelli che stanno disposti sui lobi dei segmenti preanali ; pel minor numero, ancora, ( la metà circa ) di grosse ghiandole sericipare ai lati degli stigmi cefalici; per le minori dimensioni sue e del follicolo e per altri dettagli di minor conto. Dal Laboratorio di Entomologia Agraria — Portici, 1" Febbraio 1906, GUSTAVO LEONARDI GENERI E SPECIE PI DIA8PITI SAGGIO DI SISTEMATICA DELLE LEJJCASPIDJES Continuando nello studio dei Diaspiti , sempre conforme il piano da me tenuto nelle altre precedenti monografie riguardanti questo gruppo, ho condotto a termine la presente nota sulle Leu- casjjides di cui ho potuto , eccetto poche specie , rivedere quasi tutte le forme fino ad ora conosciute. Il gruppo delle Leucaspides, come è noto e come io rilevai nel mio lavoro sulle Parlatoriae, ò a queste assai affine per certi peculiari caratteri come la mancanza assoluta di peli filiera e per la presenza, invece, di numerosi e ben sviluppati pettini i quali, se mancano sui margini liberi dei segmenti addominali delle forme adulte di Leucasjjis, sono , al contrario, numerosi e molto bene sviluppati sugli orli liberi dei lobi dei predetti segmenti addominali delle forme ninfali così , come è dato riscontrare, né più né meno, nello stadio di ninfa e di adulto di Parlatone. Sc- nonché da queste ultime devono, come giustamente si é fatto, le Leucaspis tener separate non convenendo esse affatto colla Parla- torie pel carattere del follicolo il quale, anziché orbicolare, é al- lungato, mitilaspisformis e perché, ancora, l'insetto a differenza di quel che si osserva nelle Parlatorie non solo é riparato par- zialmente dalla esuvia ninfale, ma in questa, invece, vi é total- mente incluso tutt'affatto come si osserva nel genei'e Aonidia e Fiormia. In base allo studio fatto il numero delle specie di Leucaspis si trova ora ridotto a circa la metà e ciò in seguito all'aver sta- - 69 - bilito, con ogni sicurezza, l'identità di varie forme con altre, come pure per aver dovuto eliminare dal gruppo specie che in questo non potevano essere annoverate facendo esse difetto di uno dei caratteri fondamentali, cioè F inclusione dell'adulto nella esuvia ninfale; e altre poche forme, ancora, non furono prese in esame perchè o la descrizione loro era insufficiente per permettere di poter collocarle al loro giusto posto o perchè dalle predette diagnosi si rilevava, senza dubbio di sorta, che la forma illustrata non era lo stadio di femmina adulta, ma bensì lo stadio a quello precedente cioè la ninfa. • Cosi il numero delle specie di Leitcaspis bene accertato si riduce a solo nove, quasi tutte appartenenti alla regione palear- tica. Queste specie, seguendo i criteri fin qui tenuti nell'ordina- mento dei gruppi già trattati, distribuii in tre generi diversi cioè: Leucaspls, Auaìnaspis, Actenaspis. A facilitarmi il lavoro contribuì assai la cortesia del Ma«kell, Cockerell, Lindinger, Reh, Berlese ed altri i quali mi inviarono gentilmente esemplari delle specie da essi possedute, della qual cosa io qui nuovamente rendo loro sentite parole di grazie. SUBGENERA GENERLS LEUCASPIS I. Pygidium pectinibus instructum A. Pygidium trullis auctum . . Leucaspis Targ. (s. str.) B. Pygidium trullis destitutum . . Anamaspis ii. subg. II. Pygidium pectinibus nullis Actenaspis n. subg. Genus LEUCASPIS Targ. Leucaspis Targioni^ Catalogo, 1869. » Signoret, Essai sur le Cochenilles, pag. 100, 1870. » Comstock^ Second Report, AVashington 1883. » Ashmead, A Generic Synopsis of the Coccidae. (from Trans. Amer. Ent. Soc. Vol. XVIII, pag. 102, 1891). Foemiha oninino in exuvia nymphali inclusa. Segmenta ahdominalia in marginihas lateralibus appendicibus destituta. Pygidiuni trullis pectinibasque auctum, fusis piliformibus desti- tutum. Disculi ciripari perivulrares in agmirui 5 distincta vet plus minusve inter sese confusa coacercali. - 70 - Nympha segmentoi'um abdovninaiiam marginibus ef pi/gidio pectinibus pluribus, bene evolutis, denticulatis instructis, Folliculus foemineus albus , elongatus , aliquantum pyri- fonnis, lei'iter convexm, fei-e totus exiwia nymphali constitu- tus. Exuvia larvalis apicalis est et parva. Folliculus masculinus eodeni foeminae colore et forma si- milis, sed minus carena destitutwn et exuvia larvali in apice auctimi. II genere comprende le seguenti specie; SPECIES GENERIS LEÜCÄSPIS I. Fygidium trullarum nonnullis paribus instructum A. Fygidium margine toto usque ad segmentum praeanale appendicibus auctum a) Disculi ciripari perivulvares in seriebus duabus dispo- siti L. Signoreti. b) Disculi ciripari perivulvares in serie una dispositi 4- Frope stigmata antica disculi ciripari 9-11 absunt; prope stigmata postica disculi ciripari 2 3 adsunt L. Pini. -f -j- Frope stigmata antica disculi ciripari 3-4 adsunt; prope stigmata postica disculi ciripari nulli . . L. afßnis. B. Fygidium parte marginale prope segmentum praeanale ap- pendicibus destituta. a) Fygidium pectinibus 3-5, in margine integris, ad latera trullarum externarum L. Riccae. b) Fygidium pectinibus pluribus in margine dentatis , ad latera trullarum externarum -f Fygidium pectinibus in apice latis et lobatis , ad basim angustis, instructum. . . . L. Cockerelli. +-}- Fygidium pectinibus in apice bi-vel tridentatis ad basim latis instructum L. sfricta. II. Fygidium trullarum pare uno et trulla mediana auctum . . L. Cordylinidis. 71 1. Leucaspis Signoreti Targ;. Leucaspis Signoreti Targ-. Catalog., pag. 42, 1869. » » Signoret, Ann. Soc. Ent. Fr., 4, X, pag. 100^ 1870. * » » Bull. » » » 6, II, p. CLXXXV, 1882. » » Comstock, 2nd Rep. Dep, Ent. Corn. Univ., p. 129, 1883. » » Douglas, Note on some British Coccidae. N. 2. (Repr. from the Entom Month. Mag., N. 2, Vol. XXII, March, p. 244, 1886).' » » Cockerell, The food plants of Scale Insects, i' Coc- cidae). From the Proceed, of the Stat. Nat. Mus.; Vol. XIX, p. 725, 785, 1897. » » » A Check-list of the Coccidae ecc., pa- gina 307, 1896. » » Fernald, A Catalog, of the Coccidae ecc., pag. 245, 1903. » » Coleman^ Coccidae of the Coniferae Avith the de- scriptions of ten new species from California. (Repr. from lournal of the New Jork Entomol. Soc. , Vol. XI, N. 2, lune, pag. 84, 1903. » ^€Ysa Lindinger, Zavcì neue Arten der Coccidengattung Leu- caspis. (Sonderabdruck aus dem Zoo- logischen Anzeiger, Bd. XXIX, N. 8, vom 1 August 1905). Foemina exsiccata grisea, elongata^latitudine majore pone cor- poris dùnidiani pa?- fem anticani. Segmenta distincta later aliter lobis destitata. Pggldinm trullarani conicaram paribus tribus in- sfriictum, parce ei'oliäis, pectinibas magnitudine diversis, nume- rosis, in apice truncatis, simplicibus vel bidentatis, inter trullas dispositis nee non in nuü-gine eoe fero. Disculi ciripari perivulva- 11 res in seriebus duabus dispositi sunt, sene antica: 20 - 17 ; serte posti- lo -9 18 ca: 21 - 22 ,• discuti ciripaiH etiam in seg mentis praeanalibus adsunt. 24-25 P/'Ope stigmata anter iora disculi ciripari 12 , prope stigmata postica disculum unum vel nulluìn, Ad. J750\i. long. - 72 — Folliculus foemineus aU)m , clongafns , aliquautiün pi/ì'?'- formis, postice convexiiisculus, marginibus siihtus inftexis. Exu- via larvalis apicalis, straminea. Exuvia nymphalis badio-ait- rantiaca. Long. 2900-3100{j,. Habitat super Pinus laricio ad Corsica (Europa). Femmina allungata, colle due estremità attenuate, l'anteriore più della posteriore. Massima larghezza del corpo dietro la metà anteriore dello stesso. Segmenti del corpo distinti, non protesi la- teralmente in lobi, ejuesti coi margini liberi rotondati e sprovvisti "di appendici. Pigidio rotondeggiante ornato, lungo il margine li- bero, di numerosi processi. Detto segmento porta tre paia di pa- lette di mediocre sviluppo , a forma • conica e situate a notevole distanza l'una dall'altra. Lo spazio che corre tra una paletta e l'altra è occupato da pettini di vario sviluppo, semplici, all'apice appuntiti , op* pure troncati , oppure leggermente dentati. Di Fig. 1. *" COSÌ fatte appendici ve Pigidio di feinmina adulta di Leucaspis Siynoret. i <> i ne hanno due ira le pa- lette mediane, tre, da ciascun lato, tra queste e quelle del II paio ; sette fra quest'ultime e quelle del terzo paio e una ventina, circa, al di là delle palette del terzo paio distribuiti sul rimanente orlo libero del pigidio. Oltre queste appendici, lungo il margine libero di detto segmento, si notano dei peli semplici, minuti, delicati e in numero vario. Dischi ciripari ; di cosi fatti organi , a differenza di quel che si osserva nelle altre specie congeneri, troviamo che in questa forma il loro numero aumenta notevolmente cosichè oltre i soliti cinque gruppi di dischi perivulvari , che corrispondono presso a poco 18 alla forinola seguente: 21-22 e che stanno disposti ad arco di cer- 24-25 chio al disopra dell'apertura sessuale, possiamo riscontrare , non sempre però, sulla linea di continuazione di questi cinque gruppi, da ciascun lato , un'alti'o gruppo supplementare composto di 2-3 dischi; ma non basta, al disopra di questa serie di gruppi di di- schi ciripari , rimanendo sempre nel segmento anale , troviamo 73 - 10- 9 Fig. a. Segmento anale «li feniuiina aiUilta di L ehe mostra la disposizione ilei diselli eirisa vari. una seconda scric distinta pure in cinque gi'Lippi corrispondenti ai gruppi sottostanti , ma costituiti, però, da un minor numero di dischi ciripari; questi cinque gruppi corrispondono all'incirca alla 11 seguente formula: 20^ . Passando al segmento preanale troviamo, da ciascun lato , verso i lobi , sempre due gruppi di dischi ciripari uno su- periore ed uno inferiore; il superiore (anteriore) con un numero maggiore di dischi , r inferiore (poste- riore ) con meno dischi ; tali gruppi si possono fi- gurare con la formola: -^ ; sbinot-ei qualche volta, però, oltre ixrivui- questi due gruppi, in certi esemplari, si osserva un terzo gruppo che sarebbe intermedio ai due primi se non si trovasse, in confronto a quelli , ancor più spostato verso il mar- gine libero del segmento; questo gruppo, quando è presente, consta di 4-5 dischi ciripari. Altri dischi ciripari si trovano, sparsi qua e là, sulla rimanente superficie del segmento preanale, detti dischi ora si riscontrano isolati, ora riuniti in gruppetti di due o tre ed in questi casi detti gruppetti vengono, più o meno, a corrispondere ai gruppi maggiori del segmento anale. Gruppi di dischi ciripari riscontriamo, ancora, sui due segmenti precedenti il preanale e tali gruppi per la loro disposizione corrispondono ai gruppi laterali primi ricordati del segmento precedente il pigidio. Apertura anale situata all'altezza del gruppo impari della I serie di dischi ciripari pe- rivulvari; apertura sessuale disposta molto più all'indietro, al dissotto cioè dei gruppi posteriori di dischi ciripari perivulvari. Stigmi anteriori con un gruppo di circa 12 dischi ci- ripari; stigmi posteriori con un disco solo o affatto senza. Lateral- mente agli stigmi anteriori si nota, da ciascun lato, un gruppo Fig. 3. Figura seliematiea di femmina adulta, ili Liiiicaspis S'xjnoret. per mostrare la disposizione dei dischi eiripari sui lati dei segmenti prea- vali. - 74 - di circa 15 grosse ghiandole ciripare. Colore del corpo negli esemplari essiccati bruno. Lunghezza del corpo 1750 |x. Follicolo femminile allungato, un poco piriforme, bianco niveo, posteriormente un poco convesso , coi margini laterali ripiegati sotto le esuvie. Esuvia larvale apicale, giallo pallida; esuvìa nin- fale badie -aurantiaca. Lunghezza del follicolo 2900-3100 [x. Follicolo mciscliile allungato, stretto, alle estremità attenuato, leggermente convesso, bianco niveo. Lunghezza del follicolo 2800 2900[ji. circa. HciMt Sul Pinus laricio in Corsica, Oss. Potei studiare quella bellissima specie grazie alla cor- tesia del Prof. Berlese , il quale mi inviò alcuni esemplari tìpici provenienti dalla collezione del compianto Prof. A. Targioni. La Leucaspis Corsa Lindinger fondata sull' asserzione del Signoret che la specie L. Signoreti fosse mancante di palette, il che come si è visto, non è esatto , non ha ora più ragione di essere, tanto più che io potei constatarne la sicura sinonimia con la specie del Targioni avendo potuto confrontare le due specie dietro invio da parte del Lindinger di alcuni esemplari di L. corsa, 2. Leucaspis Pini Hart. Coccus pini Hartig Aspidiotus flavus » » pini Bouché Leucaspis candida Targ., » pini Signoret, Aspidiotus flavus » Coccus pini Riley Leucaspis pini Signoret, Aspidiotus flavus » Leucaspis 2nni Loew, lahresb. u. d. Fortswiss, p. 642, 1839. » » » » p. 642, 1839 Stett. Ent. Zeit., XII p. Ill, 1851. Catalog., p. 41, 1869. Ann. Soc. Ent. Fr., 4, X, p. 102, 1870 » » » :» » » p. 108, 1870. 5st. Rep. Ins. Mo., p. 98, 1873. Boll. Soc. Ent. Fr., 6, II, p. CLXXXIV, 1882. » Soc. Ent. Fr., 6, II, p. CLXXXIV, 1882. Wien. Ent. Zeit., I, p. 273, 1882. » » » II, p. .5, 1883. Comstock, Second Report Dep. Ent. Corn. Univ., p. 129, 1883. Witlaczil, Zur Morph. Anat. Cocc, p. 158, 1885. » Zeit. f. Wiss. ZooL, XLIII, p. 149, 1886, Leucaspis pini Morgan, Douglas, 75 Ent. Mo. Mag., XXV, p. 189 , pi. Ill , fig. 3, 1889 Observat. on Cocciclae. N. 9. (Rep. from the Ent. Mo. Mag , Sec. Ser., Vol. Ill, pag. 18, 1892 . Note on some British Coccidae N. 2. (Rep. from the Entomol. Mo. Mag., Volu- me XXII, March, p 244, 1886). A Check -list of the Coccidae ecc., pag. 337, 1896. The food plants of Scale Insects (Cocci- dae). (From, the Proc. of the Un. St. Nat. Mus. , Vol., XIX, p. 725- 785, 1897). Die Kiefer, I, p. 32, 1893. Ent. Mo. Mag. XXX, p. 181, 1894. Forst. Zool., p. 558, 1897. » {Leuc.) pini Rübsaamcn, Exkurs, id. Turcheler Heide, p 65, 1901. Leucaspis pini Coleman, Coccidae of the Coni ferae ecc (loc. cit.) pag. 84, 1903. » » Fernald, A Catalogue of the Coccidae ecc., p. 245, 1903. » » Reh, Zur Naturgeschichte mittel-und nordeu- ropäischer Schildläuse. (Sonder druck aus der Allgemeinen Zeit- schrift für Entomologie, Bd. 8, 1903, N. 16/17 , p. 301-308 , N. 18/19 p. 351-356 , N. 20/21 , p. 40/-419 , N. 22/24 p. 457-469; Bd. 9, 1904, N 1/2, p. 12-36). Aspidiotus Leucaspis Aspidiotus Cockerel 1, Cocke roll. Eckstein, Nevvst, Eckstein, Foemina exsiccata grisea. Pi/giditim latv/m, in margine libero rotundato , trullariüii parihtrs trihas vel quatiior instrnctttni, pectinibns inter triillas et ad lafera ti'ullarum externarmn si- stentibus magnitudine direisis et in apice simplicibas vel plus minusve dentatis. Discuti ciripari perirulüares in agmina 5 non 13 semper distincta, coacervati: n - ig . Anus in eaden linea agminis 10 - 12 mediani, vulva pone lineam agìniniun postìcorum sita. Segmen- torurn preanaUum lobi discuHs ciì'iparis 3-4 instructi; prope stig- mata antica discuti ciripaì-i 9-11 adsunt ; prope stigmata pes- - 76 - tica disculi 2-3; ad lettera stigniataìii antico?^uni pori 30 glan- diUarum sericipariMii adsund. Ad. lSOO\i. long. Folliculus foemineus albus, forma consueta, parte sericea alba, )'obusta. Exunia lari-alis straminea , parte cephalo-thora- cica faciliter a parte abdominali sejungenda; exuvia nynipJialis badio-aurantiaca. Long. 2800-3000|ji. Habitat super Pinus sylvestris (Europae). Femmina allungata coi segmenti del corpo nettamente di- stinti , ma lateralmente non pronunciati in lobi prominenti ; orlo libero dei segmenti sprovvisto di appendici. Pigidio largo, roton- deggiante, ornato, d'ordinario, lungo il margine libero, di 3 paia di palette, qualche volta di quattro paia. Queste palette sono co- niformi e di esse le mediane e quelle del II paio sono le meglio sviluppate. Fra le palette ed al di là di queste stanno disposti dei pettini di sviluppo vario, semplici o più o meno dentati al- l'apice. Di cosi fatti pettini se ne contano 2 lunghissimi tra le palette mediane, 2 tra una di queste palette e quella del secondo paio, conformi ai precedenti, di solito, però, ancor più lunghi; 5 tra la paletta del secondo paio e quella del terzo più brevi dei Fig. 4. Pigidio di femmina adulta di Leucaspis pini. precedenti e una 15"^ d'altri al di là della terza paletta i quali vanno gradatamente diminuendo in luiìghezza mano mano che si procede verso il segmento preanale. Quando esiste il IV paio di palette queste sono situate alla metà, circa, del tj-atto di orlo li- — 77 - bero del pigidio che corre dalla paletta del IH paio al segmento preanale. Peli semplici stanno piantati lungo il margine del pi- gidio tanto al lato dorsale che ventrale, i dorsali, però, sono co- stantemente più lunghi e robusti dei ventrali. Dischi ciripari pe- rivulvari in cinque gruppi, più o meno distinti fra loro e disposti ad arco di cerchio sopra l'apertura sessuale. Essi corrispondono 13 airincirca alla seguente formola: nHe. Apertura anale situata al- io - 12 l'altezza del gruppo impari di dischi ciripari; apertura sessuale disposta all'indietro dei gruppi di dischi ciripari posteriori. Altri dischi ciripari in gruppo di o-4 o di 2-3 si osservano sui lobi dei segmenti precedenti l'anale. Stigmi anteriori con un gruppo di 9-11 dischi ciripari; stigmi posteriori con soli 2-3 dischi ciri- pari. Ai lati degli stigmi, da ciascun lato, trovansi gli sbocchi di un gruppo di circa una trentina di grosse ghiandole sericipare. Colore del corpo, in esemplari essiccati, bruno. Lunghezza del corpo 1200 |x. Follicolo femminile della solita forma; parte filata costituente un robusto velo bianco che ricopre le esuvie ripiegandosi coi suoi margini al di sotto delle medesime. Esuvia larvale apicale, giallo pallida, la porzione cefalotoracica di essa si stacca facilmente dalla rimanente parte ed è distinta da un profondo solco cosi, che sembra che le due parti sieno articolate l'una sull'altra. Esuvia ninfale badio-aurantiaca. Lunghezza del follicolo 2800-3000 |ji. circa. Follicolo maschile allungato, anteriormente ristretto, di dietro largo e rotondato , al dorso convesso. Esuvia larvale apicale, giallo pallida. Colore del follicolo bianco niveo. Habif. Sul Pi)ius sìjlresti'is (Europa). Oss. Mi inviò esemplari di questa specie il Reh. 3. Leucaspis afffinis Leon. Leiicaspis afßnis Leonardi, Due nuove specie dì cocciniglie. (Annali della R. Scuola Sup. d' Agricolt. in Portici, Voi. VI, 1906). Foemina flavescens , elongata , leviter pyriformis ; segmentis abdominalibus non lobulalis. Pygidium latum, in margine libero - 78 - rotundaium, a segmento praenali distictissinmm, trullarum 'pa- ribus duabus vel Uibus conicis, integris insfructum , et pectini- bus simplicibus vel in apice denticulatis, longitudine intet- sese diversis et inter trullas et ad latera trullarum esternarum sis- 11 tentibus. Disculi cirijjari periuulvares: is-ie Anus in eadem linea 11-11 disculorum posticorum. Discali ciìHpari alii in lobis segmento- rwn (2-3) pi-aeanalium adsunt. Stigmata antica later aliter po- ris c. iß sericiparis aucta. Ad 900 (jl long. FollicLilus foemineus albus, rnytileformis , veto sericeo sat robusto. Exuvia larralis straminea, apicalis et parte cephalotho- racica faciliter a parte ahdominala sejungenda, ut in Leucaspis Pini; exuvia nimphalis lageniformis badio-aurantiaca. Long. 2400 jx. Habitat super Pinus sylvestris ad Francia (Europa). Femmina allungata, leggermente piriforme coi segmenti del corpo distinti, ma lateralmente non protesi in lobi. Margine li- bero dei segmenti minutamente crenulato e sprovvisto di appen- dici. Pigidio largo col margine libero rotondato , nettamente di- stinto dal preanale. Orlo del pigidio provvisto di due paia di pa- lette di sviluppo presso che eguale, coniche coi margini laterali integri; in taluni esemplari, qualche volta, si riscontra anche un terzo paio di palette le quali, però, sono sempre di sviluppo mi- nore e vengono a trovarsi situate a metà circa del tratto di orlo libero che va dalla paletta del secondo paio al segmento prea- nale. Oltre queste appendici il pigidio porta, ancora, un numero Hififi-ff/ft Tig. S. Pig-idio ili feniniiiia adulta di Lctircifiph a/fìiiìS. considerevole di pettini semplici o dentellati all'apice e di lun- ghezza notevolmente variabile da individuo ad individuo. Di tali - 19 - processi se ne contano 2 tra le palette, due tra ciascuna di queste e la paletta del II paio e 20 ali 'incirca, da ciascun lato , distri- buiti abbastanza uniformemente , sul rimanente orlo libero del segmento. Quanto ai peli semplici essi sono presso a poco del solito numero ad anche qui i dorsali , in confronto dei ventrali, sono più lunghi e robusti ; altri minuti peli semplici, con distri- buzione uniforme notansi verso il mezzo dell'area dorsale del pi- gidio. Dischi ciripari perivulvari in cinque gruppi abbastanza bene distinti tra loro e costituiti, più o meno, secondo la tormo- 11 la: 15-15 . Apertura anale disposta all'altezza del gruppo di dischi 11 - 11 ciripari impari; apertura sessuale situata più all'indietro dei di- schi ciripari posteriori. Altri dischi ciripari in numero di 2 si osservano sui lobi laterali del segmento preanale e su quelli a questo segmento precedente. Stigmi anteriori con un gruppo di 3-4 dischi ciripari; stigmi posteriori senza dischi ciripari. Di fianco agli stigmi cefalici, ad una certa distanza, verso il margine laterale del corpo, si notano le aperture di un gruppo di grosse ghiandole sericipare; tale gruppo conta circa 16 ghiandole. Colore del corpo giallastro. Lunghezza del corpo 900 [a. circa. Follicolo femminile mitiliforme. Velo sericeo bianchissimo, abbastanza robusto, e che riveste completamente le esuvie. Esuvia larvale giallo pallida, apicale e colla porzione cefalotoracica, come si osserva nella L. Pini, che facihnente si stacca dalla rimanente parte. Esuvia ninfale lageneforme e del solito colore. Lunghezza del follicolo 2400(jl. Follicolo maschile allungato, un poco convesso, con l 'esuvia larvale apicale giallo pallida; colore del follicolo bianco niveo. Lunghezza del follicolo 2100 {x. circa. Habit. Sul Pirnas silvestris a Nancy (Francia). 4. Leucaspis Riccae Targ. Leucaspis Riccae Targ". Relazioni R. Stazione ecc. 1877-78, pag. 160, t. 3, fig. 21. » epidaurica Gennadius, Ann. Soc. Ent. Fr., (G)^ III, p. 31, 1883. » Riccae Targioni^ Relazione della Stazione di Ent. agr. di Firenze Roma p. 397, 1884. — so — Chionaspis Riccae Targ^ioni, Note sopra alcune cocciniglie (Co c- cidei).(Estr. Boll. Soc. Entom. Ital., Anno XVII, pag. 13, Firenze 1885). » » » Sopra alcune specie di cocciniglie sulla loro vita e sui momenti e gli espedienti per combat- terle. (Estr. Boll. E Soc. To- scana di Agricoltura; An. XIII^ pag. 12, 1888). Leucaspis epidaurica Cockerell, A chech-list of the Coccidae. Ar- tide XI. (Bull, of the Illinois State Labor, of Nat. Hist., Urbana Illinois; Voi. IV, 1896). Howardia lobulata Del Guercio, Contribuzione allo studio dei dia- spini dell'olivo. (Bull. Soc. Entom. ital., anno XXXIV, pag. 185, Firenze 1903). » Ibidem pag. 188. » Leonardi, Sulla Leucaspis Riccae Targ. (Ann. E. Scuola Sup. Agricoltura, Portici, Voi. V). epidaurica Fernald, A Catalogue of the Coccidae of the AVorld, pag. 244, 1903. » A Catalogue of the Coccidae of the World , pag. 313 , 1903. Rhopaloaspis Riccae Leucaspis » LepidosapJies Riccae Foeniina riolaceo-viito^a, covpore lagcniformi, parte cepha- lothoracica multo evoluta. Segmenta ahdominalia lateraliter in lobis sat panns producta. Pygidium in margine libero rotundato, trifllarmn paribus duabus inter sese subaeaqualibus, conicis ad apicem rotundatis instructurn, pectinibus inter trullas et etiani ad latera trullarum externarum. Disculi ciripaìi in agrnina ^ 2 plus minusve confusa dispositi: i3-it ; disculi alii in lobis seg- 9-S mentorum 2 praeanalium. Prope stigmata antica disculi ciripaì'i 5 adsunt. Anus ante lineam, in qua vulva sese aperit, situs. Ad 900 tt. long. Folliculus foemineus albus, argenteus, elongatus, antice po- sticeque attenuatus et rotundatus. Exuvia nyntpJialis, rotun- data , dimidiam corporis ^^(^O'tern versus angustata , postice - 8'1 -- laici, ÌHKÌio-aiiraìifìacn. Forìiria ko-raJis nliracpo-'pallida. Long. 2000-2H()() \x. Habitat xiij)er Oleae europaea (Europae). Fe in mi ni(. Q.ov}^o lagenetbniie . colla regione cefalotoracica molto sviluppata. Segmenti del corpo ben distinti e lateralmente prodotti in mediocri lobi a margine rotondato. Eccetto il segmento anale o pigidio, i lobi degli altri segmenti sono sprovvisti, lungo il margine libero, di qualsiasi appendice. Contorno del corpo tutto minutamente crenulato. Pigidio col margine libero rotondato e ornato da due paia di palette di sviluppo presso che eguali, co- niche, all'apice smussate, di processi semplici o leggermente bi- dentati di cui ve ne hanno 2 tra le palette mediane , 3 o 4 tra ciascuna di queste palette e le palette del li paio ed altri 3 o 4 Ftg. 6. Piffidid di t'emmina adulta di Lmratipìs Eìrrac. immediatamente al di là di quest'ultime appendici. A notevole distanza dagli ultimi processi, da ciascun lato, verso il segmento preanale, in taluni esemplari, si osserva ancora un altro piccolo rialzo che potrebbe venir considerato come il rudimento della paletta del terzo paio. Dischi ci ripari perivulvari in cinque gi'uppi confusi tra loro e disposti ad arco di cerchio al di sopra dell'apei-tura sessuale. Il numei'o dei dischi per ogni singolo gruppo varia s(Mìsibilmente; una formula media sarebbe la seguente: 12^11. Altri dischi ciripari 9- 8 si rinvengono sul segmento preanale e su quello che })recede que- st'ultimo. Sul preanale si contano in numero di (>, divisi indue gruppi ciascuno composto di tre dischi; sull'altro segmento in numero di 4, distinti pure in due gi'up])i eguali. Bollettino del Lab. dì Zoolog. Gen. e Agr. 6 — 82 — Altri dischi ciripari, d'ordinario in numero di cinque, stanno raggruppati ai di sopra degli stigmi cefalici. Apertura anale dis- posta più all' innanzi della sessuale. Colore del corpo violaceo oscuro. Lunghezza del corpo 900 (i. circa. Follicolo femminile allungato, attenuato e rotondato alle due estremità, al dorso assai convesso. Esuvia ninfale anteriormente rotondata , verso la metà ristretta , posteriormente molto larga ; colore dell'esuvia badio-aurantiaca; esuvia larvale olivaceo pallida. Colore del follicolo bianco argenteo. Lunghezza del follicolo da 2000-2300 \x. circa. Follicolo maschile molto allungato, leggermente convesso e coll'esuvia-larvale ad un'estremità conforme quella del follicolo femminile. Lunghezza del follicolo 1700 [x. Habitat. Sull'Olivo in Italia (Calabrie, Puglie). 5. Leucaspis Cockerelli (de Charm.) Fiorhììa CockeveUi de Charm., Proc. Soc. Amie. Seien., p. 33, 1899. » » Fernald, A Catalogue of the Coccidae of the world, pag. 246. 1903. Leucaspis * Green, Supplementary notes on the Coccidae of Ceylon. (Repr. from lourn. Bomb. Nat. Hist. Soc.; Vol. XVI, N. 2, Ap. pag. 344, 1905. Foemina violaceo-innosa, elongata. Pygidium trullarum pa- ribus duabus valde productis, angustis, in apice acutis et in mar- ginibus lateralibus incisis ; pectina longa, ad ìtasin angusta, in apice lata et profunde incisa, inter trullas et ad latera trulla- ìmm externarum sistentia. Biscuit ciripari: ii -io , disculi alii 10- 11 in lobis segmentorum praeanalium adsunt. Stigmata antica disculis ciriparis instructa, postica disculis destituta. Anus in eaden linea agminis disculorum mediani, vulva prope earndem lineam. Ad 7.50 [A. long. FoUiculus foemineus ater, elongatus, valde angustus, subli- neari s , antice et postice valde attenuatus, convexiusculus, lon- gitudinaliter carinatus, velo sericeo tenui praeter partem ca- - ^A - rinfìc nuidis rnht'^^fo. Eci'vrìa lai-raìis longa, ai/g/i.^/a , /lava; exìiì'ia nynìpliaìi^ hacìio-anrantiaca. Long-. 2500 jx. Habitat, xnjìcr Dracoena cautloyi ci Pritehardia grandis ad Ceylon el Mauritius. Feniììtina allungata, sti-etta, posteriormente un po' più allar- gata: segmenti del corpo non ])en(' distinti tra loro e lateralmente non pronunciati in lobi. Pigidio provvisto di due paia di palette assai prominenti, strette, all'apice acutissime e leggermente incise sui margini laterali. Pettini lunghi, stretti alla base, dilatati e profondamente incisi all'apice, di questi ve ne hanno due per eia- Fier. T. Pio;i(lio fli femmina ailulta
  • » ^ Ins. Nox. Agr. N. Z., p. 60, 1887. » » Cockerell, Gard. Chron., (3), XIII, p. 548, 1893. » » Fcrnald, Catalogne of the Coccidae ecc., 1903. Foemina exiccata grisea , elongata, forma sjoeciebus ceteris similis. Segmenta ahdominalia laterali tei' rix loì)ulata. Pggidium latum, margine libero late rotundatum, trullarimi paribus duabus. quarum duo medianae in apice rotundatae et in marginibus lateralibus integrae vel incisae sunt, duo externae forma media- nis similes, sed in marginibus lateraliter semper et magis pro- funde incisae. Pectina numerosa inter trullas et ad latera trul- larum externarum , ad basin lata, in apice acuta et in mar- ginibus incisa. Disculi ciì'ipari: 15-22 . Anus et vulva fere in eadem 14-10 linea, ad libellam disculorum posticorum. Stigmata anterioì'a disculis ciriparis 10 instructa. Ad 900 [x. long. Folliculus foemineus ater , fere quintìqolo loiigior qumn latior, magis angustatus antice quam postice. Exuria larvalis straìninea, nuda; exuvia nymphalis badio-aurantiaca; velo se- riceo tenui griseo obtecta. Long. 2500-2800 [x. - 85 - Habitat super Dendrobiuni sp., Hedycarpus sp. , Phormium tenax, Corclyline australis, Astelia cunning-hamii , Hoheria angu- stitoliae ad Nuova Zelanda. Femmina allungata molto simile nella forma alle specie con- generi. Segmenti del corpo non chiaramente distinti e gii addo- minali non protesi lateralmente in lobi bene sviluppati e questi lungo l'orlo libero mancanti di appendici particolari. Pigidio ampio con il margine libero largamente rotondato ed ornato di due paia di palette di cui le mediane, mediocremente sviluppate, terminano all'apice con punta smussata, mentre i margini laterali ora si os- servano integri ora leggermente incisi. Palette del secondo paio, Fiff. 8. Pigidio di femmina adulta di Leucaspis strida presso a poco, di sviluppo eguale alle mediane, ma a differenza di queste l' intaccatura nei margini laterali è costante e molto più accentuata. Oltre le palette il pigidio porta, ancora, numerosi pettini distribuiti sia tra le palette, sia lungo il restante margine del seg- mento. Di questi pettini, che sono larghi alla base e finiscono al- l'apice in punta acuta presentando, inoltre, gli orli laterali più o meno incisi , ve ne sono 2 tra le palette mediane , 2 tra una di queste palette e quella del secondo paio e una serie di 8-10, al di là della paletta del secondo paio, i quali, man mano che si pro- cede verso il segmento preanale, decrescono nello sviluppo cosi, che gli ultimi sono quasi affatto rudimentali. Lungo il margine del pi- gidio, come pure sulla superficie dorsale che ventrale del segmento, si osservano dei peli semplici , tra i quali i dorsali sono sempre - 86 - un poco più lung'hì e robusti dei ventrali. Dischi ciripari perivul- 9 vari in cinque gTuppi secondo la tbrmola: 15^2^.. Apertura sessuale 14 - 10 disposta all'ciltezza dei due gruppi posteriori di dischi ciripari ; apertura anale situata, presso a poco, alla stessa altezza. Stigmi an- teriori con un grupi)0 di dieci dischi ciripari. Colore del corpo negli esemplari essiccati bruno. Lunghezza del corpo 900 |x. circa. Follìcolo feniniiiìile allungato (cii-ca f) volte la massima lar- ghezza], air innanzi più ristretto che di dietro. Esuvia larvale, giallo pallida, disposta all'estremità anteriore del follicolo, nuda cioè non rivestita dal tenue velo sericeo bianco gi'igiastro che ricopre l'esuvia-ninfale il quale velo si protende, ancora, tutto al- l' ingiro con uno stretto margine. Esuvia n intale giallo ocraceo oscura. Colore del follicolo grigio nero. Lunghezza del follicolo 2500-2800 [Ji. circa. Habit. Raccolta nella Nuova Zelanda sulle seguenti piante ; Dcufìfobiuiii sp., Hrdijcarpus sp. , Phonnrum tenaj\ (^ordyline auslralis, Astelia canninghamii: Hoheria angustlfolla. Oss. Ebbi esemplari dal Maskell. 7. Leucaspis Cordylinidis Mask. Leucuspis cordylinidis Mask., N. Z. Trans., XXV, p. 200, 1892. * » Fernald, A Catalog, of the Coccidae, p 250, 100;L Foemina elongata. Pygidiani frulla ìncdiaua ef ud Indus latera utrinque h'ulla alia conica instructuin, uuirgine coderò dentibus numerosis jjerparvis , integris tei bicuspidali^, pilos breves gerentibus, aucto. Disculi ciripari perivultares c. 200 in agmina non coacervati. Folliculus foemineus ali)us, coni-exiusculus, elongatus, an- gustatus, rectus; exunia lar-ralis parva, virens-castanea. Long. 2300 fi. Habitat super Cordyline sp. (Australia). Feminina allungata. Pigidio provvisto di una ])aletta mediana lunga quanto larga e coli' oiio IìIk'I'O mimitamente cremilata, e di due palette piccole e coniche disposte ai lati della prima. Margine del pigidio diviso in numerosi e minuti denti i quali sono uni obi- 87 puntuti e su questi stanno piantati dei corti peli. Dischi ciripari perivulvari non distinti in gruppi, ma formanti una serie ad arco di cerchio al di sopra dell'aper- tura sessuale; il numero com- jjlessivo di questi dischi ciri- l)ari è di cii'ca cento. Follicolo femminile piutto- sto convesso, stretto, allungato e diritto ; esu\ ia larvale piccola bruno verdastra. Colore del fol. licolo bianco. Lunghezza del fol- licolo 2300 {i. circa. Habit. Sulle foglie di Cordy- line sp. in Australia. Oss. Non ho potuto avere eseniplari di queste specie e la dia- gnosi surriferita, come pure la figura, sono stati presi dal lavoro del Maskell. Fig. 9. Pigi Loew, Wien. Ent. Zeit., II, p. 43, 1883. » » » Morgan, Ent. Mo. Mag. XXV, p. 189, pi. Ili, tìg. 3 (1899). » » » » Idem, III, n. s., p. 13, 1892. » > » Newstead, Ent. Mo. Mag., v. n. s., p. 191, flg. , 1884. Fiorinia »» » »»> »»p. 232-233, 1894. 3> » » Cockerel], A chech-Iist of the Coccidae ecc., p. 337^ 1896. Leucaspis » » » Idem, ibid. » » » Fernald, A Catalogue of the Coccidae ecc., p. 245 , 1903. » » » » Idem, p. 250, 1903. Foemina differì a foemina generis Leucaspis trullis parum evolutis et pectinibus nullis. Disculi ciripari in agmina 5 eoa- cervati. Folliculus foemineus ut in genere Leucaspis. Il genere per ora annovera una sola specie cioè: - 88 - (S. Anamaspis Loewi Colvée. Zisucaspis Loewi Colvée, Nuevos Estud. sob. alg. Cocc, p. 10. 1882, Loew, Wien. Ent. Zeit., II, p. 43, 1883. pini Morgan, Ent. Mo. Mag. XXV, p. 189, pi. Ill, ti ;•. 3 (1889). > » » Idem, III, n. s., p. 13, 1892. > » Newstead, Ent. Mo. Mag.^ v. n. s., p. 181, flg., 1894. Fiorinia Sulci » » » » > » p. 232-233, 1894. » » Cockerell, Acheck-list of tbeCoccidaeecc, p. 337, 1896. Lev^aspis Loewi Cockerel], Idem, ibid. » Loewi Fernald, A Catalogue of the Coceidae ecc. p. 245, 1 903. Fiorinia Sulci Fernald, Idem. p. 250, 1903. Foemiiia violacea corporis forma ut in speciebus rjeneris Leacaspis, Segmenta abdominalia latrraliter in lohis ti-iangala- i-ibus sat parvis producta. Pygidium latum. nuD-gine libero iìi modo vario et irregula/'e sinuato; truUaruin paribus duabus parvis, parum productis, rotundatis et in margine integris in- structum, praeter trullas dictas saepe trullarum pare tertio vel etiam pare quarto auctum, sed trullis parts tertii et quarti 10 haud symmetre dispositis. Disculi ciripar-i pe rivulva i -es: a - j ò. 13-12 Prope stigmata antica disculis ci)-iparis 4-5. Ad 850-900 jji. long. Folliculus foeraineus albus, plus niinusve py ri for mis; exuvia larvalis apicalis, flava; exuvia ngmphalis badio - aurantiaca. Long. 1300-2000 |x. Habitat super Pinus maritimus et P. sylvestris (Europae). Femmiìia col corpo conforme le specie cong-eneri. I segmenti del corpo sono nettamente distinti e gli addominali lateralmente protesi in mediocri lobi triangolari. Orlo libero dei lobi sprovvisti di qualsiasi appendice. Pigidio ampio, coli' orlo libero rotondeg- giante e variamente ed irregolarmente più o meno sinuato, ornato di solito di due sole paia di piccole palette poco prominenti ed a margine rotondato ed integro; oltre queste palette, talvolta si riscontra un terzo paio e in certi esemplari anche un altro ([uarto paio di palette; cii'ca queste ultime appendici osservo che quando sono presenti la loro disposizione sul margine del pigidio non è sempre la stessa, ma il più spesso, risultano assimetriche. Eccetto - 89 le palette anzidette ed un certo numero di peli semplici, tra i quali quelli inseriti al lato dorsale sono un po' più lunghi, sul- 1' orlo libero del pigidio non si riscontrano altre appendici. Dischi Flg, IO. PiS'hìio ili tViiuiuiia adulta di Ajioinaspis Laev ciripari perivulvari in cinque gruppi distinti corrispondenti per nu- lo mero, i)resso a poco, alla seguente formula media: i4-i3 . Apertura 13-12 sessuale disposta all'indietro dei gruppi di dischi ciripari poste- riori ; apertura anale all'altezza del gruppo impari. Stigmi an- teriori con un gruppo di 4-5 dischi ciripari. Colore del corpo vio- laceo. Lunggezza del corpo 850-900 {x. circa. Follicolo feniniinile bianco niveo, più o meno piriforme a se- conda della posizione che occupa sulle foglie della pianta ospite. Esuvia larvale apicale, giallo bruna; esuvia ninfale ocraceo oscura. Lunghezza del toUicolo da 1300-2000 \x. circa. Habit. Raccolto in Europa ad Oporto (Portogallo) su piante di Piniis maritimus, a Valenca (Spagna) su Pinas sp., in Boemia (Austria) sul Pinus sylvestris, Oss. Potei stabilire l'identità della L. Sulcii con la specie di Colvée in seguito alla cortesia del signor V. G-uillem del giardino botanico dell' Università di Valencia il quale, dietro mia richiesta, ebbe la bontà di mandarmi una discreta quantità di materiale raccolto sulle piante del giardino universitario, cioè in quello istesso ambiente dove il Colvée trasse il materiale per descrivere la sua specie. Detto autore, però, e ciò risulta dalla lettura della diagnosi da lui dataci descrisse non già la forma adulta, ma bensì lo stadio a questa precedente cioè la ninfa ed è per tal ragione che egli nega, naturalmente, la presenza dei gruppi di dischi ciripar- — •)() — perivulvari. Alcuni poclii esemplari di Leiicaspis Sulci mi inviò invece, gentilmente il Linding-er e si fu con l'aiuto dei medesimi che potei stabilire l'identità delle due specie. Anch'io, come il Newstead, ebbi campo di notare negli esemplari di Spagna la grande variabilità della specie sia per quanto concerne il numero, nei singoli gruppi, di dischi ciripari, come pure per la presenza di due più paia di -palette ecc., di più trovai , ancora , che in generale gli esemplari spagnuoli possiedono dimensioni un poco maggiori di quelle desunte dagli esemplari mandatemi dal Lin- dinger, ciò forse può attribuirsi al fatto che la specie si trova a vivere su specie diverse di Piniis, come anche potrebbe darsi si trattasse veramente che l'una fosse una varietà ben distinta dal- l' altra, la qual cosa io non ho potuto stabilire per la deficienza di esemplari di Leifcaspis Sulci. Genus ACTEN ASPI S n. gen. Leucaspis (ex p.) Loew, Wieu. Ent. Zeit., II, p. o, 1883. » » Beri, et Leon., Cherm. Ital., fase. I, N. 19, 1895. » > > Saccardo, Manipolo di Cocciniglie raccolte in prov. di Avellino. (Estr. Riv. Pat. Veg., Anno IV, N. 1-6, 1895). » » > Cockerel], A check-list of the Coccidae ecc., p. 337, 1896. » > » Fernald, A catalogue of the Coccidae ecc., p. 245, 1903. » > » Colemann, Coccidae of the Coniferae with the descriptions of ten new species from California. ( Rep. from Journ. of New York. Entomolog. Soc, Vol. VI, N. 2, June, p. 84, 1903). Foemina in pygidio pectinihus instructa et trullas deslituta Disculi ciripari perivulvares in agrnina 5 plus minusve inter sese confusa dispositi s. Folliculus foemineus ut in generis Leucaspis. - 91 -- 9. Actenaspis pusilla t^Loew). Léucaspis pusilla pint » Loew, Wien. Eilt. Zeit., II, p. H, 1883. Beri, et Leon., Chenu. Ital., fase. I, N. 10, 1895. Saccarclo, pusilla Cückerell, » Fernald, Leonardi i Cockerell, ? » Coleinunn, Manipolo di Cocciniglie raccolte in prov. di Avellino. (Estr. Riv. Pat. Veget., Anno IV, N. 1-6, 1895). A check-list of the Coccidae ecc. pag. 337, 1896. A catalogue of the Coccidae ecc., pag. 245, 1903. Coccidae of the Coniferae with the descriptions of ten new species from California. ( Repr. from Journ. of the New York. En- tomological Soc, Vol. XI, N. 2, June, pag. 84, 1953). Foemina albicans, corporis forma consueta. Segmenta ahdo- minalia laferaliter in lohis non producta. Pygidium appendicibus pluribus iininero et magnitudine rariis, inter pygidii appendices pi-ocessus medianus distingnendus, qui multo major quarn celeri est et parte mediana in apice lata et denticulata et partibus duabus lateralibus brerioribus uni-vel bidentatis constitutus est. Disculi ci ri pari in agmina plus minusre inter sese confusa di- 9 spositi' roj^H. Prope stigmata antica disculi ciripari 5-7. Ad Ì0 - 6 1000\i.. long. Folliculus foemiueus albus, plus minusce elongatus, dimi- diam partem census dilatatus, ant ice rotundatus, conrexiu- sculus. Velum sericeum albu.m robustum, marginibus plus mi- nusre inpexis. Exwia larralis parva, strandnea, exuria nym- plialis orato-elongata, badio-aurantiaca. Long. ISTjO [i. Habitat super Pinu.s sp. 'Eiiro])ne). Femmina. La forma del coriio corrisponde su per giù a quella delle si)ecie congeneri. I segmenti di cui si compone il corpo dell' insetto non sono tra loro molto bene distinti come — 92 — pure ai lati non sono pronunciati in lobi evidenti. Pigidio col- r orlo lìbero ornato da numerose appendici variabile in nnmei'o e sviluppo. Queste appendici, in generale, verso l'apice sono più larghe e più o meno profondamente dentate; tra si fatti processi quello che merita speciale men- zione è quello che trovasi dispo- sto verso la metà dell'orlo libero, il quale, in confronto degli altri, è molto più sviluppato e consta di una porzione mediana all'a- pice dentata e allargata e di due processi uni o bidentati più brevi, disposte ai lati presso la j^ base. Oltre queste appendici il pigifiio di femmina adulta di Acienn>~2yh margine dcl pigidio porta, aucora, ^'"''"" alcuni pochi peli semplici piut- tosto lunghi e robusti. Dischi ci ripari peri vulvari in cinque gruppi più o meno fusi tra loro e disposti ad arco di cerchio al di sopra dell'apertura sessuale. Essi corrispondono, presso a poco, alla for- 9 mola seguente: lo-n . Stigmi anteriori con un gruppo di 5-7 dischi 10-6 ciripari. Corpo biancastro. Lunghezza del corpo 1000 ji. circa. Follicolo femminile più o meno allungato, verso la metà un po' panciuto, all'innanzi rotondato, convesso. Esuvia larvale pic- cola; giallo pallida. Esuvia ninfale ovale-allungata, di color giallo ocraceo molto oscuro. Parte sericea del follicolo costituita da un robusto velo bianchissimo che riveste completamente le esuvie non solo, ma ripiegandosi coi suoi margini, specialmente nella porzione anteriore, al dissotto delle medesime, finisce col formare una specie di astuccio entro cui si trova egregiamente riparato l'insetto. Lunghezza del follicolo 1850 [x. circa. Rahit. Raccolto in Austria sul Pintf.s silreslrii< ed in Italia (Napoletano e Puglie) su diverse altre si)ecie di Pinas. — 1)3 — INCERTAE SEDIS 10. Leucaspis japonica (Ckll.) Leiicaspis faponicus Cockeivll, A Japanese Coccid qnarantinod at San Francisco. (Psyclie, April, pag-. 53. 1897). » » » A check-list of the Coccidae. Article VII. First. Suppl. to the check-list of the Coccidae. (Bull, of tlui Illi- nois ecc., pag:. .^97, 1899. » » » Notes on Scale Insects (California Fi-uit Grower, San Francisco .June .^), Vol. XX, Nov. 23, 1897). » » Craw. Rep. Cai. Bd. Hort., p. Ill, 1897-98. » » Kuvvana. Coccidae (Scale Insects) of .Japan. (Repr. from the Proc. of the Calif. Acad, of Sc. 3d, Ser. Zoology Vol. Ill, pag. 74, 1902). » » Fernald, A Catal. of the Coccid. ecc., p. 244 1903. » » Reh, Verhreit. und Nälerpflanzen einig. Dia- spinen. (Sonderdruclc aus der Allge- meinen Zeitschritt für Entomol. Bd. 9 N, 9/10, p. 171-178, p. 177, 1904). Hahil. Raccolto nel Giappone sulla Ginestra ed in California sul Melo, Acero, jMagnolia, Paeonia. O.s.s. Non ho tenuto conto nel lavoro di questa specie, per quanto possa essere buona, pel fatto che non ho potuto studiare da vicino alcun esemplare adulto. 11 Cockerell mi inviò , tempo addieti'o , due esemplari di questa specie senonchè essendo ani- bidue parasitizzati non mi è stato possibile di preparare la spo- glia dell' insetto la quale era stata deteriorata dal parassita . inoltre noit potei avvalermi della descrizione dataci dal Cockerell perché trovai, esaminando l'esuvia ninftile, che questa corrispon- deva nei caratteri perfettamente alla diagnosi pubblicata dal pre- detto autoi'e di maniera che io dubito, a ragione, che il CockcM-cll abbia descritto questo stadio per quello dell'insetto adulto. 11. Leucaspis bambusae (Kiiwana). Leucaspis hamhiisae Kuwana, Coccidae (Scale Insects) ot Japan. (Rcpr. from the Proc. of the Calif. Acad, of Sc, 3d. Ser.Zool.,Vol.III, p. 74, 1902). > » Fernald, A catalog, of the Coccid, ecc. p. 244, 1903, — m — Unhit. Sul Bambù nel Cxiappone. Oss. Ho dovuto pore in questa i-ubrica detta specie essen- domi riescito neg'ativo ogni sforzo fatto sia per avere qualche esemplare, sia per avere copia del lavoro in cui fu illustrata. 12. Leucaspis Kelloggi Coleman. Leucaspis Kelloggi Coleman. Coccidae of the Coniferae , with the de- scriptions often new species from Ca- lifornia. 'Repr. from Journal of the New York Entomolog. Society, Vol. XI, N. 2, lune, 1903, pag-. 68). Habit. SuU' Abies magnifica e Pseì'dofsaga faxifolia (Cali- fornia). Oss. Non si tratta affatto di una Lrifcasph e neppure dì una Fioriiìia giacché mancano i caratteri principali che servono a distinguere queste forme cioè: l' inclusione dell' adulto femmina neir esuvia ninfale e le dimensioni di detta spoglia , che nelle specie che rientrano nei precitati generi, come è noto, costituisce da sola quasi per intiero il follicolo dell' adulto. Ciò sia detto anche per quest'altra specie. 13. Leucaspis Cupressi Coleman. Leucaspis cupressi Coleman, Idem, Ibid., pag. 71. Habit. Raccolta sul Cupressus goreniava. (California). 14. Leucaspis Kermanensis Lindinger. Leucaspis Kevmauensis Lindinger, Zwei neue Arten der Coccidengattung Leucaspis. (Sonderabdruck aus dem Zoolo- gischen Anzeiger, Bd. XXIX, N. 8, vom 1. August, pag. 252, 1905). Habit. »Sul Populus euphratica Oliv. , Salis persica Boiss., S. zygostemon Boiss. in Persia. Oss. Causa la brevità della diagnosi, non illustrata da alcuna figura, che il Lindinger ci ha dato di questa specie ho ritenuto opportuno di non introdurla nel sistema per evitare il guaio possibile che potesse venir collocata in tutt'altro posto che il suo. DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA delle specie ricoi'date nella presento nienaoria. co SS t) tì ^ CB »s „^ a 2 a u e. 2 O C3 o t^ o":3 beo o — o*: ùsS ■5S •&£ •&S aj« >}>i = Leucaspis pini . Chionaspis Riccae = Leucaspis Riccae . Coccus pini == Leucaspis ]nni . Fiorinia Cockerelli = Leucaspis Cockerelli Fiorinia Svici = Anania s])is Loewi Fiorìnia stricfa := Leucaspis stricta Howardia lohulata = Leucaspis Riccae . Lepidosaphes Biccae = Leucas]iis Riccae Leucaspis. T^eucaspis afflnis ..... « Bambusae ? . . . . Leucaspis candida = Leucaspis i)ini Leucaspis Cockerelli » Cordylinidis .... Leucaspis corsa = Leucaspis Sig'noreti . " Cupressi f .... » epidaurica = Leucaspis Riccae Lextcasqis kerinanensis? .... Leucasjìis Kelloggi ? . Leucaspis japonica? ..... Leiicasj)is Leonardi =-- Leucaspis pusilla . Leucaspis Loewi = Anamasjiis Loewi . Leucaspis jìiìfi =- Leucaspis pusilla Leucaspis pini , Leucaspis pusilla Leucaspis Riccae >i Sig'noreti » stricta Rhoj)aloaspis Riccae =-= Leucaspis Riccae Pag. 26 23 « 9 « 9 » 15 « 9 17 » 23 » 19 » IT) » 15 » 12 .. 28 9 » 17 « 21 C » 29 » 14 » 29 " 29 * 28 » 20 23 >? 20 V 9 » 2G 14 6 Ut 15 G. LEONARDI NOTIZIE sopra alcune cocciniglie dell'Isola di Giava raccolte dal Prof. 0. PENZIG Fino dal 1896 il prof. 0. Penzig-, Direttore del R. Orto bota- nico dell'Università di Genova, inviava a questo laboratorio due vasi in alcool contenenti alcune specie di Coccinìglie, che egli ebbe occasione di raccogliere nel viaggio da lui compiuto in queir anno air isola di Giava. Per ragioni varie il materiale surricordato non potè essere studiato che ora. In questa nota io do, appunto, i risultati otte- nuti dall' esame praticato sul predetto materiale, risultati che sono oltremodo lusinghieri giacché tutte le specie che costituivano la piccola raccolta, meno una, sono nuove per la scienza. Dell' interessante invìo rinnovo qui all' 111."^" Prof. O. Pen- zìg vivi e sentiti ringraziamenti. SUBFAM. MONOPHLEBINAE. 1. — Paleococcus pulcher n. sp. Laì^va. Nella forma generale del corpo rassomiglia assai alle larve delle specie congeneri ; cioè si presenta decisamente ovale colla massima larghezza all' altezza dell' inserzione delle zampe del III paio. I segmenti del corpo sono poco bene distinti ed ornati, tanto al dorso che al ventre, di pochi peli semplici: il numero di tali peli aumenta, però, verso i margini liberi dei seg- menti e quivi, ancora, si fanno più lunghetti e robusti e tra questi meritano speciale attenzione particolarmente quelli piantati lungo r orlo libero che spiccano da sopra certi tubercoletti bene appa- - 98 — riscenti. Sia alla faccia dorsale che ventrale del corpo osservansi, sparsi qua e là, gli sbocchi di numerose ghiandole ciripare. Le antenne, inserite alla sommità del capo, hanno una forma decisamente clavata e raggiungono la metà della lunghezza del corpo. Quanto ai diversi articoli che le com- pongono osservo, che 1' articolo, basale fog- giato a tronco di cono, è tanto lungo che largo, che r articolo II è più esile del basale , ma egualmente lungo e tale misura tengono il III e V articolo, mentre F articolo IV, pur non essendo dissimile nella forma dagli art. II, III, V è di questi però un poco, ma non di molto, più lungo; l'articolo VI, invece, si pre- senta notevolmente ingrossato non solo, ma raggiunge ancora dimensioni assai supei'iori a quelle che misurano gii articoli precedenti, giacché la lunghezza sua soi'passa di gran lunga la misura del IV e V articolo pre- si assieme , però riesce sempre minore a quella complessiva degli articoli III, IV e V. L' articolo apicale è ornato verso 1' api- ce di tre peli robusti , lunghissimi, cosi da superare del doppio la lunghezza totale del- l' antenna ; altro pelo consimile trovasi inserito suir articolo V; peli di minor sviluppo notansi, inol- tre, sui detti segmenti e sugli altri an- cora. Al disotto dell'inserzione delle an- tenne, al lato ventrale, stanno disposti gli occhi semplici, uno per lato, i quali sporgono assai poco lateral mente. Le zampe sono tra loro presso a poco eguali e vanno ornate di pochi peli semplici, in compenso, però, sono ro- busti e lunghetti specialmente quelli piantati sulla tibia ove sono anche più numerosi; il tarso all'apice è provvisto di unghia e di due digituli. Estremità posteriore del corpo terminata in sei spiccati lobuli divisi in 2 gruppi, un gruppo per ciascun lato; ogni lobulo verso rapice suo Fig. 1. Antenna di larva di Pa- leococcus pulcher. Fis. a. Zampa del I jiiiiu dì larva di Palro- coccìis pulcher. 90 — porta inserita una robusta setola lun,£^-a più del corpo dell' insetto; altre quattro setole, meno robuste delle precedenti , stanno pian- tate dal lato ventrale della stes- ^ sa regione, però non già lungo l..^s VJ i margini, ma bensì esse sono inserite più all'interno. Colore del corpo giallo. Dimensioni : Lunghezza del corpo 750-800 (x » deirantenna 370 » » delle zampe del I paio 520 » » delle setole anali 850 » Femmina adulta liberata dalle secrezioni cerose che la rive- stono. Corpo ovale, mediocremente allungato, all' indietro un poco più espanso che anteriormente. Margini del corpo pronunciati in lobi più o meno manifesti, corrispondenti su per giù al numero Pig, a. Estremità addominale di larva di Paleococcus pidcher (i lun^'h! peli inseriti sui lobuli sono troncati). Fig. 4. Femmina adulta priva della cera di Paleococcus pulcher (vi- sta dal dorso). Fig. 5. Estremità addominale di femmina adulta di Palcococcìis pulrìicì-, dal lato ventrale per mo- strare come r orlo del corpo sia ripieg-ato al disotto. dei segmenti. Questi si osservano abbastanza bene distinti tra loro per la presenza di marcati solchi che delihiitano ciascun anello. L'orlo del corpo posteriormente è ripiegato al disotto sulla faccia ventrale e tale ripiegatura , dall' estremo posteriore procedendo all' innanzi, va gradatamente diminuendo per svanire del tutto al- l' altezza circa dell' inserzione del III paio di zampe. Al dorso — 100 — ]' insetto si presenta alquanto convesso e la convessità, dalla li- nea longitudinale mediana del corpo, va man mano diminuendo procedendo verso i margini che non vengono raggiunti, arrestan- dosi a breve distanza così , da lasciare tra esso e 1' orlo del corpo uno stretto margine pianeggiante ; i limiti della conves- sità ora ricordata corrono all' ingiro presso a poco paralleli a quelli del corpo dell' insetto dando luogo a delle lobature più meno pronunciate e corrispondenti a quelle dei vari segmenti che compongono il corpo dell' animale. Tutta la superficie dorsale dell' insetto si mostra come fittamente punteggiata e tale punteg- giatura é determinata non altro che dagli sbocchi di numerose ghiandole ciripare. La disposizione di queste ghiandole è uniforme quasi ovunque eccetto nella regione mediana dei lobi marginali, ove le ghiandole sono più numerose e più fitte e quivi, ancora, tra sbocco e sbocco di ghiandole, si innalzano dei peli lunghetti e sot- tili che, nel complesso loro, presentano 1' aspetto di altri tanti ciuffi. Peli così fatti si riscontrano ancora lungo i margini che segnano i limiti tra segmento e segmento. Dal lato del ventre il corpo è piuttosto pianeggiante salvo a diventare incavato man mano che 1' insetto procede alla deposizione delle uova. Come al dorso cosi anche alla superficie ven- trale vengono ad aprirsi numerose ghiandole ciripare le quali si f^mno più numerose e più fitte special- mente attorno all' apertura sessua Fig, 6. le. Nella regione del rostro, al di- Porzione cefalica ventrale di PaJ^eococc^, ^^^^^ ^| quCSta, Ò faCllC rilevare UU pulcher femmina per mostrare il rigonfia- ^ ' mento esistente attorno all' apimreceliio notCVOlc rigOnfiameutO cllC SÌ prO- ^^"^'''^^®- lunga all' innanzi con due rami , leggermente curvati, conici , foggiato il tutto a mò di un collare entro il quale sta racchiuso 1' apparato boccale. Le antenne, in rapporto al corpo, sono piuttosto brevi e gra- cili e si compongono di 9 articoli. Di questi articoli i primi 8 vanno gradatamente diminuendo in lunghezza e robustezza pro- cedendo dalla base verso 1' apice, 1' articolo nono al contrario ò più grosso dei tre precedenti e raggiunge una lunghezza superiore a quella conseguita dal 7 e 8 articolo presi assieme. Tutti gli articoli dell' antenna portano dei peli di robustezza e lunghezza 101 varici, r aiticülü apicale però è quello che ne possiede un mai;-- g'ior numero. Zampe bene sviluppate e abbastanza robuste, provviste spe- cialmente sulla tibia, di numerosi peli di mediocre lunghezza. Per quanto riguarda la secrezione cerosa che riveste il corpo dell' in- Fig. 7. Antenna di femmina adnl ta di Palcucoccus piilche»'. Fig. S. Zampa del III paio di femmina adulta di Paleococcus pulcher. setto dirò subito che essa si presenta al dorso sotto forma di tanti glomeruli distinti si, ma con disposizione tutt' aftatto caratteristica per modo che il loro insieme presenta un elegante disegno. Le parti principali di cosi fatto ornamento sono costituite primo da 8 serie di glomeruli situate al centro del dorso e dirette in senso normale all' asse longitudinale del coi'po ; ciascuna di questa serie si compone di un numero vario di glomeruli; secondo da una specie di cordone, costituito esso pure da numerosi glomeruli cerosi, che fa corona all' ingiro delle serie trasversali e tinalmente da un secondo cordone, il quale però non è completo come il primo, ma dall' indietro si protende all' innanzi in due rami che finiscono a circa 2 terzi del corpo. Questa è la disposizione delle masse prin- cipali di secrezione cerosa; dalla fìg. 9 annessa può poi il lettore - 102 rilevare la disposizione di altri pochi glomeruli di cui io, per bre- vità, ho tralasciato 1' enumerazione. Oltre che al dorso, l' insetto è rivestito di cera anche al ventre, ma, quivi, la predetta secrezione Fig. 9. Femmina adulta di Paleococcus pulcher rivestita dalle secrezioni cerose. (Vista dal dorso). Fig. IO. Maschio di Paleococcus pulcher. (Visto dal dorso). Vr non presenta alcuna disposizione particolare. La cera è di color bianco niveo salvo la superficie dorsale dei glomeruli che è più o meno colorato in un bel giallo chiaro. Colore del corpo, per quanto mi fu dato rilevare dagli esem plari essicati, giallo ocraceo molto oscuro. Dimensioni : Corpo liberato dalle secrezioni cerose lungo largo alto Antenne lunghe Zampe del III paio » Maschio. Capo largo così , che la lunghezza riesce minore della metà della larghezza, provvisto, sui lati, degli occhi compo- sti assai salienti e molto voluminosi ed al lato dorsale, in vicinanza degli' occhi composti, munito, ancora, degli occelli foggiati a gui- sa di tubercoli. La fronte, all' innanzi, si prolunga in una punta acuta e tra questa e gli occhi composti stanno inserite le antenne che si trovano in tal guisa ad essere di molto avvicinate tra loro 4 2 V3 » 2 » 850 fjL 1650 » 103 La testa, dorsalmente, è limitata da una stria arcuata che finisce ai lati subito dietro gii occhi composti ; al ventre, invece, presenta una stria longitudinale bruna e mediana interposta fra le antenne, la quale posteriormente, a 2 terzi circa della sua lunghezza, viene intersecata da una seconda linea che va a cadere subito dietro le inserzioni delle antenne; altre due linee, infime, divergenti tra loro, partono dall' apice posteriore della linea longitudinale e vanno a raggiungere i margini laterali del capo subito dietro gli occhi composti. Antenne lunghe all' incirca quanto i due terzi della lunghezza totale del corpo costituite di 10 articoli. Di questi articoli il basale si presenta subconico e presso a poco tanto lungo che largo ; il secondo di forma cilin- drica è più esile, ma pressoché della stessa lunghezza; i seguenti, lunghi circa il doppio dei precedenti, costretti nel mezzo e prov- visti come l'articolo secondo ognuno di due verticilli di peli lunghi e robusti ; l' articolo apicale, oltre i peli sopraricordati, al suo api- ce, ne presenta altro notevole per la sua lun- ghezza; detto articolo, in confronto dei pre- cedenti, è un poco meno robusto. Torace. Dei segmenti che compongono questa regione il protorace si presenta stretto verso il capo e molto più largo invece a con- tatto col segmento seguente e qucinto alle di- mensioni sue osservo che è molto più largo che lungo. Il mesotorace che segue è l'articolo me- glio sviluppato , dal dorso esso si presenta alquanto gibboso e lascia chiaramente distin- guere lo sento, lo scutello ed il postsculello. Il metatorace, di sviluppo poco superiore al protorace, si mostra esso pure, al dorso rin- forzato da una piastra di forma all' incirca triangolare Al lato ventrale il torace è rinforzato da un ampio scudo presso a poco triangolare colla punta rivolta all'indietro e situato tra le anche del I e II paio di zampe. Le ali sono ampie così da sporgere al di là dell' estremità addominale provviste delle Fig. II. Antenna di maschio di Pa leococcKs pidcher. iOi Fig. la. Bilanciere di maschio di Paleococeus pulcher. solite 2 nervature, nude e totalmente bruno chiare salvo tre linee biancheggianti convergenti verso la base dell' ala. I bilancieri, inseriti presso il confine tra il mesotorace ed il metatorace, sono grossi, car- nosi, non molto lunghi, pj-ovvisti verso l'estre- mità, alla faccia dorsale, di 4 peli lunghetti, di- retti un poco air innanzi. Zampe molto lunghe, rivestite di numerosi peluzzi ed anche di spine più o meno robuste che si rinvengono partico- larmente presso le estremità distali delle tibie e sui tarsi ; tarsi forniti di unghia acuta, lunga e poco curvata. Mancano a quanto sembra i digituli e al loro posto si osservano due peli semplici e rigidi. Addome allungato , cilindrico o meglio leg- germente fusiforme, rivestito, specialmente lungo i fianchi, di numerosi peli sottili e lunghetti. Tanto alla superficie dorsale che ventrale dei vari segmenti si osservano numerosi sbocchi di ghiandole ciripare. Segmento preanale prolun- gato posteriormente in due lunghi e grossi lobi provvisti di numerosi peli più lunghi e ro- busti di quelli osservati prima sull'addome e verso l'apice, ancora, dal lato dorsale, di 6 setole lunghissime ed una ancor più lunga e robusta al lato ventrale. Il mucrone genitale é breve, conico e poco sporgente. Colore del corpo, negli esemplari essicati, prevalentemente giallo ocraceo; tale tinta , però, spicca specialmente nella regione del torace, mentre 1' addome si mostra poco o punto colorato. Dimensioni: Corpo non compresi i lobi preanali lungo 2500 (j, » compresi » » » 3000 » Antenne lunghe 2350 » Ala lunga 2500 » Zampe del III paio » 900 « Torace largo 900 » I maschi di questa bella specie non si sviluppano entro ap- positi follicoli, ma bensi sotto uno strato uniforme di cera bian- Fìg. 13. Zampa del III paio di Paleococeus pulcher. Flg. 14. Estremità;; addominale di maschio di Paleococeus pul- cher. - 105 - chissima; detto stnitto ceroso, che può avere uno spessoi'e abba stanza notevole, tappezza buona porzione della lamina fogliare e si estende dalla nervatura principale verso i bordi laterali della foglia. Habitat. Alla pagina inferiore, lungo la nervatura mediana, di una foglia di Ilex sp. 2. SUBFAM. DACTYLOPIINAE. Lecanodiaspis baculifera n. sp. Larva obpiriforme coi segmenti del corpo nettamente distinti, ma lateralmente non profusi in lobi manifesti; tutti i segmenti, sui margini laterali all' angolo posteriore, sono provvisti di un breve e robusto pelo inserito sopra un piccolo tubercolo. Al dorso del corpo, in corri- spondenza degli stigmi, notansi le spine stigmatiche in numero di due per gli stigmi anteriori e di una per gli stigmi posteriori; le spine stigmatiche anteriori non sono di eguale lunghezza ma una è più lun^'a dell' altra; la spina stigmati- ca posteriore e- guaglia, su per giù , la spina anteriore più breve. Anterior- mente, nella re- gione cefalica, ai lati di que- ta, si ossserva- no gli occhi semplici , uno per lato , che sporgono un po- co al di là dell'orlo del corpo. L'estremità posteriore dello stesso è terminata in due lobi rotondati e piuttosto larghi ornati, ognuno, al loro apice di una robusta e lunga setola. L'anello anale porta, lungo i suoi margini, soltanto 6 peli brevi e robusti. Le antenne Fig. IS. Larva di Leccuwdiasins baculifera (vista dal dorso.) Fig. 16. Anello anogenitale di larva di Lecanodiaspis baculifera. d06 - sono brevi, piuttosto gi-acili e costituite da 6 articoli di cui il III e V lunghetti e presso a poco eguali tra loro, il IV articolo inve- ce è il più corto; mentre V articolo ultimo è più lungo e grosso di tutti. Ogni segmento porta uno o due peli salvo r ultimo od estremo che ne possiede quattro di cui due abbastanza notevoli per la loro lunghezza. Zampe discretamente sviluppate coi tarsi lunghi circa una volta e mezza le tibie , armati di robusta unghia e di quattro digituli, due più lunghi e due più brevi. L' anca ed il trocantere si distin- guono, come osservansi nella figura, per possedere dei peli molto lunghi. Colore del corpo giallo. Fig. 17. Antenna di larva di Lecanodiaspis baculifera. Dimensioni : Lunghezza del corpo Fig. 18. Zampa del III paio di larva di Lecanodiaspis bacuUfera. 400 |JL delle antenne 110 » delle zampe del HI paio 130 » Adulto femmina. Corpo ovale, posteiiormente prodotto in due larghi lobi i quali, al loro api- ce, portano una robusta setola. Anello anogenitale,lungo i'mar gini, provvisto di 8 peli robusti e non molto lunghi; dalla metà posteriore della predetta aper- tura fino ai margini liberi del corpo, si estende una specie di placca chitinosa a forma di cuore e colla punta rivolta all' innanzi. Antenne brevi e tozze costituite di 8 articoli di cui r articolo III e V sono i più lunghi di tutti , mentre i seguenti sono più brevi anche dei precedenti e vanno grada- tamente diminuendo nelle di- mensioni procedendo verso l'a- pice così, che l'articolo apicale riesce il meno sviluppato di tutti. I primi cinque articoli dell'antenna sono nudi, il VI e VII portano Fiir. 10. Estremità addominale con anello anogenitale di femminaladiilta di Lecanodiaspis hacidifora. — 407 ognuno un sol pelo, mentre l'articolo estremo, verso il suo apice, ne porta 4 lunghetti e robusti. Spine stigmatiche presenti e qui si nota, a differenza di quanto fu rilevato nella larva, che la spina corrispondente allo stigma posteriore eguaglia in lunghezza la spina più lunga delle due che presi- diano ogni apertura stigmatica anteriore. Grhian- dole ciripare numerose e sparse ovunque sia alla superfìcie dorsale che ventrale dell'insetto. Colore dell' insetto rosso vinoso , così almeno è dato di giudicarlo praticando l'esame sopra esemplari de- finitivamente essicati. Lunghezza del corpo 1900 [x. circa. Per quanto riguarda il sacco che serve a proteggere l'animale aggiungerò che esso è molto spes- so e quindi assai robusto e pre- senta forma decisamente semi- sferica poiché le tre dimensioni lunghezza, larghezza, altezza su per giù si eguagliano misurando ognuna circa 2 ™/m ; la lunghezza in confronto delle altre due di- mensioni supera di poco la misura dei due millimetri. Il sacco, al dorso, lungo la linea mediana longitudinale, si presenta legger- mente carenato e dalla carena si vedono partirsi tanti leggeri solchi trasversali cor- rispondenti probabilmente ai vari segmenti di cui si compone l'insetto. Dove i predetti solchi raggiungono la carena danno luogo alla formazione di un piccolo tubercoletto non sempre però molto bene rilevabile. Posteriormente il sacco presenta un piccolo foro, corrispondente, io credo, all'apertura anale. Dal lato del ventre il guscio è piano e presenta nella sua porzione anteriore, in corrispondenza del rostro, un piccolo foro attraverso il quale 1' insetto caccia il suo succiatolo per attingere dalla pianta ospite il necessario nutrimento. Il colore del sacco Fig. 30. Antenna di fem mina adulta di Leca iiodiaspiübacidij'ei'a Fie. 31. Spine stigmatiche an teriori di femmina adul- ta di Lecanodiaspls ba- rulifera. Flg. 33, Disposizione della Lecano- diaspis hacuUfera sui picciuoli della pianta ospite. — 108 - ceroso (si tratta sempre di esemplari conservati in alcool da pri- ma, a secco in seguito) è un rosso mattone pallido. Gli insetti di questa cocciniglia, come si può rilevare dalla figura annessa, si trovano situati specialmente sopra i picciuoli delle foglie stippati gli uni vicino agii altri. Habitat. Sul picciuolo di un brano di foglia di pianta rimasta indeterminata, Oss. La specie sopradescritta, per molti caratteri, si avvicina alla Lecanodiaspis atherospermae (Mask.); dalla stessa, però, si differenzia, come ho potuto rilevare confrontandola cogli esemplari tipici della specie del Maskell, per la diversa fabrica della anten- ne, per le dimensioni, per il colore e forma del sacco e per altri minori particolari che trovo superfluo 1' enumerare. SUBFAM. DIASPINAE. 3. — Äulacaspis Fenzigi n. sp. Femmina di forma pentagonale coi segmenti del corpo ben distinti tra loro e gli addominali lateralmente pronunciati in lar- ghi lobi arrotondati e provvisti lungo il margine libero di parec- chi peli filiera. Segmenti toracici molto più sviluppati degli addominali e costituenti, presi in considerazione tutti assieme, un pezzo di forma pressoché rettangolare i di cui angoli posteriori mostransi arrotondati, mentre gli anteriori danno luogo col segmento cefalico ad un angolo acuto bene appariscente. Re- gione cefalica anteriormente ristretta e verso il mezzo leggermente depressa. Pigidio am- pio, lungo il margine libero, verso la metà, incavato e V insenatura occupata da un paio di palette divergenti tra loro e con il mar- gine interno serrulate. Di fianco a ciascuna di queste palette si osserva prima un pelo filiera, poi lo sbocco di una grossa ghiandola sericipara indi due nuove palette a margini rotondati, contigue tra loro e di mediocre sviluppo; segue un'alti'o pelo filiera, un nuovo sbocco di grossa ghiandola sericipara e due nuove palette simili Fig. «a. Forma del corpo di fem- mina adulta di Aulacaspis Penzigi. — 109 Fig. 24. Pi^iilio (lì femmina ailulta tli Anlacaspis Penziiji. alle preoedenti , raa un tantino mono sviluppate ; contiguo alla quinta paletta vi ha un' altro pelo filiera ed altri ancora come vedesi nella fig. 24 stanno distribuiti sul rimanente orlo libero del segmento il quale, lungo tutto il suo percorso, è ora più ora meno irregolar- mente sinuato. Di- schi ciripcxri peri- vulvari presenti,nu- merosi e disposti in cinque gruppi; non posso, però, ricor- dare qui il numero dei dischi compo- nenti ciascun gruppo, poiché l' unico esemplare che possedevo di questa specie , mentre appunto mi accingevo a compiere tale osservazione, per un malaugurato accidente, andò perduto. Colore del corpo giallo arancio scuro. Lunghezza del corpo 1100 ^ circa. Follicolo femìììinile presso a poco circolare, bianco niveo, molto simile al follicolo della A. Rosae\ esuvie di- sposte presso il margine, la larvale pic- cola, la ninfale mediocremente svilup- pata, gialle. Lunghezza mass, del folli- colo 2200 |JL. Habitat. Ho rinvenuto l'unico e- semplare di questa specie sulla pagina inferiore di quella istessa foglia di llex sulla quale rinvenni e il Pa- leococcus pidcher e la Pinnaspis Ja- vani ca. All' IH. Prof. 0. Penzig ho voluto dedicare questo bellissimo diaspite in segno di gratitudine per 1' intei-essante materiale da lui fornito a questo Laboratorio. Flg. a.! Follicolo di femmina adulta di AiiUi- caspis Ppuz/i/i. 410 — 4. Pinnaspis rombica n. sp. Femmina allungata coi soli segmenti addominali lateralmente protesi in lobi assai manifesti e provvisti, lungo il loro margine libero, di due peli filiera bene sviluppati. Pigidio con due sole paia di palette mediocremente svilup- pate; le palette mediane, contigue tra loro, presentano una mar- cata incisione sull'orlo laterale esterno, mentre il margine libero Fisr, 26. Forma del corpo di fem- mina adulta di Pinnaspis rombica. Fig. 27. Pigidio di femmina adulta di Pinnaspis rombica. posteriore si presenta integro e notevolmente curvato; le palette del secondo paio meno sviluppate delle mediane hanno forma presso a poco triangolare coll'orlo laterale esterno più lungo del- l'interno e minutamente serrulato. Peli filiera piuttosto brevi, de- licati e poco numerosi , ve ne ha su ciascuna metà del i)igidio , uno tra la paletta del paio mediano e quella del secondo paio e tre altri , debitamente distribuiti, sul rimanente orlo libero del segmento; i predetti peli filiera vanno gradatamente aumentando in lunghezza e robustezza procedendo da quelli inseriti tra le pa- lette e andando verso quelli piantati presso il segmento preanale. Dischi ciripari perivulvari in cinque gruppi secondo la formo- la : 15- 13 13-12 tezza Apertura anale e sessuale situate quasi alla stessa ai- Stigmi senza dischi ciripari. Colore del corpo giallognolo. — IH - Lunghezza del corpo 800 \i circa. Follicolo femminile romboidale, poco convesso, longitudinal- mente lievemente carenato; esuvie giallo-ocracee, grandi parti- Fig. 28. Follicolo di feminina a- diilta di Pinnaspis rombica. Fig. 39. Follicolo maschile di Pin- naspis rombica. colarmente la ninfale che occupa quasi i tre quarti dell' intero follicolo. Colore castaneo chiaro. Lunghezza del follicolo 1000 [x circa. Follicolo maschile bianco, delicato, tricarinato, allungato con gli orli laterali paralleli tra loro ; esuvia larvale apicale gialla. Lunghezza del follicolo 900 jx. Habitat. Alla pagina superiore di una foglia di Persea sp. associata alla Lepidosaphes longula. 5. — Pinnaspis lavanica n. sp. Ninfa. Il pigidio dell' esuvia ninfale presenta lungo l' orlo libero le seguenti appendici: tre paia di palette, di cui le mediane, che stanno disposte entro una sensibile insenatura , sono bene sviluppate, divergenti tra loro e colle loro basi contigue; quelle, invece, del II e III paio sono molto più piccole, quasi rudimentali ed a contatto tra di loro. Peli filiera di mediocre sviluppo e tutti presso a poco uguali tra di loro; di essi ve ne ha uno nello spazio interposto tra le palette mediane e quelle del II paio ed altri 4, distanziati 1' uno dall'altro, sul i-imanente orlo libero del pigidio posto al di là delle - 112 - Fig. 30. Pigidio di spoglia ninfale di Pinnaspis lavanica. palette del II paio. Lungo il margine libero del pigidio vengono ad aprirsi ancora gli sbocchi di alcune grosse ghiandole sericipare. Peli semplici pochi ed assai minuti. Femmina allungata, posteriormente attenua- ta, airinnanzi, nella re- gione cefalica, un poco più sviluppata. Segmenti del corpo distinti e lateralmente non protesi in lobi evi- denti; margini dei lobi, appartenenti ai segmenti posteriori, ornati di uno due peli filiera. Pigidio di forma trian- golare provvisto di tre paia di palette ialine, rotontate lungo il margine libero che è integro. Palette mediane e del secondo paio pres- soché egualmente svilup- pate; palette del III paio più piccole delle altre. Peli filiera pochi , ma in com- penso abbastanza lunghi e robusti; di essi ve ne ha uno tra le palette del I e II paio ; una subito al di là delle palette del III paio, la quale è contigua a quella del II, ed altri due a distanza tra loro e dall' ultimo pelo filiere nominato. L'orlo libero del pigidio, al di là delle palette, è più o meno ondulato. Peli semplici lunghetti e robusti. Dischi ciripari perivulva ri in cinque gruppi secondo la formula : ^ *" 1(5 - 17. 11 - 12 Stigmi anteriori con un gruppo di 7-10 dischi ciripari; stigmi posteriori senza dischi ciripari. Colore del corpo giallo citrino. Fig. 33. Lunghezza del corpo 600 jx circa. Follicolo femminile , femmina adulta e seeea. dal dorso, in- grandita. (i Mauchal p., Sur la 1)Ìo1(iì;Ì(' dn ''firt/sonip/uilns (/icti/os/ipniii var, ìniiior Beri. ^Bol Soc. luitdin. Fr., Aimo 1904; N. IG, pay. 24(i) Parip 1094 - 121 — siva degli ai;riiini, ma specie anzi pDliCaua pei- <>cc('ll('iix.a, i)uó,(piiii(li, esservi stata importata con tute' altra pianta, che non siano gii agru- mi. Posto ciò e ritenendo, più che verosimile, che col parassita non sempre emigri contemporaneamente ed ovunque il nemico suo sarà facile, io credo, prevedere che, in epoca non lontana, giungano a noi notizie di danni per parte del temuto coccide e ciò è tanto più da ammettersi conoscendo la dominante apatia. dei nostri agricol- tori i quali, per la massima parte , anziché essere vigili custodi delle loro colture, per modo da trovarli in grado di fronteggiare il nemico che le insidia non appena esso compaia, finiscono, in- vece , col non avvedersene che quando il malanno è giunto allo stadio suo più acuto. In questo caso ammesso anche che tosto si prendano gii opportuni provvedimenti per combatterlo, procedendo all' importazione del NodIìùs, la quale im])ortazione non potrà mai essere fatta su così larga scala da permettere ad esso di fronteggia- re, di primo acchito, lo sviluppo ognor crescente della cocciniglia, in questo caso ripeto noi dovi'emo sottostare ai danni della coc- ciniglia per un tempo più o meno lungo e cioè proporzionato al numero degli individui del predatore importato e all' entità del- l' infezione da combattere. La seconda specie, quella di cui voglio trattare più partico- larmente in questa nota, è V AoìiidieUa aiirantii (Mask.) cosi ben nota agii agrumicoltoii di Grecia, Spagna , Florida ecc. ecc. Questa cocciniglia io la ho rinvenuta, poco tempo addietro, soy)ra alcune piante di agrumi in un giardinetto a Napoli sito alle spalle, ma molto più in alto, dell' Hotel Bristol, giardinetto che è tenuto in titto dai ben noli orticultori F.lli D'Amato. L' infezione, come ho già osservato, trovai che era limitata a .S o 10 piante di agrumi di una certa età, mentre d'altra parte nessun' altra i)ianta, per quante licerche t'ossero condotte, osi)itava il dannoso diaspite, cosi, che rimase affatto insoluto il problema riguardante come e quando possa essere avvenuta l' infezione. Interrogati, in proj^osito, anche i fratelli D' Amato non i)ot(M ottenere su ciò maggiore luce. h' Aoiddiella r//«/7/y?/// è specie temutissima dagli agi'umicol tori esteri perchè si diffonde e si Jiioltiplica coa rapidità eccezionale ^perchè, inoltre, non si accontenta di infettare i soli rami e le foglie, ma invade, ancora, con predilezione i flutti, i (juali, ricoi)erti da numerose incrostazioni date dall' agglomerarsi di numerosi indi- vidui ttssati gli uni accanto agii altii, pei'dono naturalmente del 122 - Fig. 3. Scudi di Aon/dieUa aurantii: a, follicolo ma- schile; 6, follicolo femminile; e, follicolo nin- fale ; d, follicolo larvale. loro valoie, quando non uniscono addirittura per essere rifiutati in commercio. L' Aonidiella aurantii, il di cui paese di origine non è stato ancora bene accertato, ha un' area di distribuzione geografica gran- dissima. La sua presenza, fino ad ora, è stata constatata in tutti i seguenti paesi: Europa (Grecia, Turchia, Italia, Spagna), Sirya, Natal , Capo Buona Speranza , Isole Maurizio e Ceylon, China, Giappone, Australia, Nuova Ze- landa, Nuova Caledonia, Samoae Is. Figi, Is. Hawaii, Indie Oc- cidentali , New York , Florida , Ohio, California. Vive a preferenza , come ho detto sugli agrumi, però molte altre piante forniscono ad essa cibo gradito; tra esse ricorderò le principali: Olivo. Pistacio, Buxiis, Euoìiymusjaponicus, Melo, Pero, Quercia, Fico, Agave, Prugno, Rosa, Legnosanto, Cotogno, Salice, Vite, Noce di cocco, Podocarpus ecc, ecc. Richiamata così 1' attenzione degli agricoltori sul nuovo peri- colo che minaccia parte dei loro prodotti , credo bene, a compi- mento dell'opera mia, di fare cosa utile col ridescrivere nuova- mente la specie affinchè gi' interessati possano più facilmente ri- conoscerla tra le vecchie forme che ospitano gli agrumi nostri non appena avesse a presentarsi e, quindi, trovarsi in grado di combatterla prima che si abbiano a lamentare gravi danni. Aonidiella aurantii (Mask.). Aspidiotus aurantii Maskell, N. Z. Trans. XI, p. 199 (1878). » » Comstock, Rep. U. S. Dep. Agr. 1880, p. 293 (1881). » citri » Canad. Ent. XIII, p. 8 (1881). » coccineus Gennadius, Ann. Soc. Ent. Fran. (6), 1, p. 189 (I881)i Aonidia Gennadii Targioni, Ann. Agr. p. 151 (1881). Aonidiella aurantii Berlese e Leonardi, Chermot. ital.. Fase I, N. 23 (1895). Aspidiotus » Green. Cocc. Ceylon, pt. I, p. 58 (1896). Chrysomphalus * Cockerell, Check list., Suppl. p. 396 (1899). Aonidiella » Leonardi, Gen. e spec. Diaspiti, Asp., p. 124 (1900). Aspidiotus » Newstead, Mon. Brit. Cocc, 1, p. 88 (Ì901), 123 Larra. Il cori)o presenta fürm;i ovale riuscendo un pochino l)iù lun^o che lar^o; all'innanzi, nella rep,ionH interposta alle an- tenne, è un poco depresso, men- tre posterioi-mente è decisamente rotondato. I segmenti del coi pò sono abbastanza ben distinti tra loro jier la presenza di marcati sol- chi che li delimitano; tra (piesti soh-hi i;ii addominali, pi-ocedendo dairiiinanzi allindietro . sono , _i;-radataniente , sempre più ar- cuati in avanti, ilntennc di me- diocre sviluppo coi tre primi ar- ticoli ben distinti tra loro, men- tre l'arti'-olo IV è meno bene appariscente confondendosi esso in pai'te col Hagello, il quale mi- sura una lunghezza superiore a quella di tutti gli articoli prece- denti presi assieme. , , Gli articoli innanzi il flagello vista (lai ventri'. '^ sono nudi mentre quest' ultimo porla alcuni peli semplici, tra i quali, quelli pi..ntati al suo apice, sono i più lunghi. Zampe bene sviluppate e abbastanza robuste con tarso lungo cir- ca ^/.^ della lunghezza della tibia, ar- mato di acuta unghia e dei soliti 4 digituli. Peli semplici , sui vari arti- coli, pochi, brevi e delicati. Il pigidio presenta due paia di palette di cui le mediane sono bene sviluppate e col margine libero più o meno sinuato , quelle del secondo paio, invece, sono rudi- mentali e triangolifbrmi. Pettini variamente svilui)pati e den- ticolati disposti tra le ])alette e al di là delle medesime; di essi ve ne hanno due tra le palette mediane, tre tra una ì)aletta mediana e quella del secondo paio e due o tre, meno sviluppati dei precedenti, disposti subito al di là della paletta del secondo fig. 7. A, antenna, di lar\M, ili .\'>iiì- rìiclld (III, ■alili'. li. zampe I paio, di larva, di Aoii ili iella a iiraìttii. - 124 paio. A queste ai)i)encli('i sono da aggiungersi, ancora, alcuni minuti peli semplici e due lunghe e robuste setole inserite all' angolo interno delle palette mediane. FlB. 8. Pigidio, di larva, di Aonidiella aurantii. Colore del corpo giallo citrino molto chiaro. imensii oni : Corpo lungo 230 [X » . largo 180 >> » Antenna lunga 60 » - Zampa I Pi lio » (')0 » Femmina. La forma del corpo della femmina adulta non conserva sempre la stessa tìsionomia, ma, al contrario, varia no- tevolmente nei diversi periodi di sua vita. Al principio, prima che nel suo corpo sieno formate le uova, essa si mostra decisamente obpiriforme o meglio obovato-clavata, presentando cioè la regione cefalotoracica enormemente sviluppata in confronto della regione addominale che è conica e molto più ristretta. In questo stadio l' animale è più lungo che largo ed otfre una colorazione giallognola, epidermide molle e di più si nota che quando si solleva il follicolo che lo ripara esso rimane ade- rente all' organo su cui è fissato. Più tardi, man mano che entro - 125 — Fig. 9. Ft')iiiiiina matura, ina non aurora rctratta, (li Aonidiella aurantii , veduta dal ventre. la cavità del corpo vanno formandosi le uova , la forma di esso si modifica , la regione cefalotoracica si allarga sempre più ed in- turgidisce maggiormente scomparendo, un pò per volta, interamen- te i solchi di divisione tra i vari segmenti, contemporaneamente i se2,"raenti addominali si accorciano rientrando gli uni negli altri per modo da non rimanere visibile che il solo pigidio; in questo stadio la forma del corpo dell'insetto è quella di un rene più o meno mucronato, in cui la larghezza soverchia note- volmente la lunghezza. Le uova, che progressivamente si sono an- date formando dentro il corpo, an- ziché essere contenute nello stesso senza ordine alcuno, si vedono riu- nite in varie serie aventi una dispo- sizione prevalentemente a venta- glio in guisa che Tasse longitudinale di ciascun uovo sia, più o meno bene, diretta verso l'apertura sessuale. Colla maturazione delle uova procede di pari passo la chiti- nizzazione dell' epidermide, la quale va tacendosi sempre più spes- sa e dura per maggior depo- sito di sostanza, e così pure dicasi pel colore che dalla tinta giallognola passa ad un bel cinabro-baio più o meno accentuato. Mentre avvengo- no queste modificazioni dalla superfìcie del corpo dell'in- setto sono secrete varie so- stanze e precisamente dalla superficie dorsale una materia attaccaticcia che serve a saldare l'animale allo scudo dorsale, il quale così, mostra, verso il mezzo, una macchia rossastra data non altro che dalla colorazione dell' animale inti"avisto al disotto per traspa- renza del tessuto sericeo del follicolo , e dalla faccia ventrale le ghiandole sericipare emettono sufficiente seta per fornire un velo abbastanza robusto che, col follicolo del dorso, concorre a costi" Fig. IO Forma del corpo di femmine mature, giunte al massimo sviluppo, di Aonidietlft auraittii. - 126 - tuii-e un astuccio, quasi completo, entro cui si trova imparato il pa- rassita. Avvenuta la deposizione delle uova le uniche modificazioni, che si possono notare ancora nella forma del corpo dell' animale sono, la scompai'sa totale o quasi del pigidio il quale viene ritirato pur esso entro il corpo , che il contorno di questo, ordinariamente, anziché svolgersi secondo una linea arcuata continua riesce più o meno profondamente sinuato e che la chitinizzazione delhi epi- dermide si è fatta ancora più sentita. Pigidio; esso presenta tre paia di palette bene svilu|)i)ate, le prime due paia con un incisione ad ambo i lati, il terzo paio, in- vece, con una sola incisione e questa al lato esterno. Pettini bene Pi};ìilio (li füii\inina ;i> largo 900-1000 >> dopo la » >> .. lungo 900 ^ » » » » ì » largo 1500 » (1) Follicolo femminile all' incirca circolare, di color giallo terreo con una gran macchia rossastra nel mezzo prodotta dalla femmi- na che sta al disotto e che si intra- vede atti'averso il tessuto serico del follicolo. Esuvie centrali o di poco ec- centriche, la ninfale piuttosto grande, rotondeggiante e solo verso la regio- ne del pigidio un poco ristretta ed allungata; esuvia larvale molto più piccola, simile alla ninfale, disposta verso il mezzo della prima, al dorso gibbosa cosi da presentare una spe- cie di ombelico. Colore delle esu- vie giallo ocraceo. Parte sericea del follicolo costituita da un tessuto abbastanza robusto; velo ventrale grigiastro, quasi completo e che rimane per la massima parte unito al foglietto dorsale quando si procede a staccarlo dall' organo su cui aderisce. Dimensioni : Diametro del follicolo 2000 (x Esuvia ninfale lunga 850 » » larvale » 360 » Maschio (rigonfiato con acido acetico). Esso presenta forma, presso a poco, cilindrica salvo che anteriormente, nella regione corrispondente alla testa, si restringe alquanto, mentre posterior- mente è largamente rotondato. Il capo ha forma triangolare col ver- tice rivolto airinnanzi e colla base addietro larga di guisachè 1' at- tacco del capo sul torace si effettua su una superficie molto ampia. Esaminato il Cèxpo dal dorso osserviamo che esso presenta, lun- go la linea mediana longitudinale, una stria chitinosa che poste- riormente va a fondersi col solco di divisione fra capo e protorace, stria chitinosa che divide la testa in due metà simmetriche. Fig. 13 Follirolo tVinininilo di AonidicUa mi ■aiil/i. (Ij Lea lunghezza è misurata dalla punta del pig-idio all' estremità cefalica. - 128 - Su ciciscuna metà noi ossei'viamo \v sciiiuMiti parti, verso l'api- ce anteriore sta piantata 1' antenna e per tal modo i predetti or- gani, colle loro basi, si trovano assai avvicinati tra loro; dietro r inserzione dell'antenna, a poca distanza e verso il margine libero Maschio di Aonidiella aiiranlii, visto rial dorso. del capo, si nota uno dei grandi occhi accessori dorsali , più in- dietro, ancora, sempre lungo Torlo libero, una specie di piccolo tubercoletto, il quale non è altro che la cornea dell' occhio vero; dal lato del ventre il capo non presenta nulla di particolare ec cetto i 2 grandi occhi accessori ventrali che stanno piantati verso la linea mediana del capo all' altezza degli occhi veri. Al capo segue il protorace molto più largo che lungo, legger- mente ai'cuato all' innanzi, di forma rettangolare, carnoso, cioè rivestito di epidermide molle. Il mesotorace, che è 1' articolo meglio svilui)pato, è difeso da un largo scudo che presenta ben distinte delle suddivisioni secon- darie cioè, lo sento, lo scutello ed il postscutello ; lo sento, posto all'innanzi, è rappresentato da un rialzo ovalare; lo scutello da un pezzo molto più ampio di forma pentagonale e il postscu- tello da una specie di fascia rettangolare molto stretta ed assai 129 larga che spicca nettamente sulle altre parti per una colorazione molto più oscura; detta fascia, verso il mezzo, presenta un piccolo foro ovale II mesotorace è anche esso difeso, al dorso, da un largo scudo di forma triangolare che può ritenersi come lo scutello del- lo stesso. Dal lato del ventre il toi-ace si trova ad essere meno difeso, esso non presenta che una larga piastra pentagonale, dispo- sta all' innanzi dell' inserzione delle zampe del 2*^ paio , la quale è divisa in due metà uguali per la presenza, lungo la linea me- diana longitudinale, di un rialzo chitinoso molto robusto; oltre di ciò detta piastra manda dai suoi angoli laterali anteriori due rial- zi chitinosi, abbastanza lunghi, che vanno a finire lungo i margini del torace e due altri più brevi che dipartendosi dagli angoli la- terali posterioi'i rii)iegaiio all'indii^tro e finiscono, essi pure, all'oi'lo libei'o del corpo poco più iinianzi dell' inserzione delle zampe del II paio. Altre piirti chitinose non esistono se si eccettua una. linea chitinosa mediana o sterno lineare che sta all' indieti'o delle zampe ■ del I paio. L' addome, come è stato notato , è piuttosto largo, riuscendo alla base, ove si insei'isce al torace, esteso quanto quest' ultimo. . Esso si compone di nove segmenti che van- no gradatamente decrescendo in larghezza col procedere dall' innanzi ali" indietro; l'ultimo di tali segmenti anzi è trasformato in una specie 'li stiletto cioè nell'organo copulatore. Alla base di questo stiletto e lungo i margini liberi dei vari segmenti addominali si osservano pochi e minuti i)eli. Le antenne composte di 10 ai'ticoli sono molto lunghe tanto da raggiungere circa la metà dell'addome. Dei 10 articoli il basale ed il 2' sono cortissimi, mentre i seguenti sono allungati, cilindrici e vanno, dal IV in poi, decre- scendo in lunghezza per modo che 1' articolo a- picale è tra essi, il più breve. L'antenna, all'apice, porta un pelo capitato rigido e lunghetto. Peli semplici sono disposti su tutti i segmenti eccetto il basale, il secondo articolo ne porta uno solo , mentre gli articoli seguenti ne sono riccamente provvisti. Zampe lunghe e gracili costituite da un' anca tronco- conico larga, da un trocaulciv Inuglicttu, esile. al((uaut<) i-ugoso e Vie. n Aiitcìiiia, (li iiiasiliio, (li Ai),i/(i;,'/l,i iinnnitii. - 130 - Fig. 15. Zampa del III paio di maschio di Aonìdiclla (ntraiil//. che si inserisce sulla coscia con tagiio obliquo; la coscia lunghetta è leggermente fusiforme, mentre la 'tibia, che è appena più lunga di quella , è alquanto clavata. Il tarso è conico e lungo circa Vu della lunghezza della tibia, all' apice è munito di unghia ed è ornato dei soliti digituli. Peli semplici portano tutti gli articoli, ma numerosi, soltanto, si rinvengono sulla tibia e sul tarso. Ali ampie, trasparentissime, di forma ovale, lunghe, all'incirca, quanto il corpo non compreso lo stilo. Dette ali, come si osserva ordinariamente per tutti i maschi dei Diaspiti , sono provviste di una sola nervatura , la quale , poco discosto dalla base, si biforca in due rami l'uno parallelo alla costola dell'ala stessa, l'altro parallelo all'orlo posteriore della lamina. Bilancieri costituiti di due pezzi l'uno, il basale, grossetto, fusifoi-me; l'altro sottile, inserito ad an- golo sul primo e all'apice ripiegato ad uncino. Colore del corpo giallo chiaro salvo la l'egione del torace che è colorata più intensamente in giallo arancio. Dimensioni: Corpo lungo 1000 |ji » largo 310 » Antenna lunga 630 » Ala lunga 700 » » larga 370 » Zampa del III paio lunga 410 » Follicolo maschile allungato, coli' esurvia larvale situata anteriormente e quanto al colore un poco più pallido di quello femminile. Dimensioni: Follicolo lungo 1000 — 1200 [x. Alla diagnosi ora riportata trovo apportuno aggiungere, onde evitare allarmi ingiustificati, che in Italia e precisamente nel Napoletano e Avellinese vive un altra specie al tutto simile alla A. aurantii cosi da poter essere agevolmente scambiata con questa. Detta specie, però, vive esclu- sivamente sul Taxus haccata e specie congeneri, nò per quanto sia noto su alcuna alti-a pianta. Ad ogni buon fine riporto qui quei Fìg. 16. Fnilicolo mascliile di Aoiì/il/i'lla inirtniln. - 131 - pochi cnrntteri differenziali che si possono rilevare . più o meno bene, dietro attento esame mici'oscoi)ico. Follicoln frniniìiìiìc. Il follicolo toiuminile dell' .1. T(i.r/f>i, in Fitf. 17. .\, follicolo t'eiiuiiliiili' ili Aiìiiidiclla aì(yanlU. n. » >• "> » Tarcus. paragone di quello dell'. l. airrantii che é quasi aff;itto circolare si presenta, invece, rome vedesi nella fig-. 17, di l'orma deci- samente ovai are, e per di più la por- zione di follicolo filata dall'insetto nei suoi varii stadi, non costituisce, al- l' ingiro della spo- glia ninfale, un mar- gine di uguale dia- metro, come si os- serva normalmente nell'A. (ìK/'antri, ma, invece, si vede sempre, in due pun- ti opposti , mag- giormente espanso che nel i-i manente contorno; di più il tessuto, che costituisce (|uesta parto del l'ollicolo è di una consistenza y Flg. 18. A. pis'iilio iiinfiilc (li Ao»i(Ui'ìla aurantii. lì, » » » » Ta.Cìts. - 432 - notevolmente più robusta che non quella che presenta la rimanente porzione follicolare dell'^. aurantii. Altra differenza notevole é data dalle dimensioni del follicolo, oscillando il diametro maggiore nella specie del Taxas da 2000-2500 [a., mentre nell'/l, aurantii detto diametro non supera mai i 1900 [x. Differenze nelle dimensioni, entro certi limiti abbastanza co- stanti, riscontriamo, ancora, prendendo in esame le esuvie ninfali e larvali. Infatti : nell'yl. Taxus la spoglia larvale è lunga 400 [x. mentre nell'^l. aurantii va dai ^-^50-380 [Jt,. neir^. Taxus la spoglia larvale é larga 360 |ji. mentre nell' ^. aurantii va dai 320-350 [x. nell'yl. Taxus la spoglia ninfale è lunga 880-890 [x. mentre nel- VA. aurantii va dai 720-800 |jl. neH'rl. Taxus la spoglia ninfale ò larga 750-800 jx. mentre nel- VA. aurantii va dai 700-770 [x. Differenze apprezzabili invece, come é stato di già ossei'vato, non è possibile rilevare dall'armatura del pigidio, sia che si pren- dano in esame le armature dei pigidii ninfali o quelle dei»li adulti: ib*A W2C:J Fig. 18. A, iiiii'i'li'"» 'li tViniiiiiia juliilta di AoiiUìii'ìhi aufantii h\ » » » » » TaxiiK le lievi differenze che si possono notare nelle figure qui riportate non sono da prendersi in considerazione i)erchò non sono costanti menomamente e ciò sia detto tanto per l'una che per l'altra specie- - 433 — Però, se l'armatura del pigidio non ci dà modo di distinguere le due forme, possiamo tuttavia ricavare un ottimo carattere diffe^ renziale prendendo a considerare tutto il complesso dell' ultimo segmento. Da questa osservazione noi rileveremo subito come detto segmento nell'ai. Taxus sia meno ampio ossia meno largo di quello deir.4. aurantii; infatti la larghezza massima del primo e di 450 ^i., mentre quella dell' A. Taxus è di 350 |ji. h' Aonidiella aurantii, come suole avvenire d'ordinario in casi simili, sembra sia arrivata in Italia senza il seguito dei suoi A' FliT. 20. A, A', schema del segmento anale dì Aoimìieììa aurantii; B, B', schema del segmento anale di Aonidiella Taxus. nemici naturali cosi che è ancor più a temersi, giacché non avendo chi la ostacoli nel progressivo suo sviluppo finirà col moltiplicarsi enormemente dando luogo ad infezioni gravissime. Nei paesi d' oltre mare sono note più specie di insetti nemici dell' Aonidiella an- rantii , alcuni dei quali vivono entro il corpo dell'ospite (paras- sati endofagi), altri, invece, la predano nei suoi vari stadii (pre- datori). Così, ad esempio, nell'America e più precisamente in Ca- lifornia V Aonidiella awantii è attaccata dai seguenti parassiti endofagi del gruppo degli Imenotteri cioè: 1) ('occophagus Imiu- latus How. (Los Angelos Calif.) ; 2) Ajìhicus immaculatus How. (Idem); 3) Aphelinus diasjndis How. (Santa Ana Calif.); 4) Signi- phora occidentalis How. (Idem). Di queste 4 specie le prime tre sono ])arassiti proprii della A. aurantii, mentre la IV specie aggredisce con predilezione , anziché la specie tipica, una sua varietà cioè la .4. aurantii var. citrinus. In Australia la specie conta alcuni insetti predatori del gruppo delle Coccinelle e più precisamente le specie Orcns cìkiHìx'ks , 0. australasiae, Rhizo- 10 — 134 — Mus satcllus nonché un fungo parassita denominato Microcera coccophila. Ad ovviare al pericolo sopra lamentato di una possibile gra- vissima infezione la Direzione di questo Laboratorio, non appena le fu nota la presenza della temuta cocciniglia, ha pi'ovveduto perchè e dall'America e dall'Australia sia inviato a questo Labo- ratorio, quanto più presto è possibile , abbondante materiale di AonidieUa aurantii inquinato dai nemici suoi, allo scopo di por- tare in seguito questi ultimi nel focolaio d'infezione ed ottenere, per mezzo loro, che il parassita sia contenuto entro giusti limiti cosi, che le piante attaccate non abbiano a risentire danno so- verchio. Dell'esito di questo esperimento, non raanchei'emo, a suo tempo di informarne gli interessati. Portici 14 febbraio 1907. G. LEONARDI CONTRIBUZIONE ALLA CONOSCENZA DELLE COCCINIGLIE ITALIANE Nell'anno testé trascorso avendo avuto opportunità di com- piere alcune escursioni nell'Italia meridionale ed in Sardegna ne approfittai per raccogliere materiale coccidologico che fu poi di mano in mano arricchito da successivi doni ed invii fattimi par- ticolarmente dal Direttore di questo Laboratorio Entomologico Prof. F. Silvestri, dal Prof M. Bezzi, dal Prof. T. De Stefani e dal Dott. G. Martelli, a questi egregi signori rinnovo le più sen- tite parole di grazie. Del materiale posseduto non ho potuto studiare, fino ad oggi, che una parte della quale do qui i risultati i quali, come é facile rilevare, sono assai notevoli poiché si tratta di 10 specie, delle quali 6 nuove per la scienza con due generi nuovi , due nuove varietà e due specie nuove per la fauna italiana. In altra nota, e ciò quanto più presto sarà possibile , darò notizia intorno al materiale che é ancora da studiarsi. SUBFAM. DAOTYLOPIINAE Gen. MICROCOCCUS n. gen. Femmina adulta ovigera ovale o piriforme coi segmenti del corpo indistinti, provvista di zampe e antenne poco sviluppate. Antenne brevi di tre articoli. Anello anogenitale ornato sui mar- gini di una corona di 12-22 peli; altri peli lunghetti riuniti in nu- mero di tre quattro costituiscono due specie di ciuffi disposti, uno per lato, a destra e a sinistra dell'apertura anogenitale. Ghian- dole ciripare poche, più numei'ose nttorno alla regione degli stigmi. - ^136 - Femmina adulta non origera allungata coi segmenti del coi-po ben distinti tra loro; anello anogenitale con soli 10 peli; zampe e antenne confoiini quelle della femmina ovigera. Mascìiio attero, simile, nella fabrica del corpo, alla femmina non ovigera, salvo che le antenne sono costituite di 4 articoli. 1. — Micrococcus Silvestrii n. sp. Fern.niina non ovigera. Corpo allungato , un poco ingrossato nella regione cefalica e gradatamente attenuato, procedendo dal- rinnanzi all' indietro, nella regione toracica e addominale. 11 corpo posteriormente è prodotto in due mode- sti lobi i quali, al loro estremo, portano da tre a quattro setole lunghette e abbastanza robuste. La massima larghezza sua cade all'altezza dell'inserzione del primo paio di zampe e misura un terzo circa della lunghezza totale del corpo. Il derma è quasi affatto glabro non essendo prov- visto, qua e là, che di pochi e minuti peli. Le ghiandole ciripare sono anche poco numerose e sono sparse un pò dovunque. Di esse ve ne hanno di due soita riconoscibile alle dimensioni del diametro dei rispettivi sbocchi. Le mag- giori sono situate nella regione degli sti- gmi dove si nota, ancora, come esse siano abbastanza fitte. I segmenti del corpo sono nettamente distinti tra loro. Dal lato del dorso, nella regione cefa- lica, un poco più all'indietro del punto corrispondente all'inserzione delle an- tenne, da ciascun lato, ed in vicinanza dei margini laterali del corpo, si osser- vano gli occhi semplici, uno per parte, sotto forma di due piccole macchie rotondegianti, nere. Le antenne, piantate al lato ventrale, sono brevissime e co- stituite di tre articoli, di cui il basale grosso e presso a poco qua- drangolare, il secondo molto breve cosi che riesce assai più lai'go Fig. I. 'iimiiilit non o\ if;t'i";i ili Micì-n- iis siirr.-iir/i. vista dal ventre. - 137 che lungo, il terzo lunghetto per modo da superale la lunghezza dei due precedenti presi assieme, allapice esso é un poco in- Antenna, di tVniinina non ovigera. di Micrococci's Silvpstrii. Fig. 3. Zanijia del I iiaio, di femmina non ovigera, di Micrococcus Silvestrii. grossato ed arrotondato. L'articolo basale porta un sol i)elo, il secondo due e il terzo parecchi di grandezza e roììustezza varia insei'iti, quasi tutti, verso 1' apice. Zampe bene sviluppate cioè lunghe e robuste. L'anca ed il femore sono molto grossi, mentre la tibia è più sottile ma molto lunga; su tutti gli articoli si osserva qualche pe- lo. Il tarso, al suo apice, è arma- to di robusta unghia ricui"va e dei soliti digituli in numero di quat- tro due i)iù. lunghi e due i)iii br(^- vi. Anello anogenitale ornato lungo i suoi margini di 10 peli piut- tosto brevi e non molto robusti. Colore del corpo giallo ocraceo. Fi*. 4. Ks treni ita addominale, ovigera, di M/rrn'-m-r li femmina non 's Sìh-eslrii. - 138 — Dimensioni : Lunghezza del corpo 2400-2500 [x. » dell'antenna 270 [x. » zampa I paio 750 [a. Femynina ovigera. La forma del corpo non solo differisce no- tevolmente da quella della femmina non ovigera, ma ancora può Flff. 5. Femmina ovigera dì Micrococcus Silvestrii, vista dal ventre. ® ® FJg. 6. Stigma con ghiandole eiripare, di femmina ovigera, di Micrococcus Silvestrii. variare assai sia per le dimensioni che l'aspetto generale da in- dividuo ad individuo. La forme più comuni sono l'ovale e la pi- riforme. I segmenti del corpo non sono più distinti tra loro ed il der- ma si presenta nudo e cosparso, qua e là, di poche ghiandole ei- ripare le quali si fanno più numerose attorno alla regione degli stigmi. Antenne, come quelle della femmina non ovigera , triartico- late col segmento secondo più lungo che largo e coll'articolo api- cale di forma conica. Dei segmenti antennali il primo e secondo portano ognuno un sol pelo, mentre il .terzo, verso il suo apice, ne presenta tre o quattro lunghetti e abbastanza robusti. Zampe, data la mole del corpo, alquanto ridotte quantunque superino in lunghezza un poco le zampe della femmina non ovigera; quanto alla fabrica loro esse - 139 - non presentano alcunché di speciale, xlnello anogenitale circo- scritto da una corona di 12 peli lunghetti, ma non molto robusti; Flg. 7. Antenna, di feiiimiiia ovijicr; «li Micrococcus SilccslriL Fig. f*. v'Ziinipa (U'I I paio, di feiiinii- iia ovigcra, di Micrococcus Sil- ri'strii. di più ai lati, a destra e sinistra, di detta apertura si osservano i ciuffi di peli già notati nella femmina non ovigera. Colore del corpo, nella prima età, roseo chia- ro, in seguito la tinta cangia, si fa più oscura e diventa testacea. Dimensioni Lunghezza del corpo 8-5 mm. Larghezza » » 1-1 \/ , mm. Altezza » » 1-1 '' mm. Lunghezza dell' antenna 200 [jl. » della zampa I ]>aio 850 |jl. Per quanto ho potuto osservare non mi risulta che l'insetto metta le uova a riparo entro un fol- licolo ceroso speciale, jcome non posso dire, ancora, che le nasconda entro ammassi di cera da essa secreti, quantunque questa sia l' ipotesi più verosimile dato che la specie non sia vivipara , avendo rinvenuto una femmina Flg. 9. Anello anogeuitale, ili feiiiiiiina ovi^ Micrococcus S il resi r ti. - 140 — ovigera , non pronta ancora alla deposizione delle uova , colla porzione posteriore dell' addome nascosta sotto un certo numero Fie. 10. Maschio di Micrococcus Silvestrii, visto dal ventre. fie. II. Estremità addominale (organo l'opulatore) di ma- schio di Micrococcus Silvestrii (assai ingrandito). di riccioli cerosi da essa segregati. Maschio. Il maschio, di questa interessantissima specie, è attero e rassomiglia, per la fabrica generale del corpo, alla femmina non ovigera. Esso si differenzia, da questa, per avere il corpo sempre più o meno arcuato, con la convessità rivolta al dorso, e per presentare l'addome un poco più assottigliato di quanto si possa notare nella femmina non ovigera. Il derma, l)rov visto di radi e sottili peluzzi, mostra i segmenti del corpo ben di- stinti e carnosi cioè affatto sprovvi- sti di pezzi duri atti a proteggerlo; r addome posteriormente finisce nel- r organo copulatore bene sviluppato e ripiegato alquanto sul ventre. Nella regione dorsale, subito all' innanzi dell' attacco dell' organo copulatore, si osservano due eminenze chitinose, rotondeggianti, simili a Tig. 12. Maschio di Micrococcus Silvestrii, visto di fianco (maggiormente ingrandito). — 141 - due vescichette, disposte vicino ai margini laterali, una per lato. Al lato ventrale, nella regione cefalica, si notano gli occhi semplici in numero di due, uno per lato, sotto forma di due piccole macchiette rotondeggianti , nere. Antenne simili per la forma a quelle della femmina salvo che sono costituite di quattro articoli anziché di tre. Di questi articoli i tre primi sono più larghi che lunghi , e più precisamenle il basale è il meno lungo, mentre il secondo su- fiB. 13. Antenna, di maschio, di Micrococcus Silceiitfiì. Fig. 14. Zanijia del I jiaio, di maschio, Micrococcus Silvestri/. pera il terzo ; 1' articolo apicale, lungo quasi quanto i tre pi-ece- denti presi assieme, all'estremità si, presenta rotondato e ornato di numerosi peli robusti e più o meno lunghi; l'articolo secondo e terzo portano ognuno due peli, mentre il basale è nudo. Zampe bene sviluppate, lunghette e robuste; degli articoli la tibia è più lunga del femore, ])erò, in confronto a questo, è molto più sottile. Tutti gli articoli sono provvisti di peli senonchè jùù numerosi che altrove si osservano sulla tibia; il tarso brevissimo è ornato di robusta unghia e porta quattro digituli, due più lun- ghi e due più brevi. Colore del corpo identico a quello della femmina non ovi- gera. - U2 - Dimensioni : Lunghezza del corpo 2000-2400 \i. » deli' antenna 230-240 » » della zampa del I paio 650 » Habitat. Questa bellissima specie venne raccolta da me in Sardegna (Tempio) e dal Prof. F. Silvestri in Calabria (Catanza- ro Sala) e nella Basilicata (Metaponto) entro nidi di formiche del- la specie Tapinoma erraticum. Tanto io che il Prof. Silvestri, come è già stato osservato, non ebbimo occasione di poter osservare alcun nido di uova e tanto meno catturare delle larve, mentre bastantemente frequenti tro- vammo gli adulti sia maschi che femmine o vigere e non o vigere. Le femmine ovigere si rinvengono, d' ordinario , sui margini del formicaio fissate, a pochi centimetri da terra, agli steli di gra- minacee. Le femmine immature ed i maschi abitano, al contrario, entro il mezzo del nido sparse qua e là a piccoli grui)i)etti di () a 7 in- dividui e più talora. Gli individui che costituiscono i predetti grup- petti si vedono aggrovigliati gli uni sugli altri per modo da co- stituire più o meno una specie di pallottola; ora se noi esaminia- mo tali aggruppamenti n(>teremo, tosto, come essi siano costituiti, nel maggior numero dei casi, di un sol individuo femmina e pel resto da maschi che vivacemente lottano per contendersene il possesso. Ho osservato frequentemente che le formiche , non appena viene sollevata la pietra che l'icopre il loro nido , imbattendosi nelle cocciniglie afferrano queste per trarle subito a salvamento entro le gallerie del nido. Col nome del Prof, F. Silvestri, che per primo raccolse esemplari di questo coccide mirmecofìlo, ho voluto, in segno di omaggio, denominare la nuova in teressantissima specie. La specie che segue, proveniente pui'e dalla Sardegna (prov. di Sassari) e di cui non possiedo che pochi esemplari di femmine ovigere rinvenuti sulle radici di una pianta di grano, credo pure doverla ascrivere a questo genere avendo colla specie, or ora de- scritta, comuni alcuni caratteri , mentre per altil da quella bene se ne distingue. 143 2. Micrococcus similis. n. s . Femmina adulta ovigera. Corpo di forma variabile ora più meno globulare , ora ovalare , ora piriforme Derma nudo , co- sparso qua e là di ghiandole ciripare di e differente calibro; le maggiori sono quelle o che occupano l'area attorno agli stigmi; il numero di dette ghiandole e note- volmente minore del numero di quelle che notansi nel M. Silvestrii; in quanto agli stigmi essi sono alquanto più piccoli che non siano quelli della specie prece- dentemente descritta. Antenne, come nella specie prece- dente, triarticolate, corte e tozze, col- r articolo basale quadrangolare, il secon- do più largo che lungo, il terzo conico, più lungo dei due precedenti presi as- sieme e provvisto, verso l'apice, di 5-6 peli di cui 4 lunghetti e robusti; articolo basale nudo , il secondo Fig. 15. Stigiiiii con ghiandoh; ciripare, di femmina ovigera, di Micrococcus KÌmilh. Fig. 16. Antenna, di fcniniina ovigera, di Micrococcun similìs. Fig, 17. Zampa del I paio, di femmina ovigera, di Micrococcus similis. con un sol pelo. Zampe brevi, quasi rudimentali col femore nudo e gli altri articoli ornati di 1 o due peli brevissimi. - iU - Il tarso all'apice è armato di unghia e dei soliti 4 digituli. Anello anogenitale, lungo i margini, provvisto di '22 peli piuttosto esili, ma abbastanza lunghi. Di lato air apertura ano- genitale, come osservasi nella specie precedente, a destra e a sinistra si ossei"vano i due ciuffi di peli composti, ognuno, di tre o quattro elementi; detti peli sono discretamente lun- ghi e robusti. Colore del corpo testaceo. Dimensioni : Lunghezza del corpo 4-6 '"/,„ Larghezza » » 3-3 V« * Antenna lunga. 200 [x. Zampa del I paio lunga 650 » Hdbitat. Raccolta in Sar- degna (prov. di Sassari; sulle radici di una pianta di grano. FlK. IS. Anello anogenitale, di femmina ovigera, di Micrococcus simiiis. 3. — Eriococcus latialis n, sp. Larva. Corpo allungato, all'innanzi rotondato, posteriormente attenuato e col segmento preanale prodotto in due lobi molto accentuati. La massima larghezza del corpo viene a cadere al- l'altezza circa del protorace e tale misura è compresa, presso a poco, due volte e mezzo nella lunghezza totale del corpo. Questo, lungo il margine libero , dal lato dorsale , è ornato da una serie di spine delle quali ve ne ha una per lato di ciascun segmento addominale, due per ogni segmento toracico e 20 all'ingiro della regione cefalica ; una seconda corona di simili spine , composta di 4 elementi, trovasi disposta dietro la precedente, verso la re- gione frontale del corpo, nello spazio interposto tra l' inserzione delle antenne. Dal dorso, ancora, si osserva una doppia serie di spine che corrono prossime e parallele alla linea mediana longi- tudinale del corpo , di più per i segmenti toracici e cefalici si nota, inoltre, una serie di 4 spine interposta tra la serie margi- nale e quella mediana. — 145 - Sui lobi dei seg-menti anali, sempre dal dorso , come vedesì nella fig. 19, si osservano 4 spine di sviluppo un pò diverso tra — =» ^ r *— >* \ / ^ ^ il «^ V Cfc^ Liirvii (li lù Vis- >9. Idlidlis . vislM iImI dorso, colle scto ;i(liloiiiin;ili tidlicate. loro. I lobi anali recano, al loro apice, una lunga e robusta setola e dal lato del ventre una seconda , inserita verso il terzo poste- riore, pur essa abbastanza robusta e lunghetta. Antenne di 6 articoli , di cui l'articolo III e ultimo sono i più lunghi di tutti , mentre il IV e V sono i più brevi e all'in- circa eguali tra loro. L' articolo VI, all'apice, porta vari lunghi e robusti peli nonché talune si)ine l'igide. Zampe bene sviluppate con tibia breve così da raggiungere poco più di un terzo della lunghezza del tarso; unghie lunghe e robuste; peli semplici pochi; - 146 — digitulì presenti. Anello anogenitale provvisto di 8 peli che non sorpassano in lunghezza l'apice dei lobi anali. Colore del corpo giallognolo. Dimensioni : Lunghezza del corpo 450-500 jjl. dell'antenna 110-120 [x. » zampa III paio 200 [x. circa. Femmina adulta. Corpo o- vale, coi segmenti poco distinti tra loro , anteriormente roton- data, di dietro , col segmento preanale prodotto in due lobi bene sviluppati. Margine del corpo recante numerose spinebene sviluppate; altre spine consimili numerose, ma più brevi, stanno distribuite al dorso dell'insetto. Antenne brevi e gracili costituite di 7 articoli, di cui l'articolo IV è il più lungo di tutti, mentre il VI è il più Vis. 30. Estremità iiddoininiile, di larva, di F.r/ococcus ìaHalh. Fig. 21. Antenna, di larva, di EriococcAis ìatialh. Fie. ää. Zampa del III paio, di larva, di Er/ococcKS lalialis. breve, articolo apicale, lungo quasi quanto il V e VI presi as sieme, piuttosto grossetto e all'estremità rotondato. - U7 - Dei vari articoli il III e V sono nudi , mentre gli altri por- tano dei peli, i quali più numerosi si rinveng-ono suirarticolo VII. Antenna, di feniinina a- llilta, (li lù-ioron-Ks latìaìis. FÌS. 34. Porzione ili zaniiia del HI jiaio, di t'eninihia adulta, t]i lù ìi^i-orms lat/ali. Zampe brevi e delicate col tarso molto più lungo della tibia, ornato di robusta e lunga unghia; mancano idigituli i quali sono sostituitidapeli semplici. Lobi del segmento preanale muniti, all'apice, di lunga e robusta setola ed al dorso, ancora, di tre spine e sul margine interno, verso l'e- stremità, di un pelo semplice abbastanza bene sviluppato. Anello anogenitale con 8 peli che non sorpassano in lunghezza i lobi. Colore del corpo giallo ocraceo. Dimensioni : Lunghezza del corpo 1750-2000 pi. » dell' antenna 250 {x. » zampa III paio 550 |x. L'insetto sta racchiuso entro un sacco ceroso, di forma più o meno ovale, tinto in giallo crema. La lunghezza di questo follicolo è di circa 3 ™/m- Habitat. Raccolto a Marino pi-esso Roma dal Prof. F. Silve- stri su una pianta limasta indetcrminata. Kslrcniità addominale, di feniniìna adulta, di Kriororrxs latiulis. U8 — 4. — Eriococcus Bezzii. n. sp. Larva. Coi-po conforme le specie congeneri , posteriormente, verso r estr-emità, attenuata e col seg-inento preanale pi'odotto, al- Flg. 30. Larva di Eriocorms Bozzìi, vista dal dorso. Fis. 27. Estremità addoiiiìiiale, di larva, di Eriococcus Bezzii. V indietro, in due modesti lobi. La massima larghezza del corpo cade all'altezza del mesotorace. Segmenti ben distinti, gii addo- minali, dal dorso, da ciascun lato, eccetto i segmenti preanale ed anale, provvisti, all' angolo posteriore, di una robusta spina coni- ca; segmenti toracici ognuno con tre spine per lato e regione ce- falica con una corona, all' ingiro, di 16 spine e con una seconda corona , dietro la prima, costituita di 6 elementi , disposta verso la regione frontale dell' insetto. Due altre spine notansi , ancora, nella regione dorsale interna del mesotorace. Anteriormente, sem- pre dal dorso, un poco più indietro del punto che corrisponderebbe alla inserzione delle antenne che stanno piantate alla faccia ven- trale, si osservano gli occhi semplici, uno per lato, a guisa di pic- cole macchie nere, l'otondeginnti. 1 lobi del s(\<;inento lU'canale, — U9 — dal dorso, recano tre spine conformi quelle prima notate e ventral- mente, invece, un solo pelo abbastanza lungo e robusto; di più al loi-o apice portano, ogiiuno, una lunga e robusta setola. Il corpo, dal dorso, si presenta, del resto, completamente sprovvisto di peli , mentre un piccolo numero di peli brevi e delicati, sono sparsi qua e là alla superfìcie ventrale. Tutta la superficie del corpo è se- minata di numerosi sbocchi di ghiandole ciripare, le quali hanno dimensioni assai ridotte. Antenne brevi e delicate composte Fig. Antenna, di larva, di Eriococcus BezzH. FlK. 29. Zani|>a del III paio, di larva, di Eriococcus Bezzii. di 6 articoli, di cui il basale brevissimo, ma molto largo: il se- condo cilindrico più lungo di tutti raggiungendo le dimensioni degli articoli IV e V presi assieme; articolo III, presso a poco, lungo quanto il VI, cilindrico; IV e V quasi uguali fra di loro; articolo VI all'apice rotondato e un pò ingrossato a mò di bottone ornato di numerosi, lun- ghi e robusti peli; altri peli di vario sviluppo i^ecano, inoltre, gli altri articoli. Zampe brevi e non molto robuste , provviste di pochi peli. La tibia è breve e misura poco più della metà lunghezza del tarso; questi all' apice è ornato di robusta unghia e porta i so- liti digituli. Colore del corpo atro violaceus. 11 — 150 Dimensioni : Lunghezza del coi'po 600 (j. Larghezza » » 200 ,^ Lunghezza dell' antenna 130 » » zampa 111 pnio 2oO >^ Femmina adulta. Per la forma del coi-po rassomiglia assai alla specie in'ccedente e come que- sta presenta i segmenti del corpo sufficientemente distinti tra loro, non- ché il margine libero del medesimo ornato di numerose .spine coniche, lunghette e robuste; di più, dal lato dorsale, presenta altre spine più bre- vi e più gracili di quelle marginali e meno numerose in confronto della specie dianzi descritta. Il segmento preanale è proteso all'indietro in due lobi bene sviluppati recanti, al loro apice, ognuno una lunga e robusta setola, nonché, dal dorso, tre spine mentre, dal ventre, non presentano che una setola lunghetta inserita verso il mezzo del lobo nel suo terzo posteriore. Antenne mediocremente robuste e un poco più lunghe di quel- le dell' E. latialis, costituite, d'ordinario, di 7 articoli; ho detto, d'ordinario, perché in taluni esemplari ho notato, pur rimanendo costante la lunghezza dell'antenna, cheli numero degli articoli sa- liva ad otto. Nell'antenna a 7 articoli, l'articolo basale é i)iù lungo che largo; il terzo più breve del secondo; il quarto più lungo di tutti superando notevolmente la lunghezza del V e VI che sono i più brevi e, all' incirca, si eguagliano tra loro; l'ultimo é un poco ingrossato e appena più lungo dei precedenti. L'antenna porta pochi peli, il maggior numero dei quali si osservano inseriti all' apice dell' articolo settimo. Zampe brevi e delicate cogli articoli pi'ovvisti di pochi ed esili peli. I tarsi sono notevolmente più lunghi delle tibie ed alla loro estremità sono ornati di robusta unghia e muniti di digituli. Anello anogenitale con 8 peli lunghetti e robusti. Fig. 30. Estremità adiloininalc, (li io 111111 ina adulta, di Er/oeorr> .>* Bezzi/. — 151 - Dimensioni : Lunghezza del corpo 1700 jx » dell' antenna 300 » » zampa III paio 500 » L' adulto è riparato entro un sacco ceroso bianco-niveo , di forma ovale, alquanto convesso e lungo da 2-3 »7,1,. B A Flg. 31. Antenne, di femmine adulte, di Eriococcus Bczzil; A. antenna dì 7 articoli; B, antenna di 8 articoli. Fig. 32. Zampa del III paio, di femmina adulta, di Eriococcus Bozzi) . Habitat. Sui rami e sui piccioli delle foglie di Rhododendron ferrugineum. La specie fu raccolta dal Prof. M. Bezzi in Val Venina prov. di Sondrio ed a lui, quindi, ho voluto dedicarla in segno di ringraziamento per l'invio fattomi del relativo materiale. Gen MACROCEROCOCCUS n. gen. Larva. Corpo largamente ovale ornato, sui margini e al dorso, di numerose spine coniche riunite, per la massima parte, in altre tanti gruppi distinti. Ghiandole cii'ipare numerosissime tanto al dorso che al ventre. Superfìcie ventrale con peli disposti simme- tricamente. Antenne di 7 articoli. Zampe bene sviluppate coi tarsi lunghi quasi quanto la tibia. Apertura anale con 6 peli. - 152 - Femmina. Corpo ovale allungato provvisto, come nella larva, sia sui margini che al dorso, di numerose spine similmente rag- gruppate. Ghiandole ciripare numerosissime ovunque. Antenne piuttosto brevi e gracili di 9 articoli ; zampe abba- stanza robuste col tarso lungo quasi quanto la metà della tibia, mancano i digituli. Anello anale con 6 setole. Maschio attero, ovato -ali ungate, rivestito, tanto al dorso che al ventre, di numerosi peli; ghiandole ciripare numerose sparse ovunque. Occelli 8 , disposti al dorso , quattro per lato. Antenne e zampe notevolmente più lunghe del corpo; le prime di 10 arti- coli ; le seconde coi tarsi lunghi circa un terzo della lunghezza della tibia. Mancano i digituli. Tutti gli stadi sono rivestiti da secrezione cerosa in forma di riccioli disposta senza ordine alcuno. Il maschio si sviluppa entro un follicolo ceroso, bianco-niveo, di forma ovale. 5. — Macrocerococcus superbus n. ^). Larim. La forma del corpo è ovale terminando, all'indietro, in punta l'otondata, mentre, all'innanzi, è un poco più largo e verso il mezzo, del tratto che corre tra l'inserzione delle due antenne, leggermente depi'esso. La massima larghezza sua cade sulla linea d'inserzione del- le zampe del II paio. La lunghezza del coryjo è minore del dop- pio della larghezza cosi, che l' insetto si presenta piuttosto pan- ciuto anche quando l'addome è molto disteso. I vari segmenti del corpo sono bene distinti tra loro però, latei'almente, non sono pro- nunciati in lobi manifesti. Esaminato l'insetto dal dorso si osser- vano, tosto, numerose aree più oscure e di varia dimensione si- tuate, particolarmente, lungo il margine del corpo; su dette aree si notano, come vedesi nella fig. 33, delle spine non molto lunghe, coniche e robuste. Altre spine, di egual fabrica, osservansi, ancora, alla superficie dorsale dell'insetto e precisamente in numero di 4 per tutti i segmenti eccetto il meso e metatorace che ne portano 12 ognuno. Tali spine sono distribuite su 4 serie longitudinali di cui 2 serie corrono vicinissime e parallele all'asse mediano lon- gitudinale del corpo e le altre due nel mezzo o quasi degli spazii interposti tra le due serie piinia ricordate. 1Ö3 - Fig. 33. Larva di Marrocerofocciis superbv-S, vista dal dorso. La maggior parte di queste spine sono associate allo sbocco di una grossa ghiandola ci- i'ip;ir;i die si trova di>i)i) sta i)iesso l'inscrzicjiie delle spine. Sul dorso, inoltre, si notano, ancora, con disjìo- sizione simmeti'ica, altre piccole ai'ee del derma for- temeule chitiiii/zate dis])o- ste, per lo più, lungo i solchi che segnano la divisione tra i singoli segmenti, aree che cei'tamente offrono pun- ti o]>portuni d' attacco ai muscoli che debbono ])re- siedere ni movimenti del- l'animale. Dal lato del ven- tre il corpo mostra un ciuffo di peli lunghetti e sottili piantato nella regione cefalica nel centro dello spcizio in- terposto fra r inserzione delle antenne ; altri peli semplici si rilevano sui segmenti addominali, ec- cetto il f)reanale e sul metatorace; il numero di essi è di due per ogni se- gmento piantati sui mar- gini liberi laterali, uno a destra e l'altro a sinistra; il segmento preanale, anzi- ché due di tali ]ieli. ne reca sei, tre per [)arte, dei (piali il mediano è seihpre più lungo degli altri due ; ma non basta, i segmenti addominali , eccetto i due ultimi, sempre del ventre? mostrano su ciascuna metà, lungo la linea di mezzo dello spazio cei •ococciis .s I (pei -h 1 1 x — 154 — campreso tra la linea mediana longitudinale del corpo ed i mar- gini dello stesso, un'altra serie di peli di cui ogni aggruppamento é formato da due peli tra le basi dei quali trovasi interposto lo sbocco di una grossa ghiandola ciripara. Antenne di 7 articoli, dei quali i primi tre vanno gradatamente aumentando in lunghezza Fisr. 35. Antenna, dì larva, di Macrocerococcus superbus. Wis, 36. Zampa del I paio, di larva, di Macrocerococcus superbus. procedendo dall'articolo basale in avanti per modo, che l'arti- colo III riesce il più lungo di tutti dopo l'articolo apicale; l'arti- colo IV, invece, è il più corto; il V e VI gradatamente aumentano in lunghezza riescendo, però, sempre più brevi del basale; il VII è molto bene sviluppato e misura la lunghezza dei tre articoli precedenti presi assieme. Tutti gli articoli dell' antenna portano da 1 a 3 peli salvo l'estremo che va provvisto di un numero molto maggiore non solo, ma tra essi si contano, ancora, i più lunghi e robusti. Zampe bene sviluppate lunghe e robuste armate, verso r angolo interno della tibia, di alcune spine rigide. Tarsi del 1 paio di zampe lunghi quasi quanto le tibie, un poco più brevi nelle altre paia, armati di robusta e lunga unghia la quale è anche poco ricurva; sono presenti i digituli in numero di quattro. Apertura anale situata all' estremità posteriore del corpo in forma di anello circolare coi margini ornati di 6 peli di medio- cre lunghezza. — 155 — Colore del corpo i;iallo. Dimensioni : Lung'hezza, del corpo 750 |x. I^arghezza ■> » 400 ix. Luni;hezza dell'antenna yOO |ji. » zampa I paio 420 |x. Femmina adulta. Corpo ovale-allungato colla massima lar- ghezza che cade, all'incirca, all'altezza dell'inserzione delle zampe, del IV paio. Esso anteriormente, visto dal doi'so, si mostra pres- Femmina adulta di Macroeerocor- iis KiiperbH.'i, vista dal ventre. Wiis. -AS. Füinuiina adulta di Marrocrorar rus sìqjt'rbtis, vista dal dorso. sochò troncato, mentre di dietro, il segmento preanale, si protende in due piccoli lobi rotondati. Al dorso l'insetto è più o meno con- vesso a seconda del grado di sviliii)i)o raggiunto delle uova con- tenute nel suo interno e lungo la linea mediana longitudinale si presenta, ancora, leggermente carenato. La convessità dorsale non si espande fino ai margini laterali del corpo, ma si arresta a breve distanza da esso per modo da lasciare, trai margini della convessità, e l'orlo del corpo, uno stretto mai-gine pianeggiante. I vari segmenti del corpo sono nettamente distinti per mezzo di marcati solchi che gii delimitano e lateralmente, lungo i margini, essi sono lic^- vemente ondulati. Nella regione cefalica, sempre del dorso , si osservano delle depressioni, più o meno accentuate, che suddividono quell'area — 150 - in più poi'zioni rilevate in forma mammellonare ; ai lati poi di questa regione si notano gli occhi semplici in numero di 2, uno su ciascun lato, i quali colle loro cornee sporgono discretamente al di fuori dell'orlo laterale del corpo. Lungo i margini dello stesso, al pari di quanto fu osservato per la larva, riscontransi numerose aree chitinose, colorite più intensamente del restante derma, di Una porzione, di derma dorsale, di Macrocerococcus superbus. Vis. 40. Una porzione, di derma ventrale, di Macrocerococcus superbus. dimensioni variabili, dalle quali si innalzano delle spine coniche, di fabrica al tutto conforme a quelle possedute dalla larva, colla sola variante che tali spine, come pure le aree, presentano mag- giori dimensioni; cosi pure è accresciuto il numero degli sbocchi di Fie. 41. Placca c'hitinosa marginale dorsale con spi- ne e ghiandole ciripare di Macrocerococcus su- perbus. Flg. 42, Ispessimenti del derma in Macroce- rococciis superbus. grosse ghiandole ciripare che a quelle sono interposte. Sul resto dei segmenti si notano altre placche chitinose, sempre, però, meno estese delle marginali, anch'esse fornite di spine in numero vario esuperiore alle due. Tali placche sono disposte su 6 serie longitudinali. — 157 - Oltre di ciò la superfìcie dei vari segmenti presenta ancora, qua e là, un certo numero di sbocchi di ghiandole ciripare ed interposte a queste, senza ordine alcuno, poche spine isolate od accoppiate, le quali sono assai meno robuste e lunghe di quelle prima notate. Dal lato del ventre il corpo presenta delle foveole e dei rialzi più o meno sentiti in tutta la regione del cefalotorace, mentre nulla di speciale osservasi nella porzione addominale. Il derma, da questo lato, in tutta la sua estensione, é riccamente provve- duto di numerosi sbocchi di ghiandole ciripare tra i quali sono disseminati dei corti peluzzi. Tanto al dorso che al ventre il derma mostra, inoltre, dei punti diversi ove esso riesce notevolmente più ispessito e tali punti corrispondono certamente all'attacco di poderosi fasci muscolari. Le antenne, piantate nella porzione an- teriore del capo, sono piuttosto brevi e alquanto gracili e si com- pongono di 9 articoli. Di questi articoli il basale brevissimo tanto che riesce più largo che lungo ; il II è cilindrico , più stretto del precedente Flg. 43. Antenna, di femmina adulta, di Macrocerococcus superhus. Flg. 44. Zamiìa del I paio, di femmina adulta, di Miirrocerococooì xiiperhntt. ed eguaglia in lunghezza, presso a poco, il VII e Vili; il III è lungo circa quanto il V o IX e questi tre articoli sono i più lunghi di 158 fits. 45. Anello anale, di t'ommina a diilta, di Macrocerococcus an- 2ìt'rhii.'<. tatti; il IV è uguale al VI che, alla sua volta, riesce di iioco più lung-o del IL Tutti gli articoli sono più o meno cilindrici, salvo l'estremo che è piuttosto fusiforme. Ogni articolo dell' antenna è riccamente prov- veduto di peli non molto robusti e di lun- ghezza, presso a poco, identica. Le zampe, inserite in depressione più o meno sen- tite, sono, su per giù, egualmente lunghe, abbastanza robuste e provviste anch'esse di numerosi peli. Il tarso é armato di robusta unghia , la quale, al suo margine interno, porta, versa la metà, un minuto dente ed alla base una corta spina conica. Mancano i digituli, i quali sono sostituiti da semplici peli. Anello anale, come nella larva, prov- visto di sei setole robuste e mediocremente lunghe. Tanto al dorso che al ventre l'insetto è ricoperto da una stratto di secrezione cerosa disposto senza ordine alcuno e costituito da filamenti più meno lunghi avvolti a spira. Colore del corpo giallo terreo. Dimensioni : Lunghezza del corpo 3-5 min. » dell'antenna 2150 [x. » delle zampe I paio 1450 |x Maschio attero, col corpo ovato-allungato, all' innanzi roton- dato , posteriormente acuto e al dorso disci'etamente convesso. Segmenti del corpo ben distinti tra loro; l'estremo addominale fi- nito in un robusto organo copulatore non molto lungo e ripiegato, verso l'apice, lievemente all'insù. Tutti i segmenti, sia al dorso che al ventr-e e particolarmente lungo i margini, sono rivestiti di numerosi peli piuttosto esili, ma lunghetti; di più, oltre i, peli, il derma mostra la presenza di numeroso ghiandole ciripare sparse dovunque che coi loro sbocchi vengono ad aprirsi tra le basi d'inserzioni dei peli suddetti. Il capo, la regione meglio distinta del rimanente corpo, giacché i segmenti del torace , per la fa- brica loro, non differiscono punto dagli addominali, è piuttosto grande, di forma pentagonale colla punta rivolta all'innanzi; esso risulta un poco più largo che lungo. Esaminato dal dorso il capo - 159 non presenta di notevole che una stria chitinosa longitudinale me- diana che dal vertice della testa si prolunga all'indietro fino a rag- giungere il margine posteriore dovè cioè il capo si salda sul to- race; di più, da ciascun lato^ su- bito dietro il punto corrispondente air inserzione delle antenne, si osservano gii occhi semplici in numero di 8 , quattro per lato. Di questi occhi tre stanno situati l'uno vicino all'altro su una linea che ideata riunirebbe il limite posteriore d'inserzione delle an- tenne e di essi il più esterno viene a spoi'gere un poco late- ralmente al di fuori dei margini laterali del capo; il quarto, in- vece, sta situato dietro a que- st'ultimo; anch'esso, adunque, sul- l'orlo laterale della testa. Dal lato del ventre que- st'ultima presenta una linea lon- gitudinale mediana che dall'e- stremo anteriore del capo si spin- ge all'indietro per circa due terzi della lunghezza sua. Detta linea po- steriormente viene intersecata da altre due linee che si dirigono verso le antenne e vanno, passando dietro le basi di quelle, a finire ai margini; dietro si fatte strie, all'estremo della linea lon- gitudinale mediana , partono altre due linee , che divergendo e portandosi all'indietro finiscono, leggermento curvate, coli' an- dare a fondersi col solco che segna la divisione fra testa e torace. Lo spazio compreso fra l'inserzione delle antenne si mostra nel mezzo lievemente depresso. Lateralmente, subito dietro l'inserzione delle antenne^ lungo i margini, si osserva che le cornee dei due occhi laterali dorsali sporgono alcun poco. Antenne costituite di 10 articoli, lunghissime così da superare notevolmente la lunghezza totale del corpo. Il primo articolo o basale è su per giù, tanto lungo che largo, breve; il secondo è esso pure molto breve, cilindrico, un poco meno spesso del basale; i seguenti, al contrario, sono molto lunghi , all' incirca cilindrici con superficie rugoseta e rivestiti di numerosi peli lunghi e flessibile disposti a ver- >[aschio di Macrocerococcus suiìerbus, visto dal ventre. — 160 - ticillo ; detti articoli vanno gradatamente diminuendo in lun- ghezza procedendo dalla base all' apice. Zampe assai lunghe, ma non molto robuste; l'anca bene sviluppata è tronco-conica; il fe- more è cilindrico, lungo circa tre volte 1' anca, ma non molto grosso; la tibia è più lunga ancora, quasi cioè un terzo più del \^ Antenna, di maschio, di Ma- crocerococcus superhus. Fig. 48. Zampa del 3 paio, di mascliio, di Macrocerococcns superhus. temore, sottile: il tarso è più sottile della tibia ed è lungo quanto un terzo della lunghezza di quest' ultima ; femore, tibia e tarso recano numerosi peli brevi e delicati; il tarso, poi, all'estremità porta un' unghia lunghetta, quasi diritta e ornata, lungo il mar- gine interno, di un dente; mancano i digituli che sono sostituiti da peli semplici, rigidi. Colore del corpo giallo terreo. Dimensioni : Lunghezza del corpo 2600 |x. » dell'antenna 2950 \x. » del I paio di zampe 2700 {x. circa. Tutto il corpo dell'animale, sia al dorso che al ventre, è ri- coperto da numerosi riccioli di cera disposti senza ordine alcuno, i quali, man mano che cadono, vengono sostituiti da altri di re- cente formazione. Habitat. Questa interessante specie fu da me raccolta per la prima volta in Sardegna (Tempio) e quivi notai come fosse ab- - löl - bastanza frequente; di poi fu rinvenuta, sul continente, dal Dott. G. Martelli in Calabria nel circondario di Catanzaro. La specie viv^e sopra una specie di graminacea. L'insetto, sia allo stato di larva che di insetto adulto femmina, non vive stretto in numerose colonie, ma isolato o riunito, tutto al più, in 2-0 indi- vidui fissati attorno ai nodi del caule della pianta ospite; di più notai, ancora, che essi mutano abbastanza sovente di posto sia per passare da un punto all'altro della pianta o per trasportarsi addi- rittura su un'altra, il che compiono con discreta agilità. Ritengo che la specie sia vivipara cioè, che le femmine non depongano uova, ma paitoriscono larve già belle e sviluppate; questo io ci'edo perchè non ho mai rinvenuto alcun nido d'uova e perché notai come in un tubo dove avevo chiuso alcune femmine mature e prossime a sgravarsi, dopo qualche tèmpo la presenza di numerose larve, già mòrte, per mancanza di nutrimen- to. Esaminato allora il contenuto del tubo non rinvenni traccia alcuna dei gusci d'uova cosi, che dovetti ritenere che le co('CÌniglie avessero dovuto partorire le larve già belle e formate. Per il maschio, invece, la cosa è diversa, esso compie il suo sviluppo riparato enti'o un follicolo ceroso situato, ordinariamente alla pagina inferiore delle toglie, di forma ovale , al dorso con- vesso, bianchissimo, dal quale l' insetto fuori esce praticando una apertura ad una delle estremità. Questo follicolo misura cii'ca 3 mm. Il maschio non appena ha lasciato il suo riparo corre subito agilmente in cerca delle femmine, di cui ritengo possa fecondarne parecchie. 6. — Trab u tin a elastica March. Trabutina clastica Marchal, Sur quelques Cochenilles nouvelles; Bull. Mus. d'Hist. Nat., VII, p. 448 (1904). Fi;^. » » Speiser, Zelts, f. wiss. Insekt., I, 12 p. 520 (1905). » » Sanders. Catalogue of recently described cocci- dae. (N. S. Dep. of Agricolt., Techn. Ser. N. 12, part. I, Washington 1906). Questa specie fu descritta la prima volta nel 1904 dal P. Marchai sopra esemplari provenienti dall' Algeria ed ospiti del Tarn a rix a i •ticiilata . Figr. 49. Follicolo entro cui si svilupim il m;\- sehio (li Macroci'iiirtircu^ siipi'i-hn.i ; ad una (Ielle estremità il tbllieolo ])re.seiita il foro attraverso il ((uale l'adulto ('■ jiervendto all'aie-rto. — 162 - Il Marchai ci diede della specie una diagnosi assai partico- lareggiata però limitata allo studio della larva e dell'adulto fem- mina. Ora essendo io venuto in possesso anche di tre esemplari maschi, dovuti alla cortesia del Dott. Gr. Martelli, colgo l'occasione di darne la diagnosi , e tanto più faccio ciò volentieri perchè la specie del Marcimi è duopo numerarla fra i Coccidi italiani aven- dola, il ricordato Dott. G. Martelli, rinvenuta abbondantissima, nel circondario di Catanzaro (Calabria), sopra il Tamarix africana. Che la specie di Calabria sia identica a quella dell' Algeria, non vi ha alcun dubbio , avendo potuto, grazie alla cortesia del Marcimi, che qui vivamente ringrazio, confrontare gli esemplari italiani coi tipici, trovando che gli uni corrispondono perfettamente e in tutto agli altri. Maschio, (previamente rigonfiato in acido acetico). Corpo al- lungato cosi, che la larghezza massima, che cade all'altezza del mesotorace , è contenuta circa tre volte nella lun- ghezza totale del corpo. Capo ben distinto dal torace, piuttosto globula- re, al vertice, fra le an- tenne, leggermente depres- so. Esso , al dorso, nella porzione anteriore, porta inserite le antenne e subito dietro le basi loro, lungo i margini, notansi gl' oc- chi veri in forma di pic- coli tubercoli; poco più indietro dei medesimi, non molto discosti dal margine osservansi, inoltre, gli oc- chi accessori dorsali, uno per lato. Dalla faccia ven- trale il capo mostra gli occhi accessorii ventrali avvicinati tra loro presso la linea longitudinale mediana. Detti occhi sono circoscritti da una linea chitinosa che posterior- mente si biforca ed i di cui l'ami vanno a finire al margine pò Fi e. no. Mftsc'hio (li Tfahìilhìo closlica. visto dal dorso. — 163 - Viff. .11 Capo (li Triilinliiia rìiislica. visto dal ventre, miolto iii!;i-aii(lito). steriore del capo. Altre due linee passano, invece, al disotto degli occhi accessorii e con una estremità vanno a raggiungere l'orlo marginale late I-ale del capo alquanto più indietro del punto corrispon- dente all'inserzione delle antenne e coll'altro estremo vanno ad in- contrare i rami derivati dalla linea che circoscrive gii occhi accessori. Torace; dei segmenti che compongono questa regione il pro- torace si presenta, tanto al dorso che al ventre, molle e carnoso e di forma quadrangolare riescendo più risti'etto all' innanzi che di dietro. Il me- sotorace che segue, come d' oi*dinario, è il segmento meglio sviluppato. Esso, dal lato del dorso, è difeso da varie placche o scudi chitinosi, di questi i principali sono: una piastra rotondeggiante che si estende in parte all' innanzi sul protorace e che si può considerare come lo scuto; un pezzo mediano, all' incirca quadrangolare, che si può ritenere come lo scutello al quale segue una specie di fascia trasversa il postscutello. Il metatorace presenta un sol scudo di forma triangolare colla punta livolta all'indietro. Dalla faccia del ventre il torace non si vede diteso che da un' unica piastra fissata al disopra delle zampe del II paio la quale si protende tanto all'innanzi che sul dietro l'iuscendo cosi a ri]jarare buona jjorzione di detta re- gione. L'addome molto allungato, cilindrico è composto di 9 segmenti, dei quali il pri- mo, quello cioè che si inserisce al torace, è abbastanza bene vilupi)ato , mentiv gli altri sono assai meno lai'ghi e vanno gra- datamente diminuendo dall' innanzi all'in- dietro ; il segmento apicale o nono è tra- sformato in oi'gano copulotare e porta alla sua base, inserite una a destra e l'altra a sinistra, due setole abbastanza lunghe e robuste. Antenne composte di 10 ai'ticoli, di cui il basale corto e grosso, gli altri subconici, lunghetti e che vanno gradatamente diminuendo in sviluppo della base all'apice. Tutti gli articoli sono rivestiti da numerosi e brevi peli, sol- tanto all' apice del segmento estremo si osservano due peli un Fig. sa. Mesotoraee e nietatoraee, di iiiasehio, di Trahulina rUisl/ro, visto dal dorso (molto iiinraii- ditc). - 164 - poco più lunghetti e i"obusti. Zampe lunghette ma sottili, provve Flg. SS, Antenna, di maschio, (li TrdbiUina Plastica. TiS' 54. Zampa del III paio, di maschio, di Trabutina elastica. dute di numerosi e corti peli e di due spine inserite all'estremità distale della tibia; tarsi lunghi quasi quanto la metà della tibia, armati di unghia; mancano i digituli i quali sono sostituiti da due semplici se- tole. Ali ampie, trasparentissime, lunghe all'incìr- ca quanto il corpo, provviste delle solite nervature. Bilancieri inseriti presso il confine fra me- sotorace e metatorace costituiti di una porzione basale corta e grossetta e di un'altra, inserita^ sullaprimamolto esile, lunga e ripiegata ad uncino. Colore del corpo giallo ocraceo. Dimensioni : Lunghezza del corpo compreso lo stilo 1400 \i. dell'ala 1200 [x. » della zampa del JII paio 550 jx. » dell' antenna 650 fi. La specie da noi è combattuta gagliardamente tra altro da un piccolo coleotterino del genere Scymnus. Vis. 3S> Bilanciere, di maschili, di Trabìilìiia cUislifa. - 165 — 7. — Gossy paria Ulmi (Linn.) Coccus Ulmi Linn., Faun. Suec, p. 265 (1761'. spurius Mod., Act. Goth., 1., p. 4-3 (1778). Chermes Ulmi Latr., Hist. Nat. des Fourmis, p. 330 (1802). Nidularia lanigera Targ., Catalogo, p. 34 (1869). ? gramuntii » > » 34 (1869). Gossyparia Ulmi Sign., Ann. Soc. Ent. Fr., (5), V, p. 21 (1875). » » Loew, Wien. Ent. Zeit., II, p. 6 (1883). » » How., Ins. Life, II, p. 35 (1889). » » Doug]., Ent. Mon. Mag., XXVIII, p. 161 (1892). Fig. S6. Gossyparia Ulmi; «, adulto fenunina del voiitrt« : '', adulto fcniiiiina di lato; e, adulto fonuiiina del dorso, tutte fortemente iiif^randite; ri, follieolo eeroso vuoto; e, femmina in posizione naturale, infjrandita: /', femmine aggriuzito in posizione naturale. Oss. Ebbi alcuni esemplari di questa cocciniglia da Catanzaro (Calabria) inviatimi dal Dottor G. Martelli che li raccolse sopra alcune piante di Olmo. 12 - i66 — SUBFAM. DI ASPINAE 8. — Targionia Vìtis var. Suberi, n. sp. Questa specie, a dire il vero, in tutto il suo complesso, si presenta conforme alla forma tipo; però io ho creduto opportuno ritenerla una varietà della medesima sia per Vhabitàt tanto di- FlB. S7. A, pigidio, di femmina adulta, di Targionia Vitis var. Subcri; B, pigidio, di femmina adulta, di Targionia Vitis. verso, avendola rinvenuta a Tempio (Sardegna) sulla Quercus Suher e perchè, ancora, dall'esame di parecchi esemplari confrontati con altrettanti di T. Vitis, potei notare come le palette mediane della prima siano costantemente un pochino più brevi di quelle della seconda e perchè, inoltre , la cresta chitinosa , lungo il margine del pigidio, di lato alle palette , si presenta sempre bidentata , mentre nella T. Vitis, detta protuberanza , solitamente , a forma triangolare. Le figure del resto fanno meglio rilevare tali differenze. Quanto al follicolo dell'adulto femmina non osservai nulla di particolare salvo una convessità più accentuata negli esemplari di Sardegna ed, ancora, la costante eccentricità delle esuvie lar- vali, le quali, invece, nella T. Vitis, frequentemente, sono situate quasi al centro del follicolo. Detti follicoli, come osservasi in quelli della T. Vitis, sono rivestiti dalla pellicola epidermoidale della pianta ospite e per tal modo il loro colore diversifica da quello dei follicoli della specie tipo. — 167 9. - Lepidosaphes Destefanii, n. sp. Femmina allungata, stretta coi segmenti del corpo piuttosto bene distinti e di questi gli addominali lateralmente pronunciati; in lobi arrotondati; margine libero dei lobi, dei tre segmenti precedenti l'anale, prov- visti ognuno di due peli filiera; mentre un solo pelo filiera portano i lobi del segmento precedente questi ultimi. Pigidio di forma alquanto triangolare notevolmente più ristretto dei segmenti pre- cedenti. Orlo libero del pigidio provvisto di 4 paia di palette di cui le mediane , molto bene sviluppate, incise una volta sul margine interno e tre volte sul margine esterno; palette del II e III paio contigue molto meno sviluppate delle mediane spe- cialmente quella del III paio che è si può dire rudimentale; le palette del II paio, di forma rotondeggiante, presentano un'inci- sura su ciascuno dei margini laterali; pa- lette del IV paio meno sviluppate di quelle del secondo paio, ma maggiori di quelle del III paio. Peli filiera due negli spazi intercedenti le palette e 4 al di là delle palette; Fig. 58 Forma del corpo, di femmina adulta di Lepidoxaphes Destefa- nii, vista dal dorso. Flg. 59. Pigidio, di femmina adulta, di Lepidusaphes Destefanii. detti peli filiera aumentano in lunghezza e robustezza procedendo da quelli disposti tra le palette mediane e andando verso il seg- mento preanale. Peli semplici poco e piuttosto minuti. Dischi ciri- — i68 pari perivulari in cinque gruppi secondo la formula : j±. Apertura 5-5 sessuale disposta all'altezza dei gruppi di dischi ciripari posteriori; apertura anale situata all'altezza del grup- po impari. Stigmi anteriori con 1 o 2 di- schi: stigmi posteriori senza dischi. Colore del corpo bianco. Lunghezza del corpo 1300 [jl. circa. Follicolo feniminile allungato, stretto, leggermente convesso, ricoperto dalla pel- licola epidermoidaìe della pianta; velo ven- trale tenue. Esuvie larvali giallastre. Co- lore del follicolo , ancora rivestito dalla pellicola epidermoidaìe della pianta , gri- giastro. Lunghezza del follicolo 3100 ^. circa. Habitat. Questa nuova specie fu rin- venuta su rametti di Plyllirea media in- viati da Palermo, a questo Laboratorio di Entomologia , dal Prof. T. De Stefani , al quale per ringraziamento ed omaggio è stata da me con pia- cere dedicata. Flg:. 60. Follicolo femminile di Lepidosa- phcs Deslefanii, visto dal ventre. 10. — Lepidosaphes fìcifoliae var. ulmicola n. sp. Nel 1903 il prof. Berlese pubblicò, negli Atti del R. Istituto d'incoraggiamento di Napoli, Ser. V., Voi. V, N. 12, una nota sopra una specie nuova di Mytilaspis che denominò M. fìcifoliae, da lui rinvenuta su foglie di Ficus carica. Detta specie riesce assai interessante per la forma contorta del follicolo femminile. Oralo, neir autunno testé decorso , trovai su foglie di Olmo , colte nel Giardino botanico di Napoli ed in seguito anche qui in Portici , una forma del tutto affine alle specie del Berlese. Da questa essa differisce per alcuni caratteri non molto salienti, ragione per cui ho creduto ritenerla una varietà della prima anziché una specie affatto distinta. Le differenze sopra accennate consistono nel pos- sedere la femmina adulta , d'ordinario , un numero maggiori di dischi ciripari peri vulvari i quali corrisponderebbero, presso 5 3 4 a poco, alle seguenti formule : t-s : s-e : 7-6 ed, inoltre, perchè il 7-4 4-4 4-4 — 169 — follicolo femminile presenta un minor numero di strozzature rie- scendo, in pari tempo, anche meno contorto di quello della Lepi- Fig- 61. A, follicolo fomminile, di femmina adulta, di Lepidosaphes ficifoliae; B, follicolo femminile, di femmina adulta, di Lupidosaphes ficifoliae var. nimicala (tutti e due egualmente ingranditi). dosaphes ficifoliae Beri.; di più detto follicolo , in confronto con quello corrispondente della L. ficifoliae, misura una lunghezza alquanto superiore essendo lungo all'incirca 1600-1700 |ji., mentre quello della specie del Berlese raggiunge soltanto 1200-1300 [x. Portici 20 Febbraio 1907. G. MARTELLI CONTRIBUZIONI ALLA BIOLOGIA DELLA PIERIS BRASSICA^ L. e di alcuni suoi parassiti ed iperparassiti Avendo da qualche anno intrapreso lo studio biologico della PierHs brassicae L., nonché di alcuni suoi parassiti di 1." e di 2° grado e avendo fatto un certo numero di osservazioni credo ormai opportuno di esporle in questa l.'' nota a cui seguiranno altre di mano in mano che mi si presenterà 1' occasione di ricordare altri parassiti o di dare altre notizie su quelli, di cui parlo in questa nota. Notisele sulla, specie ospite. Pieris brassicae L. Questo lepidottero (Fig. garmente campa, cappa dei cavoli, bruci ecc., comincia a comparire verso la fine di marzo nella Calabria e in a- prile neir alto Abruzzo Teramano , a seconda dell'andamento della sta- gione. Come tutti i lepidot- teri esso a questo stato è affatto innocuo nutren- dosi del nettare dei fiori che nelle belle giornate ricerca. Adulto. 1) chiamato in italiano (tavolala, e vol- Ftg. 1. Pieris brassicae L. (adulto femmina grandezza naturale) - 17< — Accoppiamento. Fin dal loro apparire si vedono gli individui di questa specie rincorrersi per accoppiarsi. Il maschio, che a distanza scorge svo- lazzare un individuo della sua specie, si slancia con rapido e dritto volo verso di esso e postoglisi di fronte comincia a fare delle evo- luzioni amorose più o meno rapide e più o meno lunghe a seconda che il compagno sia o no del suo sesso. Cosi se quello è un maschio le evoluzioni durano poco tempo e le farfalle presto si separano, ma se invece è una femmina, allora le evoluzioni continuano e son così rapide che non possono seguirsi ; pare che i due individui si arrovellino e che si tratti più che di comuni preliminari prece- denti r accoppiamento di una lotta vivace. A proposito di preliminari e lotte d'amore ricordo, quand'ero ragazzo ancora, di averli osservato in un bel giorno di maggio, verso le 11, Ira un vivacissimo gruppo di queste farfalle, sospeso nel- l'aria le quali mentre in sul principio erano in tre dopo breve tempo aumentarono a un numero abbastanza rilevante, forse a più di una quindicina. Esse spuntavano da ogni parte e in pochi istanti rag- giungevano quel gruppo unendosi alla lotta. Era una ridda vivace, uno scompoi'si ed un ricomporsi, un arruffarsi continuo, un abbas- sarsi quasi rasente terra ed un sollevarsi a 10-15 metri dal suolo. Questa lotta dalla quale alcune si allontanavano, ed erano subito sostituite da altre nuove venute, durò per una buona mezz' ora, finché quasi tutte si sbandarono; due sorreggendosi appena sulle ali caddero a terra sfiniti con i margini delle ali rotte, le ner- vature poste a nudo, le squame perdute, le macchie nere quasi scomparse; tutto rovinati insomma e in fin di vita, la quale in- fatti non tardò molto a venire. Di quel gruppo rimasero cosi due sole farfalle, una delle quali si posò sul suolo inseguita subito dall'altra. Ivi si unirono e dopo un pò dì tempo presero il volo per andare a posarsi su un luogo forse migliore. Come si comprende quel gruppo affaccendato che mi colpì e rimase impresso, era composto di una sola femmina, ed il resto di maschi, di cui il più forte ricevette l'amplesso della contestata compagna. L' accoppiamento avvenuto con numerosi contendenti e dopo questa forma di lotta vivace e fatale per due dei maschi, da allora non mi è più capitato di vederlo. Ho osservato però che quando — 172 - la femmina desidera accoppiarsi, prima che sia raggiunto dal ma- schio, che deve veder bene da lontano, abbandona il fiore sul quale si trova, o si posa, se vola, su un luogo libero da erbette o altro e spiega e distende le ali orizzontalmente, mentre drizza in alto r addome ed invita il maschio, il quale non si fa soverchiamente attendere e dopo aver svolazzato attorno alla femmina si porta di fianco continuando a svolazzare e si accoppia ponendosi in dire- zione opposta alla femmina Avvenuta 1' unione la femmina riunisce le ali e le chiude im- prigionando tra esse quelle del maschio e, o spicca il volo per posarsi altrove, e allora è la sola femmina che vola, poiché il ma- schio tiene chiuse le sue ali e si lascia trasportare, o resta accop- piata sul luogo stesso. L'accoppiamento si avvera due giorni dopo della nascita, come si è osservato ai primi di aprile di quest'anno, a Portici. Deposizione delle uova. La deposizione delle uova avviene dopo 2-4-6 giorni dal- l'accoppiamento (Portici aprile 1907). La farfalla femmina nelle ore più calde della giornata dalle 9 alle 2 pm. in marzo-aprile e dalle 8 alle 4 in giugno (Catanzaro 1906) e agosto (Cortino 1902) svolazza attorno alle foglie di cavolo su cui scelto un luogo cerca di posarsi. Ma, poiché le foglie pre- sentansi coperte di pruina, le unghie delle zampe dell'insetto non vi si possono afferrare facilmente e perciò questo é costretto a tenersi in continuo equilibrio con le ali e a cambiale di luogo. Dopo essersi affaticata e girata parecchio in cerca del luogo che generalmente è sulla pagina inferiore, la farfalla vi poggia le zampe e con le unghie di quelle anteriori si mantiene sospesa in direzione verticale tenendo le ali chiuse. Per deporre le uova la farfalla curva l'addome fino a toccare con r estremità la superficie follare , resta per 5 " così , e dopo deposto un uovo torna l'addome nella posizione normale per poi, dopo 15 " circa di sosta , continuare con lo stesso ritmo e, quasi sempre, con lo stesso intervallo di tempo. Siccome per ogni uovo deposto trascorrono 20" circa, così per la deposizione di un mucchietto di 248 uova (il massimo numero da me contato in una covata) la farfalla deve impiegare 1 ora ed Ve circa. - 173 - Le uova vengono disposte le une accanto alle altre a pochis- sima distanza , perciò la farfalla, senza spostarsi con il corpo dalla primitiva posizione, tasta con 1' estremo addome per assi- curarsi ove son le uova poco prima deposte, e sposta quest'ultimo, a poco a poco e per ogni uovo prima in direzione trasversale fino alla lunghezza di poco meno di 1 cm. e poi di mano in mano, in alto in direzione pressocchè parallela alla prima linea di uova. Il mucchietto che ne risulta acquista perciò la forma poliedrica irregolare. Il numero delle uova da me contate in 50 mucchietti è stato di un minimo di 18 ad un massimo di 248. UOTO. Appena deposto l'uovo è pallidissimo, ma dopo un giorno, in aprile, o poche ore, in giugno, diventa giallo e in seguito giallo- citrino. L'uovo ha forma conico tronca all'estremità, ò lungo mm. 1,25 a 1,28, largo, nel diametro massimo, mm. 0,60-0,63. alla base mm. 0,45-47, all'apice mm. 0,16. In tutta la sua lunghezza 1' uovo presenta delle scanalature in numero di 15-16, distanti le une dalle altre mm. 0,08. Queste scanalature convergono all' apice e sono attraversate da piccoli ri- lievi in numero di 32 circa, distanti tra loro mm. 0.04. .Qualche ora prima di schiudere le uova, da giallo-citrino, pre- sentansi giallo pallide, eccetto all'ultimo terzo, il quale è di color bruno dovuto al pigmento del capo della larvetta interna che si vede attraverso il guscio. Nella 1.* generazione le uova schiudono dopo 8-10 giorni dalla deposizione marzo-aprile, e dopo 3-4 nella 2.^ in giugno (Calabria) e 3 in agosto (Cortino). Larva. i.'' Età — Per venir fuori dall'uovo, la larvetta divora il guscio, prima in corrispondenza della bocca, poi, lateralmente, e si forma cosi un' apertura, che permetta 1' uscita. Uscita fuori la larva si volge verso il guscio dell' uovo e lo divora tutto, poi si distende, rimanendo per breve tempo in riposo per cominciare in seguito a divorare il parenchima della foglia. - 174 — Appena fuori dal guscio la larva è di color ocraceo, di forma conica col capo molto sviluppato e di color umbrino. Misura mil- limetri 1,75 circa. Il capo è provvisto di poche setole, di 6 ocelli per lato e di antenne con tre articoli. Il dorso del corpo presenta scarse setole, 3 per lato sui segmenti toracici e disposte nel mezzo secondo una linea retta, e 3 per lato, disposte a triangolo col ver- tice in basso, sugli altri segmenti. Su tutto il corpo poi le setole si presentano disposte su ß linee lungitudinali simmetriche. Dopo 24 ore dalla nascita della larva sul 1." segmento tora- cico si manifestano due aree laterali di color umbrino e suU' ul- timo segmento dell'addome una sola continua dello stesso colore. 2/ Età. — Dopo la 1.* muta le setole aumentano di numero su tutta la superfìcie del corpo, i tubercoli setigeri sono più promi- nenti e acquistano circolarmente alla loro base un pigmento scuro; cominciano pure a comparire i peli. 3.^-4,^ e 5." Età. — Dopo la 2.^ 3.^ e 4.^ muta sulle aree se- tigere della base di ogni tubercolo si sviluppano altre setole ed altri peli con rispettivi tubercoletti. Su tutto il corpo poi, le setole e i peli sono aumentati consi- derevolmente di numero e alla base di ognuno si formano delle aree più meno grandi e più o meno brune che spiccano sul fondo giallo-verdognolo di cui è colorato il corpo della larva. Il capo della larva che prima era di color nero, dopo la 3." muta presenta una macchia bianca sul mezzo della fronte e dopo la 4." muta il pigmento laterale posteriore del capo si presenta di color grigio. Costumi della larya. La larva fin dalla nascita camminando sulla pagina follare, gi- ra il capo a destra ed a sinistra emettendo dalla bocca il filo serico che attacca e dispone a zig-zag o a cerchietti sulla superficie. Su questi fili procede camminando afi'errandosi con 1' unghia delle vere zampe e con gli uncinetti che circondano la base delle false zampe; con l'ultimo paio di queste, però si fissa sulla superficie con le ventose. Una larva che sia posta su un luogo della foglia non provvisto di questi fili, in precedenza tessuti, non può camminare o dura fatica per dare qualche passo, perciò la prima cosa che fa - 175 - è quello di emettere ed attaccare il filo sulla superfìcie nel modo dinanzi riferito, su cui si afferra con le unghie del 1." paio di zampe e si sostiene per poi passarvi le altre zampe di mano in mano che avrà tessuto altri fili. In questi momenti, prima di essersi afferrata ai fili, la larva scivola e cade sul suolo se si scuote anche leggermente la foglia di cavolo, mentre non è così, e si dura fatica a staccarla, quando si è bene afferrata con le zampe sui fili Spesso, tirandola a forza, si rompe il tessuto il quale resta attaccato alle zampe stesse. Le larve nate da una covata di uova vivono in colonia fino alla 4.^ età, cioè fino a che raggiungono la lunghezza di un cen- timetro e V2, a 2 cm. A tale epoca del loro sviluppo si scompagnano e vivono isolate distribuendosi sulle foglie della stessa pianta o di altre. Spesso avviene che prima di compiere la 2." muta le larve si dividono iti due o tre colonie sulla stessa foglia. Ma ciò si ve- rifica quando la colonia che ha dato origine a questa divisione è abbastanza numerosa. Nelle prime tre età la colonia passando da un punto ad uno prossimo, è sempre di poco preceduta da una o due larve le quali si mantengono a contatto con le altre e sono da queste seguite sulla traccia di fili già emessi ed attaccate da quelle. Questi fili sono un indizio che dimostrano aWApcw teles glo- meratus e -àW Anilastus eheninus la prossima vicinanza delle vit- time. Perciò questi due parassiti come diremo in seguito^ tastano, con le antenne la superficie della foglia. Tutti i fili sono collegati tra loro e perciò se si tocca uno di essi le larvette che si trovano prossime scattano d'un colpo e con esse tutte le altre. Toccata per breve momento, la larva direttamente sul corpo o indirettamente sui peli o setole, essa si raccorcia un pò; se si continua a molestarla, allora scatta con la parte anteriore po- steriore del corpo, a seconda che sia provocata dall' una o dal- l' altra di queste parti; scatta invece dalle due parti contempora- neamente acquistando la forma arcuata sul dorso e spesso addi- rittura di cerchio in modo da toccarsi tra loro le due estremità mentre la larva si mantiene fissa per il 1." 2." piano di false zampe, se molestata sul mezzo del dorso. Finalmente insistendo ancora, o si sposta avanzando da quel punto, oppure reagendo violente- — 176 - mente si stacca con le zampe dai fili e conformandosi a cerchio sul ventre cade sul suolo. Oltre a questi scatti violenti la larva emette dalla bocca un liquido verde-fogiia col quale imbavaglia l'oggetto molestatore se arriva a toccarlo oppure è riassorbito a poco a poco. La quantità di liquido che la larva rigurgita dalla bocca è tale da assumere la forma di una goccia più o meno grande a seconda r età della larva. Spesso detta goccia, per la violenza dello scatto, si stacca dalla bocca e cade. La larva è molto amante della pulizia; essa toglie via tutti quei corpi estranei relativamente grandi che incontra sul suo cammino sulla foglia. Così se trova un cacherello lo afferra con le mandi- bole e poi curvando un pò il torace di fianco e sollevandolo ab- bandona quello a sé stesso. In tal modo il cacherello cadendo da una certa altezza, ruzzola e va sul suolo. Nutrimento della larva. Poco dopo la nascita la larva si nutre del parenchima fo- llare, in seguito rode e si ciba di tutta la foglia formando in questa dei fori più o meno ampi che arrivano fino alle nerva- ture. Quando poi la larva è cresciuta divora tutta la foglia non risparmiando neanche le nervature. Nelle prime età la colonia brucando, si dispone a semicerchio attorno al foro praticato sulla foglia, col corpo di ciascuna larva disteso r uno accanto all' altro. La bocca nel brucare segue la direzione del pitino della la- mina follare formando su questa dei piccoli archi. Quando la larva è grandicella, divorando, pone il capo e il torace nella direzione del margine della foglia e allora si possono osservare molto bene i movimenti di detti segmenti, i quali distendendosi dall' alto col capo si accorciano in basso, mano mano, che il lembo della foglia vien» brucato, fino ad arrivare sul luogo ove è poggiato il 2.° paio delle vere zampe; da questo punto la larva distacca la bocca, allunga e porta di nuovo il capo con gli altri segmenti del torace, air estremità dell' arco precedentemente iniziato sul margine per continuare, come prima, la stessa via e così di seguito fino a quando la larva non si sia nutrita. Dopo di che si ritira e se ne sta distesa immobile. — 177 — Nelle prime età la larva avendo bisogno di poco cibo non re- ca sensibile danno alla pianta, ma dopo la 3/ muta essa diventa voracissima e della foglia su c\n nacque e compi le prime mute spesso non rimane che la nervatura mediana. Da questa foglia divorata la larva si porta sulle altre intere della stessa pianta che divora egualmente tutte e poi passa a distruggere quelle di altre piante della stessa specie o famiglia. Nelle annate di grave invasione di queste larve, bene spesso, tutte le piante di cavoli sono distrutte finanche nelle loro grosse nervature e quando le larve non trovano più nutrimento in quella località, emigrano in altre per portare la devastazione. Così, come da notizie riferite da me al Prof. Berlese nel 1903 e pubblicate in una nota « Insetti utili » sull' « Italia agricola » a pag. 30. Le larve evacuando gli escrementi staccano dalla foglia l'ul- timo paio di false zampe , sollevano un pò in alto 1' estremo ad- dome ed emettono il cacherello. Mute. La larva che deve compiere le mute si fìssa bene sui fili tes- suti sulla pagina follare e ivi distesa resta fino al compiuto esu- viamento che, per le prime tre mute, si avvera dopo 24 ore circa dalla fissazione e dopo 36-40 ore per la 4.'' ed ultima. La larva fissata per la muta tiene il capo e i segmenti tora- cici sollevati sul piano della foglia aderendo, però sui fili del tes- suto con gli uncinetti delle false zampe. Durante la fissazione la larva perde il colore giallo verdognolo e diventa quasi grigia, poi scura. Ciò si osserva bene specialmente nelle ultime due mute. Giunto il momento dell'esuviamento si stacca circolarmente al collo, la calotta cranica e la larva con movimenti di contra- zione avanza gradatamente liberandosi della vecchia spoglia, che rimane aderente, sul letto di fili, come un nastro più o meno scuro. Nelle prime due età, la larva, appena compiuta la muta, è di color pallido sul corpo, mentre nelle successive, presenta le aree setigere già scure. In tutte le mute poi la larva appena liberatasi della spoglia presenta nell' estremo addome un color ferruginoso. Trascorse 4 ore circa dalla muta, durante le quali resta im- mobile, la larva comincia a brucare. — 178 - Le mute che compie la P. brassicae sono 4 e avvengono in un periodo di tempo più o meno breve a seconda dell' epoca in cui si avverano le generazioni. Cosi nella 1,* generazione dall' 11 aprile al 7 maggio 1906 in Calabria le mute si avverarono: 1/ muta dopo 7 giorni dalla nascita della larva; 2/ » » 4-5 dalla 1.' muta; 3.^ » > 4 ^ 2/ » 4.* » » 5 » 3." » Nella 2/ generazione dal 10 al 23 giugno si avverarono: 1.^ muta dopo 3-4 giorni dalla nascita; 2." » » 2-3 » dalla 1/ 3.'* » » 2-3 » » 2/ 4/ » » 2-3 » » 3/ Dall' ultima muta alla fissazione della larva matura trascor- rono 6 giorni in maggio e 3 in giugno. Cosicché dalla nascita alla fissazione della larva matura per la l.'' generazione trascorrono giorni 26-27 e per la 2.^ 12-16. Dall' ultima fissazione alla trasformazione in crisalide passano da 24 a 30 ore e da questa ad adulto giorni 16-17 nella prima e 9-10, nella seconda generazione. Riepilogando dunque per le generazioni primaverili il tempo impiegato nelle varie età in Calabria è : 1." Generazione (aprile-maggio). Allo stato di uovo giorni ...... 8-10 » » larva » . . . . . . 27-28 » » crisalide ....... 16-17 Totale giorni 51-55 2." Generazione (giugno). Allo stato di uovo giorni. 4-5 » » larva » 13-17 » » crisalide ....... 9-10 Totale giorni 26-32 Fissazione della larva matura. La larva che deve trasformarsi in crisalide e che misura circa 40 mm. abbandona la pianta per cercarsi un luogo ove fissarsi e lo sceglie su un tronco, o su un ramo d' albero, un muro vicino ecc. Io ho trovato le crisalidi oltre che su questi luoghi anche sotto — 179 - r architrave delle porte, delle finestre e perfino sotto la cornice della grondaia a 15-20 m. d' altezza. Su quel punto scelto la larva tesse un letto di fili di circa 3 cm. q. dopo vi si dispone distesa e resta immobile per circa 8-10 ore durante le quali si raccorcia fino alla lunghezza di 3 cm. Poscia si desta da quel torpore gira sul letto ponendosi in direzione per- fettamente opposta a quella di prima e comincia ad emettere dalla bocca un filo sul quale ne sovrappone altri fino a formare con essi un rilievo conico di 1. mm. circa di altezza con altrettanta di lar- ghezza o poco più alla base. Compiuto questo lavoro, torna a oc- cupare lo stesso posto di prima e tasta con l'estremo addome finché non trovi il rilievo suddetto ; indi vi adatta sopra l' ano, incurva gli ultimi segmenti dell' addome in modo da disporli nella stessa di- rezione del rilievo e imprime loro delle forti pressioni. Così e con una sostanza escreta dall' ano si fissa ad un'estremità. Circa un quarto d'ora dopo, provvede a fissare il corpo sui fianchi. Per ciò porta il capo vicino al 2." segmento addominale attacca il primo filo sul letto e avanza col capo e col torace verso l' altro lato in direzione ascendente e poi discendente. Giunto sul fianco opposto vi attacca V altro estremo del filo, poscia torna indietro seguendo la via inversa tirando altro filo, che attacca pure sullo stesso luogo di prima e cosi di seguito fino a tirarne 36 -40 i quali riuniti for- mano un unico e grosso filo. Per ciascun filo tirato la larva im- piega 30" circa, di cui 20" per la via ascendente, e in tutto questo lavoro da 17' a 20'. Mentre la larva ai due estremi del filo, che emette e attacca, ha il capo e il torace curvi sul fianco, quando invece segue la via ascendente e discendente queste due regioni del corpo sono solle- vate e rovesciate sul dorso lasciando però vedere solo completa- mente la parte boccale e il ventre del torace nel momento in cui le dette regioni si trovano alla parte mediana e più alta dell'arco del filo. Quest'ultimo, quando viene tirato, poggia sul solco, che si trova alla base del 1." paio delle vere zampe, in modo che il solco serva da guida al filo stesso. Terminato di costruire questo secondo e ultimo sostegno, la larva avvicina alla regione addominale il capo e il torace ripie- gati come si trovano nella direzione dell'estremo del corpo, li striscia sotto il filo, li tira verso la parte anteriore e li libera. Dopo ciò porta il capo ad un estremo del filo fissato, poi all'altro e vi tesse attorno alla base altri pochi fili. Compiuto quest'altro lavoro la larva - 180 — tesse altri fili sulla parte anteriore del letto e finalmente riprende la posizione distesa e immobile attendendo la trasformazione in cri- salide. La larva così fissata, di forma pressoché conica, allargata verso il capo, lunga poco meno di 3 cm. e larga V2 cin circa, trascorre immobile 24-36 ore. In seguito, le suture laterali e frontali del capo si allontanano, e, per movimenti di contrazione della larva, si fende la pelle del collo nella parte dorsale mediana. Di mano in mano la fenditura si estende su tutto il resto del corpo rimanendo a nudo il tegumento della crisalide ancora abbozzata nei suoi lineamenti. La spoglia seguendo i movimenti di contrazione dell'insetto viene spinta e ritirata su se stessa verso l' estremo della crisalide a guisa di un groviglio il quale, mercè movimenti rotatori degli ultimi seg- menti addominali, si distacca dal corpo e cade. Sul primo momento la molle crisalide conservando la forma conica della larva che 1' ha originata è di color verdastro con mac- chie scuro-ferruginose sul tegumento e con una leggera incre- spatura sul dorso; poi indurisce, le macchie diventano nere, altre increspature laterali si manifestano e la crisalide prende la forma definitiva. Crisalide. La crisalide resta tale per un tempo più o meno breve a se- conda della stagione in cai si compiono le generazioni. Così è di giorni 16-17 in maggio e 9-10 in giugno in Calabria e di circa 4 mesi dopo 1' ultima generazione autunno- invernale a Cortino e a Portici. Un giorno due prima di venir fuori 1' adulto , la crisalide mostra le ali di color biancastro e 1' addome abbrunito con una macchia ferruginosa all'estremo. Giunto il momento, si stacca la spoglia dalla parte posteriore del capo, la farfalla libera i piedi anteriori e con essi si afferra sul tessuto; nel frattempo avvolge la proboscide a spira e si spinge col corpo in avanti. Così la spo- glia si rompe lungo la parte mediana del torace e sulla divisione trasversale posteriore che separa quest'ultimo dall' addome. Liberata dalla spoglia, la farfalla avanza un poco presentando le ali rudimentali e 1' addome gonfio, e si pone in posizione verti- cale. Così, resta immobile, si spurga di un liquido aranciato e dopo qualche ora, con le ali già sviluppate e asciutte, spicca il volo. — 18i - Generazioni. Le generazioni di questo insetto, riscontrate in Calabria, sono state due in primavera ed una terza si iniziava al principio del- l' autunno. Né questa, né le altre, che certamente dovevano esserci, ho potuto seguirle, per cui con certezza non so il numero delle ge- nerazioni che colà si hanno. Avendo però ivi trovato, nel febbraio e marzo del 1906 , delle larve piccole e mature di Pi er is, è da credere che in autunno si abl)iaiio altre due generazioni. Dimo- docché il numero delle generazioni nella Calabria sarebbero almeno 4: due primaverili e due autunnali. Il tempo impiegato nelle due generazioni primaverili a Catan- zaro è stato di 50 giorni per la l.'' e 30 per la 2.-' Le crisalidi di quest' ultima dettero tutti gli adulti ai primi di luglio, ma questi pare che non deponessero uova, giacché da allora a tutto agosto e parte di settembre, non potetti trovarle in tutte le varie cruci- fere, che continuamente esaminavo. Nel Napoletano e nel!' Abruzzo Teramano la P/^Ws passa l'in- verno allo stato di crisalide per poi divenire adulto in primavera. Cause nemiche alla JPierìs brassicae. La Pier is brassicae va soggetta a numerose cause nemiche sieno vegetali, sieno animali. Tra le prime non va trascurata la flaccidezza, la quale può, alle volte, in speciali condizioni di temperatura e di umidità ren- dere a noi segnalati servigi. Ricordo qui che nel 1902 a Cortino (Teramo) nei mesi di ago- sto e settembre, i miei allevamenti di larve di questo lepidottero furono completamente distrutti dalla flaccidezza, la quale attaccò tutte le larve nei vari stati di sviluppo , cosi violentemente che fui costretto a smettere 1' allevamento in casa. Sul campo , in quel- r anno, la morcalità di larve di Pieris bi-assicae fu notevolmente rilevante, benché non così alta come negli allevamenti. Questa malattia si manifestò sulle larve con un arresto quasi immediato della loro vita e dava esternamente alle larve appena morte un bel color giallo citrino. All' interno tutti i tessuti eran disgregati e ridotti ad una poltiglia dello stesso colore. Li seguito il color giallo- citrino si mutava in bruno e quindi in nero. Tra le cause avverse animali vanno ricordate molte specie di insetti dell'ordine degli Imenotteri e Ditteri di cui do qui ap- — i8^ - presso Telenco prima di quelli studiati e riscontrati anche da me, poi di quelli rammentati da diversi autori. Imenotteri. Apanteles glomeratus Reinh. Anilastus ebeninus Thoms. Bassus albosignatus Grav. Hemiteles melanarius Grav. Fteromalus puparum Swed. Ditteri. Masicera serriventris Rnd. Parasetigena segregata Rnd. Altri autori citano parassiti della Pieris brassicae, oltre ai sopracitati (esclusi V Anilastus ebeninus, il Bassus albosignatus e la Parasetigena segregata), i seguenti : Imenotteri. Microgaster subcompleta Nees (Rondani), Apanteles cajae Marsh. (Ron- dani), A. jucundus Marsh. (Marshall), A. rubripes Reinh (Marshall), A. spurius Reinh. (Bouchè)? Stictopìsthus aciculatus Thorns. (Brio^raan), Exetastes illusor Grav. (Giraud) ^ Pimpla brassicariae Rog-h. (Schmie- deknecht), P. examinator Grav. (Rondani), P. instigator Grav. (Rondani e Schmiedeknecht) , Pezomachus trux Forst (Taschenberg^) , Hemiteles socialis Ratzbg (Rondani), Tetrasticus lissonotus Mitt. (Möller) Pteromalus larvarum, Nees (Rondani) , Polynema ovulorum Hai. (Rondani), Macro- glenes nigroclypeatus Amm. e Kirch n. (Amsverling). Ditteri. Boria concinnata Mign. (Rondani), Masicera silvatica Foli, ed Exo- rista vulgaris Mign. (Rondani). Come ognuno vede i parassiti finora conosciuti che attaccano la P. brassicae sono abbastanza numerosi. Poco studiati sono invece i loro rapporti rispetto alla detta specie ospite, purtuttavia però se la conoscenza dovesse limitarsi alle poche specie di pa- rassiti sopra enunciati, il compito non sarebbe oltremodo gravoso, ma esso si rende complesso e difficile quando si pensi che lo studio non deve arrestarsi a questo punto. Per conoscere bene i rapporti esistenti tra la specie 1° ospite e i suoi parassiti sarebbe necessario che noi studiassimo tutte le altre specie d'insetti che hanno qualche relazione con uno o più di detti parassiti nonché tutti gli iperparas- siti parassiti dei parassiti che sono di l'*, di 2" e anche di 3' grado. — 183 — Con la vita della P. brassicae bisognerà dunque studiare an- che le sue convittime di cui diamo qui 1' elenco compilato dalle opere dei varii autori : Imenotteri. Convittitne. Microgaster subcompleta Nees. Ajxinieles cajae Marsh. Apanteles glomeralus Reìoh. Apanteles riibripes Reinli. Apanteles spurius Reinh. Anilastus ebeninus Thoms. — Lep. Pyrameis atalanta L., P. cardui L., Cuculila scrophulariae Esp. , C. verbasci L. , Spìlodes vertìcalis L., Hypena prohoscidalis L. , Dicrorrham- pha tanaceti Stepli. , Sericoseris eu- phorhiana Freyer^ Phoxopteryx dera- sana Hiibn. , Acronycta rumicis L., Tortrix viridana L.^ Tachyptilia po- pulella L., Pieins napi L.^ P. rapae L. — Lep. Pandemis heparana SchiflF. , Pla- typtiUa rhododactyla Hb., Arctia caja L., A. villica L., Cuculila argentea Hufn. — Lep. Macroglossa stellatarum h., No- todonta zig-zag L., Lymantria mona- cha Hb.^ Euproctis chrysorrhoea L., Aporia crataegi L. , Smerinthus po- puli L., Zygaena ephialtes L., Bem- becia hylaeiformis Lasp. ^ Abraxas glossulariata L. , Phigalia pedaria F. , Lymantria dispar L. , Vanessa urticae L. — Lep. Geometra papilionar la L.^ Mala- cosoma neustria L.^ Deiliniapusaria L. — Lep. Dicranura vintila L. , Hadena Maillardi v. diffusa \\h., Melitaea aurinia Rett. , M. maturna L. , Ar- gynnis lathonia L. , Licaena hylas Esp., Zygaena fllipendulae L., Mala- cosoma castrensis L. , Centra bifida ìih.,Amphidasys betularia L., Agrotis fugax Tr., Lophopteryx camelina h., Leucania littoralis Curt.^ Agrotis se getum Schiff , Ephyra orbicularia Hb. , Tephroclystia sobrinata Uh., Larentia autumnalis Ström., L. ju- niperata L., Pionea forficalis L. — Lep. Orgyia ericae Genn. — 184 — Bassus alhosignatus Grav. — Ditt. Syrphus laetus. Exeiastes illnsor Grav, — Lep. Mamestra contigua Vili. Agrotis putris L. Pimpla brassicariae Rogh. — Lep. Limenitis Camilla ^q\\'\ü., Sphinx ligustri L.;, Scoliopteryx libatvix L., Stilpnotia Salicis L. , Phlyctaenodes verticalis L. , Gelechia pinquinella Tr., Psyche viciella Schiä . , Trichiura crataegi L., Mamestra brassicae L., Vaiiessa polichloros h., Plusia gam- ma L. Pimpla examinator Grav. — Lep. Thaumetopea processionea L._, E- vetria huoliana Schiff., Cucullia ar- temisiae Hubn., Lithosia quadra L., Psyche viciella Schiflf. var. stetinensis Hering Stett. c Z., Cacoecia piceana L., Iponomeuta padellus h., I. evony- mellus L. , Oenistis quadrum L. _, Sterrhopterix hirsutella Hb., Lasio- campa trifolii Esp., Portesia similis Fuessl. Verz. — Col. Anthononxus pomorum. — Im, Nematus perspicillaris.,N. Salicis. — Lep. Selenia lunaria Schiff.^ Spiloso- ma mendica CI. Ic, Cosmia doluta Wo., Dasychira fascelina L., Orgyia gonostigma F., Dendrolimus pini L., Dicranura erminea Esp., Panolis gri- seovariegata Goez, Phalera hucepTmla h., Biloba coeruleocephala L., Oenoph- thira pilleriana Schiff.^ Orgyia anti- qua L., Polia flavicinta F. Maut., Cochylis ambiguella Hb. Dasychira pudibunba L. — Col. Oryctes nasicornis L.^ Pissodes no- tatus. Fab. — Lep. Coleophora vibiciella Hb. — Lep. Argynnis paphia L.^ Coleophora Giraudi Mill., C. hemerobiella F. R. — Col. Hyluryus ligniperda F., Magdalis violacea L., Pogonochaerus fascicu- latus Deea-eer. Pimpla instigator Grav. Pezomachus iriix Forst. Jlemiteles tnelanarius Grav. — 185 - Pteromalus larvariim Nees. Pieroinalns pitparum Swed. Ditteri. Doriti concinnata Mgn. Masicera silvatica Fall. Exorista vulgaris Mgn. - Lep. Saturnia pyri Schiflf. - Col. Apian aeneum F. -Lep. Polygonia C. album L., Vanessa anthiopa L. Im. Rhodites rosae. Convittmie, - Lep. Acronicta rumicis h., Dipterygia scabriuscula L., Taeyiiocampa stabilis Wie v., Hyloicus pinastri h., Vanessa Io L. -Apopestes spectrum Esp., Dilina tiliae 1j., Deilephila vespertilio Esp., D. gallii Schiff.,, D. euphorbiae L , Ga- stropacha quercifolia h., Saturnia spini Schiff. S. pavonia L. -Lep. Melitaea athalia Rott. Oltre alle con vittime della P. brassicae dicevo doversi studiare anche le vittime dei parassiti suoi e perciò lo studio deve esten- dersi alle specie iperparassite e quindi alle convittime di queste ultime con cui hanno relazione come dall' elenco seguente : — 186 - » g « O n g •• cc o -^ ö "q; ^ a bD -^ CC ij o X! Eh o Eh to g <Ì3 cu Co +3 > 1: o CO j:3 CO g N d CO 's r3 1- CO cc 1 g ■Si g J- o CO g O 5. 2 o o 5~ 'S •S g 1-^ •'S» 1 CO CO ?^ CO i CO Co •^ g •to ,5 "Sj 1.^ g g a; ä » d, a> Ö5 J. g o I— I H • • • • • • 53d a CO • g o a •4^ , -^ o QO •<* u Ü Co CH ■•o Co 1 CO 1 •^ ' o -g * 1 CQ ^ a, M CO 1 s O f-< Eh ■S CO Co Ö s J. a. g s ^^ pg Co « >- Co « w e C s« ■S :=> a CV. a o g Ö 'S! •to' •♦o Co — 187 — Notizie suii Parassiti. Apanteles glomeratus Reinh. Adulto. l^' Apanteles glomeratus Reinh (Fig. 2) è un insetto vivacissi- mo, con le antenne quasi sempre in vibrazione, però molto timido. Preso tra le dita curva 1' ad- dome, la femmina cerca di ferire con la corta trivella, il maschio simula di ferire. Se molestato con insistenza si lascia cadere rovescio, facendo il morto, e ripiegando le zampe su se stesse le avvicina al ven- tre, mentre addossa le antenne al dorso. La prima comparsa dell' A. glomeratus a Catanzaro (1906) si è verificato nella 2'' decade nella 2^ decade di aprile. Fìff. a. Apanteles glomeratus Reinh. (adulto femmina ingrandito) di marzo e la grande nascita Nutrimento dell' adulto- II nutrimento preso dall' Apanteles è costituito da sostanze zuccherine che trova nel nettare dei fiori. Accoppiamento. Il maschio di questa specie è salacissimo, tanto che cerca d' accoppiarsi anche coi compagni vivi e morti, né si contenta di una, ma di parecchie femmine. L' accoppiamento si avvera subito che la femmina è uscita dal bozzoletto e perciò i maschi, che sono i primi a nascere, sta- zionano lungamente sul mucchietto passandovi perfino la notte in attesa della femmina. Durante la stazione i maschi girano attorno, sopra il mucchietto e lo esplorano con le antenne. Di quando in — 188 — quando si girano su se stessi vibrando le ali, con le quali produ- cono un suono presso a poco come quello fatto pronunziando le parole; ziii, ziii, ziriii, sirii.... Spesso poi si assaltano l' un r altro scambiandosi per la femmina. Come ^si accorgono che il coperchio di un bozzoletto si muove perché forzato col capo da un individuo adulto che deve uscire, subito vi corrono sopra, vi si agglomerano e vi si appiattano, mentre che colla bocca stanno sul coperchio e tastano con le antenne attorno al bozzoletto. Nel mentre che il neonato esce a poco a poco dal bozzoletto e che r attività di alcuni spettatori ivi si fa più intensa, interven- gono altri maschi cercando di farsi luogo e sostituirsi ai primi e allorché uno si sposta per cercarsi un posto migliore i compagni subito lo assalgono e lo inseguono credendolo nuovo uscito e nuova femmina ; accortisi dell' equivoco tornano subito sul luogo abbandonato. Finalmente il neonato vien tutto fuori; allora il ma- schio che occupava il posto migliore con 1' addome curvo e pronto al coito, vibrando le ali insegue, imitato dagli altri, il nuovo venuto. Questo, se anch'esso maschio, dopo aver camminato un po' cer- cando di sfuggire agli assalti, si volge indietro e, vibrando le ali, va sul mucchietto inseguendo alla sua volta il primo che si trova sul suo cammino. Se invece che un maschio esce dal bozzoletto una femmina, allora i maschi in grande agitazione, 1' assediano, le contendono il passo, le girano intorno vibrando le ali, F assalgono da tutti i lati in due, tre salendosi persino 1' uno addosso all' altro. Ma, il più fortunato e il più destro, quello a diretto contatto con la fem- mina, salito sul dorso di questa curva le antenne all' estremità a guisa di gancio e le passa o sopi-a quelle della femmina o sopra le zampe anteriori della medesima cercando cosi di trattenerla, men- tre con r estremo dell' addome curvato cerca di accoppiarsi. La femmina cede subito e il maschio allora si abbondona indietro con le ali semiaperte, le zampe posteriori poggiate sul suolo e le altre sospese in aria, o afferranti con gli uncini del tarso le ali e le zampe della femmina. Terminato 1' accoppiamento, che dura 5-6 secondi, la femmina scaccia il maschio con le zampe posteriori nello stesso tempo che cammina e lo trascina. Dopo l'accoppiamento, sia il maschio che la femmina, si pu- liscono il capo, le antenne e V estremo addome, nonché le ali e le zampe; poi la femmina se ne vola e il maschio, fatto un giro, - 180 — su se stesso vibrando le ali torna sul mucchietto di bozzoli in attesa di altre femmine. La stazione dei maschi sul mucchietto dura parecchie ore e spesso anche due giorni passandovi, come si è detto anche la notte. Parecchi di essi, però, stanchi dal lungo, invano attendere o pren- dono il volo e vanno via, o dopo un giro fatto a volo intorno e un po' lontano dal mucchietto, vanno poi nuovamente a po- sarsi su questo. Deposizione delle uova. La deposizione delle uova è fatta dall' Apanteles nelle larve di P. brassìcae, che hanno uno o due giorni di età. Però, se for- zato, ì'Apan teles può inquinare anche quelle che abbiano 5 giorni di vita. Air epoca della deposizione delle uova si vede questo snello insettuccio volare attorno alle piante di cavolo e di varie cruci- fere, con rapidi voli oscillatori a distanza di 3-4 cm. dalla pagina follare, per esplorare sommariamente tutte le foglie procedendo dalle esterne verso le interne. Scorte le foglie brucate in un punto qualsiasi, il parassita accelera i moti oscillatori, insistendovi, finché non si è accertato esser quel punto brucato dovuto alle larve cercate. Allora si posa sulla pagina follare a distanza di due-tre cm. dal foro e come primo moto dà uno scatto alle antenne che ripete per tre-quattro volte a breve intervallo di tempo; indi fa qualche passo vibrando le antenne , poi si ferma, le fa scattare di nuovo e continua a camminare a rapidi passi. Ad un punto, abbassa le antenne sulle foglie e vibrandole, con 1' ultimo terzo ne tasta la superficie. Esplorando in questo modo, arriva a toccare la traccia delle vittime, i fili serici cioè emessi dalla bocca di queste. Allora il parassita raddoppia 1' attenzione, avanza piano piano, con gran cautela, vibra le antenne più celeremente, le stri- scia, le solleva di poco, le abbassa, le sposta a destra e a sinistra, le avvicina, le divarica. Sono momenti di trepidazione per lui. Finalmente arriva a sfiorare con 1' estremità delle antenne i peli del corpo di una larvetta di Pieris e si avvicina timidamente. Questa, sentendosi toccare, d'un colpo scatta vivacemente col corpo fino al 4"-5" segmento addominale. Allo scatto di questa larvetta, come un sol tutto fanno eco le altre della colonia; mentre il parassita preso da spavento sollecitamente si ritrae, diizza le antenne e - -590 - aspetta immobile. Poco dopo, torna all'esplorazione usando più prudenza di prima, per ritrarsi però nuovamente a un secondo brusco scatto delle vittime e, continuando ancora, prendere il volo e posarsi su altro luogo della stessa foglia per tornare finalmente di li a poco vicino alle vittime. Tornata la calma fra queste^ V Apanteles si riavvicina cauto cauto ed alla distanza di 1-2 mm, dal corpo dell' ospite più vicino, drizza le antenne e le incurva lievemente all' esterno verso l'estremità, si solleva dapprima sulle zampe, curva 1' addome adagio adagio, lo fa passare tra le zampe posteriori e ne accosta dolcemente 1' estremo al corpo della vit- tima , poi si abbassa posteriormente e si solleva sul davanti colle zampe anteriori, nel mentre che spiega le ali, le porta in- dietro e le dispone quasi perpendicolarmente al torace. In questa posizione 1' Apanteles spinge la trivella nel corpo dell' ospite e si abbandona, col proprio corpo curvato, all'indietro e con le zampe anteriori e mediane sospese. Postosi cosi il parassita non offre alle mandibole delle vittime che la parte ventrale del corpo. L'o- spite ferito reagisce scattando, contorcendosi e facendo dei ten- tativi per svincolarsi ; porta vivacemente la bocca sulla parte ad- dolorata e ferita, cercando di afferrare il nemico con le mandibole e infatti lo afferra ove gli capita, ad un' anca, una tibia, una co- scia, un' articolo del tarso, dei palpi, delle antenne, ad un'ala, e tira, dà strappi, emette un po' di liquido verde dalla bocca, tutto tenta per mettere in fuga l'audace aggressore. Ma, con tutto ciò la larvetta non riesce a far fuggire il nemico, il quale impassibile, si lascia spostare, sballottolare e qualche volta trascinare da essa che cerca cambiare di posto. Questa reazione accanita e feroce, alla quale prendono viva parte le compagne più prossime della colonia addentando anche esse ove possono il parassita, dura da 10" a 15" e finisce con r abbattimento della vittima. L' Apanteles ha perciò un po' di tregua e resta attaccato alla vittima per altri 15"-20", poi ritira la trivella e si ricompone, allontanandosi, nel mentre che striscia la trivella sulla foglia ove lascia una linea. Dopo le furie della Pieris e, dopo staccatosi da questa, si vede V Apanteles che ha perduto la primitiva vivacità e cammina quasi a stento. Se toc- cato in questi momenti cerca di affrettare il passo, ma non prende il volo, come avrebbe fatto prima di deporre le uova. Trascorso qualche minuto durante il quale si è pulito ben bene dal liquido - 191 - con cui la vittima lo aveva bagnato , il parassita torna con le debite precauzioni ad assalire altre vittime per deporvi le uova. Qualche volta avviene che il parassita depone altre uova in altre vittime senza allontanarsi dalla colonia, ma non arriva mai a inquinarne più di 3-4, poiché la colonia diventa talmente fui'i- bonda da non dar tregua all' Apanteles e costringerlo a fuggir- sene nel più breve tempo. Uovo. E' di color bianco, di forma leggei-mente conica provvisto di corto peduncolo. Misura mm. 0,21 in lunghezza e 0,05 in larghezza. Le uova schiudono dopo 6 giorni dalla deposizione in aprile e dopo 3 in giugno. Numero di uova deposte in una larva di Pieris. L' Apanteles ha nei tubi ovarici un numero considerovolis- simo di uova e di esse ne lascia parecchie nel corpo di ciascun ospite, cioè da un minimo di 16 ad un massimo di 34. Da 18 lar- vette di Pieris fatte inquinare una sola volta nel mese di ottobre del 1904, ho ottenuto in novembre una media di 26 Apanteles e da 4 larvette fatte inquinare due volte ho ottenuto una media di 38 Apanteles con un massimo di 48 e un minimo di 29. Larva matura. La larva matura di Apanteles è di color giallo di zollo, apoda, lucente, lunga mm. 4-5. Essa, fuoruscita dall'ospite, dopo costruito il bozzoletto, trascorre un numero di giorni variabile prima di trasformarsi in pupa. Cosi trascorre tre giorni circa nelle genera- zioni che si compiono da aprile a dicembre e tre mesi circa nei mesi invernali. Nutrimento della larva parassita. Il nutrimento della larva parassita è tratto del corpo del- l' ospite che negli ultimi stadii divora in parte tra l'intestino e il tegumento. - 192 — Pupa. La pupa, racchiusa nel bozzoletto, trascorre 12 giorni in maggio, 4-5 in giugno, prima di trasformarsi in adulto. Questo esce dal bozzoletto dopo averlo roso circolarmente, ad una dell'estremità, in modo da formare un coperchio. Riepilogo della durata dello sviluppo dell' Äpanteles. L' Apanteles per compiere lo sviluppo impiega : Dalla deposizione dell'uovo alla nascita della larvetta . . giorni fi (aprile-maggio) giorni 3 (giugno) Dalla nascita della larva alla fuo- ruscita dal corpo dell'ospite. « 15 ( id. id. ) " 11 ( id. ) Dalla costi'uzione del bozzoletto alla trasformazione in pupa " 3 ( id. id. ) » 3 ( id. ) Da pupa ad adulto » 12 ( id. id. ) » 4-5 (id. ) Totale giorni 36 (aprile-maggio) " 21-22 (giugno) Generazioni. Il numero delle generazioni dell' Apanteles glomeratus com- piute nella P. brassicae, tenuto conto della durata dello sviluppo e della comparsa dei primi adulti, che in Calabria si avvera ai primi di marzo, si può calcolare che arrivi a 7-8. E' probabile, però che tale numero sia oltrepassato se si tien presente che 1'^- panteles ha numerose altre vittime come abbiamo visto più sopra. L'ultima generazione sulla Pieris è trascorsa, come ho detto, entro i bozzoletti allo stato di larva. Larva ospite parassitizzata. Passato il dolore della ferita prodotta àalV Apanteles, durante il quale la larva di Pieris resta tramortita, in seguito la Pieris non si mostra diversa dalle sane e vive fino all'ultimo, senza ap- parire sofferente delle larvette che alberga nel suo corpo, com- piendo tutte le mute. Però un giorno o due dopo la 4^ ed ultima muta, la larva di Pieris, già grande, si presenta poco meno robusta delle sane, è meno vivace e più molle, s'ingrossa un po' verso l'estremo addome e acquista il colore giallo in tutto il corpo, mentre le sane conservano il colore giallo-verdognolo. 193 Se stuzzicata la larva inquinata reagisce come le sane ma con minor vivacità ed emette o no dalla bocca un liquido giallo-verde invece che verde come le sane. I cacherelli sono pure come quelli delle larve sane, ma qualche volta sono di color aranciato o rosso in tutta la loro massa e ciò si osserva spesso in quelli della larva che ha compiuto la 4."* muta. Quasi contemporaneamente alle sane la larva inquinata abbandona, tranne rare volte, le foglie e la pianta di cavolo e camminando rapidamente va in cerca di un luogo qual- siasi (parete di un muro vicino, tronco, ramo di piante arboree ecc.) ove precisamente come la larva sana tesse un letto di seta e si dispone su esso , quasi volesse incrisalidare , raccorcciandosi in lunghezza di 3-4 mm. Fuoruscita delle larve di Apanteles dal corpo dell'ospite. Trascorse 24 ore circa, comincia ad osservarsi sul- la pelle della larva , late- ralmente al corpo , uno , due, più tubercoli in con- vulsione , dalla cui punta vien fuori il capo delle lar- vette interne di Apanteles, le quali a poco a poco, in circa 15' allargano con mo- vimenti di contrazione , il foro e fuoriescono fino al 5. "-6." segmento del corpo, (Fig. 3, A). A questo punto le larvette si curvano da un lato ed emettono dalla boc- ca il filo di seta che fissano o sui fili del letto dell'ospite o su un punto del corpo di questo, a seconda del posto che occupano. Senza inter- ruzione filano , attaccando gli altri fili al primo e nel frattempo continuano a spingersi fuori del corpo della Pieris, fino all' 11" segmento. Con questi fili, aderenti prima Fig. 3. Apanteles glomeratiis Eeinli. A, Larva di Pieris bì-assicae L. da cui escono le larvette di A. glomeratus ; B, Larva di Pieris sulla quale lo larvette di Apanteles hanno filato i bozzoletti; C, Adulti di A. glomeratus. (Grandezza naturale). - iai - ad uno dei fianchi poi all'altro costruiscono due aggrovigliamenti che poi riuniscono congiungendoli con un terzo che deve coprire la parte del corpo restata fin allora scoperta. Nel tessere questi ammassi di fili serici a maglie circolari che servono di base al futuro bozzoletto, le larvette si curvano portando il capo fin verso r 8**-9^ segmento del proprio corpo e dopo attaccato il filo al primo, tornano indietro col capo e col corpo filandone altro, poi si cur- vano di nuovo e attaccano quest'ultimo filo tirato a fianco degli altri e cosi di seguito fino a formare gli aggrovigliamenti dovuti. Operando in tal modo il filo tirato viene ad avere una massima lunghezza di 4 mm. circa e una minima di 3. Quest'ultima lun- gezza è rappresentata dai fili attaccati vicino al capo. Per la costruzione di tutto l'aggrovigl lamento, il quale è com- posto di tre, cioè due laterali ed uno superiore, rispetto a ciascuna larvetta, gii Apanteles impiegano mezz'ora circa, durante la quale essi si liberano completamente dal corpo dell' ospite e allora i superiori poggiano sull' aggrovigliamento di quelli sottostanti e questi sul tessuto costruito dalla Pieris. In questo modo il gro- viglio superiore delle larvette inferiori costituiscono quello infe- riore delle superiori. Completato il groviglio lungo il corpo le larvette di Apante- les si capovolgono e chiudono con i fili 1' apertura del groviglio stesso corrispondente alla parte ove son fuoruscite. Nel capovol- gersi si curvano ad un lato e col capo spostano i fili aderenti al corpo mentre che ritirano, contraendo i segmenti, il resto del corpo e lo spingono in avanti fino a capovolgersi completamente. Fuori del tutto dal corpo dell' ospite le larvette parassite non potrebbero mantenersi ferme senza scivolai'e e perciò tessendo, cur- vano i due ultimi segmenti addominali e con la parte dorsale di essi poggiano e premono contro i fili; cosi non scivolano e compiono con facilità il loro lavoro. Chiusa questa estremità con gli stessi modi di prima, gii Apan- teles tornano a capovolgersi per chiudere V altra dopo di che tes- sono il bozzoletto entro cui ciascuno si deve racchiudere. Per que- st' ultima operazione essi impiegano circa 24 ore. La regione del corpo della Pieris da cui fuoriescono le lar- vette di Apanteles è quella compresa tra il 5." e 1' 11° segmento di ciascun fianco. Raramente qualche larva esce dal 4. " segmento o dal ventre o dal dorso. - 195 — Bozzoletti. I bozzoletti dell' Apan teles (Fig. 3, B) sono di forma ellissoida- le, di egual grossezza lungo il loro asse longitudinale. Sono lunghi circa 4 mm. larghi 1 V2 e sono di color giallo solfo, I bozzoletti sono o disposti regolarmente 1' uno sotto 1' altro e in numero vario ed ammucchiati sui due lati della larva ospite, oppure sono disposti irregolarmente e formanti un unico mucchietto. Quest' ultimo caso si avvera quando le larvette di Apanteles si spostano uscendo dall'ospite e si avvicinano tra loro. II numero dei bozzoletti costituenti un mucchietto varia da un minimo di 16 a un massimo di 70 poco più. Generalmente però non oltrepassa la quarantina. Larva ospite da cui son fuorusciti gli Apanteles. La Pieris nel frattempo che le larvette parassite fuoriescono dal suo corpo sta immobile e apparentemente non mostra soffe- renze. Anche quando gii Apanteles tessono il loro bozzoletto, la Pieris sta ferma, qualche volta però si volge a destra o a sinistra col capo, solo per tessere e aggiungere altri fili su quelli già emessi per formarsi il letto. Fuoi'iiscite tutte le larve di Apanteles e co- struitisi i bozzoletti, la P/e>is si desta dal torpore e o si allontana ma non tanto e tesse un alti-o letto con pochi fili, oppure si spo- sta di poco dal luogo occupato prima e con amabile cura tesse sui bozzoletti uno strato di fili (gualche volta molto fitto si da sem- brare un vero tessuto. Compiuto quest' ultimo atto di sua vita la Pieris si distende sul mucchietto e ivi attende la morte la quale può, alle volte, venire dopo 9 giorni. Nessuna larva di Pieris che abbia dato vita a larve di Apajiteles, ho visto trasformarsi in cri- salide durante 6 anni circa di osservazioni, checché ne dica Rèa- mur a pag. 240 del Voi. 2.** anno 1736 nelle sue « Memoires pour servir a 1' histoire des Insectes ». Cause nemiche aìV Apanteles. I nemici che insidiano V Apanteles glomeratus nel bozzoletto, da me osservati sono : 1' Hemiteles fulvipes, il Dibrachys bouchea- 71US e il Pezomachus instahilis. Oltre a questi ho riscontrato un - 196 - Calcidide, il Tetrastichiis microgash^i che insidia le larve di Apan- telea quando questo si trova entro il corpo della larva di Pieris. Da bozzoletti di Apanteles ho pure ottenuto : il Mesocìioras sp.? r Eury torna sp, ? Tra questi parassiti dell' Apanteles i più terribili sono Y He- miteles e il Dibrachì/s i quali alcune volte possono ridurlo consi- derevolmente di numero. Infatti da 35 e da 43 bozzoli di Apanteles raccolti a S, Vito dei Normanni nel dicembre 1903 ho ottenuto 2-3 individui adulti di Apanteles e dai restanti ora Hemiteles ed ora Dibfachys. Secondo il Brischke un altro parassita dell' Apanteles sarebbe V Hemiteles areator e secondo il Thomson il Mesoclwrus angustatus. Oltre a queste cause nemiche di origine animale , un' altra causa non meno trascurabile è data da insufficienza di nutrimento causata dal numero esorbitante di larve che spesso si risconti-a verso la fine dell' autunno nell' interno dell'ospite, per cui se que- sto perisce, è ben vero però che periscono tutte le larve eh' esso conteneva. In 4 anni consecutivi dal 1903 al 1908 nel mese di dicembre ho trovato morte larve grandi di Pieris brassicae che nel loro in- terno trovavansi un numero abbastanza rilevante di lai-vette di Apanteles che, anch'esse morte, avevan invaso tutta la cavità del corpo dell' ospite rimanendo intatti non completamente il sistema digerente ed escretore. In 4 larve di Pieris brassicae morte nel dicembre del 1903 trovai nella : 1.* N." 93 larvette morte di Apanteles 2." » 104 3," » 89 4.^ » 108 » » In 3 larve vittime morte, nel dicembre 1904 trovai nella: 1.^ N.° 85 larvette morte di Apanteles 2.^ » 112 » » » 3," » 96 » » » Nel dicembre 1905 trovai in 5 larve di Pie)-is morte nella: l,"" N." 98 larvette di Apanteles morte, 2." » 109 3/ » 88 » » » 4.^ » 79 » » » 5/ » 95 » » » — 107 — Finalmente nel dicembre del 1906 trovai in 3 larve ospiti : 1." N." 94 larvette di Apanteles morte (altre 11 ave van for- mato il loro bozzoletto) 2." » 86 » » » ( » 2 come sopra) 3/ » 92 » » » Percentuale di Apnnteles ottenuti dalla P. brassicae. La percentuale di larve di P. brassicae inquinata dall' Apan- teles riscontrata a Catanzaro dal 10 al 31 Maggio è stata del 277 circa, corrispondenti a 6036 "/o circa di adulti. Cifra questa bastan- temente elevata per ridurre a la specie Pieris brassicae; senon- chè r A'paafeles è insidiato da numerosi nemici il cui intervento nella lotta riduce a proporzioni modeste V efficacia del suo pa- rassitismo dando così campo alla specie ospite di sussistere. Änilastus ebeninus Thomson. Adulto. L' adulto (Fig-. 4) è agilissimo, sempre in moto con le antenne per lo più in vibrazione. L' Anilastiis ebeninus Thoms., che corrisponde all' Omorgus mu- tabilis Thoms. di Berlese (V. In- setti Utili pag. 20. Piacenza 1903), fa la sua comparsa ai primi di marzo tanto a Catanzaro quanto a Portici. Nutrimento dell'adulto. Il nutrimento di questo Icneu- monide è la sostanza zuccherina che ricerca sui fiori. Flg. 4. Aìiilastiis eben i Ulis Thomson, (adulto femmina ingrandito). Accoppiamento. Il maschio dell" Anilastas si pone un pò distante di fronte alla femmina e dapprima vibra le antenne vivacemente e le ali producendo con queste ultime un particolare suono, poi si avvi- 14 — Ì98 — cina e tocca con una delle sue antenne quelle della femmina tra cui la interpone. La femmina che accetta questi preliminari, av- vicina tra loro le sue antenne e le solleva un pò dal piano lon- gitudinale del corpo. Questo segno fa subito correre dietro ad essa il maschio il quale sale sul dorso curva 1' addome e tocca con r estremo di esso inferiormente quello della femmina rima- nendo accoppiato. Neir accoppiamento il maschio tiene V addome curvo in modo da formare col torace un angolo pressoché acuto e il capo da tro- varsi in corrispondenza della parte mediana del dorso della fem- mina. Le sue antenne sono leggermente inclinate in alto e quasi sempre immobili, tranne in qualche istante in cui lievemente vi- brano , e le zampe anteriori poggiate sulle ali della femmina di poco sollevate in alto. La femmina alla sua volta tiene le antenne distese in avanti nella direzione del piano del corpo e di quando in quando in lieve vibrazione ; il dorso del suo ad- dome è raccorciato mentre il ventre è disteso, specialmente quello degli ultimi segmenti i quali sono con la trivella, e dalla base di questa, portati su un piano normale all' addome. In tal modo 1' ac- coppiamento si compie durando da 10' a 30' e termina con 1' al- lontanamento del maschio forzato dalle zampe posteriori della femmina. Se qualche volta la coppia viene disturbata nella sua funzione, la femmina vibra vivacemente le antenne e il maschio si tira indie- tro e abbassa, avvicinandole la parte ventrale del torace a quella dell'addome tenute distanti tra loro per mezzo della trivella della femmina, ma sempre però il suo corpo viene a formare un angolo più acuto di prima. Il capo in questa posizione viene a trovarsi o in corrispondenza dell'estremità addominale, o del primo terzo dell' addome, le antenne vengono addossate al corpo e le zampe anteriori e mediane completamente sospese in alto. Deposizione delle uova. All' epoca della deposizione delle uova si vede la femmina dell' Anilastus volare attorno alle piante di cavolo ed esplorarle con voli oscillatori come l' Apanteles glonieratus. Trovata la colonia delle larve di Pieris hì-assicae che misurino una lun- ghezza di 3-4 mm., si posa sulla pagina follare ad una certa di- stanza dalla colonia. Di qui avanza piano piano vibrando vivace- — i99 - mente le antenne e tasta con queste la superfìcie della foglia. Al- lorquando arriva con esse a toccare, sfiorare la più prossima delle vittime r Anilastiis raddoppia la cautela e si avvicina adagio ada- gio fino alla distanza di poco meno di Ve cm. Indi solleva il corpo sulle zampe curva e protende 1' addome in avanti , distacca dal ventre la trivella e infigge la punta di questa nel corpo dell' ospite, nel mentre che solleva le zampe anteriori e mediane e si regge con le sole posteriori restando cosi 3''-4". Deposto l'uovo ritira la trivella , qualche volta trascinando la larvetta aggredita, e spo- stando quella come saetta a destra e a sinistra la infigge in un' altra vittima fino a inquinarne tre, quattro senza spostarsi dal posto occupato. In ciascuna vittima non depone più di un uovo, ma può ac- cadere che in una stessa, 1' Anilastus ve ne deponga più di uno ed allora quella muore poco dopo per le ferite riportate. Nella deposizione dell' uovo la larva di Pieris aggredita rea- gisce e cerca di addentare la trivella del parassita. Questo però non si scompone, e resta al suo posto finché tutta la colonia non faccia eco alle proteste della compagna con ripetuti e violenti scatti. Allontanatosi di poco 1' Anilastus o torna di nuovo sulla stessa colonia per continuare la deposizione , oppure visto che essa è ancora inquieta se ne vola in cerca di altre. Spesso dopo un rapido voletto piomba nel mezzo della colonia e inquina due o tre larve per poi rapidamente volarsene. Da una femmina di Anilastus ho visto inquinare una sola larva di una colonia, poi 6 di un'altra e finalmente 12 di una terza. Terminata una o più deposizioni in una colonia di Pieris y Anilastus si riposa, si ripulisce la trivella, le antenne e i palpi, poi riprende ad inquinare. Larva parassitizzata ^dlV Anilastus. La larva di Pieris inquinata ArW Anilastus (Fig. 5) non risente affatto della ferita ricevuta e vive come le sane compiendo le prime tre mute. Avvenuta la 3.'' muta la Pieris pur essendo della stessa lunghezza delle sane (17-18 mm) si differenzia da queste dal mo- strarsi esternamente di un color giallo-citrino e dall' esser un pò più stretta. Due giorni prima di fissarsi, cioè di tessersi un letto di fili e rimanere immobile, la larva non prende più cibo, cambia sovente — 2Ò0 - di luogo finché non ne trovi uno adatto sia sulla foglia o sui ra- metti di cavolo in fiore, sia su sostegni di piante vicine o muri ecc. Tessuto il letto serico la larva vi si distende e aspetta immo- bile. Se toccata in questo frattempo reagisce scattando col capo ed emette sovente dalla bocca una sostanza gialla. Trascorsa quai- nt. 5. Sezione longitudinale di larva di P. brassicae L. (ospite) A, larvetta di AnilastKs ebenìnvs Thoms. (parassita) (molto ingrandita). che ora dalla immobilità la Pieris muore e allora tutti i movimenti che sembrano fatti da essa son dovuti alla larva interna parassita. Un giorno circa dalla morte la pelle della vittima si ritira su se stessa, per opera evidentemente duWAnilastus che divora com- pletamente gli organi interni, ed arriva alla lunghezza di 11 mm. circa mentre s' ingrossa un pò nella parte posteriore. Ai mutamenti di forma seguono quelli di colore e cominciando dal 1." segmento toracico la pelle da giallo citrino si cambia in fumoso sul dorso e avellano sul ventre. Tale colorazione è completa sulla pelle dopo due ore dall' inizio, per l'ultima generazione àelV Anilastus e dopo una per la 1." e 2.^. Se staccata dal letto serico questa simulata Pieris vivente si contorce e tenta di camminare. Avvenuta la colorazione fumosa, la pelle continua ad accor- ciarsi di una lunghezza di 3 mm. nello stesso tempo che s'allarga di mm. 2 ^/^. In questo momento si vede molto bene per traspa- renza la larva parassita circondata dall'esile membrana della pelle della vittima. Intanto che s'accorcia la pelle della Pieris la larva dell'^nz- lastus comincia a tessersi internamente il proprio bozzolo dopo aver roso in una o più parti, inferiormente, la pelle della vittima allo scopo di saldare i fili del bozzoletto con quelli del letto serico. — 501 - Dopo una decina di ore di tessitura cominciano a comparire sulla pelle, superiormente, due o tre fasce trasversali di colore scuro e dall'aspetto untuoso che poi di mano in mano si fanno più scure e diventano dopo 8-9 ore completamente nere. Bozzolo AeW Anilastus. Il bozzolo dell' Ansilastus (Fig. 6), liberato dal capo e dall'ultimo segmento della larva di Pieris è ovale lungo mm. 7.5-8, largo 2.5-2.75, superior- mente con 4 fasce nere trasversali irregolari, di cui due una per ogni polo, intercalate da tre fasce biancastre. Tutte queste fasce si continuano la- teralmente e inferiormente ma in modo irregolare e sono per breve tratto separate da una piccola fascia bianca. In mezzo alle fasce spiccano special- mente su quelle bianche i tubercoli neri e lucenti dei peli della pelle della Pieris. Internamente il bozzolo è nero lucente. Nutrimento della larva di Anilastus. Fig. 6. Bozzolo den'An?- ìastus eheninns ri- coperto dalla pelle dell' ospite. La larva dell' Anilastus si nutre dapprima delle sostanze grasse della larva ospite poi divora tutti gli organi interni lasciando della vittima la sola pelle. La larva matura è di color fumoso e misura in lunghezza mm. 8-10 e 2 in larghezza. Pupa AeW Anilastus. La larva matura dopo aver costruito il bozzolo attende tre giorni e poi si trasforma in pupa. In primavera la pupa si tra- sforma dopo pochi giorni in adulto ed esce dal bozzolo perfo- randolo o sopra o di fianco; quella dell'ultima generazione invece attende la primavera per diventare adulto. Tempo impiegato d^àV Anilastus nello sviluppo. Il tempo impiegato dall' Anilastus dallo stato di uovo ad adulto è in marzo-aprile (Catanzaro) di giorni 32 e di giorni 21 in giugno cioè : — 202 - marzo-aprila giugro Dalla deposizione dell' uovo alla formazione del bozzolo giorni 28 13 Vs Dalla formazione del bozzolo alla trasforma- zione in pupa. g-iorni 3 3 Dalla trasformazione della pupa alla trasfor- mazione in adulto giorni 8 4 V2 Totale giorni 32 21 Generazioni. Il numero delle generazioni che può compiere VAnilastus eheninus sulla P. hrassicae, tenendo presente il tempo impiegato nello sviluppo, varia da 8 a 10. La grande nascita a Catanzaro da bozzoli raccolti in maggio è stata nella 2.'' decade di maggio e da quelli raccolti in giugno nella 2.^ dello stesso mese. Percentuale. La percentuale di Anilastus ottenuto a Cortino (Teramo) nel 1901 (V. Berlese loc. cit. pag. 30) è stata del 14.5 e nel 1906 a Catanzaro del 34. Cause nemiche. Le percentuali surriferite potrebbero, specialmente quella ri- scontrata a Catanzaro, tenere a freno la specie ospite. Ma disgra- ziatamente intervengono altri insetti che alla loro volta distruggono r Anilastus e tra essi dell' ordine degli Imenotteri ho riscontrato 1 seguenti: Tetrastichus microgastri, Mesochorus semirufus Holmgr., Pe- zomachus instabilis Forst., Pezomachus sp. ? Chalcis sp. ? Vittime Di questa specie come abbiamo visto è ricordata un'altra vittima e cioè 1' Orgyia ericae Germ, 203 Hemiteles melanarius Grav. Neir aprile del 1905 ottenni gli adulti di questo Icneuraonide (Fig. 7) da crisalidi di Pieris brassicae raccolte ad Ornano Grande (Teramo) nel mese di novem- bre del 1904. Dette crisalidi si mostravano all'esterno dello stesso colore di quelle contenenti il Pteromalus puparum e nell'interno, tutto di- vorato , presentavano dalla re- gione del torace fino a ^/^ di quella dell' addome divei'se con- camera zioni cioè quante ei'an le larve parassite , disposte nella direzione dell' asse longitudinale della crisalide e formato di fili di seta tessuti dalle larve stesse. Il numero di adulti che na- cquero da 4 crisalidi fu di 1-5-8-9. Oltre a questi dopo qual- che giorno , nacquero da due crisalidi adulti di Pteromalus puparum che avevan occupato allo stato larvale la regione del capo e del torace della crisalide di P. brassicae. Da quella che dette 1 solo Hemiteles nacquero 28 Pteromalus e dall' altra che dette 5 Hemiteles nacquero 2 Pteromalus. Fig. 7. Hemiteles melanarius Grav. (adulto femmina ingrandito) Pteromalus puparum Swed. Adulto. Grli adulti di questo calcidide (Fig. 8) compaiono verso la terza decade di aprile con un massimo di nascita nella 1.* decade di maggio. Le femmine sono tra loro fiere nemiche e perciò quando si incontrano si addentano o si schivano a vicenda. La rivalità è più - 204 — spiccata quando sono intente alla deposizione delle uova. Con i maschi sono più amiche, ma, una volta avvenuto l'accoppiamento li fuggono quando essi vorrebbero accoppiarsi. Tanto i maschi quan- to le femmine se mole- stati scattano e qualche volta si lasciano cadere facendo il morto. Nutrizione dell' adulto. La nutrizione dell'a- dulto è data dalla so- stanza zuccherina. Ma- schi e femmine possono resistere per parecchi giorni al digiuno e mentre i primi non muoiono che dopo 1' ac- coppiamento, le seconde invece vivono più a lungo e muoiono dopo aver inquinato qualche crisalide. Figr. 8. Pteromaltts puparum Swed. (adulto femmina infi^randito). Accoppiamento, L'accopiamento si avvera subito dopo che la femmina sia uscita dalla crisalide. Ed è perciò che, come avviene per 1' Apanteles glomeratus, i maschi stazionano attorno al foro circolare di uscita praticato sul tegumento della crisalide. In attesa della femmina i maschi spiano attraverso il foro e lo tastano con le antenne. Ogni tanto girano su se stessi e attorno per osservare se qualche fem- mina fosse di già uscita per altro foro che spesso è praticato in altri punti della crisalide. Appena una femmina appare non per anco tutta fuori dal foro e libera da qualche pezzo di spoglia pa- pale, i maschi si avventano in due-tre sulla neonata, ognuno cer- cando di possederla e accogliendola con suoni prodotti da vibra- zioni delle ali. Fuori finalmente la femmina, si compie l'accoppiamento pre- ceduto dai seguenti preliminari. Il maschio spiega e vibra le ali producendo un suono, indi rapidamente va dietro la femmina e le sale sul dorso portandosi sulla parte anteriore. Qui poggia le zampe anteriori sulla fronte — 205 - vicino agli occhi composti, le mediane su questi e le posteriori sul mesotorace, mentre piega all' ingiù e divarica le antenne. Nel frattempo spiega e vibra le ali, abbassa le antenne e tocca con r estremità di esse il labbro anteriore della femmina nel mentre abbassa le ali spiegate sul torace di quest' ultima quasi volesse abbracciarlo. Immediatamente dopo indietreggia con le ali ancora spiegate e sceso con le zampe posteriori dal dorso della femmina curva r addome e fa scivolare 1' estremo sul ventre di quella per mettersi in copula. Neil' accoppiamento V asse longitudinale del corpo del maschio può trovarsi sullo stesso piano di quello della femmina oppure no, a seconda che il maschio è uguale in grandezza più corto della femmina. Quest' ultima durante i preliminari e 1' accoppiamento sta fer- ma, ma muove or 1' una ed or 1' altra delle antenne e trascorsi 8"-10" spinge con le zampe posteriori il maschio il quale si di- stacca e si allontana. La femmina una volta accoppiata fugge il maschio e quando questo r arriva e le sale sul dorso si ferma, ma durante i soliti pre- liminari cerca di scacciarlo con le zampe anteriori che fa rotare all' insù attorno all' anca per distaccare le zampe del maschio e quando questo indietreggia sul dorso, essa rapidamente avanza nel suo cammino credendo cosi di liberarsi dal maschio nello stesso tempo che solleva un pò le ali dal dorso. Invece il maschio avanza sul davanti della femmina e ripete i preliminari. Questo lavoro è fatto per parecchie volte ed io ho potuto osservare un maschio ripeterlo per ben 15 volte sulla stessa femmina. Deposizione delle uova. Il P. puparuni depone indifferentemente le uova nella crisa- lide di Pieris brassicae sia appena formata sia qualche giorno pri- ma della nascita dell' adulto. Quando il Fteromalus deve deporre le uova si posa a breve distanza dalla crisalide e dopo alcuni secondi di completa immo- bilità drizza e protende le antenne, indi le piega e tasta con esse il luogo, poi piano piano si avanza finché arriva a toccare il letto tessuto, come abbiamo visto, dalla larva di Pie) -is prima di trasfor- marsi in crisalide. Al contatto dei fili di esso il parassita raddoppia l'attenzione e la cautela, cammina lentamente tastando con l'estre- mo delle antenne e arriva a toccare la crisalide su cui sale adagio — 206 - adagio. Nonostante tutta la precauzione presa salendo dal Ptero- malus, la crisalide sentendosi toccare scatta repentinamente cur- vandosi ora a destra ed ora a sinistra sui fianchi dei segmenti addominali. Ma questo scatto e questi movimenti, che dovrebbero sbalzare lontano o far andare volontariamente il Pteromalus, non turbano affatto quest' ultimo il quale , tenendosi fermo con le un- ghie delle zampe sul segmento della crisalide se ne sta ferma in attesa di calma. Infatti questa si ha ben presto, e allora il paras- sita con più grande precauzione si accinge ad esplorare la crisa- lide con le antenne tastandone la superficie. Scelto il luogo conveniente il parassita torna ad esplorarlo meglio e finalmente si solleva sulle zampe e curvato 1' addome in avanti fissa la trivella mentre le antenne si agitano e si sollevano in alto. Fissata la trivella, porta l'addome nella sua posizione pres- socchè normale ed inizia con esso dei movimenti dall'alto in basso per trivellare la crisalide. In questa operazione la trivella ha la di- rezione verticale e perpendicolare al luogo ove è il punto da perfo- rare. Sul principio questi movimenti dall' alto in basso dell' addome sono lenti, ma in seguito sono più rapidi e la trivella viene spinta con tale forza che alcune volte la si vede curvata leggermente. Le antenne sono ripiegate e di quando in quando sollevate, le ali nella posizione normale e le zampe seguono i movimenti del corpo dall' alto in basso , e qualche volta sono anche spostate dalla loro posizione primitiva. Continuando ininterrottamente la trivellazione, dopo una ven- tina di minuti primi viene finalmente perforato il tegumento della crisalide. Allora il parassita che non trova più ostacolo rallenta i moti dell' addome e fa penetrare dolcemente la trivella fino al- la base, allungando e conformando la parte ventrale dell' addome a guisa di cono col vertice corrispondente alla base della trivella; indi ritira quest'ultima fin quasi alla sua metà, poi torna ad im- mergerla tutta e ve la fa rimanere per qualche tempo. Così di seguito la ritira e la immerge. La durata dell' immersione della trivella è varia. Infatti ho osservato una femmina di Pteromalus tenere immersa la trivella in una crisalide per 9 , un'altra per 1' 7?? 3' e 3' 15". Una terza immerse la trivella 29 volte in 41' e per 25 volte (in 33') immerse la trivella tenendovela per un tempo variabile da 1' a 1' ^!^ e facendo trascorrere tra una immersione e r altra da 2" a 5", - 507 — I luoghi perforati dal parassita sono generalmente nella i-e- gione dorsale o laterale del torace e dell' addome fino ai 7^ di questo. Il tempo impiegato nella trivellazione varia da crisaliie a crisalide e nella stessa crisalide a seconda del luogo. Così una femmina osservata da me impiegò 26' per trivellare un punto, 12' per un altro e 8' per un terzo della medesima crisalide. Subito dopo estratta la trivella, il parassita si tira indietro, tasta con le antenne e ritrova il punto perforato ove appressa la bocca e lambe; poi si riposa per qualche minuto, (10'-30'), si sposta da quel luogo ed esplorando ne cerca altri. II rteromalm non abbandona la crisalide, pe non dopo averla inquinata per un cei'to numero di volte. Essa resta sulla crisa- lide anche la notte ponendosi su uno dei fianchi ove riparare. Se la femmina del Pteromalus, appena fissata la trivella sul tegumento della vittima, viene ad esser disturbata da questa con i movimenti di cui abbiamo fatto parola, o da una sua compa- gna, allora torna la trivella sul ventre e mentre nel primo caso resta immobile, attendendo che la crisalide si tranquillizzi , nel secondo invece assale , respinge e rincorre il molesto visitatore, il quale perciò è costretto a fuggire. Se la femmina è disturbata da una compagna quando ha fiotto penetrare di poco la trivella nel tegumento, allora, non cambia di posto, ma solleva ed agita le ali per spaventare l' intruso che perciò si affretta ad allonta- narsi; si ferma invece e resta immobile se il disturbo viene dalla crisalide. UOTO. L' uovo maturo del Pteromalus è lungo mm. 0,285, è di forma conica, bianco lucente. Esso schiude dopo tre gioi-ni dalla depo- sizione in primavera (fine aprile), dopo 5 in autunno fottobre-fine novembre). Il numero di uova lasciato dal Pteromalus nello stesso punto perforato della crisalide non mi è stato possibile di determinarlo, così pure quello per ciascuna immersione della trivella. Ho constatato però che da una crisalide in cui il parassita vi aveva immersa la trivella 7 volte in 14' ottenni una sola fem- mina di Pteromalus e da un' altra in cui ve 1' aveva immersa 5 volte in 16' ottenni due femmine prima e, dopo due giorni, altre 4 di Pteromalus, ^208 — Nutrimento della larva. La larva di Pteromalus si nutre di tutti gli umori e tessuti interni della crisalide rimanendo, di questa il solo tegumento. Pupa. Le larve delle generazioni primaverili e autunnali si trasfor- mano in pupa quando tutto l' interno della crisalide è divorato, mentre quelle dell' ultima generazione passano l' inverno per tra- sformarsi poi in pupa in aprile. Le pupe occupano la cavità della crisalide e sono ammas- sate senza una regolare disposizione. Numero degli adulti di P. puparum che possono venir fuori dalla crisalide di P. brassicae. Il numero di Pteì'omalus che si può ottenere danna crisalide di P. brassicae è molto variabile. Dalle numerose crisalidi rac- colte in 4 anni di osservazioni ho ottenuto da qualcuna di quelle un numero abbastanza rilevante da 131 a 165 adulti di Pteroìiialus e un numero minimo di 3. La media per ciascuna crisalide è stata però di 48 parassiti. Tempo impiegato nello sviluppo dal P. puparum. Il tempo impiegato dal P. Puparum per compiere il proprio sviluppo varia moltissimo con V andamento delle stagioni. Per la 1* generazione (aprile-maggio) esso va da un massimo di 27 giorni ad un minimo di 20 : media 24 giorni. Neil' autunno (ottobre-novembre) il tempo massimo è di 51 giorni e il minimo di 21 : media 32 giorni. Generazioni. Dato il tempo impiegato nello sviluppo, il Pteromalus nel corso dell' anno può compiere 10 generazioni, sia sulla Pieris brassicae sia sulle altre specie di Lepidotteri che attacca. 209 — Crisalide paras&itizzata. In maggio (Catanzaro) la crisalide dopo 4-5 giorni dall' in- quinamento conserva all' esterno 1' aspetto comune alle sane, ma toccata non si muove, né è rigida per cui resta nella posizione in cui si lascia se si spostano i segmenti addominali. Dopo 7 giorni circa la crisalide si presenta tra le due spine dorsali, nella parte mediana di color rosa che in seguito si estende lateralmente e in- feriormente modificandosi in rosso. Dopo tre giorni da quest' ul- tima colorazione partendo dalla parte mediana, la prima colorata in rosa, si presenta di color gi'igio che dopo due giorni lo e in tutto il resto del corpo. Anche ora i segmenti addominali sono movibili. Dopo 4-5 giorni finalmente dall' avvenuta colorazione in grigio la crisalide si colora in nocciola e i segmenti suddetti diventano rigidi. Ora tutto l' interno è divorato dalle larve. Le crisalidi inquinate dal IHeì'omaius muoiono anche quando quelle si trovano, al momento dell'inquinamento, in uno stato molto avanzato di sviluppo e prossimo a nascere l'adulto. Parecchie crisalidi che presentavano infatti la colorazione gial- lastra nelle ali poste con Pteronalus furono inquinate e o dettero qualche adulto di questo o no, ma la farfalla non nacque. Da una sola di tali crisalidi ottenni 5 maschi del parassita i quali si tro- vavano nel torace e nel capo di detta crisalide. Adulti ottenuti da I*tero7nalus jjuparuni non accoppiati. Ho voluto controllare quantoi^ afferma l' Adler se cioè fem- mine di P. Puparum non accoppiate depongano uova e se queste si sviluppino ed ho potuto confermare il fatto. Per esser sicuro che le femmine non fossei'o accoppiate tolsi da una crisalide di Pieris hrassicae contenente pupe del parassita, parecchie di queste che mi sembravano femmine e le conservai separatamente in vari tubi di vetro. Quando nacquero gli adulti posi le femmine con crisalidi di P. hrassicae allevate in laboratorio e perciò sicura- mente immuni. I Pteromalus inquinarono le crisalidi e, gli adulti che ne nacquero furono tutti maschi. Mi piace riportare nel quadro se- guente le osservazioni che feci in proposito nel 1906 a Catanzaro: - 21Ö — Giorno e mese in cui Numero Giorno e mese N." dei maschi furono poste le femmine delle crisalidi in cui schiusero sii adulti di Pteromalus di Pteromalus non accoppiate di P. hrassicae di Pteromalus ottenuti Dal 12 al 17 maggio 2 4 giugno 245 8 id. ^ 144 Dal 17 al 23 maggio 8 161 y 193 id. id. id. id. 2 9 id. 147 148 id. 23 al 26 id. 2 11 id. 226 189 193 133 id. id. id. id. 3 13 id. , 98 id. id. id. id. 1 14 id. 130 id. 26 maggio al 1° ging. 1 13 id. 163 id. 1" giugno al 5 id. 3 18 id. 326 id. 5 id. 2 25 id. 67 Inoltre una crisalide di Vanessa polichloros posta, il 5 mag- gio, con una femmina dì Pteromalus non accoppiata, fu da que- sta pure inquinata e il 29 maggio uscirono da essa 11 maschi del parassita. t Cause nemiche. Da che mi occupo, son 6 anni ormai, dello studio della Pieris hrassicae e dei suoi parassiti e iperparassiti , non ho ancora tro- vare parassiti endofagi o predatori del Pteromalus puparuvn. Parasetigena segregata Rnd Delle due specie di Tachinidae, la Masicera serriventris e la Parasetigena segregata, da me riscontrate endofaghe della P. hras- sicae, a Cortino nell' agosto del 1902, ho potuto fare poche osser- vazioni soltanto intorno alla seconda. ~ 211 Deposizioue delle uova. La deposizione delle uova ha luogo nel modo seguente. La Farasetigena nelle ore del mattino specialmente, quando le larve di Pieris sono ancoi" torpide dal freddo, esplora, volando con forte ronzio in varie direzioni e poco sopra i cavoli, un lungo tratto della zona del terreno coltivato con queste piante. Dopo aver girato per qualche tempo, la mosca abbassa il volo, sfiora la vit- tima prescelta coli' estremo addome e lascia su essa un uovo. Al- cune volte la mosca si posa su ujia foglia di cavolo e dopo spiato il luogo ove trovasi la Pieris, spicca il volo tra una foglia e l'al- tra e toccando quella depone 1' uovo. L' uovo vien deposto ovunque sul corpo della larva di Pieris, sul fianco, sul dorso, sul ventre, sul capo ecc., a seconda delle parti che la vittima presenta alla mosca quando sentendo il ronzio scatta. Uovo. L' uovo della Parasetigena è di color bianco latteo lucido dal- l' aspetto del celluloide ; ha forma ovoide, globoso superiormente e piano inferiormente. La lunghezza dell' uovo e di mm. 0.70 e la larghezza massima di mm. 0.38. Appena deposto l'uovo è, all'esterno, del color dell'albume, dopo pochi secondi, però diventa bianco latteo. L' uovo aderisce sul corpo della larva di Pieris per la parte piana così tenacemente che per distaccarlo bisogna usare estrema delicatezza se non si vuole romperlo o strappare la pelle della vittima. Il guscio è poi molto resistente alle pressioni e piuttosto che rompersi si introflette. L' uovo viene deposto sulle larve di Pieris mature o presso- ché tali, ma può avvenire, nelle annate di grande sviluppo del- l' endofago, che venga deposto anche su larve che abbiano com- piuto la sola 3.* muta e possono contenere larve di Apanteles glomeratus. Il numero di uova deposte su una larva di Pieris , generalmente è uno, ma possono essere 3-4 fino a una quarantina, (io ho contato 37 uova su una larva), quando è straordinariamente grande il numero delle mosche. 21t- Larva. L' uovo, in agosto, dopo tre giorni dalla deposizione dà la larva , la quale fora il guscio e poi la pelle dell' ospite per pe- netrare neir interno del corpo di questo. Se stacchiamo ora il guscio dell' uovo, si osserva sulla pelle della Pieì-is un punto nero attestante la via di entrata della lar- vetta parassita. Questo punto rimane anche sulla prossima cri- salide. La larva penetrata nel corpo della Pi e)' is deve divorare dap- prima il tessuto adiposo, poiché questa per qualche tempo non ri- sente alcun danno, in seguito però, col crescere, la larva divora gli altri tessuti e la vittima muore. Compiuto lo sviluppo la larva o fuoriesce dal corpo dell' o- spite e cade al suolo o resta dentro ove si trasforma in pupa, da cui nasce 1' adulto dopo 24-25 giorni (Conino, agosto 1902). Ospite inquinato. La Pieris matura inquinata può o no trasformarsi in crisalide Neir un caso e nell' altro la vittima dopo 4-5 giorni dacché la lar- va parassita, é penetrata nel suo corpo comincia a colorarsi in roseo indi in rosso mattone e finalmente in bruno o nero. La Piej'is che si é già fissata con i fili non si trasforma più in crisalide e, mo rendo, si riversa col capo sul dorso, indi secca; la crisalide alla sua volta si irrigidisce nei suoi pezzi mobili e secca pure. Ogni ospite alberga generalmente un solo parassita, ma alle volte può albergarne due o tre o quattro. Percentuale. La percentuale di Parasetigeita, come in tutti gli insetti di cai ho parlato, é subordinata a cause nemiche diverse che limitano lo sviluppo di detta specie o di quella ospite. Neil' agosto-settembre del 1902 a Cortine, ottenni una percen- tuale altissima di Paymsetigena. Infatti su 100 Pieris 26 eran in- quinate da questo dittero ; da esse ottenni 78 individui di Para- setigena. — 2i3 — Cause nemiche. Un nemico della Parasetigena finora riscontrato da me è un Pteromalus sp. ? di cui fo cenno più tardi. Altra causa nemica non trascurabile cui può andar soggetta la Parasetigena è dato dal mancato sostrato nutritivo alla larva parassita che nasce da uova deposte su larve ospiti le quali do- vevan compiere tra poco la muta o eran fissate per compierla. Allora l'uovo che non ha avuto tempo di schiudere sul corpo della Pieris resta sulla spoglia larvale e la larva che ne nasce non trovando il nutrimento adatto deve morire. Notizie siagli Iperparassiti. Hemiteles fulvipes Grav. Adulto. Costumi — Gli adulti fem- mine (Fig. 10) di questa spe- cie sono tra loro molto socie- voli. Con i maschi si mostrano docili prima dell' accoppia- mento, ma dopo avvenuto questo li fuggono. Sono vi- vaci, agili e camminano ra- pidamente vibrando con vi- vacità le antenne. Stretti leg- germente tra le dita curvano r addome come 1' Anilastus eberuìius e mentre il maschio simula di ferire, la femmina si sforza di far penetrare la trivella nella carne. Oltre a ciò la femmina emette dall' ano una sostanza dall' odore di muschio. Questo insetto compare generalmente ai primi di aprile e segna una grande nascita verso la metà dello stesso mese. Fie. 10. Hemiteles fulvipes Grav. (adulto femmina molto ingramlito) — 2U — Nutrimento. Il nutrimento dell' Hemiteles è la sostanza zuccherina data dai fiori di piante ombrellifere sui quali spesso ho trovato gli indivi- dui di questa specie. Il cibo non vien preso se non dopo lo spurgo e cioè dopo 10-20 ore dalla nascita. Lo spurgo è di color bianca- stro ed ha odor di muschio. Accoppiamento. 11 maschio dotato di molto ardore é in continuo moto alla ri- cerca della femmina. Questa fa notare la sua presenza ad esso mercé uno speciale odore escreto. Allorquando infatti si pone una femmina all' estremità aperta di un tubo di vetro contenente soli maschi, questi immediatamente si pongono in giro con vivacità insolita e si dirigono tutti verso il luogo ove è la femmina. L' ardore dei maschi in questi mo- menti è tale che facilmente equivocano e si saltano addosso l'un r altro scambiandosi a vicenda per la femmina. I preliminari dell' accoppiamento sono costituiti dapprima dal movimento dall'alto in basso dell'addome nel maschio e poi dal sollevare a poca altezza e spiegare le ali vibrandole per produrre un suono (tzi, zi, zi, zi...). A questo suono la femmina, che non desidera accoppiarsi, risponde vibrando le sue ali, con altro suono (tzirr...) che fa allontanare il maschio. Se non risponde, il maschio allora le si avvicina e si slancia addosso vibrando rapidamente le antenne che poi incurva verso la estremità e inferiormente a guisa di gancio per afferrare quelle della femmina. Questa alla sua volta accosta le sue curvandole leggermente all'esterno verso r estremità. Intanto il maschio afferra e tien ferme con le sue le zampe anteriori della femmina, vibra per un momento le ali, si pone di fianco col corpo verso destra (qualche volta a sinistra), curva r addome e cerca con 1' estremo 1' orifizio vulvare della femmina. Così si accoppiano e restano da 10" a 1'. Avvenuto 1' accoppia- mento la femmina spinge il maschio con le zampe posteriori e lo fa distaccare. II maschio subito dopo l' accoppiamento resta per qualche momento immobile, poi, come la femmina, si pulisce con le zampe il corpo e va in cerca di altri amori, mentre la femmina non ne accetta più. - 215 - Deposizione della uova. La femmina dell' Hemiteles si avvicina cautamente al muc- chietto di bozzoli dell' Apanfeles glomeratus vibrando rapida- mente le antenne. Quando nel cammino tocca con le zampe ante- riori il tessuto di fili della larva di Pieris, che come abbiam visto parlando dell' Apanteles, costruisce prima che le larve di questo fuoriescano, VHemiteles abbassa immediamente le antenne e con la parte estrema di esse dal 7° od 8° articolo in ])oi striscia sul tes- suto e lo tasta flettendola in tutti i versi. Procedendo avanti in questo modo, arriva a toccare il muc- chietto dei bozzoli su cui sale ed esplora partitamente per circa un minuto. Scelto un bozzoletto il parassita curva 1' addome e si accinge a farvi penetrare la trivella la quale, se entra troppo fa- cilmente, gli indica di non averla messa a segno e perciò spo- sta il corpo l'addome più avanti o più di fianco fino a che non incontri la resistenza sul bozzoletto. Nella trivellazione le antenne sono avvicinate, distese poco obbliquamente dal basso in alto e curvate all' esterno verso la loro estremità, le ali restano chiuse e le zampe apparentemente immobili. La parte del corpo in moto appena visibile é 1' addome specialmente nell'estremo, il quale spinge la trivella. Questa scorre tra le due valve laterali e forma con esse due angoli opposti. La trivellazione dura da 8' a 20' e quando é completata tutta la tri- vella si trova immersa nel bozzoletto fino alla sua base. In questo momento ad occhio nudo non si scorge alcun movimento nell' He- miteles, ma osservato con una lente d' ingrandimento si vede l'e- stremo addome fare delle contrazioni durante le quali V uovo viene deposto. Avvenuta la deposizione dell' uovo T insetto fa uno scatto con le antenne e ritira a poco a poco la trivella, poi si allontana da quel bozzoletto e ne cerca un altro prossimo o lontano. Dap- prima le uova vengono deposte nei bozzoletti che offrono como- dità air insetto e poi negli altri, senza tornare ai primi che sono certamente da lui riconosciuti. Per inquinare gli Apanfeles dei bozzoli che si trovano al disotto dei superficiali, 1' Hemiteles al- larga col capo il tessuto esterno di fili e s'interna cercando di raggiungerli coli' addome e quindi con" la trivella. In questo caso la posizione che deve prendere V insetto é molto incomoda spe- cialmente per le antenne le quali non potendo essere distese come — 2Ì6 - üelia posizione normale sono adattate alla meglio, in quel luogo angusto, acquistando varia direzione. Il luogo del bozzoletto trivellato é vario o al fianco o all'e- stremo alla parte mediana. Spesso tutti i bozzoletti sono inquinati e in ciascuno non vi è deposto più di un uovo. Nella trivellazione la femmina ancorché disturbata dalle com- pagne non s' inquieta e continua il proprio lavoro senza allonta- narsi dal bozzoletto ; però quando è nel momento della deposizione scatta le antenne e le vibra vivacemente, ma ciò non toglie alla disturbatrice di poter pur essa inquinare lo stesso bozzoletto con- temporaneamente air altra. Deposte parecchie uova la femmina non si allontana dal muc- chietto: cerca in esso un luogo riparato per riposare tranquillamente. Se è incolta dalla notte la passa tra i bozzoletti spesso con 1' ad- dome curvo e la trivella infissa in un bozzoletto. TJOTO. L' uovo é bianco, leggermente conico, lungo mm. 0,49 e largo verso un polo mm. 0,14 e 0,087 verso l'altro. Larva. La larva appena nata è bianca, lucente, conica. Essa si nutre della larva di Apanteles glomerahts alla quale si sostituisce nel- r interno del bozzoletto. Tempo impiegato nello sviluppo dall' Hemiteles. Il tempo impiegato daW Hemiteles per divenire adulto nei mesi di marzo-aprile è di giorni 30 circa e di 23 in maggio-giugno. Greuerazioni. Tenuto presente il tempo impiegato dall' Hemiteles per svi- lupparsi si può calcolare il numero delle generazioni di 10 alme- no, le quali si possono compiere in parte a spese deW Apanteles glomeratus vivente sulla P. brassicae e in parte a spese dello stesso Apanteles o dell' A. spuri us da cui 1' ho pure ottenuto e viventi sulle numerose specie di altri lepidotteri come si è visto dall' elenco. L' ultima generazione compiuta sull' A. glomeratus trascorre r inverno nei bozzoletti di questo allo stato larvale. - 217 - Heniiteles femmine non accoppiate. Come per il Pteromalus puparum gli Hemiteles non accop- piati depositano uova da cui si ottengono solo maschi. Però pare che la capacità a svilupparsi sia molto diminuita giacché da fem- mine di Hemiteles accoppiate ho ottenuto pochissimi adulti di Apanieles glomeratus al contrario di quanto è avvenuto per le femmine non accoppiate, come risulta dai seguenti dati : Hemiteles femmine accoppiate. Da 4 mucchietti di Apanteles glomeratus con 1 femmina di Hemiteles ottenni : Hemiteles maschi e femmine N." 67, Ap. glomeratus N." 11 Da 2 mucchietti come sopra ottenni : Hemiteles maschi e femmine N.° 36, Ap. glomeratus N" 5. Hemiteles femmine non accoppiate. Da 4 mucchietti di Ap. glomei-atus con 1 femmina di Hemi- teles ottenni : Hemiteles maschi N." 38, Ap. glomeratus N." 41. Da 2 mucchietti come sopra : Hemiteles maschi N." 22, Ap. glomeratus N.'' 26. Cause nemiche. Alcuni autori ritengono parassita dell' Hemiteles fulvipes il Dibrachys boucheanus per aver ottenuto da bozzoletti di Apan- teles un solo individuo di Hemiteles e il resto di Dibrachys. Se ciò è vero può esser anche probabile che 1' Hemiteles sia attac- cato da Pezomachus, da Eurytoma ecc. avendo io ottenuto delle specie di questi generi da bozzoletti di Apaìiteles glomeratus. Perciò questo Hemiteles può essere parassita di 3' grado o iperpa- rassita di 2°, 3» grado ecc. potendo divorare nell' interno del boz- zoletto di Apanteles glomeratus anche le larve di Tetrastichus che eventualmente potessero trovarvisi e che sono parassite di 2" grado oppure larve di Pezomachus ecc. Come si vede il conflitto fra queste specie può diventare molto complesso. - 218 - Partendo infatti d-dìVApanfeles glomernfìis avremo se esso è inquinato dal Tetrastichus che intervenendo ad es: un Dib}-achys quello sarebbe distrutto e se al Dibrachys segue un Pezoìiuichus questo distrug-erebbe l'alti-o e cosi il Pezonìachus potrebbe alla sua volta essere distrutto dal Mesochorns, questo dall' Eurytoma e fi- nalmente quest'ultimo d-äWHeniiteles fulvipes. Intervenendo prima dopo or l'uno ed ora l'altro di questi parassiti si avrebbe nel conflitto che un iperparassita di 1" grado può diventare ora di 2", ora di S'' grado ecc. Naturalmente queste considerazioni non possono accettarsi a priori perciò ne viene la necessità di approfondire lo studio onde stabilire quale posto nel grado di parassitismo o iperparassitismo spetta a ciascuna di queste specie. Altre TÌttime. lo ho ivoYSitoV Heìniteles anche parassita deW Apanteles spa- rius. Secondo Bignell VHemiteles fidvipes sarebbe parassita della Pyrameis alalanta \)QY cui diverrebbe in questo caso un parassita di 1° grado anziché di 2". Pezomachus instabili s Fürst. Adulto. Altro parassita dell' Apanteles glomeratus e deW Anllastus ebeninus che ho riscontrato é il Pesomachus instabilis (Fig, 9). Questo Icneumonide, ottenuto da bozzoli di Apanteles e di Anilastus a S. Vito dei Normanni e a Catan- zaro, fa la sua comparsa nella 1.* de- cade di Aprile; è vivacissimo e cam- mina rapidamente sollevando ogni tanto r addome. Tenuta stretta tra le dita la fem- mina cerca di pungere con la tri- vella ed emette un liquido dal forte odore di Fiff. 9. Pezomachus instabilis Forst, (adulto femmina ingrandito). acido formico. 210 Accoppiamento. n maschio alato, s'accorge della femmina per 1' odore che que- sta emana e perciò corre verso di essa sollevando le ali e vibrando vivacemente le antenne, si avvicina e tocca con le proprie antenne quelle della femmina. Questa muove le sue e dal movimento speciale il maschio si accorge se è desiderato o no. Nel 1.** caso corre rapida- mente dietro alla femmina, le afferra il torace e l'addome con le zam- pe anteriori e mediane, curva il proprio addome e postosi col corpo di fianco alla trivella si accoppia restando cosi per 30" circa. Nel 2.° caso invece, quando la femmina non vuole, perchè accoppiatasi in precedenza, inseguita dal maschio solleva l'addome e fugge ra- pidamente. Se il maschio arriva a saltarle addosso curva le antenne a guisa di gancio e le passa su quelle della femmina per tenerla ferma, ma ciò nonostante non arriva all'intento di accoppiarsi. Deposizione delle uova. La deposizione delle uova sia nei bozzoli di Apanteles sia in quelli di Anilastiis, avviene negli stessi modi. Il Pezomachus dopo aver esplorato il bozzolo come V Hemi- teles fulvipes, curva 1' addome e piano piano fa penetrare la tri- vella e depone 1' uovo. Per ogni bozzolo il Pezomachus non depone più di un uovo. Nutrimento della larva. La larva di Pezomachus divora quella contenuta nel bozzolo fino a rimanere della vittima la sola spoglia. Entro al bozzolo si trasforma in pupa sostituendosi all'ospite. Sviluppo del JPezomachus. Il tempo impiegato dal Pezomachus a svilupparsi è di giorni 26 circa in aprile-maggio. Pezomachus sp.? Altra specie affine alla precedente e pure parassita dell' Avan- teles e dell' Anilastus è il Pezomachus sp. ? che si differenzia dal P, instabilis per avere il torace completamente rosso. — 220 — Altre vìttime. Un'altra vittima dei due Pezomachus è Y Apanteles congestus parassita nell' Ocnogyna haeticum riscontrato a Catanzaro nel- r aprile-maggio del 1906. Tetrastichus microgastri Walk. Adulto. Questo piccolo calcidide (Fig. 11) l'ho ottenuto da bozzoli di Apanteles glomeì'Citus e di Anilastus ebeninus. Esso fa la comparsa FlB. 11- Tetrastichus microgastri Walk, (adulto femmina molto ingrandito) verso i primi di maggio e segna un massimo di nascita nella V de- cade dello stesso mese. Deposiziono delle uova. All'epoca della deposizione delle uova questo insetto, con voli oscillatori molto rapidi, si osserva aggirarsi attorno alle foglie bru- cate dalle larve di P. brassicae, che arrivino alla lunghezza di 12-20 mm. Posatasi una femmina a una certa distanza dalla larva, dopo un breve riposo , si avvicina ad essa piano piano sollevando or 1' una - 221 — ed or r altra delle antenne e con tutta precauzione si arrampica su uno dei peli della Pier is. Sale cosi sul dorso e si sceglie su esso un punto ove fa penetrare la trivella seguendo la medesima maniera del Pteromalus puparum. Generalmente il Tetrasfichus comincia la trivellazione verso V estremo addome della larva di Pieris e prosegue avanti fin verso il torace, ora sopra ed ora la- teralmente al corpo. La larva di Pieris, sia quando il Tetrastichus vi cammina sopra, sia quando vi infigge la trivella reagisce scattando con la parte anteriore del corpo e porta la bocca sulla parte molestata scac- ciando così il disturbatore. Il Tetrastichus si sposta arrampican- dosi sui peli opi)ure da uno scatto e abbandona allontanandosi di poco, la larva di Pieris per tornarvi più tardi. Qualche volta però il Tetrastichus invece di andar via dal luogo scacciato si arram- pica sui peli del capo della Pieris la quale non potendo ora cogli scatti liberarsi dall' importuno, si pone a camminare rapidamente abbandonando il luogo ove si trovava. Quando la larva di Pieris si è adattata ai disturbi del Te- trastichus questo compie il suo lavoro di trivellazione e di depo- sizione delle uova. Neil' inquinamento il Tetrastichus dovrà iniettare sulla ferita praticata nella larva di Pieris una sostanza paralizzante, poiché questa durante la trivellazione si vede tramortita e abbandonata sul dorso o sul fianco col capo e il torace e qualche volta anche coi tre quattro segmenti addominali che seguono. Quando il Te- trastichus è andato via e l'azione paralizzante della sostanza è espletata, la Pieris si ridesta e torna alla sue occupazioni. Le larve di Pieris scelte dal Tetrastichus e osservate da me sono quelle che albergano larve di Apanteles glomeratus o di Anilastus ebeninus e sono riconosciute con molta facilità. Per inquinare le larve dell'uno o dell'altro il Tetrastichus deve perforare con la trivella prima la pelle della Pieris e poi quella delle sottostanti larve interne. La lunghezza della Pieris visitata dal Tetrastichus è da 12 a 20 mm. e siccome a queste lunghezze può trovare le larve dell'una dell' altra specie dei precitati parassiti, così il Tetrastichus si trova sempre in condizioni favorevoli per assicurare la sua prole. Il Tetrastichus può inquinare anche direttamente le larve di Apanteles, come ho potuto osservare a Catanzaro nel giugno 1906. Un Tetrastichus che si trovava su una larva di Pieris piena di — 22-2 — larve di Apanteles, inquinò una larvetta di quest' ultimo che fuo- ruscita dalla Pieris intesseva il proprio bozzoletto. Da questo boz- zoletto, conservato separatamente dagli altri, uscì ad epoca oppor- tuna un adulto di Tetrastichus. Anche 1' Anilastus può esser inquinato quando ha completa- mente divorato l' interno dell'ospite e la pelle della larva di Pieris ha acquistato il colore fumoso. Larva. La larva del Tetrastichus non nuoce affatto 1' ospite nel quale vive fin da quando esso si trova nel corpo della Pieris, giacché le larve di Apanteles possono compiere il loro completo sviluppo nella Pieris, fuoruscire da questa e intessersi il bozzoletto. Così pure r Anilastus arriva a tessersi il proprio. L' opera distruggi- trice della larva di Tetrastichus si compie quando gli ospiti sono prossimi a trasformarsi in pupa. Allora divoratili fuoriesce dalla spoglia ospite rimanendo nei bozzoli a completare lo sviluppo. Numero delle larve in ciascim ospite. Il numero delle larve di Tetrastichus che può esser contenuta in ciascuna larva di Apanteles varia da 1 a 4 con una media di 3, e quello contenuto nelF Anilatus varia da 4 a 37 con una media di 12. Tempo impiegato nello sviluppo. Il tempo impiegato dal Tetrastichus per svilupparsi è di giorni 24 in giugno e 35 in maggio. Generazioni. Le generazioni di questo calcidide ottenute da me a Catanzaro sono state due (maggio-giugno) ma dato il tempo impiegato nello sviluppo è probabile che siano quante quelle dell' Apantele glo- meratus. Percentuale. La percentuale ottenuta da bozzoli di A. glomeratus è stata a Catanzaro dell' 8 e da quelli di Anilastus è stata del 61. - 223 — Dibrachys boucheanus Thoms Adulto. L'adulto (Fig. 12) di questo parassita dell' Apanteles glomerahis fa la sua comparsa nella 2." e S."* decade di aprile. E' questo un in- setto molto svelto e anche molto timido. Se toccato scatta e fugge cor- Fig. 18. Dibrachi/s boucheanus Thoms. (adulto femmina molto ingrandito) rendo rapidamente in cerca di un luogo ove nascondersi: se si trova sui bozzoletti dell' Apanteles, s' interna nel tessuto e si na- sconde ; se scacciato esce e si lascia cadere facendo il morto per poi, dopo poco tempo, fuggire rapidamente. Accoppiamento. L' accoppiamento del Dibrachys si avvera negli stessi modi del P. puparum, con la differenza però che il maschio di quello salito sul dorso della femmina insiste molto nel ripetere i preli- minari e nonostante i dinieghi della femmina, precedentemente ac- coppiata, resta sul dorso per parecchio tempo e si lascia traspor- tare da essa. Deposizione delle uova. Con le stesse precauzioni e gli stessi modi usati dal Pteroma- lus, la femmina del Dibrachys sale sul mucchietto dei bozzoli di Apanteles ove cerca un punto per trivellare e deporre l'uovo. — 224 - Per ogni trivellazione e deposizione dell' uovo il Dibrachys impiega da 15 a 20 minuti primi. UOYO. L'uovo del Dibrachys è di color bianco latteo, di forma conica, lungo mm. 0,25-0,29. In ciascun bozzoletto di Apan teles vi vien deposto da 2 a 5 uova. Nutrimento della larva. La larva di Dibrachys divora quella dell' Apanteles glomera- tus lasciando di questa la sola spoglia. Essa si trasforma in pupa nel bozzoletto che quando l'insetto è diventato adulto fora in un punto qualsiasi, generalmente vicino ad uno dei poli. Sviluppo del Uibrachys. Il tempo impiegato dal Dibrachys per svilupparsi è in mag- gio-giugno, dallo stato di uovo a quello di pupa di giorni 16 circa e da pupa ad adulto di giorni 10. Totale giorni 26 circa. Percentuale di Dibrachys. La percentuale di Dibrachys ottenuta da bozzoli di Apante- les raccolti a S. Vito dei Normanni nel dicembre 1905 è stata nel- r aprile del 1906 del 3 7.. circa e in rispetto agli adulti deW Apan- teles del 9 7,. Pteromalus sp. ? Nel 1902 a Cortino (Teramo) trovai pupari di Parasetigena segregata Rnd., che presentavano dei forellini e nell' interno delle spoglie pupali di un piccolo imenottero , ma non potei ottenere nessun adulto di questo, nonostante raccogliessi e tenessi in osser- vazione molte pupe del suddetto Dittero. Neil' aprile del 1906 invece da pupe di Parasetigena raccolte a S. Vito dei Normanni nel dicembre 1905 ottenni adulti del genere Pteromalus di cui non ho potuto ancora conoscere il nome spe- cifico. Da una pupa nacquero nella terza decade di aprile 5 maschi e 21 femmine. Posti gli adulti di questo parassita con pupe di Parasetigena il 24 aprile, il 31 maggio ottenni 7 adulti maschi del parassita, e il primo giugno altri 8 maschi e 7 femmine. a. MARTELLI — «ES-ÄälO- Dl ALCUNI PARASSITI dell' OCNOGYNA BAETICUM Ramb, OSSERVATI NEI DINTORNI DI CATANZARO L' Ocnogyna baeticum Ramb., secondo scrive il Prof. Silve- stri nel Bollettino n. 10, serie II, del Laboratorio di Entomologia agraria di Portici, del febbraio 1905, fu notata la prima volta molto dannoso nell' Italia meridionale nel marzo-aprile del 1904. Nel 1905 nel comune di Catanzaro, come riferirono alcuni contadini, si notò una così forte invasione di Ocnogijna in alcune zone di terreno seminato a sulla, che non permise la raccolta del fieno. Nel 1906 invece nello stesso comune non si verificarono danni considerevoli in tutti i campi di sulla. E in ciò, oltre ad altre cause, non seconda dovette essere quella dovuta all' azione dei parassiti endofagi di questo lepidottero il quale fu perciò ridotto nella giusta misura. Infatti di parassiti endofagi trovati viventi a spese delle lar- ve di Ocnogyna a Catanzaro ne riscontrai nel marzo-aprile due specie dell'ordine degli Imenotteri della famiglia B)-aconidae, cioè: VApanteles congestus e il RJiogas geniculator, secondo la deter- minazione fatta dallo Schmiedecknecht. Ma disgraziatamente per noi riscontrai che una di queste specie, VApanteles congestus, è attac- cata da due specie di Pezoiuaclius, per modo che la sua azione viene ad essere frustrata. Avendo potuto fare alcune osservazioni su questi parassiti e due iperparassiti, credo opportuno qui appresso renderle note. - 226 — Parassiti Apauteles congestus (Nees) Reinh. Adulto. La sua presenza sulle colonie di larve d' Ocnogyna cominciai a notarla ai primi di marzo e g'ii adulti della 1" gene- razione ottenuti dalle larve ospiti cominciarono a nascere nella 3* decade di marzo. La grande nascita si avverò nella 2* decade di aprile e gli ultimi individui si ottennero nella 1* decade di maggio. Gli adulti sono molto vivaci e molto timidi. Se tormentati si lasciano cadere facendo il morto, riunendo e addossando le anten- ne lungo il dorso. Accoppiamento. Si avvera come per V Apauteles glomeratus. Deposizione delle uova. Con grande circospezione la fem- mina di questo endofago si posa o sopra la parte delle foglie spor- gente fuori del nido della colonia di larve dell' Ocnogyna, dalla quale rapidamente discende, o sul tessuto del nido stesso ove sempre circospetta, vibrando continuamente le antenne, cerca di trovare un punto per penetrare nel nido. Penetrata vi gira di qua di là tra i fili or scavalcandoli or risalendoli o discendendoli allo scopo di trovare degli spazi vuoti per internarsi sempre più e porsi a contatto con le vittime. Quando è a ciò riuscita, curva subito r addome e infìgge la trivella in una delle larvette per deporvi un uovo. Alle volte il parassita non riesce a porsi a contatto con gli ospiti per il fitto tessuto del nido e allora curva 1' addome e lo affonda nel tessuto fino a raggiungerli con la trivella e inquinarli. La deposizione dell'uovo dura pochi istanti, a differenza di quanto avviene per V Apauteles glomeratus sulle larve di P. hras- sicae. U Ocuogyna sentendosi ferire o reagisce scattando oppure col rapido cammino ondeggiante scivolando tra le foglie e gli steli delle piante si lascia cadere e fugge o finalmente si avvolge a spira. La lunghezza a cui arriva la vittima quando ò inquinata dalVApanteles congestus è di mm. 3-4. NutìHmento della larva. La larva parassita divora parte dei tessuti interni dell'ospite e fuoriesce dopo 32-33 giorni, quando que- — 221 — sto ha raggiunto una lunghezza di 1 cm. circa. La regione perforata del corpo della larva di Ocnogyna è generalmente la posteriore. Bozzolo. Subito fuori dall' ospite la larva parassita comincia ad emettere il filo dalla bocca e s' intesse il bozzo letto in capo a 2-3 ore. Il bozzolo di forma di ellisse è lungo mm. 3-4 e largo 1 o poco più, é di color giallo pallidissimo. I bozzoli sono isolati e attaccati sulla pagina follare o sugli steli delle pianticelle o sul nudo suolo sospesi ai fili del tessuto del nido. Dopo 17-19 giorni, dal bozzolo per un foro circolare praticato ad un estremo, vien fuori l'adulto. Di modo che il tempo impie- gato dall' Apanteles congestus nelle varie fasi di sviluppo varia da 49 a 52 giorni. Rhogas geniculator Nees. Adulto. Questo parassita 1' ho osservato ai primi di aprile ag- girarsi sulle colonie di larve di Ocnogijna che avevano una lun. ghezza di 10-12 mm. Grli adulti della 1^ generazione cominciarono a nascere ai primi di maggio, e segnarono una grande nascita nella 3" decade dello stesso mese. Deposizione delle uova. Il parassita gira sul tessuto di fili che avvolge la colonia di larve di Ocnogyna cercando di pene- trarvi nello stesso modo che fa V Apanteles congestus. Riuscitovi va sulla vittima che abbraccia con le zampe e mentre questa a tale contatto subito si avvolge a cerchio, il parassita dà ogni tanto uno scatto con la parte anteriore del corpo quasi volesse sollevare l'ospite tornarlo nella posizione primitiva, poscia si tira più in- dietro più avanti ripetendo però ad ogni movimento lo scatto, incurva l'addome e fa penetrai'e la trivella per lasciare nel corpo della larva un uovo. La vittima cerca di svincolarsi e si dimena ora scattando con la parte anteriore del corpo , ora afferrando con le mandibole una delle zampe anteriori del parassita. Questo non si scompone per ciò, ma oppone più pervicacia e non abban- dona la preda se non vi ha lasciato l'uovo per la cui deposizione impiega 1'. La larva di Ocnogyìia inquinata resta per qualche minuto immobile, quasi paralizzata, ma poscia rinviene e riprende le sue normali abitudini. La larva ospite dopo 17-18 giorni dall' inquinamento cessa di nutrirsi e dopo altri due giorni, durante i quali si è di molto — ^^8 — raccorciata, la sua spoglia vien fissata dalla larva parassita che ha divorato tutto l' interno. Bozzolo. Dopo 20 giorni circa la larva parassita ha comple- tamente divorato gli organi interni della vittima la quale vien perciò uccisa quando arriva ad una lunghezza di ram. 18-20. Al- lora il parassita si costruisce il bozzolo internamente aderente alla pelle dell'ospite. Il bozzolo, lungo mm. 10-12 largo 2 ^ / ^, è nero lucente e liscio nella parte interna e dopo un giorno circa si presenta molto duro. Esso resta attaccato per la corrispondente bocca della vittima e il 1" anche 2^ segmento toracico, o su una foglia o su uno stelo, mercè una sostanza attaccaticcia simile all'albumina, la quale viene emessa dalla larva parassita per la bocca dell' ospite prima di costruire il bozzolo, e siccome questa sostanza si espande spesso anche sul ventre del torace della vittima è perciò che oltre per la bocca anche per il ventre del 1*' e 2° segmento toracico resta attaccata la spoglia &q\V Ocnogyna e il bozzolo che avvolge. Pupa. Dal giorno della fissazione alla trasformazione in pupa decorrono 2 o 3 giorni e da pupa ad adulto 10-12. Iperparassiti. Due sono le specie di Pezomachus che ho riscontrato parassite dell' Apanteles congestus e siccome di esse non ho potuto avere la determinazione, cosi, una la chiamo Pezomachus specie X e 1' altra Pezomachus dal torace rosso, appunto perchè ha tale carattere. Pezomachus sp. X. Adulto. Alla fine di marzo questo iperparassita si osservava già aggirarsi nei nidi di larve di Ocnogijna e gli adulti della 1"* generazione compiuta su questo braconide si ottenevano dalla 2* decade di aprile alla metà di maggio con una grande nascita nella 1* decade di maggio. Questo iperparassita è molto agile e timido ; se stretto lie- vemente tra le dita incurva 1' addome fino a toccarle emettendo dall' ano una sostanza acre e dall' odore di acido formico. Le femmine cercano anche di ferire con la trivella. — 229 — Accoppiamento. Si avvera nei modi già descrìtti parlando del Fezomachus instabilis à.Q\\' Apanfeles glomeratus. Deposizione dell'uovo. Questo insetto al tempo della deposi- zione delle uova si aggira con vivacità sulle foglie sieno intere che in parte divorate, sugli steli delle piante visitate e abbando- nate dalle larve dell' Ocnogipia tuttora coperte dal tessuto del loro nido. In questo agile cammino il Pezomachus vibra continua- mente le antenne e le flette strisciandone la parte ventrale del- l' ultimo terzo sulla superficie del luogo che esplora affine di tro- vare il bozzoletto deWApaìitelcs. Quando lo ha trovato si sofferma o per assicurarsi ne palpa e ripalpa la superficie strisciando e flettendo le antenne come si è anzidetto, fin dove con queste ar- riva, poi per il rimanente del bozzoletto vi sale e avanzando piano piano continua 1' esplorazione. Scelto il punto conveniente curva l'addome facendone arrivare l'estremo fin quasi allo stesso piano verticale del capo , poggia la trivella obliquamente e la infìgge nel bozzoletto impiegandovi circa 10'. Duiante la trivel- lazione le antenne sono immobili, un po' sollevate e leggermente curve all'infuori verso l'estremità, mentre l'addome è in leggero moto dall'alto in basso per spingere la trivella. Quando questa è tutta penetrata il Pezomachus mette fuori l'uovo nello stesso tempo che le antenne vibrano lievemente; poscia dà loro uno scatto, le rimette nelF abituale vibrazione, si ricompone e scende dal bozzo- letto per cercarne subito un altro. Uovo. Appena deposto è di color bianco indi solfureo vicino a maturità, E di forma d'ellisse, circa 4 volte e mezzo più lungo che largo ; misura in lunghezza mm. 0, 7525 e in larghezza 0,175. L' uovo viene deposto aderente alla pelle della larva ospite di maniera che questa non viene oftesa dalla trivella. Larva. Dopo 2 giorni circa l'uovo schiude dando la larvetta la quale appena nata è bianca, lucente di forma conica con l'apice verso r estremo addome. È lunga mm. 0.77 Nutrimento della larva. La larva parassita succhia a poco a poco l'ospite rimanendone la sola pelle, cosicché questo insetto è un parassita ectofago. Pupa. Di forma allungata, bianca sul principio diventa gial- lastra in seguito e poi nera. Tempo impiegato nello sviluppo. Il tempo che occorre al Pezomachus pei" divenire adulto è di giorni 26-28 ; quando esso deve fuoruscire fora il bozzoletto o ad uno dei poli o lateralmente. 16 — 230 Pezomachus torace rosso. Tutto quanto si è detto riguardo alla comparsa, ai costumi ecc., del Pesoiitacìius precedente si riferisce pure a quest' altro ectofago. La sola differenza si nota nell' uovo il quale è molto più lungo ed è leggermente curvo verso il polo un po' appuntito. Misura in lunghezza mm. 0.875 e in larghezza 0.175. Verso la maturità è di color stramineo. DoTT. LUIGI MASI Assistente al laboratorio di entomologia agraria. CONTRIBUZIONI ALT. A COXOSCENZA CALCIDIDI ITALIANI Le descrizioni d'Imenotteri Calcididi, che sono qui pubblicate, e quelle che lo saranno in seguito, riguardano quasi esclusiva- mente le specie ottenute in questo laboratorio con l'allevamento di diversi insetti che riescono dannosi all'cigricoltura. La biologia di tali specie sarà trattata in altri lavori: queste descrizioni hanno lo scopo di esporre in particolare i caratteri delle singole spe- cie, le quali sono in gran parte forme nuove o forme rare o non ancora bene descritte, e di contribuire alla conoscenza della fauna entomologica italiana, la quale per quanto riguarda i Calcididi non è stata quasi affatto studiata. Nell'esame dei caratteri ho cercato quasi sempre di servirmi di esemplari appena morti. È questa una condizione che io l'itengo necessaria per acquistare una conoscenza esatta di alcuni parti- colari morfologici. Ogni volta che si può disporro di esemplari viventi, non bi- sogna trascurare di studiarli facendoli morire con etere acetico altra sostanza narcotica , e osservandoli subito dopo hi morte. Poiché in alcuni di essi gli articoli delle antenne si deformano appena cominciano a disseccarsi , i pedinicoli che uniscono gli articoli in certe specie si contraggono, e anche l'addome cambia di aspetto e subisce un raccorciatnento o si depi'ime, in modo che viene alterata la lunghezza i-elativa, dei tergiti, oltre alla sua con- lorraazione generale. Per fare buoni disegni di tali insetti oc- corre quindi di avere esemplali vivi: gli esemplari essiccati si possono far rigonlìare con alcool, o trattandoli con la potassa, ma - 232 - subiscono sempre delle alterazioni : specialmente gii articoli delle antenne delle specie più piccole divengono quasi sempre più laigiii e più corti , e rigonfiati verso il mezzo. Quando si ha un solo esemplare, che non si vuole uccidere, si può tentare di narcotiz- zarlo in modo che esso rimanga immobilizzato per un certo tempo quanto basta per farne un abbozzo mediante la camera lucida. Ma un disegno esatto delle antenne non si potrà eseguire senza che queste vengano distaccate dalla testa, e spianate, senza com- primerle, e le ali dovranno pure esser distaccate e preparate in glicerina : poiché, quando non si trovano perfettamente in piano non si può conoscere con esattezza la proporzione fra le diverse parti della loro nervatura , ed inoltre è molto facile d'ingannarsi riguardo alla forma più o meno arrotondata oppure acuta che presenta l'estremità delle ali postei-iori, il quale carattere, per la diagnosi di certe specie {Tet)-(utichus) ha molta importanza. Quando si studiano esemplari secchi, che hanno le ali più o meno incur- vate , bisogna disporle in piano sovrapponendovi il margine di un vetrino coprioggetti. Fra i caratteri che servono a distinguere le specie, in molti generi, non si deve trascurare la forma che presenta la testa ve- duta di fronte. Questa , per essere disegnata esattamente , deve essere staccata dal torace con un ago a lancetta, e disposta sopra un portaoggetti con la faccia rivolta in alto : allora si avrà cura che osservando con un obiettivo a corto fuoco, si vedano nettamente tanto il margine esterno del clipeo , come gli ocelli posteriori. L'osservazione dei caratteri più minuti richiede l'uso del mi- croscopio composto: tuttavia non è da trascurarsi l'esame degli esemplari fatto con un microscopio binoculare oppure , per le forme relativamente grandi , con una lente a mano , che dia un ingrandimento di almeno dieci diametri, poiché in tal modo si ha un'immagine stereotipa, ed è più facile di conoscere con esattezza la forma e i rapporti di posizione di alcune parti , e riesce più comoda l'osservazione del colorito. La nomenclatura di cui mi servo in queste descrizioni è in gran parte conforme a quella usata dal Thomson nella sua opera sugli Imenotteri della Scandinavia (1), e credo utile di esporla qui comparandola con quella di altri autori e riassumendo nel tempo stesso i caratteri principali dei Calcididi. (l) Thomson, C. G.,Hymenoptera Scandinaviae. Tom. IV-V. Lundae, 1875-8. — 233 — Nell'antenna, (Fig. 1) tipicamente, si distingue : un primo arti- colo, il quale è di regola il più lungo, di forma cilindrica, ovvero più o meno compresso, che prende il nome di scapo; un secondo articolo, cui si dà il nome di pedicello, che serve all'articolazione dello scapo col resto dell'antenna: alcuni articoli poco sviluppati, per lo più in numero di due, talora in nu- Ä mero di tre, oppure ridotti ad uno solo , di |^,...c rado mancanti, i quali per essere sempre molto più larghi che lunghi son detti anelli: una serie di articoli che costituiscono il fa- nicolo : in fine gli articoli terminali, in nu- mero di tre, oppure di due soli, che di ^'jy regola sono saldamente uniti fra loro e S ^ formano la clava. Il Thomson dà il nome .j>^ W ^ di postannellus al primo articolo del funi- colo, e di praeclava all'ultimo articolo. Ne- gli esemplari essiccati è talora diffìcile di p. ^ conoscere esattamente il numero degli a- Antennadi P/e)omcrh(s-SC nclli: in CCrtl Casi, aUCllC osservando indi- scapo, c^l quale si articola n vi(Uii subito dopo morti, può rimanere in pedicello, A anelli, F primo ^ ' l^i^v^ iiimiiit^ic iii articolo del funicolo, s stn- dubbio SC vi sia nelle antenne un solo siih, e clava. anello o più di uno. Si può allora ricor- rere all' espediente di rigonfiare e stirare gli articoli con acido acetico, ma qualche volta anche così non si ottiene un risultato soddisfacente. Per queste ragioni il numero degli articoli attribuito all'antenna di alcuni generi non è lo stesso secondo diversi autori: quelli poi, quale ad es. il Nees, (1) che hanno descritto gli esemplari osservandoli con un ingrandimento troppo debole, danno spesso un numero di articoli inferiore al vero. Deve notarsi inoltre che l'ultimo articolo della clava è talora assai ridotto e quasi nascosto fra i peli e i sensilli dell'articolo precedente, o})pure si pi'esenta come una piccola punta, che ha l'aspetto di un'appendice senso- riale; onde avviene che alcuni autori hanno attribuito alla clava due soli articoli, invece di tre. Non va computata come articolo dell'antenna la cosi detta radicola, che unisce lo scapo alla fronte e che fa parte integrante della testa. Essa rimane attaccata quasi (1) Nees ab Esenbeck, C. G., Hymenopterorum Ichneumonibus aflfìnium monographiae, genera europea et species illustratae. 2 voi. Stuttgartiae et Tubingae, 1834. - 234 — intera allo scapo quando si distacca l'antenna, e perciò viene an- che ripi'odotta nelle figure. Il Thomson chiama dente apicale delle mandibole quello che sta in avanti, e dente basale quello situato internamente. Io mi servo della denominazione di dente esterno e dente interno. In alcune specie la parte posteriore del pronoto è distinta dall'anteriore da un margine più o meno acuto, o solo legger- mente smussato, e prende il nome di collare. Il piano trasversale che passa per la base del primo paio di rali, divide il mesonoto in una porzione anteriore ed una poste- iore (Fig. 2). Nella prima, la parte mediana forma lo scudo, e le A Fig. 2 B Torace, A di Pleromalus (veduto dal disopra), B di Eiilophv.s (di lato). 1, protoraee. 2, si'udo del mesotoraee. 3, scapole, incompletamente separate dallo scudo. 4, ascelle. 5, scutello. tì, dor- sello. 7, spiracoli. 8, carena del metatoracc. 9, costa trasversale. 10, callo. 11, costa lonf,ntndi- nale. 12, presterno. 13, tegole (parapteri). 14, attacco dell'ala anteriore. 15, attacco dell'ala i)ostc- riore. 16, epicneniio del niesosterno. 17, mesosterno. 18, episterno. 19, epimero. 2 » Howard, Revis. Aphelininae N. Amer. 18 )5 p. 37 9; Fig. il. p. 32. 17 - 24() - Questa specie, per quanto riguarda la forma , non presenta differenze notevoli dalle altre due precedentemente descritte: sol- tanto, nello scutello è caratteristico il rivestimento di setole su tutta la superficie, simili a quelle dello scudo. Solo all' estremità dello scutello vi sono due setole molto lunghe. Il torace, visto dal disopra , è minutamente reticolato-squamoso; le maglie del reti- colo sono più piccole sullo scutello e sulle ascelle. La scultura è ben manifesta anche sull'addome. Nella femmina il colorito generale è nero. Sul vertice vi sono delle fasce sfumate giallo-brune come nelle due specie precedenti. Gli occhi sono bruno-nei'i, gli ocelli neri, le antenne di color fo- sco, con lo scapo nerastro. Le tegole sono nere, le ali non per- fettamente limpide, con la nervatura bruno -grigia. I primi Vs ^^llo scutello sono neri, il resto giallo zolfo, ad eccezione di una mac- chia scura dell'estremità, sfumata verso l'interno. Anche le zampe sono color giallo zolfo, eccetto i femori posteriori e le anche me- die e posteriori, le quali sono del tutto o in gran parte nere. In un solo esemplare ho trovato le anche anteriori dì questo colore. L'ultimo articolo dei tarsi è scui'o. Il maschio si distingue per lo scutello interamente nero. Lunghezza, mm. 1,15. I caratteri menzionati per questa specie risultano dall'esame di alcuni esemplari disseccati, che furono ottenuti dalla Pulvina- ria mesemhì'ìjantemi (Portici). Anche questa forma di Coccopha- gus, come il C. ßavoscutellum già descritto, differisce dal C. In- nulatus di How. (di cui egli ottenne un solo esemplare 9 > W^- veniente dalla California) per avere lo scutello giallo citrino invece che di colore arancio; e la stessa differenza si trova riguardo al colore delle zampe. Tuttavia non credo che la forma che ho de- scritta e quella dell' Howard possano essere specitìcamente di- verse. Nella descrizione del (J. lanulatit>< il detto autore non fa menzione del rivestimento di setole sullo scutello, e indica solo le due setole apicali, ma noi non potremmo escludere con ragione che nell'esemplare tipico della specie vi sia tale carattei-e, che ripete la condizione normale di moltissimi fra i Calcididi, e che appunto per questo, forse, non è indicato dall' Howard. — 247 - IL Specie del Geoere. Dibrachys Fürster. Di questo genere si sono descritte finora due sole specie, il D. houcheanus (Ratz.) Thoms. e il D. acutus Thorns. Una nuova specie del genere è qui descritta insieme col D. houcheanus. 1. — Dibrachys houcheanus (Ratz.) Thoms. Fteromalus tenuis Ratzeburg, Ichnenni. d. P'orstinsect. I. 1844 p. 105 n. 18, cf. » houcheanus Ratzeburg, l. e. p. 196 ii. 19; T. .'] F. 6. » » Ratzeburg, l. e. II. 1848 p. 189 n. 6. » » Ratzeburg, Z. e. IH. 1852 p. 231 n. 8. » (Dibrachys) houcheanus Thomson, Hymen. Seadin. V. 1878 p. 160 n. 1. Femmina — La testa è più larga del torace; veduta di fronte si presenta poco più larga che lunga, col vertice ampio, gli oc- chi molto grandi ma poco sporgenti, le gene brevi, estese poco più della metà del diametro longitudinale degli occhi, convesse; il clipeo poco distinto, con una leggera insenatura nella parte me- diana del margine esterno. Gli occhi sono glabri; gli ocelli for- mano un angolo ottuso; il vertice e le gene sono arrotondati. L'occipite presenta nella parte mediana un bordo sottile. Le an- tenne s' inseriscono molto in basso, ad '/s dell' altezza della fac- cia, sulla linea oculare, ed hanno lo scapo lungo la metà del ri- manente dell' antenna, assottigliato , leggermente ricurvo. Il pe- dicello misura '/s della lunghezza dello scapo: ad esso segue un piccolo anello, poi un secondo anello la cui lunghezza è circa Va della larghezza. Il primo articolo del funicolo è appena più lungo che largo o di lunghezza e larghezza uguali; gli altri cre- scono gradatamente, sebbene di poco, in grandezza, e sono ugual- mente lunghi. La clava è appena più larga dell' articolo prece- dente, lunga quanto gli ultimi tre articoli del funicolo. In questo i sensilli sono in scarso numero, mentre si trovano più frequenti — 218 - negli articoli della clava. Le l'osse autennali sono appena accen- nate e terminano alla metà della faccia. Le mandibole sono ro- buste, ugualmente conformate nei due lati, munite di quattro denti brevi, dei quali l'esterno è acuto, quello interno troncato, gli altri due arrotondati all'apice. Il toi-ace ò piuttosto debole, largo "j., della propria lunghezza. Il protorace forma un collare ben sviluppato. I solchi parapsidali Fig. 8. Dìbracìtys boi(cliea)ii(s $ (ingrandito). Flg. 9. A, mandibola di Dihrachys bourliea niis 9) ^, antenna, (ingrandite). sono appena accennati nella prima metà; lo scutello ha i lati di- vergenti; il frenurn è apppena distinto per la scultura un poco diversa; il metatorace è abbastanza sviluppato in lunghezza, col dorsello piuttosto largo, e fornito di una carena e di due pieghe longitudinali talora poco marcate. Gli spiracoli sono rotondi, piut- tosto piccoli. La nuca è pochissimo sviluppata. Le ali anterioi-i non raggiungono l' estremità dell' addome. La loro nervatura , nel punto in cui il prestigma si unisce col nervo marginale, è trasparente, incolora , ma non già interrotta; il nervo marginale è lungo il doppio del postmarginale, questo appena più corto del nervo stigmatico, il quale ha la clava col lato inferiore spianato. La cellula basale, lo specolo e il bordo estei-no dell'ala sono privi di peli. Nel secondo paio di ali il bordo posteriore e l'estremità sono invece forniti di peli abbastanza svi- luppati. - 249 Le zampe son poco robuste , coi femori col lato inferiore convesso, il primo articolo del tarso delle due ultime paia lungo quanto i due articoli successivi. L'addome è ovato allungato, con l'apice acuto, e misura il doppio della lunghezza complessiva del meso - e metatorace; è più lungo della testa e del torace presi insieme: la sua larghezza può superare di '/4 1^ larghezza massima del torace. I segmenti sono subeguali in lunghezza. La fenditura ventrale occupa la se- conda metà del lato inferiore. La testa e il torace, osservati con mediocre ingrandimento, appaiono punteggiati per la scultura reticolata che presentano, ed il reticolo è formato da rilievi lineari abbastanza spessi. La pun- teggiatura è evidente sul metatorace. Gli episterni sono finamente reticolati solo nella parte inferiore. Il colorito generale è nerastro , sui lati e nella parte infe- riore del torace con riflesso azzurrognolo. La testa e il metato- race sono nero-verdastri oppure verde bronzo con leggero riflesso dorato : questo colore si osserva specialmente sul clipeo : talora anche lo scudo è verde bronzo. Gli occhi sono rosso-bruno cu])i, gli ocelli bruni, lo scapo delle antenne di un bel giallo rossastro scuro, il resto dell'antenna giallo-bruno. Le zampe, ad eccezione delle anche, e dell'apice dei tarsi che è sempre più o meno scuro, hanno il colore dello scapo delle antenne oppure presentano i femori e le tibie adombrati. La parte superiore dell'ad- dome tende spesso al rosso-violaceo e presenta talora una fascia pallida presso la base. La nervatura delle ali è gi'igio-bruna. Lunghezza, mm. 2-2,5. Maschio — Differisce per la clava termi- nata a punta più acuta, l'addome meno svi- luppato e meno largo, la faccia quasi sempre di color verde bronzo, le zampe con i femori e le tibie non adombrati, il funicolo e la clava per lo più del colore dello scapo. Distribuzione — Svezia, Isole Britanniche, Germania, Fran- cia, Italia. Osservazioni — Di questa specie si sono ottenuti esemplari in grande numero mediante l'allevamento d'HijpoiWìneuta ynali- Fig. IO. Antonna di Dibrachys bouc/ieaniis maschio (ingrandita). - ^250 — nellus, Eude'ììiis botrfma (Portici), Calmidra granat-ia (Cecina), e daìVApanteles glomeratus, parassita della Pieris brassicae. È stata menzionata da parecchi autori come parassita di di- versi alti'i insetti, fra cui: Micì-ogaster sp., HeìiiUeles socialis, Me- gachile argentata. 2. — Dibrachys affinis sp. n. Feminina — La larghezza della testa supera per circa '/s l'i larghezza massima del torace e la propria lunghezza. Gli occhi sono grandi, estesi per Va della lunghezza della faccia, le gene incur- vate, molto oblique, mediocremente sviluppate in larghezza, con la parte posteriore compresso-acuta. Le tempie sono arrotondate nella parte posteriore. L'occipite ha il margine appena accennato verso il mezzo. Gli ocelli formano un angolo ottu- so. La faccia è convessa, sporgente fino alla linea oculare, dove si inseri- scono le antenne. Queste hanno lo scapo cilindri- co, lungo quanto il funi- colo; il pedicello uguale ad Va della lunghezza dello scapo; il primo anel- lo discoidale, il secondo foggiato a cratere, lungo il doppio dell'altro e ap- pena più largo. Gli articoli del funicolo sono di lunghezza uguale, ma crescono alquanto in grossezza dal primo all'ultimo. Il piimo è tanto largo che lungo, l'ultimo di larghezza superiore di '/^ alla lunghezza. La clava è lunga quanto i tre articoli precedenti. Le mandibole sono forti, la destra fornita di quattro denti, dei quali quello interno troncato, il dente successivo arrotondato, gli altri due a punta acuta ; la sinistra fornita di tre denti, l'interno pure troncato e molto largo, il dente medio smussato all'apice , quello esterno acuto. Il protorace è poco sviluppato. La carena del metatorace manca in alcuni individui, Pig 11. A, antenna di Dìbracliys affinis $ , i? , testa veduta di fronte, 6', mandibola sinistra. (Ingrandite). - 25t — Le ali anteriori, ripiegate sul dorso, superano un poco l'estre- mità delFaddome: hanno la nervatura marginale lunga una volta e mezza la stigmatica, questa uguale alla postmarginale; il bordo esterno sfornito di peli. Le ali posteriori presentano la maggiore larghezza un poco prima della metà della lunghezza. L'addome ha forma ovata, coi lati appena convessi, e in lun- ghezza, come pure in larghezza, non supera il torace. La fendi- tura ventrale non occupa interamente la seconda metà del lato inferiore. La testa e il torace, osservati con debole ingrandimento, ap- paiono punteggiati, questa punteggiatura è poi ben manifesta sul metatorace. Il colorito generale è nero verdasti'o o verdo cupo. Il meta- torace e spesso anche il collare, lo scudo e la faccia sono verdi scuri, l'addome è verde alla base, nel rimanente nero rossastro, e lo stesso colore presenta talora lo scutello. Gli occhi sono bruno neri, le antenne con lo scapo e il pedicello giallo-scuri, il resto giallo-bruno, le zampe, eccetto le anche, giallo-scure. Lunghezza, mm. 1,4 — 1,7. Maschio — Ha gli articoli del funicolo un poco più lunghi che larghi, forniti di un peduncolo brevissimo; la clava poco più corta dei tre articoli precedenti, appena più larga di essi e meno ingrossata in confronto di quella della femmina. Tutta r antenna è di colore giallo scuro, sebbene meno intenso di quello che presenta lo scapo della femmina. Talvolta l'addome ha una fascia pallida presso la base, e la metà inferiore della faccia ha un vivo riflesso rossastro. Lunghezza, mm. 1,45. Osserraaioìii — Questa specie, sebbene molto somigliante al Dibracìuis houcheantis (Ratz.), ne differisce, senza tener conto delle dimensioni, che sono in media molto minori, per 1' addome non più lungo del torace, le ali anteriori superanti più o meno 1' estremità del corpo , le posteriori con la ^*3- ^2. maggiore larghezza situata un poco prima della Antenna di z>?>m- metà della lunghezza, e sopratutto per la presenza (ingrandita). di tre soli denti nella mandibola sinistra. Questo ca- rattere si trova nel Dibrachìjs aculiis Thoms., dal quale la specie che ho descritta si distingue , confrontata con la descrizione ori- — 252 — ginale, per il dente interno della mandibola sinistra molto largo, le tempie non compresso-acute, gli articoli del funicolo non decre- scenti gradatamente in lunghezza, la cellula costale mediocre- mente larga, le zampe non deboli, il colore del corpo scuro, ma nella clava del maschio non più scuro di quello del funicolo. Questa specie è stata ottenuta con l' allevamento dell' Eu- demis hotrana (Portici). Ili Arthrolytus incongruens sp. n. Femntina — La testa è poco più larga del torace: veduta di fronte è assai più larga che lunga , misurando in lunghezza 7^ della larghezza: il vertice è ampio, gli ocelli formano un angolo ottuso, gli occhi, a superficie glabra, sono grandi; le gene misu- rano circa V3 del diametro longitudinale degli occhi e non sono curvate; la parte mediana del margine esterno del clipeo è spor- gente ed ha una leggera insenatura. L'occipite è più incavata nella parte mediana, ma non marginata, il vertice arrotondato , le tempie e le gene molto larghe, con un margine inferiore acuto. In luogo dei solchi delle gene vi sono due depressioni. Le antenne s' inseriscono '^ /^ poco al disopra della faccia e distano fra loro la metà della loro di- stanza dal margine e- sterno del clipeo. Lo scapo è lungo quasi la metà del rimanente del- l'antenna ; il pedicello misura ^/^ della lun- ghezza dello scapo. Ad esso segue un piccolo anello, una volta e mez- za più largo che lungo, poi un anello un poco più grande. Il primo articolo del funicolo misura la metà, o poco più, della lunghezza del pedicello ed è una volta e mezza più largo che lungo; gli articoli suc- cessivi aumentano gradatamente ma insensibilmente in lunghezza e Fig. 13. Aftìiroli/lus incongruens $ (iiiRTandito). 253 in larghezza. La clava è lunga quanto gii ultimi 2 V2 articoli, non più larga dell'articolo precedente, di forma conico-ovata. Le mandibole sono deboli, però fornite di grossi denti, col lato esterno fortemente incavato. Nella mandibola destra vi sono quattro denti, dei quali l'esterno assai sviluppato , acuto, il secondo largo , arrotondato , il terzo smussato all'estremità, il quarto troncato, ambedue questi ultimi avvicinati l'uno all'altro. Nella mandibola sinistra vi sono tre denti, dei quali l'esterno è più sviluppato che nell' altra man- dibola, quello interno assai corto e pure troncato , quello medio piegato verso il lato interno e arrotondato all'estremità. Il torace è abbastanza robusto. Il protorace non forma un collare ben determinato, ma presenta una depressione trasver- sale , che ne separa la parte anteriore , fornita di un margine acuto, e la posteriore, alquanto rigonfiata. I solchi parapsidali sono appena indicati e terminano alla metà dell'al- tezza dello scudo. Lo scutello ha il freno di- stinto, fornito nel limite esterno, dalla parte inferiore , di poche setole corte e rigide, ri- volte in basso. Il metatorace è abbastanza sviluppato in lunghezza , col dorsello un poco più ri- stretto dello spazio compreso fra le due pieghe longitudinali. La carena e le due pieghe sono ben distinte. Queste ultime si incurvano in- dentro dopo Vs della loro lunghezza. Gli spi- raceli son piuttosto grandi, ovali , ma poco allungati. Le ali anteriori sono larghe e superano notevolmente l'apice dell'addome: hanno la cellula costale ampia , con pochi peli , il prestigma dilatato verso le estremi- tà, la nervatura marginale lunga il doppio della stigmatica, questa ap- pena più lunga della postmarginale e non rigonfiata all'estremità ma dilatata gradatamente verso di es- sa. La parte inferiore esterna del margine dell' ala presenta alcuni peli quasi del tutto atrofizzati Le ali metatoi'aciche hanno la mag- giore larghezza in corrispondenza al primo quarto della lunghezza e sono fornite sul bordo posteriore e all'estremità di peli che di- Fig. 14. .A, testa, veduta ili fronte, di Arlln-uh/tiis incongriiuns, B, mandibole. (Ingrandite). Fig. 15. Ala posteriore di Arlhrolytus incongruens (ingrandita). 254 minuiscono gradatamente di lunghezza procedendo dalla base del- l'ala. La cellula costale arriva fino agli uncinetti ed è fornita di alcuni peli piccolissimi nella parte del bordo che corrisponde alla prima metà della nervatura marginale. Le zampe sono robuste coi femori anteriori e posteriori un poco compressi e dilatati verso il mezzo. La tibia del terzo paio di zampe ha uno sperone breve. L'addome è lungo quanto il torace, ma appena più largo, di forma ovata, coi segmenti subeguali in lunghezza. La fenditura ventrale è brevissima , non avendo una lunghezza superiore a quella del secondo segmento. La testa e il torace presentano un reticolo di linee assai rile- vate, onde la loro scultura è ben marcata: solo gli episterni ed una fascia trasversale del metatorace , che è interrotta nella parte mediana dal dorsello, sono perfettamente lisci. Il colorito generale è grigio verde. Gli occhi sono rosso-bruni scuri, la radicela delle antenne bruna, lo scapo giallo scuro ros- sastro, il resto dell' antenna giallo bruno. Le zampe sono del colore dello scapo ; le ali lim- pide, con la nervatura bruno-grigia. Lunghezza, mm. 1,9-2,7. Maschio — Si distingue per lo scapo al- quanto dilatato verso la metà della lunghezza, col margine inferioriore listato di bruno, la clava più acuta all'apice, i femori più larghi verso il mezzo. Osservazioni — Questa specie si discosta non poco dai caratteri del genere Arthrolytus per la clava non più corta del pedicello , ma più di una volta e mezza più lunga di esso , e per le gene larghe , col margine posteriore acuto. La forma dell'antenna ricorda il genere Dibrachì/s, quella della testa il genere Coelo-' visthia. Tuttavia per un insieme di parecchi ca- ratteri mi sembra riferibile al genere Arthrolytus. Gli esemplari che ho descritti furono ottenuti da pupe di Pla- giodera versicolor, provenienti da Cancello (Napoli). Fig. 16 Antenna di Arlltrohi- tus incongrtiens maschio (ingrandita). 255 — IV Sympiesis sericeicornis (Nees) Forst. Eulophus sericeicornis Nees, Hym. Ichneum. affin. Monogr. II. 1834, p. 168 n. 21, O ^. Entedon laticornis Ratzeburg, Ichneum. d. Porstinsect. II. 1848 p. 162 n. 11, O cT ; T. 3 F. 24. III. 1852 p. 207 n. 15. Sympiesis sericeicornis Förster, Hymen. Stud. II. 1856 p. 75, rj' . Sympiesis sericeicornis Giraud, Ann. soc. entom. France (4) XX. 1869 p. 145, 9 d . Sympiezus sericeicornis Thomson, Hymen. Scandin. V. 1878 p. 217 n. 1. o J-, Feminina — La testa è un poco meno larga del torace, più larga che lunga, ristretta in basso, con la parte superiore com- pressa trasversalmente , gli ocelli situati in un' area triango- lare ottusa, quello mediano poco più in avanti dei due laterali; le gene estese la metà del diametro longitudinale degli occhi, con una leggera traccia del solco longitudinale; la fossa delle an- tenne lineare, biforcata inferiormente. Le antenne sono inserite molto al disotto della metà della faccia , poco più in alto della linea oculare, lunghe, piuttosto robuste, con lo scapo non esteso Fig. 17. Sympiesis sericeicornis ? (ingrandita). Fig. 18. Antenna di Sympiesis sericei- cornis maschio (ingrandita). oltre l'ocello anteriore, alquanto compresso, il pedicello poco svi- luppato, conico, l'anello pure poco sviluppato ; il funicolo compo- - 256 — sto eli quattro articoli fortemente compressi, forniti, ad eccezione del primo, di un breve peduncolo, allungati, ma alquanto decre- scenti in lunghezza dal primo all'ultimo: il primo quasi due volte più lungo che largo, il quarto di lunghezza uguale ad una volta e mezza la sua larghezza. La clava è peduncolata come l'articolo che la precede, non più larga e appena più lunga di esso, con un leggero restringimento dopo Vs della lunghezza, ma senza netta distinzione in articoli. I sensilli lineari sono sparsi in gran nu- mero, nel primo articolo del funicolo disposti, sebbene irregolar- mente, in quattro , negli altri in tre serie, sulla clava in cinque sei serie trasversali. Il pronoto è poco più ristretto del mesonoto. Il dorsello ò grande; ad esso segue una carena ben distinta, e ai lati di questa si trovano due pieghe longitudinali, che dal bordo posteriore del metatorace si avanzano tino in corrispondenza alla metà della lunghezza della carena e terminano troncate. Gli spiraceli sono gi-andi, oblunghi. Il callo è fornito di molti peli rigidi. Le ali an- teriori hanno la nervatura marginale più lunga della omerale, la postmarginale lunga "/a della marginale, però senza terminazione netta, e uguale al doppio della nervatura stigmatica. Le ali po- steriori sono piuttosto ampie, con l' estremità arrotondata. I femori del primo paio di zampe hanno dei peli forti e lun- ghi nel lato inferiore. Nelle zampe anteriori il primo articolo del tarso è poco allungato, il secondo una volta e mezza più lungo, i due successivi uguali al primo : nelle zampe mediane il primo articolo è un poco più grande che nelle anteriori, il secondo pure uguale ad una volta e mezza il primo articolo, mentre il terzo è un poco più breve, il quarto uguale : nelle zampe posteriori il primo e terzo articolo hanno la stessa grandezza, il secondo e il quarto sono più allungati. Le tibie posteriori sono munite' di due piccoli speroni ugualmente sviluppati. L'addome è conico -ovato, più lungo della testa e del torace presi insieme, un poco più ristretto del torace. La scultura è a reticolo e dà un aspetto punteggiato o squa- moso se si osserva con debole ingrandimento. Il capo è minuta- mente reticolato, lo scapo delle antenne e il pedicello di aspetto ruvido squamoso; la maggior parte del torace con reticolo a ma- glie abbastanza grandi, più grandi nella regione scapolare, un poco minori sullo scutcllo ; gli episteriìi sono lisci, il dorsello punteggiato; il resto del metatorace è liscio, ma con forte ingran- - 257 - dimento presenta una rete di solchi sottilissimi. Le anche sono squamose, come pure i segmenti dell'addome, dei quali sul lato superiore, il 2°, il 3" e 4" sono reticolati squamosi, i successivi con squame assai più piccole, e nel lato inferiore i primi quattro pre- sentano una rete a maglie piccole e allungate trasversalmente, gli altri una rete a piccole maglie poligonali. La parte anteriore del capo è violacea , la parte posteriore dietro agli occhi e dietro alla traccia del solco delle gene, verde, il vertice azzurro violaceo o verde azzurrognolo, gli occhi e gli ocelli rosso-bruni, lo scapo delle antenne e il pedicello verde scuro metallico, il funicolo e la clava di color bruno. La parte superiore del torace e dei primi quattro segmenti dell' addome sono di un bel verde dorato con riflessi azzurri, i lati e la parte inferiore del torace, i segmenti addominali dopo il quarto e tutta la parte inferiore dell'addome, ed inoltre le anche, sono nero-violacei violacei scuri. I trocanteri sono nerastri, i femori nero-violacei con riflesso verdastro, i ginocchi bruni, le tibie di color bruno o verde cupo, quelle mediane con l'estremità biancastra, le altre col margine distale giallo-bruno; gli speroni, i primi due articoli tarsali, e nelle zampe mediane anche la, prima metà del terzo articolo, biancastri, il rimanente bruno. La nervatura delle ali è grigio-giallognola. Lunghezza, mm. 2,64. Maschio — Differisce dalla femmina per la conformazione delle antenne, per l'addome un poco più ristretto, terminato a punta ottusa, e più corto, onde le ali ne superano notevolmente l'estremità. Nelle antenne lo scapo è pure compi-esso, ma più di- latato, il funicolo ha cinque articoli, essendo l'articolo che corri- sponde all'anello della femmina, sviluppato come i due succes- sivi: questi tre articoli sono appena più lunghi che larghi, gii ul- timi due di lunghezza doppia della larghezza : la clava misura solo Vi dell'articolo precedente e non è ristretta "dopo i Vs ? come quella della femmina. Bistrihuzione — Isole Britanniche, Svezia, Grermania. Osservazioni — Questo parassita fu ottenuto da un lepidot- tero, r Oecophìjllenibius neglectus, raccolto a Bevagna (Umbi-ia) dal prof. Silvestri. Giraud indica come ospite il Microgaste)' sHhcompt-essHs. 258 V. Eutelus mediterraneus Mayr. Eutelus mediterraneus Mayr, Verb. zool. Gesellschaft Wien, 1903 p. 389. Feminina — La testa è un poco più larga del torace; veduta di fronte si presenta poco più larga che lunga, arrotondata, con gli occhi estesi per circa due terai della sua lunghezza, le gene rigonfiate, percorse da un solco poco distinto : il clipeo è imper- fettamente separato nella parte mediana del margine interno ed ha una leggerissima insenatura nella parte mediana del margine esterno: gli occhi sono glabri, gli ocelli disposti in un angolo ot- tuso. Le antenne sono inserite sulla linea oculare. Il loro scapo è piuttosto sottile, un poco incurvato , il pedicello conico , assai allungato, il primo anello largo circa il doppio della sua lunghezza, il secondo quasi una volta e mezza più lungo del piimo ; 1' arti- Fig. 19. F.utolus mpditPrranmty 9 (iiiSi'^iKÜto). colo basale del funicolo appena più largo del secondo anello e lungo il doppio del primo; gli articoli 2-6 del funicolo decrescenti gradatamente ma quasi insensibilmente in lunghezza e gradata- — 259 — mente più larghi : il secondo lungo quanto i due anelli ed il primo articolo presi insieme, di larghezza uguale a 7 4 della propria lun- ghezza , il sesto largo Vs piìi della lunghezza. La clava è lunga poco più dei due articoli precedenti e larga quanto il sesto ar- ticolo. Il torace è largo poco più della metà della sua lunghezza, ha il collare distinto, un po' meno ristretto verso i lati, col mar gine anteriore acuto. I solchi parapsidali so- no appena indicati nella metà anteriore. Lo scutello è più lungo che largo, ])oco incur- vato in basso all'estremità, la quale è arro- tondata. Il metatorace è fornito di una carena, e ai lati di essa si trovano due coste longitu- dinali piegate ad angolo verso il mezzo, che terminano sul limite posteriore del metato- race. Gli spiraceli sono di forma arrotondata. Nelle ali anteriori la nervatura omerale, compresa la porzione ascendente che si uni- sce alla marginale, è lunga quanto questa nervatura e la postmarginale prese insieme; la postmarginale è appena più corta della marginale e supera di ' 1 .^ la lunghezza della stigmatica. Lo specolo è bene delimitato, meno che nella parte superiore, ma non molto e- steso. Il bordo esterno dell'ala presenta delle ciglia piuttosto corte. Le ali posteriori hanno 1' estremità arrotondata. Le anteriori , ri- piegate sul dorso, superano appena l'apice dell'addome. Questo è una volta e mezza più lungo del torace, di forma ovato-conica, e misura in larghezza la metà della lunghezza poco meno. Ha il primo segmento piuttosto piccolo, il secondo poco più lungo dei tre successivi, il sesto un poco più lungo del quinto. La testa, il torace e le anche hanno una scultura a reticolo ben marcata. Nelle parti superiori e laterali del metatoi-ace la scultura è più grossolana e meno marcata, e manca in certi punti. Il clipeo, inoltre, presenta una fine striatura in senso radiale. L'episterno è levigato. L' addome ha una minuta scultura retico- lato-squamosa, che dà l'apparenza di una striatura trasversale. Il coloi-ito presenta notevoli variazioni. Talora il colore fon- damentale del corpo è verde erba verde grigiastro, talora in- Fig. 20. Antenna di Eìilclciis mf cUlerranciis $ (insranilita). — 260 - vece è un color bronzo rossastro con leggero riflesso dorato. Il colorito verde prevale negli individui di piccole dimensioni. L'ad- dome può essere color bronzo rossastro o rosso rame, essendo la testa e il torace di color verde. Inoltre l'addome non di rado, qualunque sia la sua tinta fondamentale, presenta delle fascio trasversali violacee scui'e sui tergiti di tutti o quasi tutti i seg- menti, che finiscono posteriormente col margine distale dei seg- menti stessi, ma all' innanzi non sono nettamente delimitate e presentano talvolta delle ondulazioni o delle sporgenze acute. L'ad- dome, il metatorace e le anche hanno talora dei riflessi rosso- rame porporini. Gli occhi sono rossi o rosso -scuri, gli ocelli bruni scuri. Le antenne hanno la radicola bruna, lo scapo ed il pedicello color giallo vitellino o giallo-scuro, il resto giallo-bruno: però gli articoli del funicolo sono talora più scuri alla base. Per lo più il pi'imo articolo del trocantere è bruno nella prima metà. *randita). 1,29-1,43. Ceylon, Regione me- VIII Elasmus flabellatus (Fonsc.) Westw. EìUophns flabellatus Fouscolombe , Ann. se. nat. XXVI. 1832 p. 298 n. 2, O ^. Elasmus flabellatus Westwood, Philos. Magaz.* (o) III, 1833 p. 393 n. 27, ^. Feinìiiina — La testa, larga poco meno del torace, veduta di fronte si presenta arrotondata, poco più larga che lunga, alquanto ristretta inferiormente , con le gene estese quasi come il diame- tro longitudinale degli occhi , percorse da un leggero solco. Il margine esterno del clipeo è dritto. Gli occhi, osservati con forte ingrandimento, presentano sulla cornea alcuni pochi peli cortis- simi; gli ocelli formano un angolo ottuso. L'occipite è marginato. Lo scapo s'inserisce sulla linea oculare e si estende fino alla metà della distanza fra il punto di attacco e il vertice del capo. Il pedicello non raggiunge la metà della lunghezza dello scapo : ad esso seguono due piccoli anelli, dei quali il primo è più piccolo e — 270 — più breve del secondo, ambedue poi hanno alla parte prossimale, nel lato superiore, un margine acuto, sporgente. I tre articoli del funi- colo diminuiscono un poco in lunghezza dal primo airultimo ed au- mentano alquanto in grossezza; talora nel primo la lunghezza su- Fig. 30. Elasmus flabellatun $ (ingrandito) pera di \/^ la larghezza e nell'ultimo queste dimensioni sono uguali: talora gli articoli sono proporzionatamente un poco più corti e più larghi. La clava è lunga come gli ultimi due articoli del funicolo, con l'articolo basale appena più ingrossato dell'articolo precedente. Tanto sul funicolo come sulla clava, osservando l'antenna di pro- filo, si vedono quattro sensilli lineari per ciascun lato. Le man- dibole hanno sei piccoli denti, i quali stanno addossati l'uno al- l'altro , eccetto quello esterno, che è spostato in fuori ed è più corto. Il protorace è mediocremente sviluppato. Il pronoto e lo scudo presentano un fitto rivestimento di peli corti ordinati secondo serie longitudinali parallele: però i peli inseriti al margine poste- riore dello scudo sono molto più grandi degli altri, prolungandosi fino alla metà dello scutello. Questo misura nella linea di attacco con lo scudo, 7* della sua lunghezza, e si restringe verso la parte posteriore , dove termina con una sporgenza triangolare che ha la base poco più lunga degli altri due lati, ed è formata da una parte centrale spessa, pure triangolare, e da due laminette mero- 271 branacee, jaline, che corrispondono ai due lati esterni della parte centrale. Lo scutello è fornito dì quattro lunghe setole che si at- taccano, le due prime agli angoli anteriori esterni, le altre due alla metà dei margini laterali. 11 metatorace è breve, con la parte dorsale , compresa fra gli spiracoli , a superficie uniforme, quasi semicìr-colare: gli spiracoli sono grandi, rotondi. Le ali anteriori son fittamente vestite di peli negli ultimi due terzi, mentre nel primo terzo presentano pochi peli disposti quasi tutti secondo due linee longitudinali; la nervatura margi- nale è lunga meno del doppio della omerale, la postmarginale misura una volta e mezza la lunghezza della stigmatica: il bordo esterno è poco arrotondato, con fitto rivestimento di peli piutto- sto corti. Ripiegate sul dorso, le ali anteriori non coprono ordinariamente gli ultimi due segmenti dell' addome. I peli delle ali posteriori , sono più corti di quelli delle anteriori, ad eccezionedei peli marginali che sono ben sviluppati e misurano cir- ca 7s della larghezza massima dell' ala. Nelle zampe posteriori', le anche sono arro- tondate ed il loro maggior diametro corrisponde a 7^ della lunghezza del femore; questo in lar- ghezza misura y.^ della sua lunghezza. L'addome è una volta e mezza più lungo del torace e non più largo o appena più largo di esso. Quando non è essiccato si presenta ristretto alla base, in corrispondenza del primo segmento, e u- gualmente largo nel 2'^, 3' e 4** segmento, i quali sono i più grandi e occupano quusi interamente i primi Yy della lunghezza. Col disseccamento r addome diviene triquetro. Il vertice e la metà superiore della faccia presentano una scultura alveolata, con fossette quasi circolari, larghe più della metà del diametro degli ocelli : il resto del capo ha un reticolo di solchi sottili e a maglie piccolissime. Questa stessa scultura si os- serva sul torace e sull' addome, però sull' addome essa è appena discernibile : lo scutello è reticolato squamoso : i lati del mesoto- race, le anche e i femori delle zampe posteriori, hanno le maglie del reticolo molto allungate, subrottangolari o ellittiche. Il colorito generale del corpo è bruno nero, talora bruno od anche castagno chiaro. Fig. 31. Aiu'ii, femore e ti- bia del terzo paio (li zampe di Elasmus flahi'Uatux ( ingfran- diti). 079 Per lo più il vertice del capo e la faccia sono verde scurì, ma talora bruni oppure giallognoli: talora questa colorazione chiara si estende ad una gran parte della faccia oppure alla faccia e al vertice insieme. Gli occhi e gli ocelli sono scuri. Le antenne son variamente colorate in bruno o grigio bruno. Lo scutello ha una macchia semilunare giallo citrina alla base della sporgenza trian- golare della sua parte posteriore. Le zampe sono in gran parte scure come il torace , però nel primo paio 1' estremità delle an- che e la seconda metà del femore sono biancastri, la tibia e il tarso bianco-grigiastri con piccole spine sparse di color bruno e una linea longitudinale sottile, pure bruna. Nelle zampe medie e posteriori l'apice del femore e della tibia sono chiari : i tarsi, os- servati con debole ingrandimento, appaiono bruni, ma sono in realtà grigiastri, vestiti di numerose spine brune. Talora i femori posteriori sono pure di color chiaro e pre- sentano un reticolo di linee brune formate da spine disposte in serie una accanto all'altra , le quali si intrecciano formando delle maglie allungate. I parapteri sono del colore del to- race; le ali son poco trasparenti , con la ner- vatura grigiastra, bianco-giallognola alla base. Lunghezza, mm. 1,7-2,1. Maschio — Si distingue per la mole minore, per 1' addome non più largo del to- race e per la conformazione delle antenne. Queste hanno lo scapo ingrossato, col lato inferiore convesso, il pedicello piriforme , tanto lungo quanto largo presso l'estremità , un poco più rigonfiato nella parte superiore: segue un anello sottilissimo, poi tre articoli più brevi del pedicello, da ciascuno dei quali si diparte, dal lato superiore, un lungo ramo for- nito di grosse setole, che si attaccano ognuna ad una piccola sporgenza allungata nel senso longitudinale. Il quarto articolo del funicolo e lungo quasi quanto i rami degli articoli precedenti, due volte e mez- zo più dello scapo, assai sottile e fornito pure di grosse setole. La clava misura la metà della lunghezza dell'articolo precedente: la prima metà di essa, formata dal primo articolo, rappresenta un cono rovesciato , la seconda, pure conica, è formata di due arti- Fig. 32. Antenna di Elasmtis flabellatus maschio (ingrandita). - 273 - coli, r ultimo dei quali piccolissimo : il primo e secondo articolo hanno alcuni sensilli lineari molto lunghi. Lunghezza del corpo, mm. 1,4-1,6. Distribuzione — Europa centrale e meridionale. Osservazioni — Gli ospiti da cui è stato ottenuto questo pa- rassita sono VHyponomeuta ntaliìiellus, Prays oleeìlus, Etidernis hotrana, e AjMnteles glomeratus^ provenienti da Catanzaro, Beva- gna e Portici. Le notizie che danno gli autori riguardo ai caratteri deirf7- lasrnus ßabellatus sono assai scarse ed incerte, onde non eredo possibile identificare tale specie con sicurezza, tantopiù che i ca- ratteri che si trovano menzionati per VElasmus fiabellatvs sono tratti quasi esclusivamente dalla colorazione, e questa nel paras- sita che ho descritto è molto variabile. Tuttavia ritengo che questo parassita sia riferibile alla detta specie piuttosto che ad alcun'al- tra del genere. UElasmus jìahellatus sembra essere il più comune fra le specie europee. Finora ne sono stati indicati come ospiti la Psyche graininella e VEpichno'pteryx helix. IX. Euryischia inopinata sp. n. Femmina — La testa ha presso a poco la forma di una ca- lotta sferica; è larga quanto il torace, un poco ristretta inferior- mente. Il vertice si unisce con 1' occipite formando uno spigolo acuto. Gli ocelli son disposti ad angolo ottuso. Le antenne s' in- seriscono a Va della lunghezza della faccia: il loro scapo, come neìVElasmus flàbellatus, arriva alla metà della distanza fra la sua in- serzion(^ e il vertice del capo. La lunghezza complessiva del funi- colo e della clava è presso a poco uguale a quella della testa. Il pe- dicello ha forma conica ed è circa due volte più lungo che largo al- l'estremità. Il primo articolo del funicolo misura in larghezza '^/\ del- la lunghezza, il terzo ò tanto largo che lungo, ed ò apjìona i)iù ingrossato del primo , il secondo è un poco più lungo che largo. Fig. 33. A, antenna, i? , nervatura stif^niatiea di Eiiri/iar/ila inopiiialK. flnsTanilite). — 274 — L'anello si trova saldamente unito alla base del primo articolo. La clava è ovato-conica, appena più ingrossata dell'articolo che la precede, composta di tre segmenti. Su di essa e sul funicolo vi sono pochi sensilli difficilmente visibili. Il protorace è breve, trasversale. Lo scudo è assai più largo che lungo, vestito di peli corti, rigidi, disposti regolarmente in se- rie longitudinali parallele. Lo scutello in lunghezza supera di cir- ca 7r, ^^ propria larghezza ed è di forma semiellittica : la por- zione terminale di esso costituisce il fì'enum, separato da un leg- gero solco trasversale e distinto per la scultura: al dinnanzi di tale solco ve ne è un secondo, e nello spazio compreso fra l'uno e l'altro, verso i margini esterni dello scutello, si attaccano due lunghe setole. Altre setole più corte sono sparse in gran numero nella porzione dello scutello che sta innanzi ai solchi trasversali. La parte dorsale del metatorace presenta una superficie uniforme. Le ali anteriori somigliano per la forma a quelle del genere Elasmus, ma presentano una nervatura caratteristica. Poiché il nervo omerale è più lungo del nervo marginale, e fornito di un prolungamento che si distacca nel punto corrispondente alla base del prestigma e si porta in basso per un breve tratto, perpendi- colarmente all' asse longitudinale dell' ala : inoltre la nervatura postmarginale è ben sviluppata, lunga la metà della marginale e un poco più lunga della stigmatica. Questa non ha una clava ben distinta. Al disotto della seconda metà del nervo omerale e alla metà dell'altezza dell'ala si attaccano due lunghe setole: altre due si attaccano sulla sporgenza che presenta il nervo omerale inferior- mente. La prima metà della superficie dell' ala è priva di peli, mentre la seconda metà è fittamente rivestita di peli corti; queste due aree sono nettamente delimitate. 1 peli marginali sono corti. N-elle ali posteriori la nervatura marginale è molto estesa e gli uncinetti si trovano dopo i 73 della lunghezza. Le zampe sono conformate come nel genere Elasmus, però le tibie sono un poco ingrossate e fornite di alcune lunghe spine, le quali si trovano in maggior numero nel terzo paio di zampe. Il peduncolo dell'addome è brevissimo: l'addome un poco più lungo della testa e del torace presi insieme, non è più largo del torace: superiormente è quasi piano, inferiormente piegato a tetto. Il secondo segmento è il più lungo, gii altri diminuiscono grada- tamente in lunghezza e in larghezza. - 275 — La faccia presenta una minuta striatura. Lo scudo e lo scu- tello sono zigrinati, il dorsello ha una rete di solchi sottili con maglie relativamente grandi. La superficie dell'addome, osservata con forte ingrandimento, ha un aspetto ruvido ; le parti laterali presentano una striatura la quale è disposta obliquamente rispetto ai margini dei segmenti. Il colorito generale è bruno nero, lucente. Lo scapo e il pe- dicello sono neri, il funicolo e la clava giallo- grigi, come pure la nervatura delle ali. L' ipopigio è di color giallo pallido. Le zampe anteriori hanno il tarso bruno lo sperone tibiale giallo- bruno con r apice nero. Lo sperone della tibia del secon- do e terzo paio di zampe si distingue facilmente dalle spi- ne che si trovano vicino ad esso per il suo colore bianco. Le ali anteriori hanno una fascia trasversale fuliginosa, che si estende in larghezza dalla linea in cui cominciano i peli della seconda metà dell' ala, fino alla metà della nervatura stigmatica. Lunghezza, mm. 1,7. Osser iasioni — Questa specie, la quale nell'aspetto generale somiglia molto alle specie del genere Elasmus, rappresenta nella nostra fauna il secondo genere della sottofamiglia Elasminae, il genere Em-t/ischia, di cui finora si conosceva una sola specie, ì'Eif. lestofjhoni Riley, trovata in Australia dal Koebele, e paras- sita del Lestophonxs iceryae. La specie che ho descritta è uscita dalla larva di un dittero, probabilmente un Syrphide, proveniente dalla Sicilia (Novara). Di essa si è ottenuto un solo esemplare e non ho potuto esaminare tutti i caratteri e dare una figura dell'insieme. Tuttavia credo che i caratteri che ho esposti siano sufficienti per non lasciar dubbio nell'identificazione della specie. Pel confronto con VEk. lestophoni mi son servito delle due figure riportate dal Koebele nel suo « Report of a trip to Austra- lia » (1). L' Eu. lestojìlioni si distingue principalmente dall' Eu. Fig. 34. Ali tli Euryhclihi inopinata 9 (ingranditL')- (1) U. S. Departement of Agricult. 1890, n. 21, p. 17. - 27ri — inopinata per lo scutello munito di due sporgenze coniclie ai lati, poco più innanzi del solco che separa il fì'emwi, e fornito sol- tanto di alcune poche setole; per la nervatura omerale più lunga, la macchia delle ali situata più vicino all'estremità di esse, poco estesa e di forma circolare, le anche posteriori molto più grandi, le spine delle tibie più sviluppate, e numerose pure nelle tibie medie e posteriori. Genere Atoposoma n. Il parassita di cui segue la descrizione è una specie di Eu- lofide della tribù degli Elachertini (Ashmead), il quale per i suoi ca- ratteri non può riferirsi ad alcuno dei generi conosciuti di questo gruppo, onde ho stabilito per esso un genere nuovo. Il corpo no- tevolmente depresso e la forma che presenta la testa veduta di fronte, gli danno un aspetto assai caratteristico, che non ha ri- scontro tra le altre specie nostrali di Calcididi. Si possono ritenere come caratteri generici i seguenti: — Coi'po notevolmente depresso. Testa, veduta dì fronte, non ristretta in basso, col vertice molto elevato, le gene assai arcuate, fornita dietro a queste di due rigonfiamenti di forma semilunare. Occhi pubescenti. Clipeo a margine intero, arcuato. Mandibole munite di sei denti brevi. Antenne di 9 articoli (scapo, pedicello, due anelli quasi intera- mente fusi, 2 articoli nel funicolo, 3 nella clava) inserite verso il mezzo della faccia, con lo scapo lineare, il flagello e la clava in- grossati. Protorace grande, poco più corto dello scudo ; scutello largo, bisolcato, fornito di due setole presso ciascun solco; dorsello assai sviluppato, triangolare. Tibie posteriori munite di un solo sperone, tarsi 4-meri. -Peduncolo dell'addome brevissimo, trasverso. Ali anteriori con la nervatura omerale non sepai'ata dalla mar- ginale, la stigmatica poco più lunga della postmarginale. Atoposoma variegatum sp. n. Femmina — La testa è larga quanto il torace; veduta di fronte pi"esenta una foi-ma caratteristica. La distanza dall'ocello anteriore al margine orale è Yj di quella fra i punti più spoi'genti degli occhi composti: la linea cli(3 unisce questi due punti divide il capo - 277 - in due parti che sono ugualmente sviluppate in lunghezza; quella superiore è notevolmente elevata, sporgendo al disopra degli oc- chi per un tratto uguale alla metà del loro diametro longitudinale: quella inferiore è più larga della superiore, a causa del forte ri- gonfiamento delle gene. Il margine interno del clipeo non è di- stinto, il margine esterno è arcuato. Le mandibole sono disposte in modo che i loro lati esterni vengono quasi a trovarsi su di una linea retta. I solchi delle gene sono dritti, disposti molto obli- quamente quando si osserva il capo di fronte, e misurano ^1., del Fig. 35. Testa AeW Atoposoma va- riegatwn , veduta di fronte (insraiiditii). Fig. 36. A, mandibola di Atoposoma variegatiim Q, B, antenna (ins'raiidite) diametro longitudinale degli occhi, i quali hanno forma ellittica, poco allungata. Osservando il capo di profilo, la parte superiore di esso si presenta larga e bene arrotondata: l'ocello anteriore si trova nel punto più alto, mentre gli ocelli latei'ali stanno nella parte che discende verso l'occipite. Questa ha un margine acuto, non molto distante dal to rame occipitale. Dietro i solchi delle gene si trovano due rigonfiamenti che si estendono posteriormente per un certo tratto, in forma di scmilune. La faccia è quasi piana e le fosse antennali sono appena accennate: le antenne s'inseriscono nel mezzo di essa. Il loro scapo raggiunge 1' ocello mediano ed è un poco assottigliato nella prima metà: il pedicello misura circa '/.j della lunghezza dello scapo, è di forma conica e poco più lungo che largo: ad esso seguono due piccoli anelli , quasi completamente fusi, poi due ai-ticoli del funicolo o la clava triarticolata. Il primo 19 — 'm — articolo del funicolo è tanto largo che lungo, ma un poco più largo air estremità che verso la base ; il secondo è quasi una volta e mezza più largo che lungo, unito al precedente con un peduncolo sottile ma corto. Ugualmente peduncolata è la clava, la quale è quasi una volta e mezza più lunga del funicolo, di forma ovato- conica, con una piccola punta all'apice; i suoi articoli sono egual- mente sviluppati in lunghezza, il secondo è un poco ristretto alla base. I sensilli lineari hanno quasi la stessa lunghezza degli arti- coli del funicolo e della clava. Il torace è allungato , misurando in larghezza Yr, della lun- ghezza: è schiacciato dall' alto in basso ed ha il pronoto, lo scudo e lo scutello situati quasi sullo stesso piano, il metatorace poco inclinato. Il protorace è ben sviluppato ed occupa circa '/^ della lunghezza totale del torace stesso ed ha forma quasi semicircolare. Lo scudo si estende fino ai "/r. della lunghezza e verso l'estre- mità anteriore è un poco più largo che lungo, nel re- sto di larghezza inferiore al- la sua lunghezza: presenta il margine anteriore con- vesso, quello posteriore, cor- rispondente al margine an- teriore dello scutello, spez- zato in modo da formare un angolo molto ottuso , col vertice rivolto all'innanzi. Le ascelle misurano circa '/s della lunghezza dello scu- do. La porzione dello scu- tello che rimane dietro la linea che unisce gli angoli posteriori esterni delle ascelle, è di forma semicircolare. Lo scutello è percorso longitudinalmente da due solchi che incominciano in corrispondenza al termine di quelli parapsidali e sono disposti un poco obliquamente in modo da convergere verso l'estremità posteriore del corpo. Accanto a ciascuno di essi si trovano due setole, altre setole poi sono sparse sullo scudo e sul protorace. Il dorsello ha la forma di un triangolò equilatero, con la base più larga dello spazio compreso fra i ter- mini dei solchi dello scutello, ed arriva col vertice a poca di- stanza dal limite posteriore del torace. Il resto del metatorace Fig. 37. Aioposoma varicgatìcm (iiif^raiulito). — 279 — non presenta né carena né coste trasversali: solo al disopra de- gli spiracoli si osserva un solco diretto obliquamente. Gli spiraceli sono piccoli, rotondi. Il callo è fornito di quattro o cinque setole. Le ali anteriori, nella posizione di riposo, oltrepassano l'apice dell'addome. Presentano la cellula costale ampia, attraversata lon- gitudinalmente da una serie di setole piuttosto lunghe , con una seconda serie di setole cortissime vicino al margine anteriore, nella seconda metà di esso, ed alcune altre setole sparse. La ner- vatura omerale ha pure molte setole lunghe ed é un poco più estesa della marginale, a cui si unisce senza interruzione. La ner- vatura stigmatica é lunga la metà della marginale, quella postmar- ginale Vs della stigmatica e senza termine definito. L'area speco- lare é limitata al disotto del prestigma. I peli del margine esterno dell'ala sono poco sviluppati. Le ali del metatorace hanno l'estre- mità piuttosto ristretta, i peli del margine posteriore lunghi '/s della loro larghezza massima. Le zampe sono piuttosto lunghe, poco robuste : le anche al- lungate, quelle anteriori e medie di grossezza quasi uguale, quelle posteriori alquanto più grosse delle altre, guarnite di pochi peli nella seconda metà. I femori sono un poco compressi ed alquanto ingrossati nel mezzo, specialmente quelli posteriori. I femori del primo paio di zampe presentano alcune setole lunghe nel loro mai'gine inferiore , mentre quelli del secondo ne hanno una sola presso r estremità distale. Le tibie aumentano poco in lunghezza dalle anteriori alle posteriori. I tarsi delle zampe anteriori sono più lunghi delle tibie ; quelli delle zampe mediane sono uguali • quelli delle zampe posteriori più corti e di lunghezza anche infe- riore a quella dei tarsi del primo e secondo paio. Nei tarsi del primo paio il primo articolo è lungo la metà del secondo, lo spe- rone tibiale é la metà del primo articolo. Il secondo paio di zampe ha uno sperone abbastanza sviluppato, lungo come il primo ar ticolo tarsale: il terzo paio ha un solo sperone, poco più corto del primo articolo tarsale, più aguzzo, ma più debole di quello del secondo paio di zampe. Nel tarso delle zampe anteriori il primo articolo é breve, gli altri sono notevolmente allungati: nelle altre paia tutti gii articoli sono allungati, subeguali. L'addome si unisce al torace mediante un peduncolo brevis- simo, ma bene distinto. Al pari del tonice, é alquanto schiacciato dall'alto in basso, e ugualmente sviluppato in lunghezza: misura in larghezza Vs de^'^ lunghezza. Ha la forma di un'ellissi troncata — 280 - verso la parte anteriore, e posteriormente termina con una pic- cola punta. Il sesto segmento è un poco più lung-o degli altii. La parte superiore del protorace e del mesotorace ha una scoltura reticolata abbastanza evidente: le maglie del reticolo sono un poco più piccole sullo scutello, ancora più piccole e meno evi- denti sul metatorace. Il capo e l'addome appariscono anch' essi reticolati se si osservano con forte ingrandimento; ma in essi il reticolo è formato da un intreccio di solchi sottilissimi. Il colorito del capo è giallo scuro grigiastro : gli occhi sono grigi, gli ocelli di color rosso corallo. Sul capo vi sono varie stri- sele e macchie brune, simmetricamente disposte. Una macchia scura si trova anche nel mezzo degli occhi composti. Le mandi- bole son giallo-brune, più scure all' estremità. Le antenne sono di un bel giallo scuro, con peli alcuni di colore biancastro, ed altri neri. Ad eccezione di una parte dello scudo e dello scutello, il colore del protorace e mesotorace è giallo verde: lo stesso co- lore si osserva in due strisele sui lati dello scudo, in corrispon- denza ai solchi parapsidali, e nelle parti dello scutello situate al- l'esterno dei due solchi mediani. Nel resto dello scudo e dello scutello il colore è testaceo scuro o giallo ruggine. Il metatorace e l'addome sono verde pallido: le zampe giallognole, però con le anche color cenerino e il pretarso scuro. La nervatura delle ali è giallo grigia; inoltre nelle ali anteriori vi sono due piccole mac- chie fulginose, sfumate, una nel punto in cui si uniscono la ner- vatura omerale e la marginale, ed un' altra in corrispondenza al lato posteriore e all' estremità della stigmatica. È caratteristica su quasi tutta la superficie del corpo la disposizione di strisele e mac- chie bruno-nere. Di tali strisele se ne trovano, sul torace, una in corrispondenza alla linea mediana longitudinale, estesa dall'estremo anteriore fino a Vs della lunghezza dello scutello, due presso i lati del protorace, altre due in corrispondenza ai solchi parapsidali e ai due solchi dello scutello ; e nel senso trasversale, una sul margine anteriore dello scudo ed un' altra in corrispondenza al solco che delimita questo posteriormente. Inoltre, le ascelle sono contornate da una striscia scura al di fuori del loro margine posteriore e del margine esterno, ed hanno una piccola macchia al- lungata nella parte superiore, diretta obliquamente; il metatorare è macchiato di scuro lungo la linea mediana del dorsello e, ti-a- sversalmente, i)oco più in basso del limite posteriore dello scu- tello e in con-ispondenza al solco che sovrasta agli spiracoli: - 281 - ed anche nel breve tratto che corrisponde alla carena. L'addome ha nella parte superiore un disegno complicato, variabile secondo gli individui, di macchie di forma irregolare: esse possono ridursi schematicamente a larghe fascie trasversali a margini ondulati, che si estendono sopra le articolazioni dei segmenti e vengono riunite da una striscia longitudinale a cominciare dal quarto seg- mento, e da due altre striscio longitudinali che si trovano ai lati di quella mediana a cominciai'e dal quinto. Queste strisele possono essere interrotte in alcuni i)unti e talora sono assai ristrette. La punta terminale dell'addome, formata dall'ottavo segmento, è ta- lora interamente nera. Anche la parte interiore del torace ha delle strisele scure che corrispondono alle suture dei pezzi chi- tinosi. L' addome inferiormente ha poche strisele sfumate. I peli che si trovano sparsi sul corpo sono neri. Lunghezza, mm. 1,57. Maschio — Si distingue dalla femmina per l'addome più breve e con le macchie scure meno sviluppate. Osservazioni — Questo insetto, trovato dal prof. Silvestri a Buvagna ((Umbria), è parassita ectofago delle larve di un lepidot- tero VOecophyllembiiis neglectiis, delle quali sono pure parassiti il Sympiesis sericeico?mis già descritto, il Closteì' cei-us formosus ed un Encyrtus dei quali seguirà la descrizione. IX. Closterocerus formosus Westw. Closterocerus formosus Westwood, Magaz. of Nat. Hist. VI 18 53, p. 420, nota. V Entedon formosus Walker, Monogr. Chalcid. I. 1839. p. 26 n. 7. Derostenus (Closterocerus) formosus Thomson, Hymen. Scandin. V. 1878 p. 270, n. 26, V cf- Femmina — La testa è più larga del torace, nel rapporto di 4:3, e più larga che lunga, nella stessa proporzione: ha il vertice ampio, gii ocelli disposti in un triangolo quasi equilatero, gli oc- chi molto grandi, che costituiscono tutta la parte laterale del capo, di forma ovale, pubescenti, col margine interno della cornea leg- germente sinuoso; le gene sono assai corte, misurando '/:j del dia- metro longitudinale degli occhi. Il clipeo è dritto. Le antenne si — 282 Fig. 38. Closterorcerus formosiis 5 (iograndito). attaccano non molto distanti dal clipeo, ma tuttavia al disopra della linea oculare, e sono alquanto compresse. I loro punti d'in- serzione distano l'uno dall'altro un poco più che dal margine an- teriore delle orbite. La fossa antennale termina superiormente quasi ad un terzo della lunghezza del capo, dove si unisce ad un solco trasversale che occupa tutta la larghezza della faccia. La forma e la lunghezza relativa degli articoli sono diffìcilmente osservabili, poiché subito dopo la morte incominciano delle deformazioni. Lo scapo non arriva all'ocello mediano, il pedicello è lungo la terza parte dello scapo : seguono un a- nello piccolissimo e due ar- ticoli che costituiscono il fu- nicolo. Il primo di questi è un poco più corto del pedicel- lo, ma più largo ; il secondo è appena più corto del primo. La clava consta di tre articoli, ha forma conica e non è più larga, presso la base, dell'articolo precedente: la sua lunghezza è uguale a quella del funicolo. Il torace è lungo poco più di una volta e mezza la sua lar- ghezza. Il pronoto è nettamente separato dal mesonoto: i solchi parapsidali sono interi, la larghezza dello scudo in corrispondenza al principio di questi solchi uguale alla lunghezza; lo scutello poco più lungo che largo, nel terzo posteriore arcuato, ma con l'estre- mità poco arrotondata. Le ascelle hanno il lato interno parallelo all'asse longitudinale del corpo. Sullo scudo vi son quattro lunghe setole disposte in due paia: sullo scutello ve ne è un altro paio poco dopo la metà della sua lunghezza. Inoltre nella linea me- diana longitudinale dello scudo e della prima metà dello scutello si osserva una leggerissima depressione. Il raetatorace presenta il dorsello piuttosto piccolo, e le due porzioni laterali all'esterno degli spiraceli situate ad un livello più basso della porzione dorsale. Gli spiraceli stanno presso il li- mite di questa porzione rilevata, e sono molto piccoli , oblunghi: però nelle porzioni laterali, nel punto dove l'insenatura che le se- para dalla porzione dorsale termina al disotto della costa che ra- senta posteriormente il dorsello, vi sono due tubercoli con un pie- — 283 - colo incavo nel mezzo, i quali hanno l'apparenza di spiracoli. La porzione dorsale del metatorace è rilevata nella parte mediana, al di dietro del dorsello, ma non è fornita di carena né altri ri- lievi lineari. Il callo ha poche setole. Nel mesotorace l'episterno e l'epimero sono bene distinti e di grandezza quasi ugale. Le ali anteriori non raggiungono l'estremità dell'addome, sono ristrette alla base, pochissimo arrotondate all'estremità, fornite di ciglia marginali assai corte. La nervatura omerale è separata dalla marginale e misura meno di '/4 della lunghezza dell'ala; è fornita di due setole rivolte in avanti e di alcune setole più piccole ri- volte all'indietro. La nervatura marginale, si estende per circa V della lunghezza dell' ala. La postmarginale non ha un ter- mine determinato; si può cal- colare come uguale ad V5 della lunghezza della margi- nale , compresa la porzione distaccata dal margine, che corrisponde al prestigma. La nervatura stigmatica è ridotta ad una clava allungata, ses- sile, lunga quando la nerva- tura postmarginale. Ad ecce- zione di una piccola area che non occupa i primi ^i\ della lunghezza dell'ala, tutto il re- sto della superfìcie di essa è fornito di peli piuttosto corti. Al nei'vo basale corrispondono alcuni pochi peli disposti in due serie. Le ali metatoraciche hanno l'estremità acuta ed il margine posteriore guarnito di peli lunghi circa '/s della larghezza massima di esse. Nel tarso delle zampe anteriori i primi tre articoli sono di lunghezza uguale e l'ultimo più lungo. Quasi tutta la superficie del corpo è fittamente e profonda- mente punteggiata: la metà inferiore della faccia e la parte in- feriore del torace sono reticolate-squamose. Nel lato ventrale del- l'addome i peli sono disposti regolarmente secondo alcune linee longitudinali parallele. Il colorito del capo e del torace è verde azzurrognolo oppure verde dorato piuttosto scuro, talvolta anche verde bronzo: la testa può essere di un verde diverso da quello del torace, e talora an- Fig. 39. A, antenna di Closterocerus formosus $, B, testa veduta di fronte , C, nervatura stigmatica e post- marginale. (Ingrandite). - -284 - che il colore della faccia è diverso da quello della fronte e del vertice. Talora i lati del protorace e le metapleiire sono azzurro- violacei. L'addome è più scuro del torace e presenta delle larghe fascie bruno-violacee in corrispondenza al margine posteriore dei segmenti, eccettuati i due ultimi : talvolta è uniformemente nero violaceo, eccetto la base che è verde. Gli ocelli sono scuri, gii occhi nella metà superiore di color rosso fragola, nella inferiore dì color viola: però negli esemplari essiccati appaiono uniformemente rosso-bruni. Le antenne sono giallo-grige negli esemplari vivi o recentemente uccisi, bruno- giallastre negli esemplari essiccati; lo scapo è per solito più scuro. La base delle ali è di colore ruggine, la nervatura bruna. Le te- gole sono giallo scure. Inoltre, nelle ali anteriori, al disotto del pterostigma, si trova una macchia assai pallida, a contorno sfu- mato, che si estende trasversalmente fino in prossimità del mar- gine posteriore. Le anche presentano il color verde del corpo: il resto delle zampe è in gran parte grigiastro, talora però giallo scuro testaceo; i femori sono colorati più o meno intensamente in bruno, eccetto che alle estremità, e così pure le tibie nel primo terzo o nella prima metà della loro lunghezza; il pretarso è scuro. Lunghezza, mm, 1-1,3 Maschio — E un poco più piccolo della femmina ed ha l'ad- dome dì lunghezza uguale a quella del torace o poco maggiore. Lunghezza mm. 0,87. Distribuzione — Isole Britanniche, Svezia. Osservazioni — Parecchi esemplari di questa specie furono ottenuti da un lepidottero, V Aecophi/llenibius neglectus, prove- niente da Bevagna. XII. Dinarmus robustus sp. n. Femmina — La testa è larga quanto il toj-ace, più larga che lunga nella pi'oporzione dì 100:75: veduta anteriormente presenta il vertice uniformemente convesso, la fronte e la faccia molto lar- ghe, con una depressione comune alle due antenne poco marcata, gii occhi non sporgenti, glabri, le gene incurvate, un poco più corte del diametro longitudinale degli occhi; il perìstomio ampio, orlato - 285 — verso ì lati, la parte mediana del margine esterno del clipeo leg- germente concava. In luogo del solco delle gene vi è un leggero infossamento. Tutta la superficie anteriore del capo, eccettuata la depressione che corrisponde alle antenne, è uniforme, leggermente convessa. Gli ocelli sono disposti in un angolo molto ottuso. Os- servando di profilo, la testa ha forma ellittica ed è molto spessa: il vertice è ristretto in modo che l'ocello anteriore si trova con la base disposta quasi perpendicolarmente. Le antenne s' inseri- scono alla metà della lunghezza della faccia , vicinissime 1' una all'altra : hanno lo scapo assottigliato, cilindrico, che supera al quanto l'ocello anteriore, lungo quanto i primi tre articoli del fu- nìcolo ; il pedicello lungo '/^ dello scapo; i tre anelli sono a un dipresso di uguale lunghezza , ma ci'escouo dal primo al terzo un poco in larghezza: presi insieme non raggiungono l'estensione Fig. 40. Dinamiti s robiishix (insrandito). Fig. 41. Testa del Biìiarmiif! i-obìistus veduta di fronte (ingrandita). del pedicello e la metà di quella del primo articolo del funicolo. In quest'ultimo la lunghezza supera di Va la larghezza: i due ar- ticoli successivi sono alquanto più corti, gli ultimi due poco più larghi: tutti presentano lo stesso diametro, come pure la clava la quale è alquanto più corta dei due articoli che la precedono. I numerosi sensilli lineari sono corti, allineati piuttosto irregolar- mente in quattro o tre serie trasversali negli articoli del funicolo e in due od una in quelli della clava. La mandibola destra ha tre denti, ai quali segue internamente uno spazio piano che cor- risponde ad un grosso dente troncato: la sinistra è similmente con- formata ma presenta due soli denti acuti. — 286 - Il torace è robusto e misura in larghezza ^/^ della lunghezza. Ha il collare assai ristretto, le scapole non distinte, con due leg- gerissime depressioni in luogo dei solchi parapsidali. Lo scutello è piuttosto largo alla base, un poco più lungo dello scudo, col fre- niim incompletamente separato. Il metatorace è assai breve, di- sposto obliquamente, in modo che riesce appena visibile osser- vando l'animale di piano. Dietro al dorsello si trova una costa trasversale dalla quale derivano verso la parte posteriore alcuni rilievi lineari in numero di dieci o dodici diretti longitudinalmente^ che determinano degli alveoli quadrangolari aperti nel lato po- steriore e tanto più larghi quanto più discosti dalla linea mediana. A questa linea non corrisponde una carena, ma un piccolo solco compreso fra i due rilievi che delimitano verso V interno i due alveoli mediani e che si prolungano incurvandosi all' indietro e all'infuori, in modo da limitare un' area triangolare La base di questa ha un orlo sottile, liscio, leggermente arcuato. Dopo i due alveoli esterni si trova una depressione circolare in ciascun lato: più oltre vi è un solco che traversa obliquamente il metatorace: in esso si apre lo spiracolo, abbastanza grande, reniforme. Ai lati del dorsello e al disopra della costa che lo rasenta posteriormente, si osserva una fascia a superficie levigata: al disopra di essa vi è una serie di piccole depressioni di forma poco regolare, che danno 1' apparenza di un' altra serie di alveoli. Il callo è fornito di molti peli. Il presterno è poco sviluppato, il mesosterno piut- tosto lungo, l'epimero e l'episterno bene distinti. Le ali anteriori, ripiegate sul dorso, non raggiungono l'apice dell'addome : la loro cellula costale è piuttosto larga, la nervatura marginale non raggiunge il doppio della lunghezza della stigma- tica : questa è assottigliata e termina con una clava ovale : la ner- vatura postmarginale supera di circa '/^ 1^ lunghezza della stig matica. I peli che rivestono la superficie incominciano al disotto del principio del nervo marginale : mancano in corrispondenza al nervo basale come pure sul bordo esterno dell'ala. Nel secondo paio di ali gli uncinetti si trovano a Yg della lunghezza del lato anteriore: il lato posteriore ha una profonda insenatura presso la base dell'ala: la maggiore larghezza corrisponde al primo terzo della lunghezza : il lato posteriore è guarnito di peli brevi. Le zampe sono torti. Quelle del terzo paio hanno le anche piriformi, piuttosto ingrossate, i femori pure notevolmente ingros- sati, le tibie leggermente compresse, munite di due speroni, uno — -287 — dei quali misura la metà della lunghezza del primo articolo tar- sale, mentre l'altro misura -/.^ di quella dello sperone più grande. Nelle tre paia di zampe i primi quattro articoli dei tarsi diminui- scono gradatamente di lunghezza ed il quarto è tanto largo che lungo, ma l'ultimo misura circa 7^ della lunghezza del primo non comprendendovi il pretarso. L'addome è lungo quanto la testa e il torace presi insieme, poco più, ed è largo quanto il torace o di larghezza appena su- periore, di forma ovata; ma termina in una punta acuta formata dai due ultimi segmenti. Il margine distale del terzo segmento è leg- germente intaccato nel mezzo. La testa e il torace presentano un aspetto punteggiato ed hanno una minuta scultura a reticolo. Sullo scutello le maglie del reti- colo divengono un poco più piccole verso il mezzo, in corrispon- denza alla linea che rappresenta il limite anteriore del frenimi'. questo però è appena distinto per la scultura a maglie grandi come quelle della maggior parte dello scutello. Nel metatorace il dorsello è reticolato, la porzione compresa fra la costa che ra- senta il dorsello e i due solchi laterali è leggermente rugosa, il callo punteggiato. La testa e il torace sono di color grigio scuro verdastro, ec- cetto il metatorace che è verde: in qualche punto vi è un riflesso dorato, cosi ad es. nel tratto in cui dovrebbe trovarsi il solco di divisione del frenum dal resto dello scutello. L' addome è color di rame scuro. Gli occhi sono rosso bruni, le antenne giallo brune, meno scure alla base dello scapo, nel pedicello e all' apice della clava. La nervatura delle ali è giallo-bruna. I femori e gran parte delle tibie sono bruno verdastri, i ginocchi color giallo ruggine; la seconda metà della tibia anteriore e il tarso testacei scuri; l'ul- timo terzo delle tibie medie e posteriori e i rispettivi tarsi gial- lognoli, eccetto l'ultimo articolo tarsale che è di colore testaceo. Il pretarso in tutte le zampe è bruno. Lunghezza, mm. 4-4,7. Maschio — Si distingue per le antenne fornite di due soli anelli e con sei articoli al funicolo, e per l'addome non terminato a punta acuta, lungo quanto il torace e meno largo di esso. Negli esem- plari essiccati l'addome diviene talora notevolmente più corto del torace e apparisce tanto largo che lungo. Lunghezza, mm. 4, — 288 — Osservazioni -^ In questa specie è un carattere notevole l'aspetto robusto, dovuto alla larghezza del torace e dell'addome. Se si eccettua la mancanza di carena nel metatorace , il minore sviluppo che presenta questo in lunghezza e 1' estensione dei l'i- lievi che derivano dalla costa trasversale che rasenta il dorsello, i quali determinano altrettanti alveoli quadrangolari, questo Di- narnins somiglia quasi in tutti i caratteri al Dinarmus dacicida. La colorazione è quasi identica a quella di una sottospecie del Dinarmus dacicida, che sarà descritta nel secondo volume di que- sto Bollettino in una nota sui parassiti della mosca dell' olivo: sol- tanto, r addome non presenta fascie trasvei'sali porporine, ma è di colore rame uniforme. Di questo parassita si sono ottenuti alcuni esemplari da galle di Cynips coriaria Hart, provenienti da Bevagna (Umbria). XIII. Homalotylus flaminius (Daini.) Encyrtus flaminius Dalman, Svensk. Vet.-Acad. Handl. XLI, 1820 p. 34Ü n. 28. cf. Nobrimus flaminius Thomson, Hymen, Scand. IV. P. 1. 1875 p. 1H8 n. 1, ? .^. Homalotylus flaminius Mayr, Verh. zool. bot. Ges. Wien XXV, 1875 p. 753 n. 1, 9. Femmina — Ha il capo mediocre, di forma quasi emisferica, un poco più ristretto del torace, alquanto più lungo che largo, con gli occhi grandi, glabri, le orbite divergenti verso la parte infe- riore della faccia, leggermente incavate nel lato posteriore; la fronte assai ristretta, gli ocelli disposti a formare un angolo molto acuto. Le antenne, lunghe poco più di Yg del corpo, si in- seriscono a poca distanza dal clipeo, hanno la ridicola allungata e presentano lo scapo sottile, appena compresso, guarnito di molti peli corti: il pedicello è più di due volte più lungo che largo: il primo articolo del funicolo non raggiunge in lunghezza il doppio della sua larghezza, gli articoli successivi diminuiscono quasi in- sensibilmente di larghezza, l'ultimo essendo tanto largo che lungo o poco più lungo che largo. La clava è alquanto più corta degli ultimi tre articoli del funicolo: negli esemplari disseccati, a causa — 28<) — dell'infossamento della parete chìtinosa lungo il lato superiore, as- sume la forma di un cono obliquo, molto acuto. Tanto il funicolo come la clava son vestiti di numerosi peli corti. Il torace è debole: ha lo scudo lungo \l.^ della propi-ia lar- ghezza, le tegole relativamente assai grandi : le ascelle comba- Fig. 42. Homalotylvs fiaìmnÌKx 9 (ingrandito). Fig. 43. Antenna di Homalotyhis flaminius 9 (ingrandita). cianti lungo la linea mediana per un breve tratto; lo scutello poco più lungo che largo, terminato ad angolo acuto, con V apice ap- pena smussato. La lunghezza delle ali anteriori è uguale a quella del torace e dell'addome presi insieme. La nervatura marginale è assai breve, la stigmatica piuttosto lunga, dilatata all'estremità ma senza clava distinta, la postmarginale lunga quasi la metà della stigmatica. Nelle ali posteriori la nervatura costale è ingrossata presso la base; la cellula costale si estende fino alla metà della nervatura mar- ginale; l'estremità dell'ala è poco arrotondata. Il secondo paio di zampe è notevolmente più sviluppato delle altre due paia ed è munito di uno sperone molto grande: anche il tarso è più ingrossato ed un poco più lungo che nelle altre zampe. In tutti i tarsi gli articoli sono più lunghi che larghi : notevol- mente lungo è il primo articolo del secondo e terzo paio. Nel fe- more delle zampe posteriori, e talora anche nelle tibie, si osserva nel lato inferiore un solco diretto longitudinalmente. L'addome, di forma quasi rotonda, misura appena Vj della lunghezza del torace, rispetto al quale è un poco più ristretto : — 290 - ha il secondo segmento piuttosto grande, i segmenti dal 3" al 7" brevi, l'ottavo pure breve, trasversale. Il vertice è zigrinato. Lo scudo presenta solo dei piccolissimi incavi puntiformi in cui si attaccano le setole, ed ha lucentezza quasi metallica; le ascelle e lo scutello sono minutamente zigri- nati, lo scutello, inoltre, é fornito di pochi peli sparsi, brevi, estre- mamente sottili. I lati del metatorace presentano un fitto rivesti- mento di peli argentei; l'addome ha una scultura reticolato-squa- mosa minutissima. Questa specie presenta notevoli variazioni nella distribuzione del colore. Il colorito generale è bruno nero : la clava è bianca, e talora anche il sesto articolo del funicolo è bianco; la testa e lo scudo sono verde scuri o verde bronzo; il torace talora ocra- ceo presso l'inserzione delle ali, con le pleure ocracee, talvolta nero-azzurrognole nella parte posteriore, le tegole talora bianca- stre ; l'addome è nero o nero violaceo. Le zampe anteriori sono brune o giallo brune; quelle medie e posteriori hanno per lo più i tarsi bianchi, o testacei, oppure neri, però l'ultimo, i due o i tre ultimi articoli sempre di colore scuro: lo sperone delle zampe me- die è bianco oppure bruno. Le ali hanno la nervatura grigia, nelle ali posteriori più scura presso il punto di attacco, nelle an- teriori in corrispondenza delle macchie brune: queste non sono molto intense, e se ne trova una piccola, alla base dell'ala, una in corrispondenza alla nervatura stigmatica, che occupa quasi tutta la larghezza dell'ala stessa, un'altra pure piccola, assai sfu- mata, al disotto della nervatura stigmatica, ma in corrispondenza al margine posteriore. La macchia più grande è attraversata da una fascia chiara, dritta, disposta obliquamente dall'alto in basso e dall'esterno all'interno: essa ha principio dal nervo stigmatico. Lunghezza, mm. 1,7-2. . Distribuzione — Svezia, G-ermania. Osservazioni — Questa specie è stata riscontrata come pa- rassita dell' Exochonms quadripustidatus. Provenienza: Catanzaro. Secondo il Mayr sarebbe parassita delle larve di Coccinella. Wal- ker dice di averla ottenuta dalla crisalide di Galleruca calnia- riensis. — 291 — XIV. Specie del gene i' e Chiloneurus Westw. 1. — Chiloneurus formosus (Boli.) Encyrtus formosus Boheman, Svensk, Vet.-Akad. Handl. IX. 1852 p. 183. Chiloneurus formosus Thomson, Hj'inen. Scand. IV. P. 1. 1875 p. 149 n. 1, o ^. > » Mayr, Verh. zool. bot. Ges. Wien XXV. 1875 p. 745, 746 & 747 n. 4, $ cf- Femmina — La testa è meno larga del torace, col vertice molto ristretto, la fronte pure ristretta, le antenne inserite vici- nissime alla bocca, discoste notevolmente l'una dall'altra. Gli ocelli formano un angolo acuto, essendo i due posteriori distanti per un tratto uguale al loro diametro o al più uguale al doppio di esso. Le antenne hanno lo scapo alquanto compresso, col lato superiore dritto, quello inferiore piegato a formare un angolo ottuso, cosic- ché quando si osserva l'antenna di profilo, la larghezza che pre- senta lo scapo verso il mezzo è uguale ad V3 della lunghezza. Il pedicello è di forma conica allungata e misura poco più di 7:5 dello scapo. Gli articoli del funicolo crescono gradatamente in grossezza. Il primo è poco più lungo della metà del pedicello, poco più lungo che largo: i due successivi sono di larghezza uguale alla lunghezza: l'ultimo una volta e mezza più largo che lungo. La clava è più larga dell'artìcolo precedente, un poco più lunga degli ultimi quattro articoli del funicolo, con le articolazioni oblique. Il torace è due volte più lungo che largo. Come in tutte le specie del genere nella parte posteriore dello scudo i peli sono molto fitti e formano una fascia quasi semicircolare, a riflesso ar- genteo: inoltre presso l'apice dello scutello vi è un gruppo di se- tole rigide, molto ispessite e poste l'una vicina all'altra in modo da formare una sporgenza conica , diretta obliquamente rispetto al piano dello scutello. Le ali anteriori, ripiegate sul dorso, arrivano all'apice della terebra. La loro cellula costale si estende quasi per la metà della lunghezza del lato anteriore ed è dilatata al disopra del prestigma: — 292 - questo è lungo quanto la nervatura marginale , più largo nella prima metà: la nervatura marginale e la sottocostale si trovano all'incirca sulla stessa linea retta. Inoltre la marginale è lunga almeno il doppio della stigmatica, e questa più lunga della post- Fig. 44. Chiloneums formostis 9 (iiif-randito). Fig. 4 5. Antenna di Chilonntirus formostis $ (ingrandita). marginale. I peli del bordo esterno sono corti. Le ali metatora- ciche sono ristrette, col lato posteriore uniformemente incurvato, la maggiore ampiezza situata poco dopo la metà della lunghezza; il tratto fra la nervatura costale e la marginale brevissimo, la cel- lula costale molto assottigliata, ma estesa fino agli uncinetti, i quali si trovano dopo ^/,, della lunghezza dell'ala. I peli marginali son poco sviluppati. L'addome ha la stessa lunghezza e larghezza del torace ed è di forma ovato-allungata ; il secondo segmento è lungo quanto il 3'^ e il 4 presi insieme. La terebra sporge circa /^ della lun- ghezza totale. Il colorito prevalente sul capo e sul torace è il giallo ruggi- ne. Gli occhi e gli ocelli sono bruni. Il vertice ha un riflesso vio- laceo, le gene un riflesso verde. Lo scapo è giallo scuro o giallo ruggine, il pedicello e i due primi ai'ticoli del funicolo sono giallo- grigi, il terzo articolo è bianco, talora con una sfumatura giallo- grigiastra alla base, il quarto e quinto a' ticolo pure bianchi, men- -20:} tre il sesto e la clava son bruno-neri. Sulla clava i sensilli spic- cano come lineette bianche. I lati del protorace, nella parte po- steriore sono nerastri; la parte posteriore dello scudo vestita di peli argentei ha un colore nero azzurrognolo. Le ali anteriori sono incolore nel primo terzo, eccetto una piccola macchia bruna, assai sbiadita, alla base, ed una al principio del prestigma : il resto dell'ala è scuro, con una fascia incolora, ristretta, disposta obli- quamente sotto la nervatura marginale, una piccola area incolora in corrispondenza della nervatura stigmatica e postmarginale, un'altra al disotto di questa, presso il bordo posteriore, ed una terza all'apice dell'ala. Il metatorace è giallo bruno. Le pleure presentano un riflesso violaceo. L'addome è brunastro, con riflessi verdi e violacei. Le zampe sono di colore testaceo, però con le anche e i trocanteri di colore molto più chiaro; i tarsi sono scuri all'apice, ed anche le zampe posteriori hanno per lo più il fe- more e le tibie scuri. Lunghezza, mm. 2-2,6. Maschio — Ha le antenne lunghe, sottili, con lo scapo breve, molto compresso, col lato inferiore assai incurvato, cosicché la sua larghezza verso il mezzo risulta uguale alla metà della lunghezza. Il pedicello è poco più largo che lungo ; il primo articolo del funicolo è di forma subcilindrica, lungo quanto lo scapo, cir- ca 3 Va volte più lungo che largo ; gli articoli successivi sono un poco più corti, ristretti alle estremità ed alquanto l'istretti pure nella parte mediana. Ciascun articolo del funicolo è fornito di due verticilli di peli, lunghi quanto l'articolo stesso , posti uno vicino alla base ed uno vi- cino all'apice. La clava non raggiunge il dop- pio della lunghezza dell'articolo che la precede, del quale non supera sensibilmente la gros sezza; ha la forma di una ghianda allungata, ed è fornita di peli brevi. Gli ocelli son disposti ad angolo ottuso. Fig. 46. Antenna di Chiìoiìcu rìis formoxìis m. ischio (ingrandita). La fascia di peli argentei della parte 'po- steriore dello scudo è meno distinta che nella femmina. Lo scu- tello è convesso nel senso trasversale ed è sfornito del gruppo di setole rigide all'apice, nel quale vi sono alcune setole sparse , 20 ^ 204 - brevi, abbastanza forti. La nervatura marginale è poco più lunga della stigmatica e questa non più lunga della postniarginale. Il colorito generale è verde bronzo ; il capo è verde con sfumature azzurrognole, gli occhi sono bruni, le antenne giallo-bru- ne; la parte posteriore dello scudo talora nero-violacea, lo scutello nerastro; le pleure sono in parte a riflesso violaceo, le ali inco- lore, il primo paio di zampe giallo scui'o, il secondo giallognolo, con la prima metà delle tibie e l'apice del tarso scuri , 1' ultimo paio con la stessa colorazione del secondo, ma con i femori pure scuri. Lunghezza, mm. 1-1,2. Diürihuzione — Svezia, Germania, Austria. Osserraz-wni — Questo parassita, secondo le descrizioni del Thomson , sembra dovei-si rifei'ire , piuttosto che alla specie Ch. formosffs (Boh.) , al Ch. clariger del detto autore, caratterizzato principalmente dcillo scapo più compresso e dal colore giallo della parte anteriore dello scudo. Le notizie che dà il Thomson riguardo a questa specie sono troppo scarse per identificarla, inoltre si potrebbe mettere anche in dubbio che il Ch. ckw/ger sia una buona specie, giacché se- condo il Mayr il Ch. forr/tostts può avere la parte anteriore dello scudo di colore scuro oppure gialla, e la maggiore dilatazione dello scapo non è per se sola un carattere importante. Quindi , poiché gli esemplari che ho descritti concordano sufficientemente con i caratteri del Ch. formos/rs quali sono indicati dal Mayr, li l'i tengo come appartenenti a tale specie. Essi sono stati ottenuti dalla J^hilippia oleae proveniente da Catanzaro. Il Mayr indica come ospite il Lecaniurn phaìaridis, e il Thomson il Coccus corijli. 2. — Chiloneurus quercus Mayr. Chiloneurus quercus Mayr, Verh. zool. hot. Gos. Wien XXV, 1875 p. 744 & 746 n. 2, 9. Femmina — Questa specie somiglia in molti caratteri alla precedente ma se ne distingue per alcune particolarità della co- lorazione e sopratutto per la forma delle antenne. Queste sono molto grandi, quasi tre volte più lunghe della testa, ma assotti- gliate: lo scapo è poco più largo verso il mezzo che alle estre- - 295 mità ; g'ii articoli del funicolo sono di lunghezza uguale: il primo è appena più corto del pedicello, circa tre volte più lungo che largo, gli articoli successivi crescono gradatamente ma quasi in- sensibilmente di grossezza. La clava è lunga quanto i tre ultimi articoli del funicolo e poco più larga di essi. I peli a riflesso argenteo rivestono quasi tutta la parte del mesonoto al dinnanzi delle ascelle. La fronte e il vertice sono punteggiati. II colorito generale della testa e del torace ò giallo ocraceo. La testa presenta una sfumatura violacea ai lati, subito al disotto degli occhi, la fronte e il vertice color azzurro viola, gii ocelli e gli occhi bruno neri. Le an- tenne hanno lo scapo giallo grigio, il pedicello biancastro, con una fascia longitudinale bruno nera nel lato superiore, la quale però non rag- giunge il margine distale; gli articoli del funi- colo sono bianchi, la clava bruno nera. La parte anteriore dello scudo è di un bel color verde, il resto color viola. Le pleure hanno un rifìesso rossastro. L' addome è bruno con riflessi ver- dastri o rosso rame, alla base nero violaceo. Le zampe anteriori presentano le anche e la prima metà dei femori biancastre, la seconda metà dei femori bianco grigiastra, le tibie grige, i tarsi color testaceo chiaro con l'estremità bruna. Le zampe medie hanno l'estremità del femore e la base della, tibia a- dombrati, il tarso apparentemente biancastro per i peli bianchi che lo rivestono. Le zampe posteriori sono c^olorate come le zampe medie, però hanno il tarso con pochi peli bianchi e con V apice scuro. Le ali sono incolore nella prima metà e in coi'risi)ondenza al margine esterno, nel resto affumicate. Lunghezza, mm. 1, 4. Distribuzione — Europa: Austria inferiore. Osservazioni — Questa specie è descritta da un solo esem- plare, essiccato, che fu raccolto su un albero di fico a Catan- zaro. Il maschio di questo parassita non è ancora conosciuto. Fig. 47. Antenna di Chiloneu- rìis qiicrrtix 9 (ingran- dita). F. SILVESTRI Descrizione di nn novo genere d'insetti apterigoti rappresentante di un novo ordine Negli annali del Musco civico di storia naturale di Genova (Ser. 3% I, p. 1) a proposito di un novo genere di Diplopodi trovato in Liguria, io dovetti ricordare il grande amore e la particolare attitudine, con cui il signor Agostino Dodero si è dedicato alle ricerche di quei minuscoli esseri, atomi viventi come egli suol chiamarli , che vivono nascosti sotto sassi molto infossati o nel terriccio a profondità più o meno grande. Egli compie le sue ricer- che specialmente per trovare microcoleotteri, di cui è profondo conoscitore, ma non trascura di raccogliere anche qualsiasi altro artropode può capitargli, per offrirlo in dono al Museo civico di storia naturate, che sempre accoglie col massimo piacere ciò, che è destinato ad arricchire la collezione della fauna ligure. Degli artropodi raccolti nel corrente anno dal signor Dodero io ho avuto da lui stesso in esame alcuni esemplari di una spe- cie di piccolo insetto, che dopo minuto esame credo di poter ri- ferire ad un genere novo , appartenente agli Apterigoti e rap- presentante tra questi un novo ordine. Porgo pubblicamente le più sentite grazie al signor Dodero e alla Direzione del Museo civico di Genova per aver mandato a me in studio sì curioso ed interessante insetto, che qui appresso descrivo. Insecta Apterygota Ordo Protura nov. Inceda aptcriigota antennis cori^que destiti ta, apparatu orali i^ugente, entognaflio instructa et nbdonn'ne segmenti^ ìtn- decim et segmento anali {laivina supraanali et lamina sabanali _ 207 — jnsfrtfcfo) constituto et in segnientis 1-3 sti/lis aucto. Apertura genifd/is irn'pai-, pone iirostcrniuu imdechn/nn sita, et appen- dice genitali longiore prott-aJtenda in mare accta. Ovaria duo, siniplicia, jmnoistica. Fcim. Acerentomidae Nov. Caput 2Ki)-vHiJt, pg/'i fanne, cli/peo haud nianifesto , labro medio in rostraut attenuatuni, reliquas partes orales ohtegens, prodacto. Mandihulae longae, attenaatae, maxima pro parte sti- liformes. Maxillae lobo interno elongato, attenuato, parte di- stali stilifonni, lobo exteì'no palpigerain longum gerente et palpwn 4-arti('(flatuin. Labimn a basi bipartitum, partibus contiguis, sublriangularibus, antice valde attenuatis, palpo 3-articulato. Prothorax quam mesothorax valde brevio): Pedes omnes tarso uniarticulato, pi-imi paris quam celeri loìiglores, antrorsum et deorsnm directi, ungne niajoì-e instì-ucti. Abdomen in mare appendice, in ejusdem parte posteriore re- tracta et per aperturam pone wostei-num undechnum protrahen da, longa, basi impari et apice bifida forcipifoj-mi constitnta au- ctum, in femina appendice genitali b?^evi nec noti in segmentis 1-3 maris et foeminae stills et in parte laterali tergiti 8' lamina pedinata instructum. Gen. Acereutomon nov. Characteres generis in iisdem familiae comprehensi snnt. Acerentomon Doderoi sp. n. (Fig. 1.) Perparvum, ferrugineum, corpore elongato, supi-a parnm convexum, subtus subplantim. Caput quam thorax minus latum, antice attenuatum, pgri forme. Oculi nulli. Ocelli (?) duo. Long. Corp. mm. L2S7, tat. mm. 0, 229. Habitat in humo infossum. Patria. Genova (Villetta Dinei?ro), Castelnnovo Garfagnana, Montalle.^TO (Rapallo) (A. Dodcro); Masone (Apenn. Ligure) (R. Gestro); Cogoleto (Frat. Solari). - 298 DESCRIZIONE MINUTA BELh' ACERENTOMON DODEROI Corpo. Il corpo deìV Acerentomon (Fig. 1) è allungato, com- preso il rostro è quasi sei volte più lungo che largo , anterior- mente, dal protorace all' estre- mità del labbro , è molto assotti- gliato, posteriormente comincia a restringersi un poco dal 7" segmento addominale. Al dorso è alquanto convesso, al ventre è pianeggiante. Il dermascheletro è molto robusto per le dimensioni del- l' insetto , è liscio e fornito di setole come in seguito si dirà. Capo. Il capo (Fig. 1-2) è molto piccolo essendo circa un settimo della lunghezza totale del corpo e la metà meno largo della massima larghezza del cor pò stesso. Esso è ortognato es- sendo di poco inclinato in basso. È piriforme colla massima lar- ghezza corrispondente alla par- te posteriore di esso. L'epicranio non presenta su- tura di sorta ed ha anterior- mente una depressione che di- stingue il labbro superiore dal resto. I suoi lati si ripiegano ven- tralmente fino a toccarsi sulla linea mediana ventrale lasciando una larga apertura posteriore, che viene chiusa dalla gola in forma di lamina che dal mar- gine anteriore del prostei-no giun- ge all' innanzi fin verso la metà dell'epicranio ed un' apertura anteriore occupata dall' apparato boccale. Fig. 1. Acerentomon Docleroi maschio: A dal dorso, B dal ventre : S^-S^ stili (esemplari trattati con potassa, coll'appendiee genitale estroflessa e molto ingranditi). 299 — Fig. 2 Capo: A labbro superiore, D palpo mascellare, H fronte, O ocello. Il capo manca affatto di occhi e di antenne, è provvisto sol- tanto di due organi di senso, che per la loro forma esterna chia- mo ocelli, ma che per la loro struttura e funzione possono essere dagli ocelli laterali degli insetti molto diversi e forse omologhi all' organo di Tömösvary, che si trova in molti Miiia- podi. Tali ocelli (Fig. 2-3, 4 Oj, che sono, ripeto, due, uno destro ed uno sinistro, sono piccolissimi misurando [i 14 in lar- ghezza per 11 in lunghezza e sono si- tuati nella parte sublaterale della fronte dietro il quinto della lunghezza totale del capo considerata dal margine ante- riore della fronte stessa. Visti dalla parte dorsale del capo, quando questo è prono (Fig. 3 .4) sembrano di contorno ova- le formato da un cercine pochissimo e- levato, in senso trasversale alquanto esteso al lato interno e assai poco in quello esterno. In mezzo a tale cercine esiste un'area leggerissi- mamente lenticolare e di colore più chiaro del dermascheletro dell'epicranio. Visti invece di fianco (Fig\ 3 B) appaiono più o meno rotondeggianti col diametro trasversale poco più lungo del lon gitudinale o a questo quasi uguale e divisi in due metà quasi uguali da una linea lon- gitudinale. Dietro questa linea si nota un bre- vissimo ispessimento chitinoso posteriormen- te biforcato. La fronte (Fig. 2) è provvista tra gli ocelli e il suo margine anteriore di sei lunghe setole submediane , delle quali due sul margine an- tei'iore, due poco dietro le nominate e due poco innanzi la linea che unirebbe il margine anteriore degli ocelli , nonché di un' altra setola breve a lato esterno delle quattro setole ante- riori e di 2-3 brevissirne laterali. Il resto del capo dietro gli oc- chi è fornito di altre sei lunghe setole e di quattro setole corte come si vede nella figura 2. Nella parte inferiore la capsula cefalica è fornita di cinque seto- le brevi per lato oltre a 2-3 cortissime e grossette al margine laterale, A B Fig. 3 Ocelli: A visti col capo prono, lì visti (li fianco (molto in- }j:randiti). Appcu-at'o boccale L'apparato boccale (Fig. 2,4-8) è ento- gnato, succhiatore ed è formato da un labbro superiore allungato in guisa di rostro , dalle niiindibole stiliformi , mascelle con lobo interno stiliforme, palpigero e palpo di 4 articoli, labbro inferio- a Fig. 4 '- Piirtc anteriore del capo vista dal dorso (ci) e di fianco (ö): A labbro superiore, B inaiidibole D palpo inascellare, E labbro interiore, F palpo labiale, O ocello (molto ingrandita). re con ciascuna metà allungata stiliforme anteriormente e palpo di tre articoli. Il labbro superiore (Fig. 2, 4, 7 .4) è separato dalla fronte per mezzo di una depressione ben distinta; nella parte mediana si prolunga in avanti sotto forma di un rostro triangolare, con base stretta e corpo molto assottigliato, lungo negli individui adulti ri 49. Lateralmente alla parte mediana è breve, col margine ar- cuato e di mano in mano che si avanza nella parte inferiore del capo va diminuendo in lunghezza fino a diventare nullo. Esso è fornito sul margine laterale della parte mediana di una lunga setola, che sorpassa per lo più 1' apice del labbro stesso, e late- ralmente di due setole brevi. La parte inferioi'e del labbro fog- giata a rostro è leggermente concava per ricevere V estremità delle mandibole e delle mascelle. Le maìidibole (Fig. 5 .4) sono stiliformi avendo circa la metà prossimale in forma di rettangolo molto allungato, il resto assai assottigliato e terminato in punta. Sono inserite colla loro base - 301 - \! Fig. 5. A li A iiiandibola, Ji lobo interno mascellare (mol- to ingrandito). (Fig. 8 B) nella parte sublaterale superiore della cavità cefalica quasi a livello della base delle mascelle. Le mascelle (Fig. 5 5 e 6) hanno il lobo interno in forma di triangolo molto allungato , colla parte distale stiliforme, avente la base sul pezzo trasversale posteriore, che si appoggia in- ternamente al ramo posteriore del tentorio. Il lobo esterno porta un palpo formato di un pezzo basale o palpigero che col suo mar- gine anteriore giunge fino alla base del rostro, e di quattro articoli, che vanno assottigliandosi gradatamente dal primo all'ultimo e distesi al- l'innanzi sono poco più corti o più lunghi del labbro superiore. Di questi quattro articoli il primo è il più grosso, è alquanto più corto del secondo ed è fornito di due setole, una lunga ed un corta sul lato esterno; il secondo articolo è il più lungo ed è pure formato di due setole, il terzo è il doppio o poco più del doppio più corto del secondo ed ha una setola sul margine antei'iore esterno; l'ultimo articolo è più lungo del penultimo e termina con quattro brevi appendici setiformi. Il labbro inferiore (Fig. 4,6 - 7 E) è fin dalla base nettamente distinto in due metà da un solco mediano. Ciascuna parte ha la forma di una lamina triangolare col margine interno subretto e l'esterno nella metà pros- simale alquanto convesso. Non presenta di- stinti lobo interno ed esterno essendo cia- scuna prolungata in forma di stile sotto il labbro superiore, di cui è alquanto più corta. Il labbro inferiore è provvisto su ciascun lato di tre setole delle quali una abbastanza lunga un poco dietro e lateralmente al palpo labiale, una breve innanzi allo stesso palpo e una lunga , che col suo apice raggiunge quasi l'apice del labbro superiore, avente la base poco innanzi a quella bi'eve. Nella parte submediana inferiore del labbro sorge il palpo labiale (Fig. 4, 6-7 F) il quale é formato di tre articoli, che si Fig. 6. Mascella e labbro int'erio- r visti (li tìanco : C lobo interno mascellare, li palpo mascellare, A' labbro infe- riore, i^ palpo labiale (mol- to ingranditi) 302 assottigliano gradatamente dalla base all'apice e che rivolti ante- riormente giungono un poco dietro il livello del margine anteriore del primo articolo del palpo mascellare. Il primo articolo è un poco più corto del secondo ed è provvisto di una setola al margine inferiore, di un'altra a quello superiore e presso di questo di un'ap- pendice in forma di bastoncello subconico, che col suo apice rag- giunge quasi quello dell'ultimo articolo dello stesso palpo. Il se- condo articolo è lungo quasi come il terzo. Questo termina con quattro brevi appendici setiformi come il palpo mascellare. Fig. 7. Capo visto dal ventre : A labbro superiore, JJ palpo mascellare, £■ labbro inferiore, F palpo labiale (molto ingrandito). Fig. 8. Capo visto dal dorso e mo- strante lo scheletro interno: A labbro superiore, B mandibole, C lobo mascellare interno, D palpo mascellare , H ispessi- mento chitinoso trasversale, / processo trasversale e L pro- cesso obliquo della base delle mascelle (molto ingrandito). Tentorio. Questo (Fig. 8 T-T*) è formato da due rami i quali anteriormente si biforcano per attaccarsi al margine interno della fronte, innanzi alla loro parte mediana per un tratto abbastanza lungo diventano contigui, poi divergono fra di loro nuovamente fino al punto, su cui si attacca il processo trasversale (I) e obbli- quo (L) dell'armatura di sostegno delle mascelle, ed infine decor- rono per un certo tratto paralleli ripiegandosi ciascuno ad angolo retto verso l'interno all'estremità, che viene a trovarsi sopra la gola. Gola. Ha la forma di una lamina (Fig. 1 B) subrettangolare, circa un terzo più lunga che larga, la quale si estende tra il — 303 prosterno ed il capo compresa lateralmente tra le anche del 1" paio di zampe. È fornita di poche setole cortissime. Torace 11 torace (Fig. 1) è composto dei tre segmenti di esso caratte- ristici fra di loro ben distinti, porta tre paia di zampe e manca affatto di ali. Esso è poco più del doppio più lungo del capo e poco più del doppio più corto dell' addome. lì protorace è il segmento più corto del torace essendo uguale in lunghezza a circa la quarta parte del mesotorace. Il pronoto è uno scudo intero trapezoideo trasversale, fornito di quattro setole: due subraedìane lunghe e due sublaterali brevi. Il prosterno è pure breve e trasversale, un poco sinuato anterior- mente e fornito di quattro setole laterali: due anteriori brevie due posteriori poco più brevi. Il meaetorace ed il meiatorace sono fra di loro pressoché uguali per forma e dimensioni, numero e disposizione della setole. Il mesonoto è formato da uno scudo un poco più largo che lungo, leggermente più largo nella parte anteriore che nella po- steriore ed è provvisto in ciascuna metà laterale di nove setole, delle quali cinque anteriori, due mediane laterali e due posteriori della lunghezza e disposizione come si vede nella figura 1. Il metanoto è simile al mesonoto. Il mesosterno ed il metasterno por- tano inserite nella loro parte submediana le zampe, dalle cui anche sono divisi in una parte anteriore ed una posteriore. L'anteriore è fornita di 7-9 setole di cui una breve mediana e le altre sublaterali un poco più lunghe, la posteriore di quat- tro setole abbastanze brevi. Zampe. — Le zampe del 1" paio (Fig. 1 e 9) sono molto più lunghe delle altre, rivolte all'innanzi ed in basso e sorpassano, secondo lo stato di estensio- ne, più meno il capo. Sono compo- ste di anca , trocantere , femore, tibia, tarso uniarticolato e pretarso e vanno assottigliandosi dalla base del tarso all'estremità. Fig. 9 Zampa del io paio (molto insrand.) - 304 - Fig. IO Estreniità del tarso e prctarso del 1° paio (molto ingranditi). L'anca è breve, vista lateralmente è circa un quinto più lunga che alta. Superiormente nel punto del margine più alto è fornita di una setola poco più corta dell'altezza dell' anca stessa, sulla faccia laterale esterna di 3-4 setole e di 2 sul margine inferiore. Il trocantere è cortissimo, è l'articolo più corto della zampa. Il femore uguaglia in lunghezza l'anca, è quasi un terzo più lungo che alto ed è fornito superiormente di due setole. La tibia è pure lunga quanto il femore, e poco più larga al- l'apice che alla base e fornita di 7-8 setole. Il tarso è formato di un solo ar- ticolo, che è lungo quasi un terzo più della tibia. E gradatamente attenuato dalla base all'apice ed è fornito oltre che di un buon numero di lunghe setole, come si vede nella figura 9, anche di un sensillo breve leggei"- mente clavato situato poco innanzi la metà, del margine superiore interno. Il pretarso (Fig. 10) è costituito da un' unghia semplice, che è lunga poco meno di un terzo del tarso, sottile, compressa, leggermente assottigliata verso l' apice e alquanto ar- cuata a cominciare poco innanzi all' apice stesso. I Le zampe del 2' e 3° paio (Fig. 13) sono fra di loro uguali e similmente dirette lateralmente e in basso e circa un terzo più corte di quelle del 1" paio. Le anche sono corte, il trocantere è la metà più breve dell' anca, il femore è meno di un quinto più lungo dell' anca, la tibia é più di un terzo più breve del femore, il tarso, pure composto di un solo articolo, è poco più lungo del femore, assottigliato grada- tamente dalla base all'apice. Le setole dei varii articoli sono per numero e disposi- zione come si vede nella figura 11. Il pretarso (Fig, 14) è poco più del doppio più breve del tarso ed è costituito di un'unghia robusta e aguzza, poco arcuata avente alla base su ciascun lato una breve Fig. 11 Zampa del 30 jìaio (molto ingrandita) - 305 — appendice in forma di piccola setola, ed un'altra appendice simile per lato poco sopra la base. Addome. L'addome (Fig. 1, 13-14 e 16) è composto di 12 segmenti compreso anche il segmento anale che in questo genere ha una distintissima lamina dorsale ed una ventrale. L'intero addome è poco più lungo della metà di tutto il corpo. Circa Ve della sua lunghezza ap- partengono ai primi sette segmenti, '/.; ^S^^ '"^l^ri cinque e di quest' ultima sesta parte Vs spettano all'ottavo segmento e ''/s ^S^^ ultimi quattro. Gli urotergiti sono alquanto convessi e colla loro parte laterale ripiegati in basso ed un poco in dentro ven- tralmente sui lati degli urosterniti. Fig. 12 Estremità del tar- so e pretarso della zampa del 3o paio (molto iiisraiidili) Fig. 13 Parte posteriore dell'addome dall' 8° segmento « dal dorso, b dal ventre: 8-i2 segmenti, 7? base dell'appendice del maschio vista per tl-asparenza, F estremità dell'appendice del maschio, G pettine dell'S» segmento, (molto ingrandito). Gli urotergiti 1-6 sono fra di loro uguali per grandezza, non- ché quasi uguali per il numero e grandezza delle setole. Ciascuno ha otto setole in una serie trasversale anteriore (nel 1" uroter- gite manca la setola laterale inferiore) e dieci in una serie tra- sversale posteriore. - 306 — Il 7" segmento porta setole un poco più robuste dei prece- denti e quelli dell' 8 all'ultimo portano setole di numero, gran- dezza e disposizione come si vede nelle figure 1, 13-14, 16 che si è cercato di disegnare alla camera lucida quanto più accura- tamente è stato possibile. L' 8" urotergite (Fig. 13-14, 16) dalla parte sublaterale del margine posteriore all' esterna si estende in dietro in guisa di lamina (G) lunga jx 14 e larga 28 e terminata da sottili e nume- rose appendici setiformi lunghe poco meno della lamina stessa, forma cioè una specie di pettine, sovrastante lo sbocco di una ghiandola. Nei pochi esemplari di Acerentomon mal conservati in alcool che io ho potuto sezionare, non sono riuscito ad accertare la pre- senza di una ghiandola avente lo sbocco inferiormente ai lati del margine posteriore dell' 8" segmento, ma in alcuni esemplari con- servati in glicerina, per traspai-enza, ho visto abbastanza bene un tubo, che va a sboccare con un canale sottile sotto il pettine del- l' 8" segmento e in parecchi esem- plari ho osservato sotto tale pettine un grumo di sostanza, che ritengo secrezione di tale ghiandola. Gli urotergiti 9 12, ho già detto, presi insieme sono circa V3 più brevi dell' 8. ' Essi possono essere gli uni negli altri e nell' 8*' cosi fortemente ritirati (Fig. 14) da spor- gere dietro il margine dell' 8" per brevissimo spazio. L'urotergite IP è di tutti il più breve ed ha due setole brevi sub- mediane e due abbastanza lunghe e robuste laterali. Il 12" urotergite lamina sopranale ha il margine poste- riore leggermente arcuato ed è fornito di nove setole come si vede nelle figure 13 e 16. Urosterniti. — Il 1° urosternite (Fig. 1) è poco più lungo che largo ed è fornito di due setole abbastanza lunghe, laterali, an- tei'iori e quattro brevissime posteriori. Ai lati della parte media- na di questo urosternite tra il suo margine e quello del 1' uro- tergite sorge lo stilo (Fig. 1 S*), che è diretto in basso e in dietro sorpassando di poco il margine dello stesso sternite. 12 n Fig. 14. Parte posteriore dell'addome dall'S» seg- mento coi segmenti seguenti 9-11 rientrati in gran parte gli uni negli altri (molto ii\- grandìta). - 307 - Questo stilo è formato di un articolo basale subcilindrico al- quanto più lungo che largo, fornito nella parte mediana inferiore di una setola lunghetta, di un'altra breve interna ed una esterna. A tale articolo basale ne segue uno meno largo, cortissimo e in forma di vescichetta, che mi è paisà estroflettibile. Ai lati della parte posteriore degli urosterniti 2-3, tra il mar- gine sternale e quello tergale , nascono gli aitili del 2^ e 3° paio (Fig. 1 aS^ e -S^ ). Questi sono cortissimi, subconici, forniti di 2-3 brevi setole e sorpassano col loro apice di poco il margine po- stei'iore dello sterno del segmento corrispondente. Gli urosterniti 2-7 sono più larghi che lunghi e forniti di se- tole come si vede nella figura 1. Anche la forma degli urosterniti 8-12 colle setole, di cui sono forniti tali urosterniti, si vede bene nelle figure 1, Vòb e 16. Dietro l'undicesimo urosternite si trova l'apertura genitale. Il 12'' urosternite, o lamina subanale, è appena più lungo del 12" urotergite (cfr. Fig. 13 a) dal quale si distingue bene soltanto quando l'estremità del retto fuoriesce tra essi (Fig. 16 a). Nella parte anteriore esso ha un seno corrispondente alla apertura genitale, in quella posteriore ripete la forma della la- mina sopraanale ed è fornito di sei setole, delle quali le 2 me- diane brevi. Appendici genitali. L' apertura genitale, come ho gìh detto, si trova dietro 1' undicesimo urosternite e nessuna appendice si vede esternamente in corrispondenza ad essa quando 1' animale non è in copula o non si prepara a tale funzione, però rendendo trasparente con benzolo, xilolo o altre sostanze ri n la parte posteriore dell'addome si vede dall'S" 1/ urosternite all'apertura genitale , una speciale // I armatura molto più sviluppata nel maschio ^ il (Fig. 13 b, B-Fe 16) che nella femmina, la quale è Nä\ /SW l'armatura genitale. ^^iàm^ L'armatura genitale nella femmina (Fig. 15) Ir-F sembra che non possa essere estroüessa attra- Fig. 15 verso l'apertura genitale o può esserlo di poco. Armatura genitale Essa è composta di duc proccssi cliitinosì late- IngrandZ"'" ^"""" '^''^' '^ ^^^^"^^ ^' bastoucelli (B), subciliudrici che ne sono il sostegno, ciascuno dei quali porta un' appendice biarticolata poco più lunga della base stessa. Di tale appendice il primo articolo , convergente coli' opposto , e - 308 - più largo e quasi tre volte più lungo del secondo (F), il quale è sottile e conico. L'armatura genitale del maschio (Fig. 16 A, B, F) può essere completamente estroflessa attraverso l'apeitura genitale ed in tale posizione distesa in dietro 'Fig. 16) sorpassa di molto l'estremità posteriore dell'addome poiché dalla base all'apice ha una lunghezza uguale circa alla parte ventrale dell' addome dal margine ante- riore dell' 8° segmento al posteriore della lamina subanale. Essa è costituita da un pezzo basale impari laminare in forma di tra- Fig. 16 Parte posteriore deiraddome di un m.aschio, a coll'armatura genitale introflessa e b colla -ste-isa etsroticssa; A della fig a ano o A della tìg. b base dell'armatura genitale, B bastoncelli cinti- nosi dell' armatura genitale, F forca apicale della stessa, G pettine dell' 80 segmento, 8-12 seg- menti (molto ingranditi e trattati con potassa caustica). pezio (A) avente i lati rinforzati da due bastoncelli di chitina (B), da un pezzo intermedio pure impari subrettangolare, fornito inferior- mente di due e sopra di quattro corte setole mediane e da una forca terminale, i cui rami alla lor volta sono costituiti da un pezzo basale grossetto, poco assottigliato fornito di una setola la- terale e di una superiore, e da un pezzo distale più del doppio più lungo del basale e fortemente assottigliato. 309 - Dimensioni. Lunghezza totale del corpo dall'apice del rostro all'estre- mità posteriore » totale dal margine anteriore della fronte ali estremità posteriore Lunghezza massima del corpo in corrispondenza al 8 se gmento addominale Lunghezza del capo dal margine posteriore occipitale quello anteriore della fronte . » del capo dal margine posteriore occipitale al l'estremità del rostro Larghezza massima del capo Lunghezza della parte mediana del lal)bro superiore » delle mandibole » del lobo interno mascellare » del palpo mascellare (dei 4 articoli escluso palpi gè ro) .... » del palpo labiale » del torace .... » del pronoto .... » del mesonoto . . . ^ Larghezza del mesonoto .... Lunghezza delle zampe anteriori : anca trocantere femore . tibia tarso . pretarso Lunghezza delle zampe del secondo paio : anca trocantere femore . tibia tarso pretarso . Lunghezza dell'addome ...... » dell'appendice genitale del maschio mm. 1.287 » 1.235 » 0.229 » 0.170 » 0.219 » 0.117 » 0.075 » 0.159 » 0.078 » 0.042 y> 0.027 » 0.360 » 0.042 ^ 0.147 » 0.194 » 0.084 » 0.028 » 0.085 » 0.084 > 0.117 » 0.038 » 0.056 ^ 0.028 » 0.067 » 0.042 » 0.068 » 0.030 » 0.780 » 0.126 — 310 - ANATOMIA INTERNA Io non ho potuto fino ad oggi avere esemplari abbastanza numerosi e ben conservati di Acei^entomon per poter studiare l'anatomia interna, perciò quest'importante capitolo resta tutto a farsi in seguito o da me stesso o da chi avrà 1' opportunità di raccogliere esemplari di questo interessante insetto. Del materiale gentilmente mandatomi dal sig. Dodero e con- servato in alcool ho sezionato 7 esemplari (una femmina e sei maschi) per assicurarmi se si trattava di individui adulti o di larve. Ho potuto in tal modo accertarmi innanzi tutto che il nuovo genere di insetti, che qui ho descritto, è realmente una forma adulta avendo trovato nella femmina uova già molto grandi (lunghe [ji 224 e- larghe [j, 84) e nel maschio spermatozoi. Rispetto alla femmina ho potuto anche rilevare che gli ovarii sono due, semplici, con uova sfornite di cellule dì nutrizione come negli altri Apterigoti e negli Ortotteri. ESEMPLARI RITENUTI GIOVANI Ti-a gli esemplari che io ho esaminato, ne ho trovati alcuni più piccoli di quelli descritti come adulti e che da questi si dif- Fig. 17. Capo di giovane (?) Acerontomon^ vi- sto di fianco : A labbro superiore , E, labbro inferiore, F palpo labiale, O o- cello (molto ingrandito). Fig. 18 Parte posteriore dell' addome di un giovane (?) Acerontomon 8-i2 segmenti, A ano (molto ingrandito). ferenziano oltre che per le dimensioni e per uno sviluppo minore delle setole, anche per il rostro (Fig. 17) molto più breve, per il pettine laterale dell'S" urotergite (Fig. 18 Gr) appena accennato e per una forma subtriangolare della lamina sopraanale. In tali esemplnri ho visto per trasparenza anche ovarii con uova molto giovani. - 3H - 10 ritengo per ora che tali esemplari siano stadii di sviluppo dell' Acerentomon Doderoi, però non escludo del tutto che possa- no anche essere giovani di un altra specie di Acerentomon. POSIZIONE SISTEMATICA DEL GENERE ACERENTOMON 11 genere Acerentomon per la maggior parte dei suoi carat- teri deve essere riferito alla sottoclasse Apterygota , ma per la mancanza di antenne , di cerei e sopratutto per lo sbocco degli organi genitali dietro 1' undicesimo urosternite e la presenza di una lamina sopraanale ed una subanale, esso occupa in tale sot- toclasse un posto affatto isolato e deve perciò ritenersi rappre- sentante di un ordine, che in realtà ha anche un valore superiore a quello degli altri due: Thi/scmura e Collembola, poiché mentre questi per lo sbocco degli organi genitali e struttura del seg- mento anale non si discostano dagli altri insetti, V Acerentomon è affatto distinto dagli altri Apterigoti e da tutti gii altri insetti. La mancanza di antenne noi dobbiamo ritenerla affatto se- condaria , perchè certo si deve ad un fenomeno di regressione , ma lo sbocco degli organi genitali dietro l'undicesimo urosternite e la struttura del segmento anale devono esse considerati come caratteri primitivi, ancestrali, posseduti cioè dai progenitori degli insetti , quando 1' addome loro conservava una metameria omo- noma ed avendo ben distinti e distesi gii ultimi segmenti non aveva dato luogo allo spostamento all'innanzi dello sbocco degli organi genitali. U Acerentomon per la struttura del segmento anale e dello sbocco degli organi genitali si avvicina ai Chilopodi avvertendo che in esso mancano però le laminae adanales e che lo sbocco degli organi genitali avviene in un segmento posteriore a quello, in cui ha luogo nei Chilopodi se si ammette come fatto generale in quest' ultimi ciò , che 1' Heymons ha osservato nello sviluppo della Scolopeìidra , che cioè esso si trovi tra l'antipenultimo ed il penultimo segmento del corpo , considerando come ultimo il segmento anale. U Acerentomon pertanto deve considerarsi fra tutti gli insetti conosciuti il più primitivo per la struttura dei segmenti addomi- nali e per lo sbocco degli organi genitali, mentre per altri ca- ratteri sono certo più primitivi i Machilidae e per altri ancora i Projapjjgidae. ERRATA-CORRIGE Pag. 58, linea 30: invece di « partegenetiche " leggi «partenogenetiche'. " di u Anamaspis " leggi " Actenaspis ». » di » Anamaspis » leggi « Actenaspis ». » di u Actenaspis » leggi « Anamaspis ». » di « Actenaspis » leggi " Anamaspis ». " di « tergiti » log'gi « sterniti ». " di u specie » leggi « forma ». " di « forma » leggi « specie n. » di u Apanteles glomeratus " leggi « xVpantelcs xanthostigmus ». » di '< Biivagna » leggi « Bevagna ». 21: leggi « Closterocerns » u circa \''j. ». invece di u Fig. lo » leggi « Fig. 11 ». » di " Fig 14 » leggi » Fia'. 12 ». 87, n 18: 88 e seguenti: 90, linea 15: 91 e seguenti: 237, linea 29: 238, » 10: 238, » 11: 273, » 7: 281, » 19: 281, » 21: 292, » 14 304, » 25: 304, » 38: INDICE DEL VOL. I. 1. Silvestri^ F. Nuova contribuzione alla conoscenza deW Anajapyx vesi- culosus Silv. (Thysanura) [10 Febbraio 1905] (1) p. 3. 2. » Contribuzioni alla conoscenza biologica degli Imenot- teri parassiti. I Biologia del Litomas^ta; truncatel- lusBsdm. (2* nota preliminare) [15 Gennaio 1906J, p. 17, Tav. I-V. 3. Leonardi, G. Due nuove specie di cocciniglie [15 Febbraio 1906], p. 65. 4. » Generi e specie di Diaspiti : Saggio di sistematica delle Leucaspides [2 Marzo 1906], p. 08. 5. » Notizie sopra alcune cocciniglie dell' isola di Giava raccolte del Prof. 0. Penzig [20 Gennaio 1907], p. 97. 6. » Notizie sopra una cocciniglia degli agrumi nuova per l'Italia [24 Marzo 1907], p. 117. 7. j» Contribuzione alla conoscenza delle cocciniglie italiane [29 Marzo 1907], p. 135. 8. Martelli, G. Contribuzioni alla biologia della Pieris JJrassicae L. e di alcuni suoi parassiti ed iperparassiti. [30 Mag- gio 1907], p. 170. 9. » Di alcuni parassiti dell' Ocwo^ma baeticum Ramb. os- servati nei dintorni di Catanzaro [15 Giugno 1907], p. 225. 10. Masi, L. Contribuzioni alla conoscenza dei Calcididi italiani [29 Novembre 1907], p. 231. 11. Silvestri, F. Descrizione di un novo genere d'insetti apterigoti rappresentante di un novo ordine [20 Dicembre 1907], p. 296. (1) f a data, qui i)osta f presso i titoli seguenti , è i|Uella in cui fu iiubblicata, come estratto la memoria relativa. Le mamorie 1-1 furono anche pubblicate nel voi. VI degli Annali della R. Scuola d'Agri- coltura di Portici e le memorie 5-11 nel voi. VII degli stessi annali. Prezzo del presente Volume L. 20 > 1 ,^®